RICCARDO SCIRÈ – Intervista all’autore, produttore e scrittore
In occasione dell’uscita del romanzo d’esordio “E tutta questa infinita rabbia”, pubblicato da Fernandel Editore, ho avuto il piacere di intervistare Riccardo Scirè, songwriter e produttore multi-platino nato a Milano nel 1987. I suoi brani hanno totalizzato oltre 1,5 miliardi di stream e ottenuto 28 dischi di platino e 7 dischi d’oro. Tra gli artisti con cui ha collaborato ricordiamo Marco Mengoni, Elettra Lamborghini, Carolina Benvenga, Riki, Sangiovanni, Madame, Paola & Chiara, Finley, Alessandra Amoroso, Elodie.
“E tutta questa infinita rabbia” è un progetto nato nell’arco di vent’anni che racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, osservato attraverso la distanza del tempo ma senza attenuarne conflitti, inquietudini e contraddizioni. Un progetto multimediale inedito nell’editoria italiana: due band nate nelle pagine del romanzo prendono vita attraverso una discografia reale. Riccardo Scirè affianca così alla scrittura la sua esperienza nel mondo musicale, dando vita a una colonna sonora originale che offre una lettura parallela del libro.
L’album disponibile da venerdì 11 settembre su tutte le piattaforme di streaming digitale include i brani delle Cause Perse, la band al centro della storia, e i brani dei Perfetti Sconosciuti, la band rivale, così da restituire anche musicalmente l’architettura emotiva del romanzo: la rabbia adolescenziale, la città come muro indifferente, il silenzio tra persone che non riescono a parlarsi.
Ciao e benvenuto su Tuttorock, “E tutta questa infinita rabbia” è il tuo romanzo d’esordio, ti chiedo subito se questo titolo l’avevi in mente da subito o è arrivato man mano che scrivevi.
Ciao, e grazie! È un titolo che è nato strada facendo, dopo aver terminato il romanzo. Ho vent’anni di file e altrettanti titoli. Il titolo con cui ho inviato il manoscritto per farlo leggere era “Educazione alla rabbia”. È stato il suggerimento di Giorgio di Fernandel a farmici riflettere sopra: suonava più come il titolo di un manuale di saggistica che un romanzo. Quindi ho pensato a una ventina di alternative e gliele ho mandate. “E tutta questa infinita rabbia” l’ho messo in fondo alla lista, convinto fosse la scelta migliore per una serie di motivi. Per il suono: è un endecasillabo, e i ragazzi sono in terza liceo, studiano Dante; per il significato, perché racchiude le tesi del romanzo: la rabbia come stato esistenziale, come conseguenza all’alienazione, e l’infinità, che contraddistingue tutto ciò che vivi da adolescente. Ti sembra tutto definitivo, eterno.
Hai iniziato a scriverlo nel 2005 e l’hai finito 20 anni dopo, viene naturale chiederti come mai abbia avuto una gestazione così lunga.
Vent’anni fa avevo l’impeto: scrivevo di getto, in classe di giorno, in giro di notte; adesso ho l’esperienza, molti più romanzi letti, e molta più determinazione. Così ho deciso di riprendere in mano tutto l’inverno scorso, approfittando del fatto che la mia compagna fosse via due mesi per lavoro. Piuttosto che passare la sera col telecomando in mano, appena messa a letto mia figlia chiudevo il cerchio col me adolescente, stavolta da padre, e scrivevo, editavo, cancellavo. Ho cercato di mantenere la purezza dell’adolescente, semplicemente dandole la grammatica giusta, senza addolcirla o condirla con la nostalgia dell’adulto.
Contemporaneamente esce anche la colonna sonora che comprende i brani delle due band protagoniste del romanzo, quando e com’è nata questa idea?
