RICHARD BARBIERI – Hautings
Non servono presentazioni sontuose per introdurre l’autore del disco in questione, in quanto il gruppo a nome Japan dirà tanto a molti di voi. La band formatasi a sud della capitale londinese nel lontano 1974 e guidata da David Sylvian (voce chitarra e tastiere) fino al 1982, è stata tra gli artefici di un suono che per via di un approccio sperimentale e sofisticato, riusciva a miscelare una ricerca sonora che fondeva funk & soul a richiami glam rock rientrando nell’art-rock che a suo modo includeva tra le tante band come gli Ultravox! (di John Foxx) e XTC nel Regno Unito, e arrivando sino al Paese del Sol Levante non vanno dimenticati Malice Mizer e Sakanaction.
Dopo lo scioglimento dei Japan (che si riformeranno tra il 1989 e il 1991 con il nome di Rain Tree Crow) e durante i quasi 20 anni di permanenza nei Porcupine Tree, Richard Barbieri se si escludono le numerose collaborazioni anche condivise, con il ricercato THINGS BURIED (Intact records – 2004) solamente a suo nome, ha dato il via alla sua carriera solista e proseguendo negli anni la sua personale ricerca sonora di cui HAUNTINGS da poco sul mercato ne è un’ulteriore riprova.
Se pensiamo che il precedente UNDER THE SPELL pubblicato nel 2021 (e recensito su queste pagine dal Vice Capo redattore Fabio Loffredo – leggi qui -), fu interamente composto e registrato dal tastierista dei Japan in periodo COVID e nel suo studio personale, mentre qui si percepisce un maggiore senso di libertà di espressione in cui viene a sprigionarsi un approccio strumentale dal carattere intimo e suggestivo figlio di quel background ambientale di cui Brian Eno è stato un imprescindibile precursore.
Suoni rarefatti e rallentati si alternano ad altri ovattati e commisti ad armonie semplici ma sorprendenti, la cui cosmicità riesce a diffondere incorporeità e talvolta apparentemente incompiuta e comunque viaggiante su binari sapientemente precostituiti. Un modo singolare di approcciarsi alla musica quello dell’ex tastierista dei Japan, in grado di districarsi sempre con eleganza tra le maglie di un ambient music, incarnando l’arte di cesellatore di suoni la cui base acustica riesce a essere un ponte verso paesaggi psichedelici rivelandosi a loro volta pregni di inquietudine e malinconia.
In questo lavoro il musicista londinese non vuole richiamare assolutamente quanto fatto in passato su dischi fondamentali come TIN DRUM (Virgin -1 981) con i Japan e SIGNIFY (Delirium records – 1996) con i Porcupine tree, ma mira semplicemente a seguire quell’estro creativo che lo ha portato ad avventurarsi in un’atmosfera materica dove tensione drammatica ed esplorazioni musicali la fanno da padrone, insistendo più sui timbri sonori che sui ritmi.
Così se “Anemoia” rappresenta un soffice ancoraggio ad un passato nostalgico e analogico, con “Victorian Wraith” e “1890” si passa per l’inquietudine lovecraftiana quasi come se fossimo a passeggiare nella Londra di due secoli fa, mentre si riaffiora nel continente con “Paris sketch” in cui il flusso dei suoni sembra quasi essere prevedibile ma sempre sottile ed elaborato.
Pur trovandoci di fronte a un album strumentale, nelle allucinazioni di “Artificial obsession” e “ Perfect toys” sono percettibili evocativi vocalizzi che trovano la giusta collocazione unitamente alle sincroniche trame ritmiche di due celebrità come Morgan Agren (Kaipa) e Percy Jones (Brand X e Tunnels), così come il pregevole contributo del nostro Luca Calabrese alla tromba, che arricchisce e addolcisce in “Last post” e “A new simulation” un disco di qualità ma non sempre facile da apprezzare.
Siamo di fronte a un album con cui Barbieri non deve né dettare né seguire mode, ma riesce a tirar fuori 11 composizioni che possono essere viste come delle bolle in cui gli amanti di certi universi sonori, prediligono rintanarsi alla ricerca di un benessere interiore di sé stessi e forse niente più.
CLAUDIO CARPENTIERI
Tracklist:
Snakes & Ladders [05:33]
Anemoia [05:09]
Victorian Wraith [03:02]
1890 [03:58]
Artificial Obsession [05:07]
Paris Sketch [05:47]
Perfect Toys [03:48]
Traveler [05:41]
Reveille [01:54]
Last Post [02:23]
A New Simulation [04:38]
Credits:
Etichetta: Kscope
Pubblicazione: 10 aprile 2026
Band:
Richard Barbieri
https://www.facebook.com/RichardBarbieriOfficial
x.com/barbieri301157
https://www.instagram.com/richardbarbieri_music
Nasco Ia Ferrara nel 1966 ma dopo alcuni anni per questioni di lavoro il mio papà si trasferisce a Roma dove attualmente vivo. Cresciuto come in molti della mia generazione con lo Zecchino D’Oro dell’indimenticato Mago Zurlì (in pancia però già scalciavo al ritmo di (I Can’t Get No) Satisfaction) muovendo i primi passi verso un ascolto di massa con trasmissioni come Discoring (ispirato al Top of the Pops inglese) e successivamente mi mostravo affascinato all’iperspazio dell’innovativo Mister Fantasy(condotto da Carlo Massarini). I primi amori? Dire Straits, The Police, Deep Purple e Supertramp. Ma nel mio bel mobile ove ancora oggi continuo a custodire ed a collezionare Lp e Cd l’eterogeneità regna sovrana e c’è sempre stato spazio per tutti! Al fianco di un disco di Dylan è facile trovare un album dei Duran Duran, come subito dopo i Van Halen trovare inaspettatamente i Visage, ma anche trovare come “vicini di casa” Linkin Park e Nirvana. Sì, la musica è bella perché varia e Tuttorock incarna al meglio un luogo magico dove la disuniformità del mondo delle sette note, non può non attrarre chi alla musica non ha mai posto confini. Keep the faith…




