KAIROSKILLER – Intervista alla band torinese
In occasione dell’uscita del loro EP d’esordio “Idea Of A Man” (EDAC Music Group), in cui tra alternative rock, post-punk e garage affrontano il tema dell’identità nell’epoca dell’iperconnessione, ho avuto il piacere di intervistare i torinesi Kairoskiller.
Ciao e benvenuti su Tuttorock, vi chiedo subito che riscontri sta avendo il vostro EP d’esordio “Idea Of A Man”, come già sapete da me molto apprezzato!
Ciao Marco, intanto grazie davvero per l’apprezzamento e per lo spazio che ci stai dando qui su Tuttorock.
Anche se l’EP è fuori da pochissimi giorni, stiamo già ricevendo dei riscontri che ci fanno molto piacere. Soprattutto perché Idea Of A Man è il primo lavoro in cui abbiamo davvero avuto modo di lavorare per mesi con l’obiettivo di portare fuori quello che volevamo dire nel miglior modo possibile.
È interessante vedere come alcune persone si stiano riconoscendo nei temi del disco, trovando il suo contenuto molto attuale e condivisibile. Alla fine, era proprio quello che volevamo: non fare un disco che spiegasse qualcosa agli altri, ma creare uno spazio in cui qualcuno potesse riconoscersi.
“Idea Of A Man”, spiegatemi il significato di questo titolo.
Idea Of A Man nasce da una riflessione sull’identità e soprattutto sulla distanza tra quello che siamo e quello che la società, in qualche modo, ci spinge a dover essere.
L’“idea of a man” non è necessariamente un uomo falso, rotto o vuoto. Anzi, non è nemmeno un uomo. È più semplicemente l’idea che abbiamo costruito di noi stessi per poter stare nel mondo: l’immagine che pensiamo sia giusta, accettabile, desiderabile. E questa cosa può succedere in tantissimi modi, attraverso la società, il lavoro, le relazioni, le aspettative degli altri, ma anche quelle che ci imponiamo da soli.
Il disco è partito da qualcosa di personale e sentimentale, ma mentre lo scrivevamo ci siamo accorti che quel meccanismo era molto più grande di noi. È diventato un disco sull’identità, sulla difficoltà di riconoscersi e anche sulla necessità di capire cosa rimane quando togliamo tutto quello che abbiamo imparato a essere.
Cinque brani, siete partiti da una parola, da un’improvvisazione in sala prove, o ognuno di essi ha avuto una propria personale storia?
Diremmo che ogni brano ha avuto una storia abbastanza diversa.
Alcune canzoni sono nate da riff o improvvisazioni, altre ancora da una frase o da un’immagine che avevamo in testa, che fosse precisa o solamente un contorno evocativo. Però la cosa interessante è che i cinque brani, anche se all’inizio non erano stati pensati necessariamente come un unico racconto, alla fine hanno iniziato a parlarsi tra loro.
L’EP è nato anche da un momento molto preciso della nostra vita come band e come persone. C’è dentro la fine o la trasformazione di una relazione, c’è la ricerca di un’identità, c’è il rapporto con l’ambiente, il modo in cui consumiamo la realtà, il bisogno di contatto e anche quello che significa perdere qualcuno.
Davide Lasala e Andrea Fognini di EDAC Studio, come nasce questa collaborazione e come hanno influito sul prodotto finale?
La collaborazione con Davide e Andrea è nata dalla necessità di trovare qualcuno che riuscisse a capire dove volevamo portare il nostro suono senza semplicemente appiccicarci addosso una produzione.
Dentro avevamo già delle idee e una direzione da percorrere, ma anche la consapevolezza che il nostro modo di scrivere e arrangiare aveva bisogno di essere messo un po’ in discussione. Con loro abbiamo lavorato tantissimo sulle strutture, sugli arrangiamenti e sulla scelta di togliere alcune cose invece di continuare ad aggiungerne.
Per noi è stato importante anche il fatto che non ci abbiano trattati come un progetto da rendere semplicemente “più grosso”. Volevamo mantenere una parte fisica, sporca e umana del nostro modo di suonare, ma contemporaneamente farlo suonare contemporaneo.
L’idea della copertina di chi è stata?
La parte grafica e la direzione visiva sono state curate principalmente dal nostro cantante, Nick. Essendo anche graphic e motion designer, per lui era abbastanza naturale occuparsi di questa parte, ovviamente a stretto contatto con il resto della band, influenzandoci a vicenda durante tutto il processo.
Inizialmente la copertina dell’EP doveva essere quella del singolo Daily Cinema, ma abbiamo poi voluto seguire l’idea di svuotare ancora e semplificare.
La stella è diventata così il simbolo centrale del progetto. È contemporaneamente qualcosa che esplode, che brucia, che distrugge, ma anche una forma molto semplice, che può rinascere.
Tutto il progetto visivo nasce da questa tensione tra qualcosa di molto umano e qualcosa di quasi impersonale. E poi ci sono i colori primari, le figure, i corpi e un’estetica abbastanza diretta che abbiamo cercato di mantenere anche nei contenuti che stiamo costruendo intorno al disco.
Quando e come nascono i Kairoskiller?
I Kairoskiller nascono a Torino nel 2023. Siamo quattro persone con percorsi e influenze abbastanza diverse e probabilmente è proprio questa una delle cose che ci ha permesso di costruire il nostro suono senza partire da una formula precisa.
All’inizio, ovviamente, eravamo semplicemente una band che voleva suonare e scrivere pezzi insieme. Poi, nel tempo, ci siamo accorti che stavamo costruendo anche un linguaggio e un modo abbastanza preciso di intendere la musica, i concerti e tutto quello che ci gira intorno.