Mentre scrivevo, per esigenza e per passione. Se scrivi oltre duecento pagine su come suona una band, devi capire come suona davvero. E il modo migliore era scoprirlo tramite le canzoni. Era anche un modo di rendere il romanzo più interattivo, dare un connotato ulteriore alla differenza tra le band: le Cause Perse suonano come si sentono i personaggi: incazzati, incompresi, imperfetti. I Perfetti Sconosciuti suonano in maniera pulita, zuccherina. Il conflitto lo capisci, volendo, senza leggere una riga. Basta un pezzo a testa e hai capito la storia.
I brani sono stati scritti interamente da te?
Sì, testi e musiche sono miei. Ma, ti direi, anche dei ragazzi del libro. Dopo tanto tempo passato con loro, in testa e sulla pagina, ho iniziato a scrivere come loro. Arrangiavo i pezzi mentre li scrivevo, ho registrato batterie, bassi, chitarre e cantato i demo, ma per le versioni definitive ho chiamato degli amici: Ciliari per il VoiceOver del trailer, Alex dei Fluosexxx per le Cause Perse, Fabio Pizzoli per i Perfetti Sconosciuti. Delle mie voci, sono rimasti i cori. Mi faceva ridere fare da corista a entrambe le band.
“E tutta questa infinita rabbia” nasce quando l’epoca di Facebook, TikTok, Instagram era agli albori, tu che rapporto hai con i social?
Abbastanza sano. Ho impostato un tempo limite di un’ora al giorno, quando la raggiungo il telefono me li blocca. All’epoca i social dipendevano dalla connessione, che dipendeva dal modem, che dipendeva da quante telefonate riceveva o faceva tua madre, e li aprivamo solo dal computer fisso, quindi avevamo molto più tempo per annoiarci.
Che rapporto hai invece con la tua città, Milano?
Parlavo l’altro giorno con amici, tutti rientrati dalle vacanze, tutti con lo stesso dubbio: perché viviamo qua e non al mare? Ci siamo risposti: perché dobbiamo. A livello lavorativo, le arti sono qui, specialmente il music business. Ormai Milano la vivo poco, non esco granché, vedo lo studio, la circonvallazione, il parco giochi vicino casa.
Quando e come ti sei avvicinato alla musica?
Da bambino. È stata un’attrazione immediata. Ricordo un’estate intera, al mare, in cui consumavo le pile del Walkman per cercare in radio una canzone dei Lùnapop, degli 883, di Samuele Bersani. Poco prima dell’adolescenza ho preso in mano la chitarra di mio padre e ho iniziato a strimpellarla. Da lì, ho iniziato a scrivere canzoni mie, di getto, d’istinto. Poi, con le prime band al liceo, è diventato tutto più serio. Adesso avevo un obiettivo: farcela con la musica, delegandole tutti i miei stati d’animo.
Quali sono le soddisfazioni più grandi che hai ricevuto finora dal mondo musicale?
Un palazzetto o uno stadio che cantano una tua canzone è sempre sorprendente. Ma le più grandi emozioni negli ultimi anni me le hanno date le canzoni per bambini: i dischi di platino fanno curriculum e tanti like, ma la responsabilità di essere sia intrattenimento che insegnamento per un’intera generazione è incomparabile.
In futuro pubblicherai altri romanzi?
Sto già pensando al prossimo, anzi, sto decidendo quale sarà. In questi anni ho iniziato più storie, con stili e generi diversi, e sto ragionando su quale al momento sia quella che ho più voglia di scrivere – e che da lettore avrei più voglia di leggere. Sicuramente, niente musica. E spero di metterci meno di vent’anni!
Tornando alla musica, quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ci sono tanti progetti a cui ho lavorato nello scorso anno che vedranno luce nei prossimi mesi. Uno in particolare che non vedo l’ora che esca sarà la colonna sonora di una serie tv.
È stato un progetto mastodontico a livello creativo, una sfida nuova, divertente da scrivere, stimolante da arrangiare orchestralmente, tra archi e fiati, e appagante da realizzare, grazie a un team di belle persone oltre che grandi penne.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie a voi! Il libro sta dalla parte di chi perde, e dopo aver perso continua. Se avete avuto sedici anni almeno una volta nella vita, allora dentro c’è anche la vostra storia.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.





