MELTT – Pathways
Ci sono dischi che non chiedono di essere ascoltati distrattamente. Non perché siano complessi o ostici, ma perché costruiscono intorno all’ascoltatore un ambiente nel quale entrare lentamente, lasciandosi alle spalle il rumore del mondo. Pathways, il nuovo lavoro dei canadesi Meltt, appartiene esattamente a questa categoria: un album sospeso tra alternative rock, psichedelia, dream pop ed elettronica, nel quale ogni suono sembra avere il compito di accompagnare un viaggio interiore. Originari di Vancouver, i Meltt sono una formazione composta da Chris Smith, James Porter, Ian Winkler e James Turner, quattro musicisti che da anni lavorano su una personale idea di rock psichedelico, fatta di chitarre liquide, synth avvolgenti, ritmiche elastiche e melodie vocali capaci di rimanere sospese nell’aria. Pathways, pubblicato il 12 giugno 2026, arriva dopo Swim Slowly ed Eternal Embers e segna un ulteriore passo nell’evoluzione della band.
La prima cosa che colpisce è proprio la capacità dei Meltt di creare atmosfera senza rinunciare alla forma canzone. L’album non si perde mai completamente nell’esercizio psichedelico: dietro ogni riverbero, ogni tastiera e ogni chitarra filtrata rimane una solida struttura melodica. È musica che può essere ascoltata come sottofondo, ma che rivela continuamente nuovi particolari quando le si concede la giusta attenzione. L’apertura affidata a “One Life” introduce immediatamente questa dimensione contemplativa, prima che “Up All Night” alzi il ritmo con un groove irresistibile e una componente elettronica decisamente più brillante. È uno dei momenti più immediati del disco, una traccia solare e trascinante che dimostra come la psichedelia dei Meltt non debba necessariamente significare lentezza o malinconia. Il brano procede leggero, sostenuto da una ritmica contagiosa, mentre la voce di Chris Smith mantiene quella caratteristica morbidezza che contribuisce enormemente all’identità della band. Con “Hesitate” si torna invece verso territori più intimi, mentre “By Your Side” rappresenta uno degli episodi più riusciti dell’intero album. Synth, chitarre e armonie vocali si intrecciano con estrema naturalezza, dando vita a una canzone che sembra muoversi al confine tra indie rock e dream pop. È proprio in momenti come questo che emerge la qualità della produzione: nulla appare realmente sovraccarico, eppure il panorama sonoro è estremamente ricco. “I Love You” introduce una componente psichedelica ancora più evidente, con atmosfere che possono ricordare certo Tame Impala, senza però trasformarsi in una semplice imitazione. I Meltt hanno ormai sviluppato un linguaggio riconoscibile, nel quale l’elettronica non serve a sostituire gli strumenti tradizionali, ma a dilatarne le possibilità espressive.
Il cuore più malinconico del disco arriva con “Another Elegy” e soprattutto con “Goodbye”, brani nei quali la dimensione psichedelica diventa quasi una forma di elaborazione emotiva. Il tema del cambiamento, del distacco e della necessità di trovare una nuova direzione attraversa Pathways in maniera sotterranea ma costante. Non è un album semplicemente “rilassante”: dietro la superficie luminosa esiste una componente più introspettiva, legata al tempo che passa e alla consapevolezza che ogni vita è fatta di scelte e percorsi che inevitabilmente si separano.
“In Your Arms” prosegue su coordinate più morbide, affidandosi anche alla chitarra acustica, mentre “The Huntsman” rompe nuovamente l’equilibrio con un episodio breve e suggestivo. Poi arriva “Monomyth”, una delle composizioni più interessanti del lavoro, dove il concetto stesso di percorso assume una dimensione quasi esistenziale. Il brano sembra raccontare il passaggio attraverso una trasformazione, un viaggio nel quale perdere qualcosa diventa necessario per poter proseguire.
E se Pathways fosse una strada, “Never Let Go” sarebbe probabilmente uno dei suoi panorami più ampi. Cinque minuti abbondanti nei quali synth, basso, batteria e chitarre costruiscono progressivamente una dimensione sospesa, senza mai eccedere in virtuosismi. È un ottimo esempio della filosofia musicale dei Meltt: non stupire con la tecnica, ma coinvolgere attraverso la costruzione dell’atmosfera.
La parte finale conduce verso “If You’re Lonely” e quindi a “In Good Time”, che con i suoi poco più di due minuti chiude il disco nel modo più appropriato. Breve, delicata, quasi una dissolvenza. Dopo quasi cinquanta minuti di viaggio, i Meltt non hanno bisogno di un finale esplosivo: scelgono piuttosto di riportare lentamente l’ascoltatore alla realtà.
Un aspetto particolarmente interessante di Pathways riguarda inoltre la produzione. Per la prima volta la band ha prodotto completamente da sola il proprio album, scelta che ha permesso ai quattro musicisti di ampliare ulteriormente la tavolozza sonora e sperimentare con nuove strutture, ritmi acustici e texture più calde. Il risultato è un disco estremamente curato ma che conserva una certa naturalezza, quasi una patina analogica che impedisce alla ricchezza degli arrangiamenti di diventare fredda o artificiale. I riferimenti sono numerosi: dalla psichedelia contemporanea all’indie elettronico, passando per dream pop, alternative rock e una certa sensibilità shoegaze. Ma ciò che conta è che i Meltt riescono a far convivere questi elementi senza dare l’impressione di assemblare generi diversi. Tutto sembra appartenere allo stesso universo. Pathways è dunque un album che parla di cambiamento senza urlarlo, di perdita senza indulgere nel dolore, di futuro senza ricorrere a facili ottimismi. È un lavoro luminoso ma non ingenuo, malinconico ma mai deprimente, psichedelico senza diventare autoreferenziale. Un disco da ascoltare possibilmente per intero, lasciandosi trasportare dalle sue correnti sonore. Perché la vera forza dei Meltt sta proprio qui: trasformare una raccolta di canzoni in un luogo nel quale sostare per un po’.
MAURIZIO DONINI
Tracklist:
One Life
Up All Night
Hesitate
By Your Side
I Love You
Another Elegy
Goodbye
In Your Arms
The Huntsman
Monomyth
Never Let Go
If You’re Lonely
In Good Time
Credits:
Pubblicazione: 12 giugno 2026
Etichetta: Nettwerk Music Group
Band:
Chris Smith – voce, chitarra, basso, synth
James Porter – chitarra, basso, synth, voce
Ian Winkler – basso, synth, chitarra, backing vocals
James Turner – batteria, percussioni
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




