Now Reading
OSAKA FLU – Intervista alla band toscana che presenta il nuovo disco

OSAKA FLU – Intervista alla band toscana che presenta il nuovo disco

In occasione dell’uscita del nuovo disco “Lasciateci Divertire”, ho avuto il piacere di fare una nuova chiacchierata con gli Osaka Flu, che nascono nel 2010 ad Arezzo. Con un sound che mescola indie, punk e cantautorato, raccontano il mondo con ironia e testi diretti. Totalmente indipendenti, curano scrittura, produzione e promozione in autonomia. Tra le influenze: Clash, Rancid, Devo, Dylan, Gaber e De André.

Ciao e bentornati su Tuttorock, “Lasciateci Divertire” è il vostro nuovo album da me molto apprezzato, “Marte” e “Muore la primavera” sono i miei due brani preferiti, che riscontri state avendo?

Ciao Marco! Il disco è uscito da tre giorni ma, in realtà, in vinile è uscito da circa un anno, circa duecento persone lo hanno acquistato. Per adesso sta piacendo tanto, non è una cosa scontata, quando fai un disco a te piace da morire ma non sai come andrà. “Marte” e “Muore la primavera” è la prima volta che vengono citate come preferite, siamo contenti, la gente aveva scelto altri pezzi.

Siamo consapevoli che, ogni volta che esce un disco, ci sono pezzi che ci sembrano migliori degli altri ma, ogni volta, queste previsioni vengono smentite.

Un titolo che omaggia Aldo Palazzeschi, poeta e scrittore tra i padri del Futurismo italiano Cosa rappresenta per voi la sua poesia “E lasciatemi divertire”?

Stavamo facendo un pezzo, “Gibba”, diamo nomi a cavolo alle canzoni quando le scriviamo, robe a caso, robe anche brutte e simpatiche. Aveva questo riff di basso particolare, avevamo letto questa poesia che parlava degli avanzi delle altre poesie allora abbiamo avevamo fatto anche noi una canzone con gli avanzi di altre canzoni prendendo degli spunti, c’era piaciuta molto questa idea e anche nel resto del disco abbiamo cercato di divertirci in tutto e per tutto, abbiamo affrontato vari generi e abbiamo inserito tredici canzoni, cosa non consueta nel mondo di oggi.

Lasciateci Divertire però i vostri temi sono sempre una critica al sistema che fa acqua da tutte le parti, evidenziando una ricerca anche dal punto di vista dei testi, che ruolo ha avuto Alice Vittoria Berti?

Alice è una collaboratrice che ci ha sempre dato una mano, fin dal primo album KM 183, sulla struttura dei testi e sulla forma narrativa, siamo stati sempre contenti dei risultati di questa collaborazione.

E poi, la figura di Gramsci, della quale abbiamo parlato nella scorsa intervista, una figura entrata tardi nelle vostre vite.

È come il vino che, quando hai 18 anni, non ti piace tanto poi ti appassiona, Gramsci è la stessa cosa, arriva tardi ma quando arriva ti colpisce. Francesco ci aveva regalato qualche Natale fa “Gli indifferenti”, questo librettino del quale ci siamo appassionati, poi negli ultimi tempi siamo andati ad approfondire quel personaggio e adesso siamo ubriachi di Gramsci.

“Gibba”, di cui mi avete parlato prima, è una sorta di indie-rap-punk, chi è l’artefice di questo esperimento?

All’inizio siamo stati sull’orlo di scartarla, perché non prendeva una forma e c’era questo riff un po’ monotono, sia quella che “Odio gli indifferenti” sono due brani che vengono da riff monotoni e non è sempre stata una cosa che avevamo nelle corde, poi ci siamo accorti che nel rap esistono le rime e ha iniziato a prendere forma. Nell’ultima settimana poi l’abbiamo cambiata tutta. Il ritornello poi ci è piaciuto molto anche se all’inizio ci sembrava un po’ in stile Nannini.

Un disco nato da una campagna di crowdfunding, siete soddisfatti di com’è stata accolta dai vostri fan?

Siamo molto soddisfatti, ci siamo lanciati senza nessun tipo di aspettativa e, invece, alla fine ci hanno dato una mano molto grande soprattutto per la stampa dei vinili perché, da indipendenti quali siamo, abbiamo pagato sempre tutto noi, sai, pagare le registrazioni ok, ma pagare 2500 euro di vinili no. Quando è arrivata questa somma ci siamo chiesti come utilizzarla, c’erano da fare tante cose, abbiamo chiesto una mano senza aspettative e c’è tornato indietro tutto ciò che avevamo seminato in questi anni in cui non avevamo mai chiesto niente. È stata una bella mano per sbloccare a situazione.

Un netto cambiamento nella produzione e nella registrazione, mi raccontate un po’ il percorso di questo disco?

Avevamo registrato i tre dischi precedenti in presa diretta, c’erano cose che ci piacevano, come la spontaneità, però c’erano altre cose che volevamo mettere più a fuoco. Abbiamo voluto provare a Roma con Valerio Fisik a registrare strumento per strumento, ci è piaciuto molto come abbiamo lavorato e siamo contenti del risultato finale. Ieri abbiamo visto un meme in cui c’era scritto “Dicono che registrano in presa diretta perché è più bello il sound, in realtà non hanno i soldi”.

