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Opeth + Blood Incantation @ Sequoie Music Park 12/07/2026

Opeth + Blood Incantation @ Sequoie Music Park 12/07/2026

Il Sequoie Music Park ha accolto il ritorno degli Opeth a Bologna in una delle giornate più torride dell’estate emiliana. Nonostante le temperature ben oltre i trenta gradi che hanno accompagnato il pubblico fin dalle prime ore del pomeriggio, i numerosi fan accorsi al Parco delle Caserme Rosse hanno risposto presente, sfidando l’afa pur di assistere a una delle date più attese della stagione metal. L’organizzazione ha rispettato scrupolosamente gli orari annunciati: i cancelli sono stati aperti puntualmente, consentendo un afflusso ordinato degli spettatori, mentre i Blood Incantation hanno dato il via alla serata all’ora prevista, inaugurando un programma che si sarebbe rivelato impeccabile anche dal punto di vista logistico. Un dettaglio non scontato in un periodo caratterizzato da eventi estivi spesso messi alla prova dal caldo estremo, ma che ha permesso al pubblico di godersi ogni minuto di una serata destinata a lasciare il segno.

BLOOD INCANTATION

Affidare l’apertura di una serata che vede gli Opeth come protagonisti a una band come i Blood Incantation significa mettere subito in chiaro che non ci sarà spazio per concessioni. Sul palco del Sequoie Music Park di Bologna, il quartetto di Denver ha dato vita a una performance intensa e totalizzante, confermandosi una delle formazioni più visionarie e innovative del death metal contemporaneo.

Nessun compromesso, nessuna ricerca dell’effetto facile: la proposta dei Blood Incantation è un’immersione completa in un universo sonoro dove death metal tecnico, progressive rock, space rock e psichedelia convivono in un equilibrio tanto complesso quanto affascinante. La scaletta, interamente costruita sulle due monumentali suite The Stargate e The Message, entrambe suddivise nei rispettivi tre “Tablet”, ha trasformato il live in un’unica composizione di oltre quaranta minuti, senza pause e senza cedimenti.

Dal punto di vista esecutivo la band è semplicemente impressionante. Ogni passaggio viene affrontato con una precisione quasi chirurgica, mentre i continui cambi di dinamica scorrono con una naturalezza disarmante. Le violente accelerazioni tipicamente death metal si fondono con lunghe sezioni atmosferiche, sintetizzatori e aperture cosmiche che sembrano guardare tanto ai Pink Floyd quanto al progressive degli anni Settanta, senza mai perdere identità o intensità.

L’impatto visivo è volutamente essenziale. Nessuna ricerca della spettacolarizzazione, nessun momento costruito per strappare l’applauso: tutta l’attenzione è concentrata sulla musica. Anche il rapporto con il pubblico riflette questa filosofia. L’unica interazione della serata arriva poco prima di The Message (Tablet I); per il resto, i Blood Incantation rimangono completamente immersi nella propria dimensione, lasciando che siano le note a parlare.

È proprio durante The Message che il concerto raggiunge il suo apice emotivo. Le strutture si fanno ancora più dilatate e ipnotiche, la componente psichedelica prende definitivamente il sopravvento e il pubblico viene trascinato in un viaggio sonoro che oscilla continuamente tra contemplazione e violenza, tra sospensione e improvvise esplosioni di furia controllata.

Quella dei Blood Incantation non è un’esibizione pensata per conquistare chi cerca ritornelli o headbanging continuo. È un’esperienza immersiva che richiede attenzione e partecipazione, ma che ripaga con una delle proposte artistiche più personali e coraggiose dell’attuale panorama estremo. L’accoglienza calorosa del pubblico bolognese dimostra come la loro continua evoluzione stilistica abbia ormai trovato piena legittimazione anche dal vivo, consegnando agli Opeth un palco già carico di atmosfera e suggestione.

Setlist:
The Stargate [Tablet I]
The Stargate [Tablet II]
The Stargate [Tablet III]
The Message [Tablet I]
The Message [Tablet II]
The Message [Tablet III]

OPETH

Ci sono band che suonano dal vivo. E poi ci sono gli Opeth, capaci di trasformare ogni concerto in una dimostrazione di assoluto controllo tecnico, sensibilità musicale e personalità. Sul palco del Sequoie Music Park di Bologna, la formazione guidata da Mikael Åkerfeldt ha offerto un’esibizione di altissimo livello, confermando ancora una volta perché continui a essere uno dei punti di riferimento del progressive metal mondiale.

Dopo l’affascinante e psichedelica apertura dei Blood Incantation, il pubblico ha accolto con entusiasmo gli svedesi, pronti a proporre un set capace di attraversare le diverse anime della loro carriera. L’inizio è affidato a §1, tratto dall’ultimo album The Last Will and Testament, seguito da Hjärtat vet vad handen gör, brano che mette immediatamente in evidenza quanto la band abbia ormai integrato perfettamente le nuove composizioni nel proprio repertorio live. Il suono è potente ma incredibilmente definito, con ogni strumento perfettamente al proprio posto e una resa che valorizza tanto i passaggi più aggressivi quanto quelli più delicati.

