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ZEBRA TSO – Intervista su “ANIMAL “

ZEBRA TSO – Intervista su “ANIMAL “

In occasione dell’uscita del loro nuovo album “ANIMAL“, ho intervistato la band Zebra TSO.

Come nasce il nome Zebra TSO? Da quali ascolti venite? Ascoltando il vostro EP ho ritrovato sonorità che mi ricordano i Marlene Kuntz, che ne pensate?
Il nome viene da una visione totalmente destabilizzante della realtà, cioè non accettare minimamente le sfumature di grigio, o bianco o nero, come il manto della zebra. Rispecchia molto le nostre personalità. Per il suffisso TSO, dovresti vederci Live, capiresti 😂 . I Marlene sono una band pazzesca ma credo che l’unica cosa che ci accomuni sia la spontaneità e la crudezza nella scrittura.

“ANIMAL” è un titolo forte e d’impatto. Cosa rappresenta per voi questo nome? C’è un filo conduttore tra le sette tracce dell’EP? Se sì, quale?
Animal rappresenta il ritorno all’istinto, affidarsi a se stessi nei momenti di difficoltà e passare dalla sopravvivenza al prendere il controllo di sé stessi, fidandosi di sé stessi. Le tracce dell’EP sono tutte parti di un percorso di crescita e di scoperta, è un po’ come avere delle sedute dallo psicologo da pubblicare e condividere, credo che la risposta più adeguata sia che siamo noi il filo conduttore, attraverso i nostri errori e le nostre insicurezze.

Il brano “HEYOH” con DIVI è molto potente: come è nata questa collaborazione?
Ci siamo conosciuti, annusati, ed abbiamo capito subito che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda in studio, quando abbiamo cominciato a suonare con due bassi, e a cantare. DIVI aveva la nostra stessa visione, e poi il feeling non lo puoi spiegare, o cel’hai o non cel’hai, e poi diciamocelo, DIVI è’ il produttore e il featuring che tutti vorrebbero, e’ PAZZESCO!

Quale traccia dell’EP sentite più “vostra” a livello personale o emotivo?
“Sto diventando una bestia”, è stata sicuramente il primo passo verso la direzione perfetta per le nostre vite, quell’equilibrio perfetto tra dolcezza e rabbia.

Avete sperimentato con suoni molto diversi — penso a “WANK A LITTLE BOOGIE” — come nascono queste scelte?
Per quanto sia poco poetico a noi piace divertirci e sentirci bene, quando sentiamo che andremmo fieri di suonare quel brano sul palco allora lo approfondiamo e lo registriamo.

Avete un sound molto riconoscibile: basso distorto, octaver, batteria secca. Come siete arrivati a questa formula?
E’ stato tutto molto spontaneo, ci siamo trovati in sala e abbiamo cominciato a suonare. Da subito ci siamo resi conto che, mischiando i nostri trascorsi musicali veniva fuori un sound interessante e, a livello sonoro, nonostante la mancanza della chitarra, non ci mancava niente.

C’è qualche artista o scena musicale da cui vi sentite influenzati, anche indirettamente?
Sicuramente da tutta la scena alternative rock e dal rap, ma singolarmente abbiamo ascolti veramente differenti. Se le mettiamo tutti in fila, sembrano ascolti molto TSO, andiamo dal jazz ai cantautori tipo De Gregori, a Salmo ai Pantera, compreso tutto quello che sta nel mezzo.

La vostra musica spesso mescola rap, punk e alternative. È una scelta consapevole o un risultato naturale?
Assolutamente la seconda, alla domanda :”che genere fate?” c’è sempre un attimo di panico perché ci piace seguire il nostro gusto e le nostre influenze per costruire insieme qualcosa che appartenga a ciascuno di noi.

Che rapporto avete con il vostro pubblico nei concerti? Cercate l’impatto fisico, emotivo o entrambi?
Cerchiamo di avere un matrimonio col pubblico ogni live, vogliamo fare stare bene chi è lì con noi e speriamo di coinvolgere e far divertire il più possibile.

C’è un live che ricordate in modo particolare, magari per intensità o imprevisti?
Senza dubbio il nostro live all’Ex carcere di Palermo, è stato il nostro secondo live e ci hanno accolto 300 paganti, è stato irreale, stage diving, pubblico che pogava, conoscevano le canzoni, è stato assurdo, la migliore data fin’ora. Ha dato una enorme spinta alla nostra grinta.

Come funziona il processo creativo all’interno della band? Parte tutto da jam, testi, riff?
Preferiamo jammare in sala, magari con riff o testi abbozzati precedentemente, ma è’ successo anche che qualcuno portasse un brano più o meno completo, che abbiamo finito insieme.

Chi si occupa della produzione? Vi piace avere controllo pieno sul suono o preferite affidarvi a qualcuno esterno?
Di base la produzione la iniziamo noi ma ci piace tantissimo essere influenzati da altri.

Com’è stato lavorare con produttori come Francesco Pedrinoni o Davide Autelitano (DIVI)?
Fantastico, ognuno aveva una sua visione vergine del pezzo che proponevamo, e questa cosa ci spingeva sempre un po’ oltre la linea che ci eravamo dati fino a quel momento.

7 pezzi sono molti per un EP e forse pochi per un LP, cosa ne pensate? Avete già idee per un album completo o altri progetti in arrivo?
In realtà la definizione di EP e album è’ cambiata un po’ nel corso del tempo, se pensiamo per esempio ai dischi rock degli anni 70 c’erano di media 8-9 canzoni. Per noi questo e’ un album, ma come del resto il precedente, avevamo questo da dire in questo momento, non aveva senso allungarlo o accorciarlo per stare dentro a una definizione.

C’è una collaborazione “dei sogni” che vi piacerebbe realizzare?
Un Rick Rubin alla produzione non ci dispiacerebbe, ma anche vedere, dato che è’ un sogno, cosa ne penserebbe di noi Quincy Jones.

Come vedete il futuro della scena alternative/rock italiana? Sentite di farne parte o di volerla spingere oltre?
Abbiamo delle good Vibes, sentiamo che c’è un gruppo di persone che ha bisogno di questa musica, e cresce ogni giorno. Sicuramente spingerla oltre.

Cosa ascoltate quando non siete in modalità Zebra TSO?
Mi sa che involontariamente abbiamo risposto prima, Comunque, dal jazz ai cantautori, passando per il rap e finire al metal. Siamo abbastanza onnivori, sicuramente cerchiamo le emozioni negli ascolti, l’urgenza di dover fare quel tipo di canzone più che il genere in sé.

Progetti di tour dal vivo?
Abbiamo un bel po’ di date fissate fino a settembre, poi ci rimetteremo in sala a scrivere, che abbiamo una decina di brani da finire.

Se doveste descrivervi con tre parole che non siano musicali, quali usereste?
Crudi, istintivi, folli.

Chi è il più casinista in tour? E chi il più zen?
Più zen sicuramente Zebra bassista, gli altri due a seconda delle situazioni 😬

MAURIZIO DONINI

Band:
Marco Carnesecchi
Richard Cocciarelli
Davide Autelitano Rigamonti (HEY-OH) 

https://www.instagram.com/zebra_tso_official