Now Reading
Iron Maiden “Run For Your Lives” Tour @ Stadio San Siro Milano 17/06/2026

Iron Maiden “Run For Your Lives” Tour @ Stadio San Siro Milano 17/06/2026

Iron Maiden “Run For Your Lives” Tour 2026 Milano San Siro

Come il corno da nebbia che serve alle navi per orientarsi, ecco arrivare puntuale un richiamo ormai noto: si tratta di quei quattro minuti buoni di “Doctor Doctor”, singolo tratto da Phenomenon (1974), terzo LP della band UFO; segnale che nella poca visibilità del parterre (a.k.a il prato), invita a radunarsi attorno al palco, tra corpi sudaticci e birre scaldate dai 36-37 gradi della serata rovente, segnata dalla prima grande ondata di calore di giugno.
Sono 45mila le presenze per il cinquantennale della band. Gli Iron Maiden hanno fatto la storia dell’ heavy metal mondiale, ma stasera si superano, segnando un punto di svolta anche per la storia del metal in Italia: la prima volta che questo genere varca le soglie dello stadio Meazza di San Siro, dettaglio che Bruce Dickinson non manca di sottolineare con orgoglio. Una passione, quella calcistica, condivisa dall’intera band e incarnata soprattutto dal fondatore Steve Harris, tifoso sfegatato del West Ham United, come testimonia l’adesivo bianco e azzurro stickerato sull’immancabile Fender Precision Bass Olympic White, divenuto negli anni uno dei simboli immediatamente riconducibili al bassista, insieme ad alcuni stilemi come l’iconico gallop.
La formazione della serata è composta dagli immancabili Dave Murray (chitarra) e il sopracitato Steve Harris (basso). I due non mancano un appello ed in effetti sono gli unici componenti presenti in tutte le produzioni della band, mentre la consolidata formazione a tre chitarre è riconfermata con Adrian Smith, più improntato su uno stile blues, ritmico e melodico e Janick Gers che spicca nelle armonizzazioni, mentre alla voce troviamo l’impeccabile Bruce Dickinson. Alla batteria siede Simon Dawson (British Lion), in sostituzione a Nicko McBrain, ritiratosi dai tour già alla fine del 2024, dopo 42 anni nella band. Sostituzione che, almeno in questa occasione, non ha fatto rimpiangere il suo predecessore; l’intesa con il resto del gruppo è infatti finalmente emersa con chiarezza, rivelandosi uno degli elementi chiave della serata.
L’entrata in scena è puntuale allo scoccare delle 20.50, con i musicisti che fanno le presentazioni di rito sulle note di “The Ides Of March”, per poi svoltare bruscamente a destra su una “Murders in the Rue Morgue”, un omicidio misterioso ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe.
A seguire la raffica “Wrathchild”, “Killers” e “Phantom of the Opera” una tripletta che chiude il cerchio sulla fase Paul Di’Anno, brani penalizzati da una pessima resa acustica, con bassi sovradimensionati nel mix e chitarre sacrificate, combinazione che ha finito per smorzare l’impatto dei pezzi più legati agli esordi della band, facendo si che l’urgenza espressiva e le influenze punk che caratterizzavano la prima fase della band emergessero con meno incisività del previsto. La rivincita arriva solo a – SIX SIX SIX – che tutti ricordiamo essere… “The Number of the Beast” ! Accolto dal pubblico con un boato unanime.
I più attenti lettori avranno già notato che la scaletta non presenta grandi variazioni rispetto a quella dello scorso anno allo Stadio Euganeo di Padova, trattandosi del medesimo “RUN FOR YOUR LIVES WORLD TOUR”, con però una piccola chicca, “Infinite Dreams” cfr. “Seventh Son”, singolo che non veniva eseguito live da quarant’anni.
“38 anni fa abbiamo scritto questa canzone che parla di sogni: spero che i vostri possano essere infiniti stanotte”, ci augura Bruce.
Ricordiamo che gli Iron hanno all’ attivo ben 17 album in studio, pubblicati tra il 1980 con l’omonimo disco di debutto “Iron Maiden” e il 2021 con “Senjutsu”; più di 40 se consideriamo anche live, raccolte ed EP, un arsenale che ha a disposizione ancora un bel po’ di munizioni in canna, nonostante l’età media del gruppo si aggiri sulla settantina. Mediamente, però, ne suonano solo nove.
La grande differenza della serata la fa il contesto. I maxischermi con effetti tridimensionali, quasi teatralmente in dialogo con lo show che si consuma sul palco, rappresentano un’ osmosi perfetta tra passato e presente, una strizzatina d’occhio alle nuove innovazioni tecnologiche che tuttavia non scontenta gli amanti delle citazioni storiche e letterarie, che da sempre arricchiscono l’immaginario della Vergine di Ferro.
C’è una compenetrazione tra la rappresentazione shock rock, alla Alice Cooper, fatta di personaggi grotteschi come l’imponente mascotte Eddie The Head, costumi, maschere ed apparati scenici tra cui vorrei citare la gabbia di ferro dotata di botola a scomparsa, e le scenografie fatte di luci, effetti sonori e ledwall che accompagnano ogni brano grazie ad ambientazioni digitali dedicate ed opportunamente studiate nel dettaglio.
Immagini che sembrano uscite da un libro illustrato e che passano rapidamente dal deserto nord africano di “Powerslave”, al mare in tempesta di “Rime of the Ancient Mariner”, scendendo fin sotto alla stiva della nave, per poi riemergere in una control room dal look futuristico, nella encore “Wasted Years”. Il tutto arricchito dalla batteria fissa incastonata tra i quattro schermi laterali che delimitano il palco, quasi fosse un diamante sulla montatura di un anello.
Quanto descritto trova la sua massima espressione in brani come “The Trooper”, durante la quale Bruce Dickinson che con indosso l’uniforme rossa dei Dragoni britannici, guida il pubblico, sventolando prima la Union Jack e poi la bandiera italiana, mentre lo stadio canta all’unisono uno dei classici più amati della band.
Il bis non poteva che essere all’altezza delle aspettative. Il discorso di Churchill introduce il volo dello Spitfire che accompagna le note serrate di “Aces High”. Il culmine emotivo, come da tradizione, arriva con “Fear of the Dark”, al chiaro di una gigantesca luna piena, quando San Siro si trasforma in un unico enorme coro, capace quasi di sovrastare l’impianto audio.
I metallari non hanno paura del buio. Il nostalgico finale “Wasted Years” è una carpe diem e suggella mezzo secolo di carriera, ribadendo il seguito straordinario di una band che, forte di oltre 130 milioni di dischi venduti e di migliaia di concerti in tutto il mondo, continua a riempire gli stadi come pochi altri nomi nella storia del rock.

SUSANNA ZANDONÀ

Credits: si ringrazia MC2 Live per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

BAND:
Bruce Dickinson (Vocal)
Dave Murray (Guitar)
Janick Gers (Guitar)
Adrian Smith (Guitar)
Steve Harris (Bass)
Simon Dawson (Drums)

SETLIST:

Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
Infinite Dreams
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron MaidenEncore:

Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years