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LORENZO CIMINO – Intervista su “ENOSCAPES – HOMAGE TO BRIAN ENO”

LORENZO CIMINO – Intervista su “ENOSCAPES – HOMAGE TO BRIAN ENO”

In occasione dell’uscita del disco “ENOSCAPES – HOMAGE TO BRIAN ENO” ho intervistato LORENZO CIMINO.

Ciao Lorenzo, piacere di conoscerci. Partirei dalle origini, come ti sei avvicinato la musica e hai deciso, e sei poi arrivato a intraprendere poi questa bella carriera?
Guarda, io ho iniziato da piccolo alle scuole medie, ero in una delle scuole in cui si faceva la sperimentazione sullo strumento musicale. Quindi sono stato uno dei fortunati che alle scuole medie hai potuto iniziare a studiare la tromba. Praticamente, in prima media mi hanno messo in mano una tromba e quindi ho iniziato così, poi ho fatto il conservatorio, poi sono andato a perfezionarmi in Francia, soprattutto con maestri francesi di musica classica e ho coltivato la mia passione per il jazz, in particolare per la musica contemporanea. 

Quindi anche da dai tuoi primi ascolti sono stati su questo genere?
Sì, esatto. 

La tua carriera è composta da una biografia lunghissima, c’è un ricordo particolare che ti che ti porti con te?
Guarda, ti posso dire che una delle esperienze per me più belle è stata quella di aver partecipato alla registrazione dell’ultimo disco di Lester Bowie, che lo ha fatto in Italia ed era un disco del manifesto. Ho così avuto la possibilità di suonargli a fianco ed è uno dei ricordi che porto sempre, perché lui è stato uno dei grandi innovatori della tromba. Aggiungo la mia esperienza sulla musica contemporanea, perché ho avuto la fortuna di poter lavorare al fianco di grandi compositori, da Bussotti a Chailly e Giorgio Gaslini. Tutto questo con brani che hanno scritto e dedicato a me. Quindi, queste sono le cose che mi porto dietro, ero un giovane ragazzo, ma sono esperienze che mi hanno formato moltissimo. 

Ascolta, poi c’è questo incontro con Sergio Sorrentino.
Noi ci siamo incontrati durante il periodo del Covid, anche se dire incontrati è una parola grossa, in pratica abbiamo iniziato a collaborare a distanza, in questa maniera è nato un primo lavoro, e poi abbiamo deciso di proseguire nella collaborazione. Da un anno a questa parte ci siamo concentrati in questo lavoro su Brian Eno. 

Ma la scelta di lanciarsi su Brian Eno, che magari non è propriamente classico, anche se come genere è particolare, come è arrivata?
Io da ragazzo ero a Bologna dove facevo lì il Dams, e ti parlo della metà degli anni ’80, una sera ho avuto modo, perché lui era nel periodo in cui ancora non era diventato così famoso come successivamente, ma lavorava in particolare con questa trombettista, si chiamava John Hussell, aveva fatto questo disco 40 World, che non so se conosci. Lui aveva fatto questi lavori di musica sperimentale con questo trombettista in duo, era il primo che usava la tromba in una maniera particolare e una sera ho avuto modo di incontrarlo e poterci passare un’ora di tempo assieme. Da quel momento lì sono stato, come dire, molto interessato a soprattutto al suo lavoro da sperimentatore. Quindi, è una cosa che ho sempre coltivato nel tempo, fino a quando sono riuscito a trovare qualcuno che volesse provare a riesaminare, con me, quel linguaggio. Più che riesaminare, diciamo a reinterpretare quel tipo di linguaggio. 

Sì, perché lui poi è diventato una star mondiale col tempo, con tutto quello che ha fatto; quindi, anche avvicinarsi aa riprendere in mano le sue musiche, comunque, non è mai sicuramente banale. Però il risultato finale è riuscito molto bene. Mi è sembrato molto interessante che, ascoltandolo, non c’è una prevalenza di uno strumento sull’altro, cioè lui suona la chitarra, Sorrentino, tu la tromba, però non c’è uno strumento di voi che prevale su tutto. Si sente una fusione molto equilibrata.
Abbiamo esattamente cercato di attenerci a questa sua filosofia, si può dire che Brian Eno sia stato uno degli inventori di questa musica ambient. La filosofia che sta dietro la creazione degli ambienti sonori, a mio avviso, è quella del far sì che debba prevalere il suono complessivo e il virtuosismo del singolo strumento. 

Sì, perché voi non avete preso i pezzi e poi li avete rifatti pari pari come una cover band, ma avete proprio avuto un approccio completamente diverso alla musica di Brian Eno.
Sì, reinterpretandola sulla base di quella che può essere la sua lezione, chiaramente reinterpretata a modo nostro. 

