MASSIMO IAVARONE – Una vita a 33 giri, tra musica e ricordi
La musica, per alcuni, è molto più di una semplice passione: è una compagna di vita, un archivio di ricordi e un patrimonio culturale da custodire. Massimo Iavarone appartiene a questa categoria. Collezionista di vinili e profondo conoscitore della storia della musica, negli anni ha costruito una raccolta che racconta decenni di grandi artisti e pubblicazioni, trasformando l’ascolto in una continua ricerca tra edizioni rare, curiosità e aneddoti.
Il suo amore per il disco in vinile lo ha portato anche davanti ai microfoni di RTL 102.5 News, dove ha curato una rubrica dedicata proprio alle storie nascoste dietro gli album dei grandi protagonisti della musica italiana e internazionale. Un viaggio fatto di dettagli, retroscena e curiosità che ha permesso agli ascoltatori di riscoprire il valore di un supporto che, nonostante l’era dello streaming, continua a esercitare un fascino unico.
In questa intervista ci racconta quando è nata la sua passione, il rapporto speciale che lo lega al vinile, gli album che hanno segnato la sua vita e la sua visione sul presente e sul futuro dell’industria musicale.
Ciao Massimo e benvenuto su Tuttorock. Raccontaci quando e come è nata la tua passione per la musica.
La mia passione è nata prestissimo, all’età di tre anni. A otto avevo già una piccola collezione di singoli, principalmente dei Beatles, e passavo intere giornate con i miei due mangiadischi – che conservo ancora oggi – ascoltando musica e stilando la mia personale hit parade.
Quanto tempo dedichi solitamente all’ascolto della musica?
Da quando sono in pensione ho molto più tempo a disposizione. Direi che ascolto musica dalle tre alle sei ore al giorno.
Della tua collezione di dischi, quali sono i dieci album che ritieni più preziosi, sia dal punto di vista affettivo sia da quello collezionistico?
I miei dieci album del cuore sono:
Goodbye Yellow Brick Road – Elton John (ne possiedo sei edizioni in vinile, alcune molto rare, e cinque edizioni in CD)
An Innocent Man – Billy Joel
Breakfast in America – Supertramp
The Nightfly – Donald Fagen
Rapture – Anita Baker
Led Zeppelin IV – Led Zeppelin
Les Misérables – Original London Cast
The Visitors – ABBA
Oltre – Claudio Baglioni
Attila – Mina
Rock e pop sono spesso al centro di discussioni tra gli appassionati. Sei d’accordo con chi sostiene che la musica dovrebbe essere divisa semplicemente tra quella che piace e quella che non piace, senza troppe etichette?
Assolutamente sì. E lo dice uno che ascolta con lo stesso piacere i Pooh, Miles Davis, Beethoven e Claudio Baglioni. Per me conta solo la qualità e l’emozione che la musica riesce a trasmettere.
Hai lavorato anche in radio. Che esperienza è stata?
È stata un’esperienza molto divertente e formativa. Mi ha insegnato a gestire i tempi serrati degli interventi radiofonici e a comunicare in modo efficace anche in pochi minuti.
Viviamo in un’epoca in cui la musica è sempre più digitale e accessibile da qualsiasi smartphone. Eppure il vinile continua a resistere, anzi, è tornato di moda. Come te lo spieghi?
L’aspetto fisico della musica è fondamentale e il vinile lo rappresenta meglio di qualsiasi altro supporto. È grande, bello da vedere, ricco di fotografie, testi e dettagli. Ti coinvolge completamente. La musica digitale, invece, la trovo più asettica: è comodissima quando si è in auto, si fa sport o ci si sposta, ma difficilmente riesce a regalare le stesse sensazioni.
Tra gli artisti emersi negli ultimi anni ce n’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente?
Direi Francesco Gabbani che, pur appartenendo anagraficamente a una generazione precedente rispetto ai più giovani, è arrivato al successo più tardi. Tra gli artisti trovo interessante la scrittura di Blanco.
Grazie per il tuo tempo. Ti lascio piena libertà di chiudere questa intervista con un pensiero finale.
Vorrei lanciare un appello alle major discografiche italiane: dovrebbero avere più coraggio nel valorizzare il patrimonio musicale del nostro Paese. Oltre a Battisti e De André, ci sono artisti straordinari come Morandi, Ranieri, Baglioni, Venditti, Cocciante, Guccini, Mango, Dalla, De Gregori, Pino Daniele e molti altri che meritano ristampe curate, cofanetti celebrativi ed edizioni speciali, come avviene regolarmente in Francia. In Italia, invece, si guarda troppo spesso soltanto al ritorno economico immediato, puntando tutto sui giovani talenti che, nel giro di pochi anni, rischiano di essere già sostituiti da nuove mode. Sarebbe importante investire di più anche nella memoria e nella valorizzazione della nostra grande storia musicale.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.



