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LAMANTE – Non Dico Addio

LAMANTE – Non Dico Addio

LAMANTE – NON DICO ADDIO

LAMANTE è il progetto musicale di Giorgia Pietribiasi, cantautrice nata a Schio nel 1999. Artista dalla forte identità espressiva, intreccia musica, fotografia e memoria personale in una scrittura intensa e viscerale. La sua musica è caratterizzata da atmosfere tribali e matriarcali e da una voce scura e tagliente. Dopo anni di autoproduzioni e live, nel 2023 debutta sulle piattaforme digitali con “L’Ultimo Piano”. Il brano è finalista a Musicultura e vincitore del Premio Nuovo IMAIE. Inizia così la collaborazione con il produttore Taketo Gohara, con cui pubblica i singoli “Come volevi essere” e “Rossetto”, fino all’uscita dell’album d’esordio “In memoria di” nel 2024.

Il disco, accolto con entusiasmo dalla critica, le vale la finale alle Targhe Tenco come Opera Prima. Riceve numerosi riconoscimenti, tra cui il PIVI e tre Videoclip Italia Awards per “Non chiamarmi bella”. Negli ultimi anni ha collaborato con Levante e Paolo Benvegnù. Porta avanti un’intensa attività live culminata con oltre 50 concerti e l’esperienza come opening act del tour nei palazzetti di Coez.

A due anni dall’esordio di “In memoria di”, LAMANTE torna con “Non Dico Addio”, il nuovo album in uscita il 7 maggio per Artist First. Anticipato dai singoli “Un canto nuovo”, “Ritorneremo a guardare il cielo” e “Governatevi”, il disco segna una svolta importante nel percorso della cantautrice vicentina. LAMANTE firma tutti i brani insieme al produttore Taketo Gohara.

Se “In memoria di” cercava di dare una forma alla perdita e alla memoria, “Non Dico Addio” ne rappresenta invece un attraversamento più profondo e consapevole. Cambia anche il suono: al posto delle atmosfere più rock del debutto emergono timbriche più intime e solenni, costruite attorno ad organo, harmonium e archi. Essi sono strumenti che per LAMANTE richiamano simbolicamente il corpo femminile, la maternità e la rinascita.

Dopo il primo album, Giorgia racconta di aver vissuto un momento di blocco creativo. Le parole, infatti, non bastavano più a raccontare ciò che stava attraversando. Da quel vuoto sono nate immagini, simboli e oggetti che hanno lentamente dato forma al nuovo disco. La svolta arriva grazie al confronto con Taketo Gohara, che riconosce nei brani il filo invisibile di un lutto mai davvero elaborato.

Per questo, LAMANTE sceglie di allontanarsi dalle dinamiche tradizionali dello studio e tornare nei luoghi della propria infanzia. Registra parte del disco nella Chiesa di San Francesco di Schio, immersa negli oggetti e nelle visioni che hanno accompagnato la scrittura. Così ne nasce un album intenso e viscerale. Un album capace di trasformare il dolore in immagini e suono, confermando la forza espressiva e l’identità unica della cantautrice.

Il nuovo album si apre con una lunga introduzione ambientale, costruita su suoni profondi e rituali, quasi sciamanici, che sembrano evocare uno spazio sospeso tra sogno e memoria. Per alcuni istanti tutto resta rarefatto, enigmatico. Fino a quando irrompe la voce di LAMANTE: un canto che assomiglia a un urlo liberatorio, il punto esatto in cui il disco prende vita e inizia il suo viaggio emotivo. È da lì che l’ascoltatore viene trascinato dentro il tormento dell’artista, nelle sue ferite, nelle immagini che abitano il disco e nel percorso di trasformazione che attraversa ogni traccia.

