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“La mia vita con i Tarchon Fist” di Stefano “Heavy Steve” De Guglielmo

“La mia vita con i Tarchon Fist” di Stefano “Heavy Steve” De Guglielmo

In occasione dell’uscita del libro sui Tarchon Fist “La mia vita con i Tarchon Fist”, scritto da Stefano “Heavy Steve” De Guglielmo, abbiamo partecipato alla presentazione presso il Gallery 16 di via Nazario Sauro a Bologna.

Serata speciale nel delizioso spazio del Gallery 16 di Bologna per la presentazione di “La mia vita con i Tarchon Fist”, il libro scritto da Stefano De Guglielmo, in arte “Heavy Steve”, storico “settimo elemento” della band bolognese: da vent’anni autista, fotografo, videomaker e prima ancora fan sfegatato dei Tarchon Fist, gruppo metal nato nel 2005 e oggi al ventunesimo anno di attività.

A moderare la presentazione Marc Magnus, vero e proprio ideatore del progetto editoriale, che ha aperto la serata ringraziando il locale e le testate presenti, tra cui Tuttorock e Bolognainunclick. Prima di lasciare spazio alle domande del pubblico e dei colleghi giornalisti, sul palco sono saliti anche due componenti storici della band, Ramon e Rix.

Come è nato il libro

De Guglielmo ha voluto subito rendere merito a chi ha avuto l’idea originale: “L’idea del libro è nata principalmente da Mark, che ha contattato Lucio pensando di poter fare cosa gradita a tutta la band, dicendo che io, avendo molto materiale, avrei potuto fare una sorta di libro”. Un libro che non è propriamente una biografia della band, ma il racconto della sua vita al seguito dei Tarchon Fist, dal 2006 a oggi. Steve ha colto l’occasione per scusarsi pubblicamente con Marc Magnus per non avergli reso il giusto merito nei ringraziamenti scritti: “Sia il titolo che l’idea di sviluppare queste 160 pagine sono assolutamente sue”.

Alla base del libro, circa 750 giga tra foto e video raccolti in vent’anni di concerti, prima in Italia e poi in giro per l’Europa. Un lavoro nato con l’obiettivo — poi solo parzialmente rispettato — di arrivare in libreria per Natale: “Ho ricevuto, ho riscontrato parecchie difficoltà perché di solito alle medie tre facciate ed ero già a posto, invece qua 80 pagine, 100 pagine […] L’ho letto credo 50, 60 volte, modificando di tutto di più, togliendo, aggiungendo”.

Una scelta stilistica precisa ha accompagnato la scrittura: l’uso di termini dialettali bolognesi — “balotta”, “taffiare”, “spiluccare” — sempre accompagnati dalla traduzione in italiano, per rendere il testo insieme scorrevole e riconoscibile.

Un secondo libro?

Alla domanda di Marc Magnus se, dopo questa esperienza, verrebbe voglia di scrivere qualcos’altro, magari più personale, Steve non chiude la porta: “Questa cosa mi ha dato, a livello mentale, un po’ di stimolo per poter fare una sorta di, eventualmente, un’altro racconto”. Un’ipotesi già abbozzata nell’ultimo capitolo del libro, intitolato provocatoriamente “Non saranno mica state tutte cazzate?”, nato dal confronto con i compagni di viaggio, i cui ricordi non sempre coincidono con i suoi: “Stavo pensando di scrivere una roba tipo: ‘La mia vita con i Tarchon Fist parte due, quello che ho scritto prima erano cazzate’. Però non è vero che erano tutte cazzate, erano tutte cose realmente vissute”.

Le domande dei colleghi

Nel corso della serata Steve ha risposto anche alle domande di Maurizio Donini (Tuttorock) e Michela Vita (Bolognainunclick).

Sul contenuto del libro, tra aneddoti e vita di band: “Il bello dei Tarchon Fist è che non hanno CD precaricati delle basi […] il fatto di essere assolutamente naturale sul palco”. Steve ha ricordato la partecipazione al No Playback Festival di Remchingen, vicino Karlsruhe, in Germania, nel 2023, in occasione del release party dell’album The Flesh Eating Birds: un festival scelto apposta perché premia i gruppi che suonano dal vivo, senza basi né autotune. Merito, spiega, anche del fonico Spillo e di “Tutankhamon”, un sistema di monitoraggio in ear ricavato da un cubo di un metro cubo, pensato per garantire un ascolto ottimale sul palco anche nei locali con un’acustica non perfetta.