Sono due mondi diversi, ognuno ha il proprio punto di forza, in presa diretta gli strumenti vengono fuori in maniera un po’ più confusa. Il nostro disco “L’Italia è fuori dal mondiale” è stato registrato nella nostra sala prove, anche lo studio di Valerio è un piccolo studio, penso che il sentore underground si avverta comunque sempre, le persone che lo ascoltano valuteranno. Ascoltandolo ci dà un altro effetto, anche nel lavoro di post produzione, penso ad un pezzo come “Gibba”, registrandolo in questo modo poi ci abbiamo lavorato meglio.

Dopo 8 anni l’Italia è di nuovo fuori dal Mondiale, nulla di nuovo rispetto al 2018, quando uscì il vostro album che prese il titolo proprio dal fallimento della nazionale italiana di calcio, fallimento avvenuto per la terza volta e, visto che prendete il nome da un virus contratto da Homer Simpson tramite una scatola di cereali giapponese, ci risiamo anche con quel problema… Siete sempre lungimiranti!

Eh, purtroppo sì! (ridono – ndr).

Il vostro approccio alla musica, da quando avete iniziato ad ora, è cambiato?

Quando è uscito il primo disco avevamo meno di 30 anni quindi c’era parecchia speranza, poi abbiamo preso consapevolezza che questo mondo è tosto, che dovevamo fare una bella gavetta, ci siamo messi l’anima in pace e, devo dire che, negli ultimi due anni, è cambiato parecchio l’approccio. Ci stiamo dedicando tanto tempo e tanti soldi, tutto è iniziato come un giochino, poi è proseguito con l’andare in giro e divertirsi, da un po’ di tempo abbiamo pensato di fare le cose perbene e ciò, da indipendenti, comporta un sacco di sacrifici, litigate con le fidanzate soprattutto, anche se per ora reggiamo bene i colpi (ridono – ndr).

“Muore la primavera” sembra un virtuale incontro tra The Clash e De André, com’è nato quel brano?

È nato da un riff, era una ballata folk, poi abbiamo iniziato a costruirci sopra e abbiamo fatto un lavoro di post produzione in sala prove, l’abbiamo registrata e l’abbiamo modificata un sacco di volte, anche nel ritornello. Avevamo provato anche a fare ritmi strani, se lo riascoltassimo diremmo: “Ma cos’avevamo fatto…”. Come sound poi abbiamo trovato una quadra in stile The Clash.

State dicendo che i pezzi vengono continuamente stravolti dal loro inizio.

Alcuni sì, pezzi come “Mio caro me” o “Urlo” invece sono rimasti praticamente uguali a com’erano nati. Gli altri dovresti sentirli e moriresti dal ridere, “Andrea” non stava in piedi nemmeno coi puntelli (ridono – ndr). “Marte” era nato come brano acustico, “Odio Gli Indifferenti” era quasi subito finita, abbiamo aggiunto una parte, “Io Voglio Decrescere” era stata fatta al volo, volevamo farlo con l’ukulele però non veniva bene e abbiamo usato una chitarra acustica.

Tra l’altro “Io Voglio Decrescere” è una vostra critica al progresso (intanto passa il gatto di Denni davanti allo schermo, citato proprio in questo brano – ndr).

In questi giorni molti influencer su Instagram stanno parlando di decrescita, sta a vedere che anche stavolta ci abbiamo preso (ridono – ndr). Oggi si punta tutto sul PIL ma i fiumi sono inquinati, il benessere delle persone com’è? Abbiamo voluto affrontare questo argomento, si lavora troppo, viviamo in un mondo in cui più si progredisce a livello produttivo e più si sta male, e le risorse non sono infinite.

Per funzionare come band ci deve essere prima di tutto una solida amicizia?

Oltretutto due di noi sono fratelli, più un amico fraterno. Se non sei compatibile a livello di carattere non puoi gestire una band come lo stiamo facendo noi, ci sentiamo dieci volte al giorno, quando vai in giro con la gente non puoi immaginare di farlo con qualcuno con cui non stai bene. Quando prendiamo collaboratori dobbiamo stare molto attenti, vogliamo gente in linea con noi avendo un equilibrio da sedici anni che non vogliamo rompere. Quando andiamo in giro vogliamo divertirci, siamo seri, sì, ma ci divertiamo anche quando facciamo il pranzo del giorno dopo, ci facciamo un sacco di risate e questo ci ha aiutati a superare anche momenti difficili. Non litighiamo mai sul palco, certo, capita di farlo dal punto di vista artistico ma riusciamo sempre a trovare una strada.

Avete già qualche concerto in programma?

Il calendario è in evoluzione, via via aggiorneremo tutti, la situazione live è un po’ complicata anche dal punto di vista economico quindi aspettiamo delle risposte.

La parte live l’abbiamo sempre trattata come una parte fondamentale del nostro percorso, ci lavoriamo tantissimo e speriamo che ci si possa far vedere da più persone possibili.

Grazie per il vostro tempo, vi lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferite.

Ascoltate il disco e fateci sapere quello che pensate, noi rispondiamo sempre in maniera sincera, abbiamo bisogno di sapere i vostri pezzi preferiti, siamo curiosi!

MARCO PRITONI

Band:
Denni – voce e chitarra
Cecco – basso e cori
Michi – batteria e cori

SpotifyInstagramTik TokSito ufficiale