Pietro Gabriele presenta il nuovo singolo “Ci pensiamo a settembre”
Dopo il successo di “Pantelleria“, scelto come sigla ufficiale del programma di Rai 1 Da noi… a ruota libera, Pietro Gabriele torna con il nuovo singolo “Ci pensiamo a settembre“, prodotto da Davide Bosio ed Enrico La Falce per Audiola Dischi (Edizioni Il Chiosco Produzioni).
Il team di produzione vanta collaborazioni con alcuni dei più importanti protagonisti della musica italiana, tra cui Måneskin, Jovanotti, Piero Pelù, Mango e Subsonica.

L’intervista:
• Nel tuo percorso artistico Pantelleria continua a essere una presenza costante. In che modo la tua isola d’origine continua a influenzare la tua scrittura e la tua sensibilità musicale?
Pantelleria per me non è semplicemente un luogo, è il modo in cui guardo il mondo. Anche quando non la nomino direttamente nelle canzoni, è presente nel mio modo di scrivere.
Essere cresciuto su un’isola ti insegna a dare valore alle cose semplici: al tempo, ai silenzi, al mare, ai rapporti umani. Credo che questa sensibilità finisca inevitabilmente nella mia musica. Mi piace raccontare emozioni autentiche, senza rincorrere mode o costruzioni artificiali.
In Pantelleria l’isola era la protagonista. In Ci pensiamo a settembre è meno esplicita, ma in realtà c’è ancora. C’è nel modo in cui vivo l’estate, nei ricordi che racconto, nella malinconia che arriva quando una stagione finisce e nella voglia di fermare un momento prima che scivoli via.
Porto Pantelleria con me ovunque vada. È il luogo in cui torno sempre, ma soprattutto è il posto da cui continuo a partire, anche quando scrivo una canzone.
• Dal trasferimento a Brescia per gli studi, fino a Milano, passando per l’esperienza di Sanremo Giovani e il lavoro come autore, quali sono le tappe che ritieni abbiano maggiormente definito la tua identità artistica?
Ogni tappa mi ha insegnato qualcosa di diverso. Lasciare Pantelleria per Brescia è stato il primo grande cambiamento: è stato il momento in cui ho capito che, se volevo fare musica, dovevo mettermi in gioco e uscire dalla mia zona di comfort.
Milano, invece, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con il mondo della musica da vicino. Ho conosciuto professionisti, ho scritto tanto, ho imparato che il talento da solo non basta e che dietro ogni canzone c’è un enorme lavoro di ricerca, ascolto e crescita.
Sanremo Giovani è stato un passaggio importante perché mi ha fatto capire quanto sia fondamentale credere nelle proprie idee, anche quando il percorso non è lineare. E poi c’è stata l’esperienza come autore, che mi ha insegnato una cosa preziosa: mettersi al servizio di una canzone. Quando scrivi per qualcun altro impari ad ascoltare, a togliere il superfluo e a far parlare l’emozione prima dell’ego.
Oggi mi porto dietro tutto questo. Ogni esperienza ha lasciato un segno e credo abbia contribuito a costruire il mio modo di scrivere: cercare sempre autenticità, senza inseguire ciò che va di moda, ma raccontando storie nelle quali le persone possano riconoscersi.
• Il videoclip ufficiale utilizza anche l’intelligenza artificiale come strumento creativo. Cosa ti ha spinto a sperimentare questa tecnologia e come immagini il rapporto tra innovazione e musica nei prossimi anni?
Mi incuriosiscono molto le nuove tecnologie e credo che un artista debba avere la voglia di sperimentare. Nel caso di Ci pensiamo a settembre, l’intelligenza artificiale non è stata un punto di arrivo, ma uno strumento creativo che mi ha permesso di raccontare una storia in un modo che, con un videoclip tradizionale, sarebbe stato molto più complesso e costoso da realizzare.