Alla domanda di Michela Vita sulla scena bolognese vista dal gruppo, Steve ha ripercorso i primi concerti tra Casalone e Centofiori a cavallo del 2000, fino ai palchi della Festa dell’Unità al Parco Nord, dove si esibivano anche i Gods of Metal. Un ricordo agrodolce, legato alla progressiva chiusura di molti locali storici della zona di San Donato e San Sisto, che ospitavano le prime jam e i primi concerti della scena hard rock e metal cittadina. Una nota positiva arriva invece dal Music Station del Trebbo, che negli ultimi due-tre anni ha riportato spazio alla musica dal vivo, ospitando anche un concerto dei Tarchon Fist.

Sul capitolo aneddoti “impubblicabili” del libro, Steve ha raccontato — tra le risate — un episodio in auto con Ramon, oltre ai ricordi più corali dei viaggi in Svizzera con famiglie e amici al seguito della band.

La parola alla band: Ramon e Rix

Presi il microfono, Ramon e Rix hanno raccontato il loro punto di vista sui vent’anni di Tarchon Fist. Rix ha aperto con una riflessione sul percorso umano prima ancora che musicale: “I Tarchon Fist non sono solo un gruppo musicale, diciamo che sono anche una scuola di vita”. Tra i ricordi più duri, l’esclusione dalla Metal Battle di Wacken per un errore di conteggio, un momento che per la band è stato “devastante”.

Sul maggior seguito ottenuto all’estero rispetto all’Italia, Ramon non ha usato mezzi termini: “In Italia la cultura musicale sta morendo. Non è solo una questione di Bologna, è una questione di tutto il paese”. Diverso il discorso in Germania, dove secondo la band convivono generi diversi e il pubblico è più curioso e supportato dal territorio.

Rix ha aggiunto una riflessione sul rapporto con il pubblico, che la band preferisce chiamare “fruitori” più che fan: “Amiamo il contatto con la gente […] facciamo del nostro meglio, che ci siano 10, 100, 1000, 10.000”. Sul maggior seguito tedesco, Rix lo lega anche alla varietà dell’offerta musicale locale, dal rock alla techno al death metal, contro un mercato italiano più orientato al mainstream.

Il dibattito si è poi spostato sul tema della scarsa solidarietà tra le band della scena locale, sollevato da Marc Magnus e ripreso sia da Ramon che da Rix, il quale ha sottolineato quanto sia complicato conciliare impegni musicali extra-band con la vita privata: “Se gli astri si allineano […] fare mille chilometri all’andata e mille chilometri al ritorno, sempre in un weekend”.

Un libro nato da un’amicizia

A chiudere la serata, un passaggio più intimo di Rix, che ha ripercorso l’inizio della sua amicizia e collaborazione musicale con Steve, nata sotto il palco dell’Estragon durante un concerto dei Manowar, ventun anni fa: “Le nostre primissime performance io lo presentavo in questo modo: dicevo che dal vivo ci voleva un secondo palco per il suo ego”. Rix ha poi ricordato quanto la band abbia finito per intrecciarsi con le vite private dei suoi componenti e di chi li segue da anni, citando la storia di una coppia di fan che si è conosciuta e sposata proprio tra i concerti dei Tarchon Fist.

Alla domanda di Michela Vita se il libro possa essere anche un’occasione per ritrovare vecchi fan e conquistarne di nuovi, Ramon ha chiuso con un invito diretto: “Questo libro potrebbe anche aiutarci a farci nuovi amici […] persone un po’ pazze come noi”.

“La mia vita con i Tarchon Fist” di Stefano De Guglielmo è disponibile in libreria e agli eventi della band.

MAURIZIO DONINI

Band:
Mirco “Ramon” Ramondo – Voce
Luciano “Lvcio” Tattini – Chitarre e Cori
Sergio “Rix” Rizzo – Chitarre e Cori
Marco “Wallace” Pazzini – Basso e Cori
Lorenzo “Stupa” Stupazzoni – Batteria

www.tarchonfist.com
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