Brano dopo brano, l’album si apre a sonorità più dolci e malinconiche, senza mai perdere intensità. I testi sono profondamente intimi, ma riescono a parlare anche a un sentimento universale. Gli arrangiamenti accompagnano questo processo con grande sensibilità. Lo sfondo musicale è ricco e stratificato: archi, organi e armonie rarefatte creano un’atmosfera quasi liturgica, capace di amplificare il peso emotivo delle parole. In alcuni momenti, invece, la musica si fa più essenziale e spoglia, lasciando che sia la voce a occupare tutto lo spazio. Ed è proprio in questi passaggi che emerge con più forza la scrittura di LAMANTE, permettendo all’ascoltatore di soffermarsi su ogni frase, interiorizzarla e viverla pienamente.

La voce della cantautrice è il vero centro emotivo del disco: calda, scura, intensa, a tratti spezzata o urlata. Non cerca mai la perfezione tecnica, ma la verità emotiva. Sembra quasi che ogni parola venga pronunciata come un tentativo di esorcizzare un dolore personale che, nel corso del disco, si trasforma lentamente in qualcosa di collettivo e condivisibile.

Non Dico Addio” si sviluppa così come un percorso lineare e coerente, quasi narrativo: parte da una dimensione oscura, viscerale e inquieta, per arrivare progressivamente a un’epifania. Se Dante concludeva il proprio viaggio “a riveder le stelle”, LAMANTE torna invece “a guardare il cielo”. Lo fa con uno sguardo nuovo: più fragile, più consapevole, forse finalmente capace di accogliere il dolore senza esserne travolta. È proprio questa trasformazione a rendere il disco così intenso: non racconta soltanto una ferita, ma il modo in cui si impara lentamente ad attraversarla.

A completare l’album è il videoclip di “Una magia più forte della morte”, diretto da Nicolò Bassetto e girato in pellicola in Lituania. Nasce da un sogno ricorrente di LAMANTE: una collina piena di croci accanto a una casa sorvolata dagli uccelli. Dopo aver cercato quel luogo insieme al regista, l’artista scopre che esiste davvero: non un cimitero, ma un santuario di ex voto, dove le croci diventano simbolo di memoria, devozione e vita.

Il video traduce perfettamente il significato del brano. Affronta il tema della morte e del lutto come esperienza personale, ma anche universale, senza però rinunciare alla speranza. Al centro della narrazione c’è una bambina, scelta per la somiglianza con Giorgia da piccola, che rappresenta l’artista stessa nel passato. Accanto a lei compaiono simboli ricorrenti come il cane, figura di protezione e innocenza, e l’uovo di struzzo, legato alla maternità e alla rinascita.

La storia si sviluppa su due piani temporali: la Giorgia adulta sembra rincorrere e voler salvare la bambina, fino a rivelare che entrambe sono la stessa persona. Sullo sfondo compare anche una figura maschile armata, ispirata al bisnonno dell’artista, ma trasformata nel simbolo di una mascolinità violenta e incapace di liberarsi dalla propria rabbia.

Nel finale, il videoclip lascia emergere il senso profondo del brano: la “magia più forte della morte” è l’amore che continua a sopravvivere, anche attraverso il dolore, il ricordo e il tempo.

Dopo l’uscita del disco, LAMANTE porterà la sua musica dal vivo con un nuovo tour, organizzato da Locusta Booking, che partirà il 23 maggio dal MI AMI Festival a Milano.

Chiara Impallari

 

Tracklist:

1. Un elenco di 11 cose
2. Governatevi
3. Una Magia più forte della Morte
4. Rimani con me
5. Non dico addio
6. Un canto nuovo
7. La stanza del Figlio
8. Dopo di Te
9. Il Mondo è quello che deve ancora venire
10. Ritorneremo a guardare il Cielo

Credits:
Pubblicazione: 7 maggio 2026
Label: Artist First

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VOTO

Band:
Giorgia PietribiasI aka LAMANTE
facebook.com/giorgia.pietribiasi.7
www.youtube.com/@Lamante_
instagram.com/lamante.giorgia
open.spotify.com/intl-it/artist/2xeeRKVa5SjYer8xeOMHgd