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“VOGLIO CONTATTO” – IL NUOVO SINGOLO DELLA BAND STRADA 38

“VOGLIO CONTATTO” – IL NUOVO SINGOLO DELLA BAND STRADA 38

Strada38 01 Ph Venezio Venditti

Oggi vogliamo parlarvi di una band talentuosa, gli Strada 38 e del loro frontman, Giuseppe Ippoliti attore, doppiatore, cantautore.  Doppiatore di cinema e spot, voce (bellissima voce) della band Strada 38 insieme Danilo Tiburzi (chitarra), Corrado Retico (chitarra), Raffaele D’Amico (basso) e Davide D’Amico (batteria). Il nome della band richiama fortemente le loro radici, indica il Fucino, il luogo dell’infanzia anche, dei nonni – come ci ha raccontato Giuseppe – le radici profonde.
Abbiamo incontrato Giuseppe Ippoliti per presentarci il loro ultimo singolo “Voglio contatto”.

Parliamo di Strada 38: siete una band indipendente emergente, è uscito recentemente il vostro singolo“Voglio contatto”. Come nasce il vostro gruppo? E perché “Strada 38”?
Quando nel 2017 ho avvertito l’esigenza di voler formare una band, sono andato alla ricerca di musicisti che sentissero la musica come la sento io: un’esigenza, come una forma di espressione indispensabile. E durante questo periodo di ricerca ho avuto la fortuna di incontrare delle persone speciali. Vi presento la band in ordine alfabetico: alla batteria “Davide D’Amico batterista fico”, al basso Raffaele “Leleprox” D’amico (fratello del batterista, direi una bella botta di … fortuna e poi i chitarristi Corrado Retico “Blues Explosion” e Danilo “El Toro” Tiburzi. Abbiamo sentito da subito una forte energia, ci siamo trovati.
Quando si è trattato di pensare al nome della band avevo ben in mente quale fosse la sensazione che avrei voluto provare ascoltandolo: senso di appartenenza alla nostra terra, alle nostre radici . Allo stesso tempo volevo che rappresentasse qualcosa per me di profondo e viscerale: Strada 38 è la strada dove si trova la casa dei miei nonni paterni e in cui ho vissuto la mia infanzia.  Strada 38 è un posto magico che attraversa la piana del Fucino, lì dove prima c’era un lago… Il lago Fucino appunto.

“Voglio contatto”, il singolo uscito, di cosa parla? Qual è la vostra esigenza narrativa?
Voglio contatto è un grido. Vuole essere un urlo di ribellione contro l’alienazione da tecnologia. Il modo di vivere le relazioni, i contatti, in questo momento storico-sociale è caratterizzato da una forte comunione con la tecnologia. Oggi, ad esempio, potrebbe risultare strano parlare con qualcuno e non vederlo mai controllare lo smartphone… purtroppo anch’io ne faccio un uso eccessivo. Ed è per questo che ho sentito il bisogno di scrivere una canzone come “Voglio Contatto”. Per ricordarmi che quando sto con qualcuno, devo essere presente in tutti i sensi.

Il brano è scritto da te e dal chitarrista Corrado Retico, un brano a 4 mani: come avete organizzato la scrittura, come è nata la voglia di creare una band? Vi conoscevate già?
Una notte avevo fatto un sogno strano, ero in mezzo a tanta gente, passanti, venditori… una specie di mercato. Tutti avevano qualcosa da fare, cercavo di parlare con qualcuno ma nessuno mi sentiva, erano tutti concentrati a vedere il proprio cellulare e nessuno mi guardava. Ero una specie di fantasma, le persone mi attraversavano. In tutto questo c’era un sottofondo, un riff di chitarra blues: “Ta ta ta ta ” che si faceva sempre più presente man mano che il sogno andava avanti.( difficile da spiegare a parole però potete ascoltarlo all’inizio delle strofe di Voglio Contatto) . Quando mi sono svegliato ho scritto subito il testo. Il giorno dopo abbiamo fatto le prove con la band e ho raccontato tutto ai ragazzi dicendo che c’era una musica nel sogno, una specie di riff blues. Corrado mi ha subito detto : ”Una cosa del genere?”. E io: ”Siiiii… Proprio così!”. Abbiamo iniziato a provare e ognuno aggiungeva un pezzetto a questo puzzle che grazie agli arrangiamenti di Corrado riusciva a essere sempre più fedele alla musica che avevo ascoltato nel sogno.