Oggi per noi Kairoskiller non è soltanto il nome della band. È diventato un modo di ragionare sul tempo, sulle relazioni e su quello che facciamo insieme.
Kairoskiller, colui che uccide il tempo qualitativo, raccontatemi un po’ la genesi di questo nome e che significato ha per voi.
Kairos è il tempo qualitativo: il momento giusto, il tempo che ha un valore perché quello che sta succedendo in quel momento conta davvero.
Il nome Kairoskiller nasce come una provocazione: siamo dentro una società che sembra voler trasformare qualsiasi momento in qualcosa da consumare velocemente. Anche il tempo libero deve essere produttivo, anche un concerto deve diventare un contenuto, anche una relazione deve essere continuamente raccontata. Quindi sì, siamo “quelli che uccidono Kairos”, ma il paradosso è che tutta la nostra musica nasce proprio dal bisogno opposto: recuperare quel tempo.
Quando suoniamo insieme, quando siamo in studio, quando facciamo un concerto e per un’ora e mezza un gruppo di persone condivide lo stesso spazio, la stessa musica e la stessa energia, quello per noi è Kairos.
Quindi il nome è quasi un’autocritica prima ancora che una critica alla società.
Le vostre influenze abbracciano decenni di musica alternativa, come ho scritto nella mia recensione, sento echi dai Sex Pistols fino a Muse, Idles, Placebo e altre band, però si avverte già uno stile personale che vi fa riconoscere in mezzo a migliaia di proposte musicali. Come siete arrivati al suono che avete oggi?
In realtà crediamo che sia arrivato più per sottrazione che per aggiunta. Abbiamo ascoltato e continuiamo ad ascoltare tantissima musica diversa, quindi è inevitabile che qualcosa rimanga dentro quello che facciamo. Però non abbiamo mai cercato di prendere un genere e riprodurlo.
Per questo nell’EP si possono trovare elementi che arrivano dal post-punk, dal garage, dall’alternative rock, dal grunge, dalla musica più pesante, ma anche elementi molto melodici.
Ci piacciono tantissimo certe sonorità degli anni Novanta e dei primi Duemila, ma non volevamo semplicemente riproporle oggi.
Con Davide e Andrea abbiamo quindi cercato di togliere tutto quello che non era necessario e lasciare le cose che avevano davvero un motivo per esserci. Crediamo che il nostro suono sia ancora in evoluzione, ma almeno oggi cominciamo a riconoscerci quando ci ascoltiamo.
Toglietemi una curiosità, da dove arriva la pronuncia pressoché perfetta della lingua inglese da parte del vostro cantante?
Questa domanda ci fa molto piacere perché l’inglese è una cosa su cui Nick ha lavorato parecchio. Non è madrelingua e non ha mai studiato inglese in maniera particolarmente accademica. Ha imparato soprattutto ascoltando musica, guardando film, leggendo e cercando di capire come le parole vengono effettivamente pronunciate, soprattutto nell’inglese europeo.
Da quando abbiamo iniziato a scrivere in inglese per i Kairoskiller, ha iniziato a essere molto più ossessivo anche su accenti, ritmo e pronuncia. Ci interessa molto che il testo non sembri semplicemente “inglese tradotto dall’italiano”, ma che abbia una sua musicalità.
E poi ascoltiamo tantissimi artisti inglesi, svedesi e irlandesi, quindi probabilmente qualcosa gli è entrato nel cervello per osmosi (ride – ndr).
So che avete qualche data in programma, se ne aggiungeranno altre a breve?
Sì, siamo proprio nella fase in cui il disco comincia a uscire dal nostro studio e a entrare nei concerti. Il 26 settembre abbiamo avuto il release party di Idea Of A Man a Spazio 211 a Torino e il 3 ottobre saremo in Belgio, ad Arlon, per MUSITA: il nostro primo live fuori dall’Italia.
Stiamo lavorando anche su altre date e ci piacerebbe ovviamente continuare a portare il progetto in giro il più possibile. Per noi il live è fondamentale: le canzoni cambiano parecchio quando smettono di essere registrazioni e diventano qualcosa che succede davanti alle persone.
Sognando in grande, su quale palco vi piacerebbe esibirvi?
Se dobbiamo proprio sognare, diremmo un palco enorme in Inghilterra. Glastonbury sarebbe ovviamente una follia assoluta, ma ci piacerebbe anche arrivare a suonare in un club storico inglese pieno di gente, magari in una città in cui nessuno ci conosce ancora. La cosa che ci affascina di più non è tanto il palco specifico, quanto l’idea di portare questa cosa che è nata a Torino dall’altra parte del continente e vedere se riesce a parlare anche a qualcuno che non ha nessun motivo per conoscerci.
Grazie per il vostro tempo, vi lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferite e vi invito a sfruttare questo spazio per pubblicizzare il vostro merchandising!
Grazie a voi per lo spazio e soprattutto grazie a chi è arrivato fino alla fine dell’intervista. Idea Of A Man è fuori su tutte le piattaforme digitali e sì, abbiamo anche fatto il merch: magliette, tote bag, CD e adesivi saranno disponibili direttamente ai live.
Ci piaceva l’idea che una parte dell’universo di Idea Of A Man potesse uscire dal disco e finire fisicamente nelle mani delle persone. Quindi, se venite a trovarci, passate dal banchetto così ci facciamo anche una chiacchierata.
Grazie mille ancora per lo spazio e per questo tempo insieme.
Un saluto dai Kairoskiller!
MARCO PRITONI
Foto: Mattia Cabibo
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Il sito: http://kairoskiller.com
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.







