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SERGIO SDRAULE/MAURIZIO VERCON – Doppia intervista sul nuovo singolo

SERGIO SDRAULE/MAURIZIO VERCON – Doppia intervista sul nuovo singolo

In occasione dell’uscita del singolo “Siamo stati eroi”, ho avuto il piacere di intervistare il chitarrista, produttore e arrangiatore Maurizio Vercon (Artisti Online) e l’artista e autore poliedrico Sergio Sdraule, che attraversa da decenni la scena musicale italiana con uno stile personale e sincero.

A firmare il brano è lo stesso Sergio, autore sia del testo che della musica, capace di trasformare un vissuto personale in una narrazione in cui ci si può rispecchiare. L’arrangiamento è invece curato da Maurizio, la cui sensibilità musicale contribuisce a dare profondità e coerenza all’intero progetto, valorizzando ogni sfumatura del brano.

Ciao Maurizio, bentornato, ti chiedo subito in che modo hai collaborato al brano “Siamo stati eroi”?

Maurizio – Intanto volevo ringraziarti per questa tua disponibilità, sei sempre molto gentile e attento. In questo brano in particolare ho curato l’arrangiamento scrivendo e suonando un po’ tutto, poi ho finito il brano mixando e masterizzando. All’inizio Sergio mi ha dato delle indicazioni e giuro che volevo seguirle…ma man mano che andavo avanti stava cambiando e in una direzione che poi è piaciuta a tutti e due.  Sai, ogni volta che dovevo far ascoltare qualcosa di nuovo gli mandavo un mp3 per capire se fossi sulla strada giusta e insieme siamo arrivati alla fine. Poi è arrivato il video che a me piace molto e che enfatizza tutte le idee di Sergio già espresse nel testo. Mi sembra un bel lavoro.

Ciao Sergio, quando e come nasce “Siamo stati eroi”?

Sergio – “Siamo stati eroi” nasce alcuni anni fa e da allora è rimasta chiusa nel cassetto del “da farsi… prima o poi”. Un po’ come per l’altro singolo uscito nel 2025 “Punto a capo”. L’idea di “Siamo stati eroi” è uno sfogliare malinconico fra le tante fotografie della mia gioventù. Con facce e posti che sbiadiscono con il passare del tempo, senza lasciare alcuno spazio alla gloria sognata in quegli anni lontani. La prima stesura dell’arrangiamento che avevo abbozzato non rendeva molto ciò che volevo esprimere. Poi entrò in scena Maurizio Vercon che l’ha completamente smontato e ridisegnato con i suoi canoni musicali. Ora musicalmente aveva preso la giusta forma. Il testo, sprigionato dalla delusione che la nostra gioventù aveva fallito e aveva lasciate le cose immutate, e il mondo uguale a sé stesso, si è presto fuso con le chitarre rauche e arrabbiate di Maurizio.

Quando e com’è nata la collaborazione con Sergio?

Maurizio – Ci siamo conosciuti anni fa tramite un amico comune che me lo aveva presentato come un genio. Per molto tempo mi sono chiesto come mai non avesse più voglia di far qualcosa con la musica…poi mi ha chiamato e sono stato felice di aiutarlo in qualche suo demo e poi collaborare in questi due singoli.

Sergio, cosa rappresenta per te Maurizio Vercon?

Sergio – Quando alcuni anni or sono incontrai per la prima volta Maurizio Vercon ricordo che ebbi da subito la percezione di avere davanti un grande musicista. E quando si è verificata l’occasione di lavorare con lui ad alcuni dei miei pezzi, per me è stato un sogno che prendeva forma. Adesso siamo diventati amici ma provo ancora il rispetto e la stima che si deve ad un grande musicista. Maurizio riesce a creare una magia che difficilmente si riscontra in giro. Ho sempre pensato che, con una semplicità disarmante, sappia produrre un fluido alchemico che parte dalla sua anima, arriva al cuore e la mente, e attraverso le sue mani continua sino alle corde di una chitarra che riuscirà a far piangere e ridere, e colpire nel profondo chi ascolta. È un dono raro ed eterno che non lo lascerà mai.

Avete in previsione altri brani da pubblicare insieme?

Maurizio – Sinceramente? Non lo so, già l’altro “Punto a capo” doveva essere il suo ultimo (ride – ndr) poi è arrivato “Siamo stati eroi”… Penso non si possano programmare certe “urgenze” emotive e penso che lui abbia un bel po’ di musica in quel cassetto…

Sergio, quando e come ti sei avvicinato alla musica?

Sergio – La musica mi è sempre stata accanto, da quando in anni lontani mio padre mi regalò un giradischi assieme al 45 giri “Una lacrima sul viso” del grande Bobby Solo. E da allora, piano piano, ho scelto di usare la musica per esprimere tutto l’amore e la rabbia che ho sempre avuto dentro di me.

Con Angelo Baiguera hai partecipato a due tour di Fabrizio De André, qual è il più bel ricordo che hai di quel grande artista?

Sergio – Di quegli anni in cui ho avuto la grande fortuna di accompagnare con Angelo Baiguera due delle tournée di Fabrizio de André, porto indelebile nel cuore il rapporto sincero e amichevole che aveva specialmente con noi del gruppo di spalla. Si parlava fino a tardi, prima di rientrare in albergo, di argomenti più svariati e non solo di musica. Aveva una buona considerazione di noi, allora molto giovani. Quello che mi colpiva maggiormente era la sua sconfinata cultura. Ricordo una sera, durante una delle nostre chiacchierate, di aver scorso Fabrizio che teneva sottobraccio un tomo imponente, credo di psicologia, di cui non avevo capito nemmeno il titolo!

Quali sono i vostri prossimi progetti musicali?

Maurizio – Come saprai non lavoro più con la mia vecchia etichetta quindi non ho degli impegni a breve termine. Ho ascoltato dei miei demo e posso dirti che sto lavorando su circa otto brani, in questo momento, per il mio progetto strumentale. Quest’anno ho fatto il mio primo spettacolo e spero che fra un po’ si parta per la Francia.

Sergio – Per ciò che riguarda i prossimi passi non saprei dire. Ho ancora pezzi abbozzati, in quel cassetto, che bramano la luce. Ma forse una parte di me vorrebbe che cercassi nuove vie, nuovi spunti per esprimere quello che sono oggi e quali pensieri mi muovono adesso.

MARCO PRITONI