Now Reading
MARCO BARONI – Intervista al cantautore che presenta il nuovo album

MARCO BARONI – Intervista al cantautore che presenta il nuovo album

In occasione dell’uscita del nuovo album “La linea del tempo”, ho avuto il piacere di intervistare il cantautore Marco Baroni, classe 1983, di Sassuolo in provincia di Modena.

Ciao e bentornato su Tuttorock, “La linea del tempo” è il tuo nuovo album, che riscontri stai avendo?

Ciao Marco! Il disco è uscito prima nei formati fisici cd e vinili, che ho creato appositamente perché rimanessero esclusivi, mentre è sulle piattaforme da qualche giorno. Al momento posso ritenermi soddisfatto anche se da artista indipendente, i numeri web mi interessano il giusto.

Apprezzo molto l’album dall’inizio alla fine ma, se ti dovessi dire le mie due tracce preferite, ti direi “La linea del tempo” e “Quello che resta”, tu, a fine lavoro, riascoltandoti, hai trovato un brano che ti ha fatto dire “Questo mi è venuto proprio bene!”?

Non riascolto troppo le mie canzoni, però devo dirti che nel corso del tempo dalla loro uscita verso il pubblico c’è sempre qualche brano che sento più vicino. Adesso è troppo presto per dirlo però, ho una preferenza per “La linea del tempo”, mi rappresenta molto, per questo ho deciso di usarla come titolo del disco.

Il tempo, spesso lo sprechiamo, e più andiamo avanti con gli anni più sembra poco, tu come la pensi a riguardo?

Mi affascina e mi ossessiona molto il concetto del tempo che passa. Credo che tutto ciò che abbiamo fatto o vissuto sia comunque un bene, senza quel tempo non potremmo avere questo, o non potremmo essere in questo, “in” proprio visto come dentro… a questo tempo, e poi secondo me c’è una nostalgia di base che ci tiene legati a quello che è stato, è così anche con alcune persone, storie libri o canzoni.

Musicalmente l’album lo trovo diverso da quello precedente, con meno sperimentazioni, insomma, più cantautorale nel senso stretto del termine, è un po’ un voler ritornare alle tue origini?

Questa volta mi sono chiuso nel mio home studio e ho prodotto tutto da solo, poi ho coinvolto i musicisti e alla fine sono andato in un altro studio a mixare, e in un altro ancora a masterizzare. Mi sono divertito e soprattutto ho sperimentato la mia totale libertà mentre registravo.

“Il Pianista”, come sempre tocchi temi sociali, mi ricordo “L’Uomo Delle Manopole” che parlava delle fatiche di un operaio, nel tuo disco precedente, stavolta parli di dipendenza dal gioco, com’è nato questo brano?

Un amico, qualche anno fa, mi ha raccontato la sua esperienza familiare. Mi ha colpito, era un lato che non conoscevo se non dalla televisione. Capire un dramma di quella portata dalla voce di un amico mi ha sinto a cercare un appiglio per scrivere di questo tema.

Sono già usciti tre video, sono completamente opera tua o ti affidi a un team?

Ho sempre avuto collaboratori, Andrea Venosino e Francesco Iori. Da solo, da questo punto di vista, non sarei davvero in grado di far nulla.

In altri brani di questo disco ricorre spesso la sofferenza della fine di una relazione, che rapporto hai tu con l’amore?

Il disco è nato dopo una sofferenza amorosa. Prima non avevo né le canzoni (non tutte) né la voglia di fare un altro disco. Poi un giorno, immerso in quello stato d’animo, ho scritto parecchio, poi ho deciso… adesso registro tutto e condivido con gli altri le mie sensazioni. La musica serve soprattutto a questo.

Che rapporto hai invece con le religioni e la spiritualità?

Non ho un particolare credo, anche se sono cresciuto andando in parrocchia e ricevendo i sacramenti. Per quanto riguarda la spiritualità ci sono alcune cose che mi interessano molto come la meditazione che pratico regolarmente, anche quella nata per scherzo, più tutta una serie di letture che mi hanno affascinato. Non so se basti per essere spirituale, sicuramente il mio rapporto con me stesso è molto incentrato sulla solitudine, ho pochissimi amici e la mia cerchia di frequentazioni è molto ristretta, questo ti porta inevitabilmente a ragionare sulla tua interiorità.

Raccontami invece la genesi del brano che chiude il disco, “Il Capitano Del Cielo”.

Intanto non la volevo inserire. È stato il mio amico Frax (Matteo Frassineti) co-autore del pezzo a obbligarmi. C’era qualcosa in fase di mixaggio (non del pezzo, del disco) che mi portava sempre a tenerla per ultima, diciamo che non gli ho voluto troppo bene, poi l’ho riascoltata, e oltre ad essere esattamente quello che stavo passando a livello di sensazioni, ho deciso di inserirla. Penso di aver fatto bene, mi sono arrivati ottimi feedback dal pubblico. È una canzone che parla del dover tirare avanti la nostra vita sentimentale anche quando non ce la sentiamo. Questa storia di essere al timone di una barca malandata e senza obiettivi ma solo il cielo davanti, è una storia comune a molti.

I concerti, quanto sono importanti artisticamente ed economicamente al giorno d’oggi per un musicista?

Io vivo letteralmente di esibizioni e concerti. Sono il 90% del mio lavoro, e anche la mia più grande forma di sfogo.

A proposito, ho visto che hai già molte date in programma, il calendario è in evoluzione?

È quasi al completo, anche se sempre in aggiornamento. Sarà tutto sui miei social.

Con quale formazione ti presenterai sul palco?

Da solo come sempre, e in 3 occasioni con la band composta da Alessandro Maria Ferrari al basso, Marco Mazzuoccolo alla chitarra e Giovanni Monica alla batteria. L’anno scorso abbiamo fatto un bel concerto a Sassuolo, ho pensato che appena avrei potuto li avrei coinvolti ancora, in tre appuntamenti speciali saranno con me.

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie Marco della tua disponibilità e dell’invito, poter parlare delle mie canzoni e del mio lavoro musicale mi riempie di gioia, a presto e viva la musica sempre! Ti aspetto ad un concerto!

MARCO PRITONI