VITO – Intervista su “L’ALTEZZA DELLE LASAGNE”
È un’irriverente riflessione sul tema del cibo e delle sue ossessioni contemporanee L’altezza delle lasagne, lo spettacolo dell’attore, comico e cabarettista Vito che, a grande richiesta, torna in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna dopo aver registrato il tutto esaurito lo scorso anno. Questo “monologo di sopravvivenza gastronomica” – come cita il sottotitolo – è in programma in doppia data sabato 1 (ore 21.00) e domenica 2 novembre (ore 17.30).
Ciao Stefano, è un grande piacere conoscerti dopo decenni che ti seguiamo a teatro. Ma dimmi, come hai deciso di fare il comico? Di intraprendere questa carriera?
Diventare comico è stato un passaggio naturale successivo, sono diventato attore per avere frequentato una scuola di teatro e lì ho capito che la mia linea di lavoro era sulla comicità, il fisico mi aiutava e allora mi sono buttato su quello.
Ottimo, ascolta, un’altra cosa che non ho trovato e che mi incuriosisce sempre il nick da Stefano a Vito come lo hai scelto?
Quello è nato con il Gran Pavese, io recitavo da parte del cugino di Syusy, lei metteva nello spettacolo che veniva dal sud e quindi Vito ci stava benissimo, poi cantavo le canzoni di Mino Reitano, quindi Vito era perfetto. Poi l’ho mantenuto perché Vito sono quattro lettere, e i giornalisti non lo sbagliano, mentre con Stefano Bicocchi sono uscite delle corbellerie incredibili.
Verissimo, come ti dicevo, ti seguiamo da quarant’anni, quindi ti ho visto milioni di volte in tutti gli spettacoli che hai fatto; ecco, c’è uno spettacolo cui sei particolarmente legato di cui hai un ricordo particolare, un affetto.
Beh sì, tu lo sai che ho cominciato non parlando, muto, lo spettacolo in cui ho mi hanno dato la parola è stato quello di Francesco Freyrie e Daniele Sala “Se perdo te”. Quindi, quello è stato lo spettacolo che ho più vicino al cuore. Però, qualsiasi spettacolo che faccio mi ci affeziono molto.
Mi ricordo quando anche non parlavi, invece uno dei tuoi punti di forza è la parlantina, che poi è un poco il punto di forza dei comici bolognesi e romagnoli. Potremmo dire che c’è una grande scuola in questo senso? Fra il bolognese e la Romagna abbiamo avuto una forte concentrazione di comici.
Di solito dico che non parlavo perché fino allora non avevo niente da dire, poi ho avuto qualcosa da dire e, quindi, ho usato la parola. Riguardo il discorso della scuola, secondo me c’è stata, ma negli anni ’90, negli anni 2000; adesso una scuola di comicità emiliano-romagnola secondo me non c’è più. Ci sono dei bravi attori che recitano, che abbiamo qui in regione, ma una vera scuola non credo ci sia.
Io ho l’impressione, per dire, mi ricordo che Zelig qui ai suoi tempi faceva 20 milioni di spettatori, una cosa impressionante, la gente non usciva per vederlo. Adesso mi sembra che richiamino meno, ci sia meno comici di grande forza, di impatto, vedo tanti nomi che però io, sinceramente, non conosco e spesso neanche mi divertono.
Sai, è il mondo che cambia, il mondo che va avanti, insomma io non è che adesso sto a dire che una volta era meglio, sono comicità diverse. Adesso vanno le stand up, va un altro tipo di comicità e va bene così. Oggi il comico in televisione secondo me non ha più senso, perché una volta ti davano almeno 5-6 minuti, adesso ti danno un minuto e mezzo, che cacchio vuoi raccontare in così poco tempo? A meno che tu non racconti una barzelletta… Capisci che è proprio cambiato il modo di lavorare sulla comicità, non dico che è giusto o sbagliato, dico solo che è cambiato, noi siamo di un’altra generazione abituati ad altre cose, queste nuove generazioni vanno avanti, ma per l’amor di Dio, è giustissimo hanno ragione loro adesso, come avevamo ragione noi allora. Adesso diventano tutti dei fenomeni del web e nei teatri ci vanno raramente gli attori, ci vanno giornalisti, ci vanno criminologi e ci vanno i blogger. È cambiato un poco tutto come è naturale nel giro delle cose, il mondo va avanti e le cose cambiano.
Per fortuna ci vanno ancora anche i comici, aspetto sabato per venire a vederti e poi a seguire Giuseppe Giacobazzi, sempre in questo bellissimo Teatro Celebrazioni. Per l’appunto, veniamo a questo spettacolo dell’altezza di lasagne, un tema quasi sacro, a Bologna hai visto che è venuto anche Joe Bastianich poco tempo fa a fare un’indagine sulle lasagne.
Sinceramente era meglio se restava in America (risate). Sì lo spettacolo me l’ha scritto Francesco Freyrie e Andrea Zalone, la regia è affidata a Daniele Sala, si tratta di uno spettacolo che parla di cibo, parla di food, è uno spettacolo cattivo, mai volgare, mai offensivo, però me la prendo con tutti, si ride dall’inizio alla fine, ma prende in mezzo tutti, perché secondo me, col cibo abbiamo superato quella linea di dignità e di gusto che di dovrebbe essere. Quindi uno spettacolo che funziona veramente tanto, tanto.
Tu lo usi come una metafora, come fai poi in tutti i tuoi spettacoli, che sono di comicità, ma una comicità molto intelligente, nel senso che la usi verso i luoghi comuni.
È una parentesi sociale, nel senso che parlo delle cose tutti i giorni, io non faccio satira politica perché c’è chi la fa molto meglio di me, io faccio un altro tipo di comicità, che è quella che trovi in giro casualmente, dalla gente in posta a quella in fila alla cassa dei supermercati. Io sto molto attento a quello che succede e poi lo trasporto sul palcoscenico.
Dimmi se mi sbaglio, mi sembra che hai fatto uno spettacolo in passato coi tortellini, fra i tanti che ho visto, ce ne sono stati altri sul cibo in passato.
Il cibo è una costante nei miei spettacoli, a volte con un protagonista, a volte di sottofondo, ma il cibo c’è sempre.
MAURIZIO DONINI
CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