Dietro quel video, però, ci sono mesi di lavoro: c’è un’idea, una sceneggiatura, la costruzione dei personaggi, la ricerca delle inquadrature, centinaia di prompt, correzioni e un lungo lavoro di montaggio. L’intelligenza artificiale non sostituisce la creatività, semmai amplifica le possibilità di chi ha qualcosa da raccontare.
Penso che nei prossimi anni diventerà uno strumento sempre più presente nell’industria musicale, così come lo sono stati in passato i sintetizzatori, il digitale o i software di produzione. La differenza continuerà a farla sempre l’essere umano: le idee, la sensibilità e le emozioni non si possono automatizzare. La tecnologia può aiutarti a raccontare una storia, ma quella storia deve nascere da qualcuno.
• Nelle tue canzoni emerge sempre una forte attenzione alle emozioni autentiche. Qual è il filo conduttore che unisce “Pantelleria” e “Ci pensiamo a settembre”?
Credo che il filo conduttore sia la voglia di fermare un’emozione prima che svanisca. In Pantelleria raccontavo il legame con la mia terra, con le mie radici e con un luogo che continua a farmi sentire a casa. In Ci pensiamo a settembre, invece, il centro non è più un luogo, ma un momento: quell’istante in cui scegli di vivere il presente senza lasciare che le preoccupazioni per il domani prendano il sopravvento.
In entrambi i brani c’è la stessa ricerca di autenticità. Mi piace raccontare emozioni semplici, quelle che appartengono a tutti. Non cerco grandi effetti o storie straordinarie, ma momenti nei quali chi ascolta possa ritrovare un pezzo della propria vita.
Alla fine, penso che sia questo il filo che unisce tutta la mia musica: trasformare ricordi, luoghi ed esperienze personali in qualcosa di universale, capace di parlare anche a chi non ha mai vissuto Pantelleria o una particolare estate, ma ha provato almeno una volta la nostalgia di un momento che avrebbe voluto trattenere un po’ più a lungo.
• Se dovessi lasciare al pubblico un messaggio attraverso questo nuovo singolo, quale speri sia l’emozione o la riflessione che le persone porteranno con sé dopo averlo ascoltato?
Mi piacerebbe che, una volta finita la canzone, qualcuno trovasse il coraggio di vivere un po’ di più il presente. Siamo abituati a rimandare: una telefonata, un viaggio, una dichiarazione, perfino la felicità, aspettando che arrivi il momento perfetto. Ma quel momento, spesso, non arriva mai.
Se Ci pensiamo a settembre riuscisse anche solo per tre minuti a far mettere da parte le preoccupazioni e a ricordare che la vita succede adesso, avrei raggiunto il mio obiettivo.
Mi piace pensare che ognuno possa trovare nella canzone un significato diverso, perché la musica più bella è quella che, una volta pubblicata, smette di appartenere all’artista e diventa di chi la ascolta. Se qualcuno ascoltandola penserà a un’estate, a una persona o a un momento che non vuole dimenticare, allora quella canzone avrà iniziato davvero il suo viaggio.
Video ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=3CffoMzplqs
(IA video – Poly-card video Production – info@ilchioscoproduzoni.com)
Spotify: https://open.spotify.com/album/4Swnc5qS136AmjXngaUfjm
Attiva da molti anni nel panorama musicale emiliano, Francesca Mercury si occupa di management e produzione in veste di talent-scout e promoter. È organizzatrice di eventi e ricopre il ruolo di stage manager in festival di importanza nazionale. È direttore artistico di progetti e format musicali e teatrali, molti dei quali sono proposti dall’Associazione Musicale “Avanzi Di Balera”, della quale è presidente. Fa parte del team redazionale di "Tuttorock", per il quale cura la rubrica "Almanacco Mercury", presente anche sulle maggiori piattaforme social e in programmi televisivi e radiofonici. Si occupa di formazione nelle scuole di musica emiliane e porta avanti iniziative dedicate alla storia della musica. Ama i suoi figli, le scarpe, la mortadella e Freddie Mercury.



