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NINAì – Intervista alla poliedrica artista

NINAì – Intervista alla poliedrica artista

In occasione dell’uscita per I Low Records di Tokio (ILU Records) della trilogia “Soulmetry”, “Alternative Soulmetry” e “Animetria”, ho avuto il piacere di intervistare Ninaì, poliedrica artista che muove la sua ricerca stilistica tra nu jazz, paesaggi ambient e trip hop.

Ciao e benvenuta su Tuttorock, “Soulmetry” è il primo EP della trilogia che uscirà fino a fine anno, ti chiedo subito che riscontri stai avendo.

Ciao Marco, felice di essere insieme a te in quest’intervista.

Guarda in totale onestà credo molto poco nell’ immediato e molto nel tempo. La musica per me è una magia impalpabile: non sai quando, come e chi può raggiungere, e forse è proprio questo il suo valore più grande.

Il concetto di riscontro è ampio, non è solo numeri o visibilità, ma ascolto, risonanza, incontri.

Sono felice perché i primi due capitoli di Soulmetry ora sono nel mondo, hanno iniziato il loro viaggio e li sento vivi.

Io sono in pace, concentrata, e allo stesso tempo molto determinata. So di aver aperto una porta e sono pronta anche a sorprendermi, lasciando che il progetto trovi il suo tempo naturale.

Un’idea originale in cui i brani vengono presentati in forme diverse, cambiando forma e anche lingua, come nasce quest’idea?

Nasce da una domanda: perché una canzone dovrebbe avere una sola identità?

Noi non ne abbiamo una sola. Cambiamo lingua nei sogni, cambiamo voce quando amiamo, cambiamo ritmo quando abbiamo paura. Soulmetry è un organismo vivo: i brani mutano perché sono osservati da angolazioni diverse, come un corpo immerso in luci differenti. La lingua non è un confine, è una vibrazione. A volte una parola italiana è troppo densa, allora serve l’inglese. Altre volte serve solo il suono, senza semantica.

È un atto di libertà che attivo ancor più in concerto è lo specchio di come vivo la musica.

Parlami un po’ della genesi dei brani e degli altri musicisti che hanno collaborato con te in questo lavoro.

La genesi di Soulmetry è nata dall’improvvisazione e dall’ascolto. I brani si sono formati da cellule armoniche, groove e linee vocali che lasciavo libere di evolversi. Abbiamo registrato in casa in pochi giorni per catturare la freschezza e l’urgenza del momento.

La produzione è di Flavio Ferri, con cui c’è stato un dialogo continuo su spazio, dinamica e colore del suono. Le collaborazioni sono state interventi timbrici più che parti fisse: Fabio Buonarota alla tromba e flicorno ha lavorato sul respiro e sulla sfumatura, Street Casabrasa ha aggiunto materia ritmica e colore con gli scratch, Walter Guabello ha costruito il tessuto tra basso, batteria e percussioni. Infine, Urania Kid, con il suo remix, ha aperto un ulteriore percezione sonora molto onirica.

Quando e come ti sei avvicinata al mondo della musica?

Fin da piccola il pianoforte classico era il mio allenamento, la voce il mio compagno costante; tra studi jazz, workshop e una casa piena di strumenti e arte, la musica è diventata il mio linguaggio, e poi la mia vita : nel momento in cui ho scelto di ascoltarmi davvero.

Dimostri una poliedricità che immagino sia frutto dei tuoi ascolti che spaziano continuamente tra vari generi e sottogeneri, è così?

Sì, è proprio così. Il mio bagaglio di ascolti spazia continuamente tra generi e culture, e ho una fame incredibile di conoscenza musicale: come ascoltatori possiamo permetterci il privilegio di vivere e incorporare tutto. Spesso mentre compongo mi accorgo che in qualche angolo del cuore o della mente si è custodito un ricordo sonoro, e all’improvviso rinasce nel mio linguaggio. Quest’anno ho scoperto Radio Garden: una mappa luminosa del mondo, con puntini che sono stazioni radio di ogni paese, a cui ci si può collegare per ascoltare musica in diretta da ogni angolo del pianeta. Un giorno ero alle Bermuda, il giorno dopo su Haiti…

Ti chiedo quali sono i dieci dischi dai quali non ti separeresti mai.

Heartbeat di Sakamoto, Elwan dei Tinariwen, Hurricane di Grace Jones, Chet Baker sings di Chat Baker, The Pearl di Harold Budd e Brian Eno, Jazzmatazz di Guru, Buena Vista Social Club di Ry Cooder, Mezzanine dei Massive Attack, Neo Geo di Sakamoto, Broken Politics di Neneh Cherry.

Hai qualche concerto in programma?

Per ora è tutto under construction.

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie a te.

Un mega abbraccio

MARCO PRITONI