ISABELLA TURSO – Intervista alla pianista trentina
In occasione dell’uscita del doppio singolo “Echoes in Blue / Spirit of Calypso” (Bluebelldisc, distribuzione AWAL), ho avuto il piacere di intervistare la pianista e compositrice trentina Isabella Turso.
Artista poliedrica, Isabella Turso ha sempre mantenuto fede ai suoi principi artistici, distinguendosi per la straordinaria capacità di tradurre la propria visione interiore in musica. Considerata una delle compositrici più rappresentative della contemporary classical music, unisce rigore e libertà creativa in un linguaggio che attraversa con naturalezza la musica classica, il jazz, il rock, il pop e il rap, senza mai compromettere l’integrità della sua ispirazione. All’attivo vanta quattro album da solista – All Light, Omaggio a Donaggio, Big Break e Nocturne – oltre ai progetti Variazioni, in collaborazione con Dargen D’Amico, e The Never Ending Now, realizzato insieme al poeta americano IN-Q. Dall’atmosfera evocativa dell’ultimo album Nocturne è nato il Nightfall Piano Tour, un viaggio musicale notturno e intimo che riflette la profondità espressiva della sua scrittura pianistica.
“Echoes in Blue / Spirit of Calypso” è il tuo nuovo doppio singolo, che riscontri stai avendo?
Sto ricevendo un riscontro molto positivo, e questo mi emoziona tanto. Sono brani molto legati al mio vissuto e al mio rapporto con Malta e Gozo: “Echoes in Blue” parla di memoria e assenza, ispirato al crollo dell’Azure Window, mentre “The Spirit of Calypso” racconta la forza magnetica del mito e della natura. Vedere che queste emozioni arrivano anche a chi ascolta è la conferma più bella.
Due bellissimi brani nati prima nella tua mente o direttamente sui tasti di un pianoforte?
Di solito nascono come immagini interiori, come atmosfere, e poi prendono vita sul pianoforte. “Echoes in Blue”, per esempio, l’ho “visto” prima dentro di me: una finestra aperta sul mare che non c’è più, un’eco sospesa nel blu. Poi al pianoforte quelle immagini si sono trasformate in musica.
Le isole del Mediterraneo, per te, trentina, che provieni da paesaggi completamente diversi, che sensazioni ti trasmettono?
Ho vissuto a lungo fuori dalla mia città, trascorrendo diversi anni a Barcellona e poi a Verona, prima di trasferirmi a Malta. Dalla mia terra d’origine, immersa nel verde delle montagne, ho però portato con me un insegnamento prezioso: il rispetto per l’ambiente e per i suoi ritmi naturali. In questo senso, l’incontro con il mare è stato un vero cambio di prospettiva. Se la montagna ti insegna l’intimità, il raccoglimento e la solidità, il mare ti apre all’infinito, al movimento costante, alla luce che muta di continuo. Le isole del Mediterraneo mi trasmettono un’energia antica, quasi mitologica: sono luoghi che custodiscono memorie millenarie e che allo stesso tempo ti riportano sempre al presente, a quel senso di immensità che solo il mare sa dare.
Quando e come ti sei avvicinata alla musica?
Fin da piccola, il pianoforte era il mio gioco preferito. Crescendo, ho capito che era anche il mio linguaggio: la musica è diventata la mia voce, il modo più autentico per esprimermi.
Quando hai capito che la musica sarebbe diventata la tua professione?
Non c’è stato un momento preciso, ma una serie di passi che mi hanno portata a capire che non potevo fare altro. Ogni volta che suonavo davanti a un pubblico, sentivo che quella era la mia strada: una necessità più che una scelta.
Tra le tue collaborazioni c’è quella con Dargen D’Amico… cosa ti ha dato quell’esperienza?
Mi ha insegnato tantissimo sull’importanza di avvicinare mondi musicali differenti. Lavorare con un artista che arriva dal rap mi ha permesso di scoprire un altro universo sonoro e un diverso modo di scrivere e comunicare. Dargen è un artista curioso e intelligente, e collaborare con lui è stata un’esperienza arricchente sia sul piano umano che musicale.
Tu spazi tra gli ascolti… dipende dal periodo o dallo stato d’animo?
Dipende molto dallo stato d’animo. La musica per me è come un vestito: cambia insieme all’umore e al momento che sto vivendo. Ci sono giorni in cui passo dal barocco al rap, da un tango a una canzone d’autore, e altri in cui rimango legata a un solo colore musicale. Non credo nelle barriere tra i generi: credo nella bellezza e nella verità che ogni musica autentica può trasmettere.
C’è un tuo concerto che ti è particolarmente rimasto nel cuore?
Ho un ricordo speciale del concerto al St. Regis di Roma, un luogo di grande fascino. In prima fila c’era Tony Renis, che stimo profondamente: il suo apprezzamento, espresso davanti al pubblico presente, ha reso quella serata per me davvero indimenticabile.
Come proseguirà il tuo cammino artistico?
Ho diversi progetti in corso: sto lavorando a nuovi brani ispirati al Mediterraneo, con l’obiettivo di realizzare entro l’anno un album che ne raccolga l’essenza. È in uscita anche la versione strumentale dell’album nato dalla collaborazione con il poeta americano IN-Q, artista di straordinaria sensibilità e tra i considerati ai Grammy 2025, distribuito da AWAL, che oggi cura l’intero mio catalogo. Si è appena conclusa inoltre una settimana di masterclass in songwriting, da me organizzata a Malta insieme al CPM Music Institute e a Scrolls Productions: dieci giovani cantautori emergenti hanno scritto e presentato la loro canzone originale, eseguendola dal vivo sul prestigioso palco del Teatro Manoel. In generale, direi che il mio obiettivo è rimanere fedele alla mia identità, ma sempre aperta all’incontro e al dialogo.
Vuoi aggiungere qualcosa per chiudere questa intervista?
La musica, per me, è un ponte tra le persone: se anche solo per qualche minuto riesce a creare connessione, emozione o bellezza, allora ha compiuto il suo compito.
MARCO PRITONI
Foto: Andrea Varani – Svitlana Podolska
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