Il primo tuffo nel passato arriva con Godhead’s Lament, accolta con entusiasmo dai fan di lunga data, prima che §7 venga interrotta quasi subito da un problema tecnico alla chitarra di Fredrik Åkesson. L’inconveniente costringe la band a fermarsi e a ripartire dall’inizio del brano, ma è proprio in questi momenti che emerge il carisma di Mikael Åkerfeldt. Come da tradizione, il frontman stempera l’attesa con la sua immancabile ironia tagliente, scherzando con il pubblico e trasformando un contrattempo in uno dei momenti più divertenti della serata. Bastano pochi minuti perché tutto torni alla normalità e gli Opeth riprendano il loro viaggio musicale senza la minima incertezza.

Da quel momento il concerto scorre con impressionante fluidità. The Devil’s Orchard mette in mostra tutta la raffinatezza del periodo più prog della band, mentre Windowpane regala uno dei momenti più emozionanti della serata. L’interpretazione di Åkerfeldt è intensa e misurata, sostenuta da una band che suona con una precisione quasi chirurgica, senza mai sacrificare il lato emotivo delle composizioni.

L’atmosfera cambia radicalmente con The Grand Conjuration, che riporta il pubblico nelle oscure sonorità di Ghost Reveries. I riff monolitici e il growl di Åkerfeldt scuotono il Sequoie Music Park, dimostrando come il lato death metal degli Opeth conservi ancora oggi tutta la propria forza.

Prima del brano successivo, però, il concerto vive un momento di tensione. L’esecuzione viene temporaneamente ritardata per consentire i soccorsi a uno spettatore colto da un malore tra il pubblico. La band interrompe immediatamente lo spettacolo, seguendo con attenzione l’evolversi della situazione e attendendo che l’emergenza venga completamente gestita prima di riprendere. Un gesto accolto dall’applauso dell’intera platea, che ha dimostrato ancora una volta la sensibilità degli Opeth nei confronti dei propri fan.

Risolta la situazione, Demon of the Fall esplode con tutta la sua devastante energia, facendo cantare ogni parola al pubblico bolognese. Il viaggio prosegue con §3, ancora dall’ultimo lavoro in studio, prima che Mikael sorprenda tutti con una fulminea e irresistibile esecuzione di You Suffer dei Napalm Death: pochi secondi sufficienti a strappare risate e un boato di approvazione, a testimonianza di un’ironia che continua a essere uno dei marchi di fabbrica del frontman svedese.

Nel finale gli Opeth giocano due delle loro carte migliori. The Drapery Falls emoziona con il suo perfetto equilibrio tra malinconia, aggressività e progressive, mentre Hex Omega avvolge il pubblico in atmosfere oscure e solenni, preparando il terreno all’immancabile ritorno sul palco.

Prima dell’encore si verifica però un altro siparietto destinato a strappare più di una risata. La band tarda a ripartire perché il batterista Waltteri Väyrynen si è momentaneamente assentato per una necessità decisamente poco rock’n’roll: andare in bagno. Mikael Åkerfeldt, fedele al suo stile, coglie immediatamente l’occasione per intrattenere il pubblico con la sua consueta ironia pungente, spiegando senza troppi giri di parole che il compagno “he went out to take a piss ”. Al suo ritorno, il frontman non perde l’occasione di punzecchiarlo ancora con qualche battuta, scatenando le risate del pubblico e dimostrando ancora una volta quanto il clima all’interno della band sia rilassato e spontaneo, anche in una serata costruita su una precisione musicale quasi maniacale.

L’encore è quindi affidato a Deliverance, autentico manifesto della band e ormai imprescindibile conclusione di ogni tour. Il celebre finale ripetitivo e ipnotico scatena l’intero Sequoie Music Park, mentre Mikael presenta uno a uno i musicisti, ricevendo per ciascuno un’autentica ovazione.

Al netto di qualche inevitabile imprevisto – il problema tecnico alla chitarra di Fredrik Åkesson, la pausa dovuta all’emergenza tra il pubblico e il divertente intermezzo che ha preceduto Deliverance – gli Opeth hanno offerto una prestazione praticamente impeccabile. Tecnica sopraffina, una scaletta perfettamente bilanciata tra passato e presente e la straordinaria capacità di alternare momenti di assoluta intensità a siparietti di irresistibile ironia hanno reso anche questa tappa italiana un’esperienza memorabile. Dopo oltre trent’anni di carriera, la band svedese continua a dimostrare come si possa evolvere senza perdere la propria identità, mantenendo intatto quel raro equilibrio tra virtuosismo, emozione e personalità che l’ha resa una delle realtà più rispettate dell’intero panorama metal mondiale.

Setlist:
§1
Hjärtat vet vad handen gör
Godhead’s Lament
§7
The Devil’s Orchard
Windowpane
The Grand Conjuration
Demon of the Fall
§3
You Suffer (Napalm Death cover)
The Drapery Falls
Hex Omega

Encore:
Deliverance

Report: Paolo Nocchi
Photoset: Alessandra Merlin

Credits: si ringrazia MC2 Live, Parole e Dintorni e Sequoie Music Park per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.