KAULONIA TARANTELLA FESTIVAL 28^ ed. – Intervista a Mimmo Cavallaro
Dal 19 al 22 agosto a Caulonia (Reggio Calabria) si terrà la 28ª edizione del KAULONIA TARANTELLA FESTIVAL, il più importante e longevo evento dedicato alla musica popolare calabrese. “Suoni di Pace” è il tema scelto per questa edizione che attraverserà concerti, incontri e attività trasformando per quattro giorni il borgo reggino in un grande palcoscenico a cielo aperto. Oggi più che mai, infatti, il festival si propone come un ponte musicale e culturale tra popoli e generazioni, un invito a ritrovarsi e a celebrare insieme, sotto il segno della musica, il valore universale dell’armonia. La 28ª edizione sarà dedicata ad Angelo Frammartino, il giovane cooperante cauloniese ucciso a Gerusalemme nel 2006. Con l’occasione ho intervistato il direttore artistico MIMMO CAVALLARO.
Buongiorno Mimmo, un saluto alla vostra splendida Calabria. Caulonia è un luogo suggestivo e ospita un festival che quest’anno taglia il traguardo della ventottesima edizione.
Sì, siamo arrivati alla ventottesima edizione di una manifestazione ormai storica e centrale per la cultura e la musica popolare calabrese e di tutto il Sud Italia. Dopo la Notte della Taranta di Melpignano, credo sia il festival più importante del settore.
Ventotto edizioni significano grande costanza e merito. Il cartellone di quest’anno è di altissimo livello, da Dolcenera in poi. Con quale criterio scegliete gli artisti e quale identità hai voluto imprimere al festival?
Intanto colgo l’occasione per una precisazione: per problemi tecnici e logistici, purtroppo Davide Van De Sfroos non potrà essere presente come inizialmente previsto. Sarà sostituito da Danilo Sacco, voce storica dei Nomadi. Per quanto riguarda la scelta artistica, non cerchiamo semplicemente “il grande nome”, ma musicisti che abbiano un legame autentico con la world music e la tradizione popolare, artisti dotati di una spiccata sensibilità culturale.
Prima citavi la Notte della Taranta salentina, ma anche Caulonia ha una forte tradizione legata alla tarantella calabrese.
Certamente. La nostra tarantella ha un ritmo che si discosta un po’ dalla pizzica, ma alla base c’è una matrice comune: il ritmo terzinato, nato dalla terra e dalle culture contadine e pastorali. È questo l’elemento identitario che unisce le diverse vallate del Sud.
Sei sia direttore artistico sia musicista e interprete in prima persona. Come convive questo doppio ruolo con il tuo background artistico?
Porto avanti da molti anni un progetto di musica popolare con la mia band, partendo sempre dalla ricerca sul campo. L’obiettivo è rielaborare la tradizione con un linguaggio moderno per avvicinare le nuove generazioni. I giovani d’oggi non hanno vissuto direttamente quel mondo arcaico, legato ai ritmi della terra, della semina, della vendemmia o del raccolto. Attraverso questa rielaborazione cerchiamo di farglielo riscoprire e apprezzare.
Dalle tue parole emerge con forza il legame viscerale tra il festival e il territorio.
Il festival vuole essere un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno: valorizzare il territorio, rinsaldare il legame con le nostre radici e dare prospettiva a una cultura che, sotto la pressione della globalizzazione e delle omologazioni esterne, rischia di andare perduta.
Uno sguardo che però non resta chiuso nei confini regionali, ma si apre al Mediterraneo e ai Balcani.
Assolutamente. Crediamo che l’incontro tra culture diverse sia sempre fonte di arricchimento reciproco. Da questo scambio nascono nuove prospettive culturali, sociali e anche economiche, con ricadute tangibili e positive sul territorio.
Oltre ai concerti serali, una parte fondamentale è dedicata ai corsi pomeridiani gratuiti di danza e strumenti tradizionali come chitarra battente, organetto e zampogna.
Il vero cuore pulsante del festival è proprio il pomeriggio, con i laboratori di danze del Sud e l’approccio agli strumenti della tradizione. È uno dei nostri maggiori punti di forza.
In questa visione didattica si inserisce anche la collaborazione con il Conservatorio di Musica “Saverio Mercadante/Arlia”.
Quest’anno abbiamo consolidato la sinergia con il Conservatorio, una realtà all’avanguardia in Italia per aver attivato percorsi accademici dedicati agli strumenti popolari. È un cerchio che si chiude: il movimento partito da Caulonia ha spinto anche l’istituzione accademica ad aprire le porte alla cultura agro-pastorale, strutturandola dal punto di vista didattico.
Il programma include anche la sezione “Suoni di pace”, una finestra aperta sui conflitti contemporanei.
Il momento storico impone una riflessione profonda. Abbiamo voluto dedicare questa edizione al tema della pace e alla memoria di Angelo Frammartino, il giovane originario di Caulonia che credeva fermamente nel dialogo e che ha perso la vita proprio mentre operava per la pace a Gerusalemme.
In quasi trent’anni di storia sono passati tantissimi artisti sul vostro palco. C’è un ricordo a cui sei particolarmente legato?
Sono davvero molti: dalle serate con Marcello Cirillo alle collaborazioni passate con artisti come Cristiano De André. Ma un momento che porto nel cuore è l’esibizione con Antonella Ruggiero, quando ha cantato una ninna nanna in dialetto calabrese in una piazza gremita: un’emozione straordinaria.
Guardando al futuro, c’è un sogno nel cassetto, un artista che vorresti portare a Caulonia?
Mi piacerebbe coinvolgere grandi nomi della world music internazionale. Chiaramente dobbiamo fare i conti con le risorse disponibili, ma è un traguardo su cui continuiamo a lavorare.
Qual è stato invece il momento più critico in questi ventotto anni?
Le difficoltà maggiori sono sempre state legate all’incertezza dei bandi e dei finanziamenti pubblici. Quando un bando esce in ritardo o subentrano intoppi burocratici, si rischia seriamente di veder saltare l’intera edizione. Quelli sono stati momenti davvero complessi da gestire.
Quali innovazioni vedi all’orizzonte per le prossime edizioni?
Cerchiamo di rinnovarci ogni anno, ma restando saldi sulle nostre fondamenta: la tutela, la valorizzazione e la trasmissione del nostro patrimonio culturale alle generazioni future.
Non solo musica: l’esperienza del festival coinvolge anche le eccellenze enogastronomiche locali.
L’unione tra musica e territorio passa inevitabilmente anche dalla tavola. Lungo le vie e gli slarghi del centro storico ci sono spazi dedicati alla degustazione dei prodotti tipici locali: l’atmosfera del borgo antico si trasforma così in un viavai di suoni, incontri e sapori da non perdere.
MAURIZIO DONINI
SUL PALCO DI PIAZZA MESE:
19 AGOSTO
Delia Buglisi · Zingari Felici · Francesco Giannini · Kantarè
20 AGOSTO
Cecè Barretta · Lidiya Koycheva & Balkan Orchestra · Le Ninfe della Tammorra
21 AGOSTO
Danilo Sacco · Andrea Bressi con Cantastorie e i Gimberiani · Carmen Floccari
22 AGOSTO
Dolcenera · Mimmo Cavallaro · Gioia Popolare
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