Ho letto che vi siete concentrati su una sfida timbrica, così definita, volendo spiegare un attimo di più a chi leggerà, che cosa si intende per questo?
Guarda, come sfida timbrica si intende la volontà di utilizzare quegli strumenti che nascono come strumenti classici in una maniera diversa, cioè utilizzando, come dire, le possibilità dei timbri e degli strumenti filtrati dall’elettronica, dandogli una nuova prospettiva. Quindi, la chitarra non è più la chitarra classica, ma una chitarra elettrica che però lavora come se fosse una chitarra classica. Passata attraverso tutto ciò che l’elettronica mette a disposizione; la stessa cosa vale per la tromba, quindi l’utilizzo dei distorsori, dei chorus, dei delay, con l’obiettivo di creare una sonorità che possa sembrare attuale e scostandosi totalmente da quello che è la percezione di un duo tromba e chitarra. 

Brian Eno ha una discografia sconfinata, per la scelta di quali pezzi scegliere in particolare, quale filosofia avete mantenuto?
Dunque, noi abbiamo utilizzato solo due brani suoi, che sono il primo che è “By This River” e “Music for Airport”, che sono il primo e l’ultimo brano. Le altre sono tutta una serie di nostre reinterpretazioni sulla base delle sue sonorità. Ecco, quindi questo è un poco la cosa, come avrai notato. Il senso era quello di partire da due suoi capisaldi, due suoi pezzi storici, iconici, per poi provare a riscrivere, sulla base della sua lezione, dei brani che si ispirassero al suo modo di intendere quel tipo di musica. 

Il disco è stato registrato fra La Spezia e Vercelli. No, vi siete vi siete trovati insieme fisicamente? I luoghi incidono sulla creazione della musica?
Sì, i luoghi incidono, poi sono i luoghi dove noi viviamo e quindi, anche per un fatto di comodità, abbiamo inciso, sia io che Sergio abbiamo gli studi in casa, degli home studio, la scelta è stata di opportunità. 

Ok, ascolta, un disco che sicuramente non è quello che va adesso, che è tutto velocissimo, è molto facile, infatti invita a sostare, fermarsi, quindi un disco da ascoltare con attenzione e da godersi tranquillamente.
Esatto, in una fase come questa, dove c’è la rincorsa, la frenesia e il virtuosismo, noi abbiamo puntato appunto sulla riflessione. Siamo in una fase storica dove tutto va di corsa, con questo continuo cambio di scenari repentini, che ci portano a vivere in maniera frenetica. Abbiamo ritenuto che sostare, riflettere e pensare al suono e alla qualità con dei tempi distesi sia, come dire, una scelta che diventerà indispensabile. La musica serve anche per creare delle possibilità diverse, delle visioni diverse e in una fase appunto di frenesia come questa, abbiamo ritenuto importante dare un segno dell’attesa, della riflessione, non solamente della corsa. 

Brian Eno, hai avuto occasione di proporglielo? Vi sentite ancora o cosa pensi direbbe ascoltandolo?
No, purtroppo no, non sono riuscito ancora a farglielo mandare. Io l’ho visto solo quella volta e poi gli avevo scritto un anno fa perché volevo invitarlo a un festival, ma è quasi irrintracciabile. Ma io spero che mi piaccia e spero che, come dire, apprezzi che ci sia qualcuno che lavora sulla sua parte meno commerciale. 

Andrete anche a proporre il disco dal vivo?
Sì, faremo una serie di concerti e il primo lo faremo a Pavia, in un’antica chiesa del 1100 e quindi lo suoneremo. 

Pensi che ci sarà un altro capitolo più avanti?
L’idea è quella di continuare a lavorare sempre su questo genere che ormai si chiama modern classic, che è un modo nuovo per reinterpretare la musica classica e per riportare il pubblico sulla musica, chiamiamola così, colta. 

Ok, tu vuoi aggiungere qualcosa che non ti ho chiesto?
No, va benissimo, va benissimo così. 

MAURIZIO DONINI

Di seguito la tracklist di “ENOSCAPES”:
1) “By This River” (Trumpet and Guitar Version) – Brian Eno, Hans-Joachim Roedelius, Dieter Moebius
2) “Enoscape” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
3) “Souls” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
4) “Endless” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
5) “In Between” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
6) “Serenity” – Sergio Sorrentino
7) “River as Time” – Lorenzo Cimino, Sergio Sorrentino
8) “1/1” (from Ambient 1: Music for Airports – Trumpet and Guitar Version) – Brian Eno, Robert Wyatt, Rhett Davies

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