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The Darkness – Dreams on toast

The Darkness – Dreams on toast

Possiamo di certo dire che messa da parte la rilevanza delle accoppiate storiche di “fratelli di latte” come Jagger-Richards o Lennon-McCartney, dal 1960 in poi si possono annoverare band che rafforzate da una reale fratellanza dei loro membri, hanno dato un notevole contributo all’universo musicale dove nulla è mai scontato. Se nei ’60 la british invasion trovava nei The Kinks (con Ray e Dave Davies) degli irrinunciabili portavoce, con i ’70 la turbolenta Allman Brothers Band di Duane e Gregg dava origine a configurazioni sonore strabilianti ed impensabili, mentre negli ’80 dall’ Australia erano i fratelli Farriss (con l’oggi compianto leader Michael Hutchence) a far andare a braccetto pop-rock e funk (perché allora dimenticarsi dei Bee Gees?). Si giunge agli anni ’90 che fecero da rampa di (ri)lancio al rinnovamento britannico con Oasis capitanati dai fratelli Gallagher e i visionari Radiohead con Jonny e Colin Greenwood (a dividersi la leadership con il geniale Thom Yorke, per poi giungere all’impensabile (per molti!) affermazione dell’apparente grezzo rock’n’roll di Justin e Daniel Hawkins sotto il nome di The Darkness.

Di grande impatto è il contatto che avviene con il pubblico attraverso PERMISSION TO LAND (2003-Atlantic), disco dal frizzante hard rock capace di fondersi ai vorticosi acuti di Justin Hawkins si aiuta non poco a diffonderne la popolarità con brani di impatto come “I believe in a thing called love” e “Love is only a feeling” e che viene consolidata magari anche con un po’ di ispirazione in meno con il successivo ONE WAY TICKET TO HELL…AND BACK di due anni più tardi. Il perdurare degli abusi di alcol e droghe porta Justin a prendere in considerazione una riabilitazione che lo terrà lontano dalle scene e prenderà piede la breve avventura degli Stone Gods per i restanti Darkness ed un album solista sotto il nome di Hot Leg per il più problematico dei fratelli Hawkins.

Con gli anni ’10   la band di Lowestoft si ricompone e in sette anni darà alle stampe ben 4 album che non fanno assolutamente pensare ad una reunion aiutata dalla promessa dei facili guadagni, ma ancora oggi resistono al trascorrere del tempo per qualità e schiettezza del materiale proposto sempre all’altezza e ben distanti dal comodo copia/incolla per cui avrebbero potuto propendere.

L’ultimo capitolo discografico è DREAMS ON TOAST (su Cooking Vinyl come il precedente ed apprezzatissimo MOTORHEART del 2021) che giunge sul mercato già anticipato tra gli altri da “The longest kiss” (già disponibile online dal settembre 2024) che si rivela accattivante e sbarazzino con l’imprescindibile inclinazione per i seventies, e “I hate myself” punk rock allo stato puro in cui viene gridata la fine di una relazione facendo convivere la veracità dei Motorhead con  la contagiosità degli Slade e l’insinuante rock boogie dei mai dimenticati Status Quo.

Se volete poi scuotere la testa pensando a quanti frutti l’accoppiata Young & Young australiana potrà raccogliere anche nei prossimi decenni, “Mortal dread” non vi farà pentire di alzare il volume, mentre il ritmo serrato di “The battle for gadget land” ed una melodia tutt’altro che scontata, suggellano tradizione e modernità senza che l’una sovrasti l’altra.

Tracce che si susseguono seguendo quasi a piè pari una logica alternanza di passione e grinta, ove ad essere perennemente presente è un coinvolgimento emotivo veicolato da chi suona e chi canta senza risparmiarsi e sempre in grado di aleggiare su brani che tutto hanno tranne il sapore di materiale tenuto nascosto in un cassetto ed assemblato per l’occasione.

A confermarlo vi sono “Don’t need sunshine” (leggera e trascinante) così come il piano honky-tonk di “Hot on my tail” (fluida e ironica) e “Cold hearted woman” (suadente e tradizionale) che ci accompagna a “Walk through fire” che richiama sapientemente il nobile esordio e poi il coinvolgente mosaico orchestrale di “Weekend in Rome”, con cui viene messo in note e liriche mai più adatte con una toccante dedica alla nostra Capitale.

Un disco che con poco più di 33 minuti e sotto la produzione scrupolosa del chitarrista Dan Hawkins, soddisferà chi è alla ricerca di un lavoro dall’anima rock che non manca neanche nei momenti più distesi, pur se anche in questo caso il vecchio adagio se il buongiorno si vedesse dal mattino, potrebbe essere incarnato dall’iniziale “Rock and roll party cowboy”, un brano incandescente le cui parole declamate, saranno magari ancor più chiare di quanto da me sin qui scritto:

Leader jacket, no sleeves, Harley Davidson, yes please, zippo lighter, Marlboro Reds, Jack Daniels, big party …I’m a Rock’n’Roll party cowboy  And I ain’t gonna read no Tolstoj ‘Cos’I’m a Rock’n’Roll party cowboy And I ain’t gonna eat no bok choy- Fuck offGiacca di pelle, senza maniche, Harley Davidson, Sì per favore, accendino zippo, Marlboro Reds, Jack Daniels, grande festa, Sono un cowboy da festa rock’n’roll e non leggerò nessun Tolstoj, Perché sono un cowboy da festa rock’n’roll  e non mangerò nessun bok choi- Vaff…”

CLAUDIO CARPENTIERI

Tracklist:

 1. Rock and Roll Party Cowboy
2. I Hate Myself
3. Hot On My Tail
4. Mortal Dread
5. Don’t Need Sunshine
6. The Longest Kiss
7. The Battle For Gadget Land
8. Cold Hearted Woman
9. Walking Through Fire
10. Weekend In Rome

Credits:
Pubblicazione: 28 marzo 2025
Label: Cooking Vinyl

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VOTO

Band:
Justin Hawkins – lead vocals, guitar, piano
Dan Hawkins – guitar, backing vocals, production
Frankie Poullain – bass, backing vocals
Rufus Tiger Taylor – drums, backing vocals
Additional personnel:
Stephen Dorff – monologue (track 10) 

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