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ROSELA LIBERTAD – Intervista alla cantante argentina

ROSELA LIBERTAD – Intervista alla cantante argentina

In occasione dell’uscita di “Canti a Lucendiluna” (Isula e terra), il nuovo disco di Stéphane Casalta, in collaborazione con il Gruppo Vocale Armoniosoincanto, Luca Falomi e Rosela Libertad, ho avuto il piacere di intervistare la stessa Rosela.

L’opera, nata dalla terra corsa, tra voci e polifonie, con brani composti principalmente da Stéphane Casalta – prematuramente scomparso durante la realizzazione del disco – si racconta con canzoni radicate, ma proiettate a luoghi più lontani.

Stéphane è stato un artista completo: musicista polistrumentista, compositore, cantante, autore e produttore. Radicato nella tradizione corsa e al contempo aperto a molteplici influenze, univa una spiccata sensibilità musicale a un naturale istinto improvvisativo, che lo ha portato a superare i confini della tradizione e a costruire un linguaggio sonoro personale attraverso collaborazioni eterogenee. In questo percorso si inserisce l’incontro con Franco Radicchia e l’ensemble Armoniosoincanto, maturato a partire dal desiderio di Stéphane di confrontarsi con voci non legate alla tradizione corsa. Le precedenti esperienze dell’ensemble con Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, caratterizzate da una originale contaminazione jazzistica, hanno rappresentato un ulteriore stimolo alla collaborazione, sviluppata con il contributo di Luca Falomi nel coordinamento musicale.

Rosela, compagna di vita e di musica di Stéphane, ha arricchito ulteriormente la cifra stilistica ed espressiva dell’album. Il risultato è un repertorio coerente e di indiscusso valore artistico, sviluppato prima in ambito live e poi in studio, in cui i brani in lingua corsa diventano il punto di partenza per una creazione musicale nuova, capace di superare le barriere nel pieno rispetto della tradizione e dell’identità dei singoli interpreti.

Ciao e benvenuta su Tuttorock, “Canti a Lucendiluna” è un disco che reputo bellissimo, con un’eleganza rara che traporta l’ascoltatore fuori dal tempo, come sta andando sia dal punto di vista degli ascolti che da quello della critica?

Ciao Marco e grazie per questo spazio. Il disco sta facendo un cammino molto bello. In molti lo definiscono come un disco pensato per toccare l’anima dell’ascoltatore, che richiede il tempo e l’attenzione necessari per entrare in questo mondo emotivo; un disco lontano dalle logiche commerciali attuali, un’opera concepita con l’intenzione di creare uno spazio condiviso e quasi rituale. Questo ci dà la conferma che l’obiettivo è stato raggiunto.

Un disco nato dall’incontro di Stéphane Casalta con il Gruppo Vocale Armoniosoincanto e Luca Falomi, com’è nata questa collaborazione?

“Canti a Lucendiluna” è nato più o meno sette anni fa come spettacolo, prima di diventare un disco. Stéphane lavorava già con Luca Falomi e gli aveva comunicato il suo desiderio di realizzare un progetto con voci non appartenenti alla tradizione corsa. Poco dopo, Stéphane scopre Armoniosoincanto (che aveva collaborato con Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura) e decide di contattare il direttore, Franco Radicchia, chiedendo a Luca di accompagnarlo in Umbria per iniziare il progetto. Luca, a sua volta, coinvolge Erik Bosio per creare gli arrangiamenti corali.

Piano piano mettono in piedi “Canti a Lucendiluna”, al quale mi sono unita dopo il mio arrivo in Corsica nel 2021. L’incontro tra tutti noi è stato qualcosa di speciale non solo dal punto di vista artistico ma anche umano.

La copertina da chi è stata realizzata?

La copertina è stata realizzata da Sol Astorga, che oltre a essere musicista è realizzatrice audiovisiva e designer grafica dello studio “El Yeite”, a Buenos Aires. Con lei e il suo compagno, Nestor Basurto (produttore, compositore e musicista), avevamo già collaborato su altri progetti e siamo amici da anni. Stéphane ed io abbiamo scelto Sol per creare la copertina e sono molto emozionata ogni volta che ne parlo perché ha fatto un lavoro meraviglioso, utilizzando disegni che rappresentano ciascuno di noi e linee molto delicate che rispecchiano veramente l’anima del disco.

Da compagna di arte e di vita di Stéphane, ti chiedo il suo maggiore pregio umano e il suo maggiore pregio artistico.

Come pregio artistico, la sua creatività. Stéphane era una persona molto sensibile e sempre piena di idee. Aveva una forza interiore che lo portava a lavorare con passione e molta cura su ogni progetto. Era molto bello vederlo creare canzoni, spettacoli e trovare i giusti compagni di viaggio in tutto questo percorso.
Come pregio umano, direi più di uno, tra cui la sua generosità e la sua fede nell’ amore e nell’amare oltre tutte le difficoltà che la vita può presentare a volte.

Quando e come ti sei avvicinata alla musica?

Ho cominciato da piccola ascoltando mio padre, che di solito provava i brani quando tornava a casa dopo aver lavorato duramente nei campi. All’epoca, lui cantava ancora nelle feste regionali. Quando sono cresciuta un po’, mi ha portata sul palco. Allo stesso tempo, ho iniziato a cantare nella scuola elementare per ogni celebrazione. Poi è arrivata la chitarra… All’età di 9 anni, ho chiesto: “Papà, insegnami gli accordi!”. Ed è così che mi sono avvicinata al mondo della musica.

Quando invece hai capito che sarebbe diventata la tua professione?

Diciamo che tra quello che ti racconto e la consapevolezza della professione non è passato molto tempo. A 12 anni ho cominciato a lavorare con musicisti professionisti in studio per registrare dei demo, avevo già iniziato a studiare tecnica vocale e i miei genitori mi accompagnavano a ogni festival possibile. La mia adolescenza è trascorsa tra il liceo e i palchi. Se nella mia infanzia la musica sembrava piuttosto una cosa ludica, poi ho capito subito che sarebbe stata la mia strada di vita e, anche se non è una professione semplice, tornerei a sceglierla e a rivivere tutte le emozioni che questo mestiere mi ha regalato.

Sei d’accordo con me che la musica è sempre la miglior strada per far incontrare mondi e culture diverse?

Senz’altro! Di esempi ne siamo pieni e poi è una cosa che ho provato sulla mia pelle. La musica ci dà la possibilità di superare tutte le barriere ed arrivare a capirci emotivamente anche senza parlare la stessa lingua.

Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?

Ho fatto una pausa in questi mesi perché la scomparsa di Stéphane è stata un grande colpo per me e adesso sto riprendendo, piano piano, le attività. Ho iniziato poche settimane fa uno spazio in una trasmissione radiofonica argentina, “El fogón de Rosela Libertad”, ogni quindici giorni, e mi sto allenando il meglio possibile per tornare presto sul palco. Sto anche componendo e creando progetti legati all’educazione che spero di poter concretizzare nei prossimi mesi.

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie Marco, è stato un piacere conversare con te. Invito i lettori a rimanere in contatto tramite i social dove verranno pubblicate tante cose sui progetti di cui abbiamo parlato, e ad ascoltare “Canti a Lucendiluna”, nella speranza che questo disco vi avvolga di luce e d’amore. Penso che in questo momento che attraversiamo come umanità ne abbiamo bisogno più che mai.

MARCO PRITONI