Mediterraneo feat. Gerolamo Sacco, Giolero e Malecherifarei
Ecco il nuovo singolo “Sola Bologna” – Online il video
Richiami alla vita che scorre tra i suoi portici, alla sua gente ed ai colori della città

Intervista:
L’incontro casuale nella notte di Halloween sembra quasi un segno del destino. Cosa avete provato nel vedere quella scena per la prima volta?
Più che destino, è stato un promemoria dell’universo: “vedi che avevate avuto l’intuizione giusta?”. Avevamo già in mente l’idea della pattinatrice in linea sotto i portici, stavamo lavorando proprio in quella direzione. Poi è arrivata Elena — e in un attimo ha fatto sembrare la nostra idea una bozza. La sensazione è stata questa: non stupore mistico, ma un entusiasmo molto concreto. Tipo: “Ok, la visione c’era, ma lei la porta a un livello che non avevamo nemmeno immaginato.” È stato quel momento raro in cui capisci che il progetto è appena diventato migliore di quello che avevi pensato.
Perché avete scelto Piazza Lucio Dalla e la Tettoia Nervi come scenografia del video, e cosa rappresentano oggi per voi?
Perché sono un luogo che vive in due direzioni: verso il passato e verso quello che Bologna sta diventando. La piazza è come un laboratorio a cielo aperto: ci puoi trovare l’anziano col giornale, i virtuosi del monopattino, l’artista, il barista, i tiktoker che ballano per il telefono, lo studente in crisi universitaria e quello in crisi amorosa. È un territorio neutro e allo stesso tempo pienissimo di identità, poi da lì si vede San Luca e la luce del tramonto ha una sfumatura speciale.
Il brano tocca politica, società e vita notturna: quali aspetti della Bologna contemporanea vi stavano più a cuore raccontare?
L’umanità, certo, ma non solo. Volevamo ritrarre Bologna da più angolazioni, come in una bella foto che magari non è perfetta ma ti restituisce un’atmosfera vera. Ci interessava far emergere la città per ciò che è: brillante e contraddittoria, accogliente e ruvida, poetica e rumorosa. È per questo che nel testo convivono la politica, la società e la vita notturna — perché convivono anche nella città reale. Devo dire che su due parolacce (puttana e sbronzi) sono stato titubante: di solito cerco il bello, cerco la poetica, non il turpiloquio. Però in questo caso ci stavano. A volte non c’è un altro modo di dire certe cose… almeno finché non ne trovi uno migliore. E questo, per noi, era il modo giusto per raccontare Bologna senza filtri, ma con sincerità.
Nel testo fate un riferimento a Riccardo Orsolini. Da tifosi o da osservatori della città, cosa rappresenta per voi questa figura?
Orsolini è un po’ il simbolo di quella cosa molto bolognese per cui ti affezioni non solo al talento, ma al modo di stare al mondo. È uno che gioca con la faccia di chi ci crede, che sbaglia, che riprova, che si emoziona davvero. E questa sincerità, qui, vale quasi più dei gol.
In un certo senso è diventato un riferimento spontaneo: uno di quelli che, anche senza volerlo, ti spiegano cos’è la città meglio di un saggio sociologico. E poi, diciamocelo: è anche il simbolo del sogno bolognese, un giocatore che è arrivato qui quando il Bologna lottava per non finire in serie b ed è rimasto dopo la Champions League e la Coppa Italia, mostrando la crescita e la dedizione dei grandi campioni. Adesso è sceso un attimo al secondo posto della classifica marcatori? Sì, va bene. Ma dagli due o tre partite e sicuramente torna primo.
Paolo Bonazza racconta di aver immaginato la città come una ragazza sola. C’è un’emozione o un’immagine precisa che vi ha guidato in questa personificazione?
In realtà niente di troppo poetico o drammatico: più che un’emozione precisa è stata una sensazione familiare che ci ha portato a rivolgerci direttamente alla città per il ritornello: ‘sola Bologna non lo sei stata mai, c’eravamo anche noi…’. L’idea della “ragazza Bologna” è arrivata quando dovevamo scegliere un soggetto per il video e volevamo evitare l’effetto guida turistica. Ci sono già tante immagini belle di Bologna noi avevamo bisogno di potenziare la canzone, non di fare uno spot della città.
Il lyric video nasce da spontaneità, istinto e un incontro inatteso. Quanto è importante per il progetto Mediterraneo lasciare spazio alla casualità e alle sorprese durante il processo creativo?
Direi che è importante, abbiamo imparato che, quando fai musica e lavori sulla creatività, succede spesso che l’ispirazione arrivi da dove non te la aspetti.
La casualità per noi non è un “imprevisto”: è qualcosa da non ostacolare. Lasciare spiragli alla sorpresa significa accettare che l’idea migliore spesso ti viene quando non stai cercando l’idea migliore. In Mediterraneo proviamo a fare così: lavoriamo, ci prepariamo, ci facciamo un’idea…e poi lasciamo aperta una porta.
A volte da quella porta entra qualcosa che cambia tutto — e spesso è meglio dell’idea che avevamo in testa all’inizio.
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Attiva da molti anni nel panorama musicale emiliano, Francesca Mercury si occupa di management e produzione in veste di talent-scout e promoter. È organizzatrice di eventi e ricopre il ruolo di stage manager in festival di importanza nazionale. È direttore artistico di progetti e format musicali e teatrali, molti dei quali sono proposti dall’Associazione Musicale “Avanzi Di Balera”, della quale è presidente. Fa parte del team redazionale di "Tuttorock", per il quale cura la rubrica "Almanacco Mercury", presente anche sulle maggiori piattaforme social e in programmi televisivi e radiofonici. Si occupa di formazione nelle scuole di musica emiliane e porta avanti iniziative dedicate alla storia della musica. Ama i suoi figli, le scarpe, la mortadella e Freddie Mercury.



