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PINK FLOYD – ATOM HEART MOTHER

PINK FLOYD – ATOM HEART MOTHER

In questa settimana a tema Pink Floyd la nostra “rubrica di dischi fichi” non poteva esimersi minimamente dall’ immergersi nella caleidoscopica discografia della “boy-band londinese”.
Personalmente ci ho messo mezzo secondo per scegliere di quale album parlare. Sarà stato il legame fra il mio cognome e la sua copertina, o la totale folgorazione che provai al suo primo ascolto, non ne ho idea ma di fatto eccoci qua: Atom Heart Mother!
C’è da dire che fino ad un paio di mesi dalla pubblicazione il disco non avesse un titolo, o perlomeno non questo. Era stato provvisoriamente definito come The Amazing Pudding, nome originario della maestosa suite orchestrale che apre il disco e che si sarebbe poi chiamata anch’essa “Atom Heart Mother”. Questo nome venne fuori dopo che Roger Waters lesse su un giornale la notizia di una donna alle quale era stato impiantato un peacemaker al plutonio radioattivo.
Il brodo primordiale di questo capolavoro vide la luce proprio qui in Italia, a Roma. I Pink Floyd iniziarono la sua composizione su richiesta del regista Michelangelo Antonioni, come colonna sonora del suo film Zabriskie Point ( film che raccontava la storia di alcuni studenti rivoluzionari americani ). I rapporti fra band e regista non furono dei migliori e della colonna sonora non se ne fece più nulla.
Anche per la copertina la scelta non è stata immediata. Lo studio grafico  fondato dal mitico Storm Thorgerson ( che aveva già firmato gli artwork di A Saucerful Of Secrets e di Ummagumma ) questa volta aveva ricevuto l’ordine di trovare qualcosa di “non-psichedelico”. La scelta cadde su tre soggetti un uomo che si tuffa in una piscina, una donna che sta per salire delle scale, e una mucca. Sappiamo benissimo come è finita ( i due soggetti scartati divennero le copertine di altri due album ossia, rispettivamente, High N Dry dei Def Leppard e The Ashmoto Running Band dei Principal Edwards Magic Theatre ). Nonostante le intenzioni “la mucca” e il suo contenuto  divennero la quintessenza della psichedelia, con addirittura il suono del beacon che frigge in padella e del tostapane ad arricchire il mosaico sonoro della suite finale ( chiamata appunto Alan’s Psychedelic Breakfast ).
Ci troviamo di fronte al lavoro più fuori dagli schemi del gruppo britannico, la summa della loro creatività, della loro tecnica e della loro follia fino a quel momento di carriera, ma forse anche in generale.

di Francesco Vaccaro