Hai un percorso artistico lungo e pieno di talento, sei attore, doppiatore e cantante. Un percorso che ti porta nel febbraio 2019 ad esibirti a Sanremo davanti alla moglie di Ivan Graziani, con un inedito: ci racconti come è andata?
Ivan Graziani è il mio cantautore preferito, ci sono pochi artisti che mi emozionano come lui: quando ascolto le sue canzoni non riesco a trattenere le lacrime, è qualcosa che mi scoppia nel cuore e nello stomaco! Ho deciso di partecipare al concorso “Premio Pigro Ivan Graziani” nel 2019 per cantare una canzone a Ivan. Mi piace pensare che la mia dedica sia arrivata più facilmente a lui dato che il concorso è organizzato dalla moglie Anna. Si partecipa con due canzoni: una cover di Ivan e un inedito. Io avevo scelto di cantare “Il mio cerchio azzurro” (la mia preferita) e poi un mio inedito che ho scritto in dialetto avezzanese “Repijemece je tempe” (Riprendiamoci il tempo). Mentre aspettavo la mia esibizione, ero concentrato su tutte le domande che avrei voluto fare ad Anna, volevo sapere di più su Ivan ma quando è stato il mio turno non sono riuscito a fargliene nessuna per la forte emozione. Ricordo solo che suonavo e piangevo. Poi, un mese dopo, alla fine di tutte le selezioni mi comunicarono che ero tra i 9 finalisti che si sarebbero esibiti a Sanremo, in un teatro dedicato a Ivan Graziani. L’esibizione era in contemporanea con il festival di Sanremo, ma non sarebbe andata in onda. E’ stata un’esperienza magica.

Sei un artista talentuoso, un professionista eclettico: come nasce la tua passione per lo spettacolo?

Alle feste di famiglia, imitavo tutti i miei parenti. A ogni ricorrenza invece di dire la poesia a memoria, facevo le scenette riproducendo i comportamenti di tutti. Un’altra mia passione era, all’età di 4 anni, quella di svegliarmi alle 6 di mattina e suonare a caso una chitarrina giocattolo cantando a squarciagola “Lasciatemi cantare” di Toto Cotugno. Vi lascio immaginare la gioia della mia famiglia… E’ così che ho iniziato a cantare. La cosa più bella è stata quando ho scoperto che Tom Cruise non era di Roma o di Bologna… ma era “forestiero” – come diceva nonna – Era doppiato ! Il doppiaggio per me è sempre stato come una sorta di magia e se penso che adesso ho la fortuna di farne parte mi viene la pelle d’oca.

Un tuo pensiero sulla difficoltà che la musica e tutto il settore dello spettacolo stanno vivendo. Sui luoghi di cultura chiusi, teatri e sale cinematografiche:
Riguardo a tutto questo ho solo un pensiero, che potrebbe riassumere la situazione: “I teatri e i locali sono chiusi e gli autobus e le metro sono SOLD OUT” . Tutto ciò non ha molto senso. I mezzi continuano a essere stracolmi… Per non parlare di come tutte le maestranze artistiche sono state ignorate nel primo lockdown. Non ho parole .

Perché fare cultura è così difficile nel nostro Paese? Dietro a ogni concerto, live, spettacolo, set, festival, ci sono centinaia di persone e famiglie, le maestranze lavorative. Fare cultura è lavoro:
Questo è un grande mistero. Me lo sono sempre chiesto. Il nostro è il Paese dell’arte, del bello, della cultura, eppure c’è una sorta di paura che aleggia quando decidi di comunicare alla tua famiglia che farai l’artista. Dalle mie parti c’è un detto: “J’artista pe la fame s’è pers la vista” – “L’artista per la fame ha perso la vista”. Fare l’artista è sofferenza, campare di ciò che ti piace è sofferenza. In Italia gli artisti e tutte le maestranze sono costretti a comportarsi come funamboli, forse è questo il segreto della loro forza e della loro bellezza.

Progetti prossimi con la band, Covid permettendo?
Il prossimo progetto con la band è riuscire a pubblicare il nostro primo album. Prima del Covid avevamo pianificato l’uscita intorno a Maggio 2021 e speriamo di rispettare tale data ma le norme restrittive ci hanno impedito di ultimare la maggior parte delle registrazioni. La soluzione migliore sarebbe stata registrare separatamente, cioè ognuno il suo strumento, però il nostro sound sarebbe stato diverso. A noi piace registrare tutti insieme, come fosse un live. Quando siamo entrati in studio, il Music-Up recording di Roma, per registrare “Voglio Contatto”, lo abbiamo fatto suonando tutti insieme. Music-Up ha un banco mixer analogico, era proprio quello che cercavamo. Il nostro è un genere Rock-Blues e ha bisogno di valvole e calore. Speriamo di entrare al più presto in sala di incisione, non vediamo l’ora.

Cosa ne pensi dei Talent, tipo X-Factor?
I talent sono sicuramente un veicolo di immediata notorietà, nel bene o nel male. Nella maggior parte dei casi non è l’artista che gestisce se stesso, ma c’è dietro un lavoro parallelo che prepara il terreno per l’esibizione; in alcuni casi, purtroppo, per il bene del programma e non dell’artista. Sono convinto che sia comunque una strada che si dovrebbe tentare se si ha voglia di fare un’esperienza del genere: confrontarsi con il mondo dello spettacolo televisivo portando la propria musica o il proprio modo di fare musica. Che è ben diverso dal confrontarsi con il mondo della musica.

Alessandra Paparelli