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THE ZEN CIRCUS – Intervista a Ufo

THE ZEN CIRCUS – Intervista a Ufo

Dopo la release dello splendido Terza Guerra Mondiale ho contattato UfoDJ per fare due chiacchiere e capire quali pensieri sono passati per i loro strumenti nello sviluppo di questo loro ultimo lavoro.
 
Ciao Ufo! Come va? Siamo qui per chiacchierare un po’, vorrei farti qualche domanda a riguardo del vostro ultimo lavoro, Terza Guerra Mondiale.
Tutto a posto, sono pronto!
 
Prima di tutto complimenti per il disco. Proprio parlando di quest’ultimo, possiamo partire da qui: come, dove e quando è nato?
Grazie! Guarda, il primo album è nato durante il tour di quello precedente, sono nate delle osservazioni palesi sul come il mondo di questi anni è pieno di odio verso qualcosa, proprio una voglia di fare i conti in maniera spiccia e parecchio aggressiva. Nel tempo in cui siamo stati fermi, Andrea (Appino, NdR) era pieno di nuove idee che piano piano poi sono andate a completare quelle che già avevamo fatto nascere prima. Questa è la genesi del disco, più o meno.
 
E credete davvero che una nuova guerra mondiale sia l’unica soluzione per vedere dei veri cambiamenti?
Questo è il nostro lato più provocatorio, da vigliacconi quali siamo lanciamo il sasso e tiriamo indietro le mani! (ride) È semplicemente un’altra di quelle domande che lanciamo agli ascoltatori per provocare un po’, forse non serve una vera guerra mondiale, non ce lo auguriamo ovviamente, però è chiaramente un rimando ad una guerra anche molto interiore, come puoi vedere anche nella copertina del disco siamo un po’ tutti in guerra con noi stessi, che ci mettiamo in tiro per gli aperitivi, facciamo le foto alla pasta che mangiamo, e condividiamo duce, nazionalismo e gattini.
 

Eh già. Parlando di nazionalismo, dimmi un po’ com’è nata Zingara, uno dei pezzi più intriganti dell’album.
Zingara è un testo che non è nostro! Come illustra il video del brano sono semplicemente commenti presi in giro per internet su questo tema; purtroppo quelli inseriti nella canzone non sono neanche i più pesanti, ce ne sono di peggiori, davvero peggiori se guardi il video.
 
Già, decisamente si vede, purtroppo.
Sì, e non vogliamo stigmatizzare nulla, non vogliamo dare un insegnamento o chissà cosa, abbiamo creato Zingara con lo scopo di tirare su uno specchio della nostra società. Purtroppo è una realtà che esiste, e noi abbiamo semplicemente voluto dare il nostro contributo nel mostrarla.
 
E Zingara non è l’unica a non esser stata scritta completamente da voi, giusto? Mi pare che anche Ilenia sia una sorta di lettera, almeno per metà, giusto?
Giusto, è andata proprio così. C’è questa ragazza con cui abbiamo parlato molto via mail e chat, e piano piano è nata in noi l’idea di trasporre le parole che Ilenia (nome fittizio) ci ha scritto in una canzone; raccontare la vita di una ragazza giovane oggi direttamente da una ragazza giovane di oggi, dato che noi non potremmo farlo. Una sorta di prima persona, tutti e tre eravamo d’accordo e lo abbiamo trovato un esperimento interessante. Tra l’altro non è solo limitato a noi: i fan hanno accolto parecchio bene Ilenia, e l’hanno sentita molto “dentro”, quindi è stata promossa un po’ da tutti.
 
Sì, sicuramente un’idea molto interessante. Invece il vostro pensiero? Da come vedevate il mondo in dischi precedenti, come Nati per Subire, ad ora vi sentite cambiati o state continuando sulla stessa strada?
No, credo ci sia una certa continuità nei nostri pensieri. Andrei più indietro, forse, pensando a Andate tutti Affanculo, anche quella è stata parecchio provocatoria come idea, e in quel periodo c’era il V-day, per dire. Cerchiamo sempre e comunque di vedere cosa c’è nel nostro mondo e raccontarlo. Ci sono persone che raccontano di lui e di lei, e sicuramente è giusto che ci siano; noi non siamo molto bravi a farlo, e ci piace virare sempre su aspetti più sociali e culturali, quindi in questo senso non direi, e non credo nemmeno sia cambiata molto la nostra testa.
 
E invece i vostri progetti individuali, che hanno vita mentre siete in pausa con il progetto Zen, sono utili a farvi “staccare” dal gruppo e sfogare la vostra creatività oppure cercate di esplorare nuovi orizzonti, così da aggiungere elementi inediti e originali al Circo?
Sicuramente una volta che torniamo abbiamo più motivazione e più carica, è sicuramente un discorso giusto; quando torniamo così siamo più forti che mai. Per quanto riguarda gli orizzonti non saprei, noi abbiamo gusti differenti giustamente, e quindi cerchiamo di avere sempre uno sfogo personale senza andare ad intaccare la band, perché comunque The Zen Circus ha un’idea ben precisa, e certe influenze non andrebbero bene con questa. Karim ha influenze molto pesanti, metal, e Andrea ha sicuramente molti sfoghi personali, più cantautorali. Questi elementi probabilmente andrebbero in conflitto con il pensiero principale della band, che tra l’altro è una mente unica, una fusione di noi tre.
 
E musicalmente come vi sentite? Cosa avete imparato in questi quindici anni?
Abbiamo imparato a suonare più veloce, paradossalmente, anche se stiamo invecchiando! (Ride, NdR) Non c’è niente di acustico in questo disco, per dire. Abbiamo imparato ad affinare il songwriting tra noi tre sicuramente, ora è molto più naturale entrare in studio e dire “io la batteria la metterei così e così” incontrando sicuramente più consensi di prima dagli altri.
Siamo sicuramente più fluidi, il che ci permette di poter concentrarci su altri aspetti del lavoro, così da renderlo migliore in tutto. È una cosa normale, naturale, una giusta evoluzione.

Ti chiedo un’ultima cosa, poi ti lascio andare! Cosa ne pensi della scena italiana?
Beh, c’è un sacco di roba, tantissima! Chi dice il contrario è in malafede, quando ho cominciato io sicuramente c’era molta meno musica e possibilità, c’era tanta gente ma era molto polarizzato, pochi gruppi con molto consenso e poi il nulla, qualche cover band. Ora è molto più diversificato, il panorama. Il pubblico è più onnivoro, che è assolutamente un bene, ci sono più cose. So che se lo dico suona un po’ tragico, ma tempo fa era veramente brutta come situazione. Ora il problema è che non si vende nulla, non si vendono più dischi.
 
Ecco, sicuramente con l’avvento di internet sono cambiate un sacco di cose.
Eh sì, sicuramente. Ha portato del bene, però, c’è un giro molto più ampio, uno dal nulla può fare tutto, c’è sicuramente tanta illusione, magari uno pensa di fare come gli Arctic Monkeys e non si accorge che comunque rimane la gavetta da fare; però in generale c’è un sacco di roba in più, migliaia di piattaforme che sicuramente aiutano i musicisti a essere scoperti, sicuramente si screma di meno e ogni mese escono quattrocento dischi, però è sempre una cosa buona, alla fine. Il problema probabilmente sta nel fatto che devi sicuramente supportare la tua musica da altre cose, come l’esibizione live.
 
E sulla questione monetaria, secondo te, come andrà avanti la musica? Si potrà riprendere o credi che sarà sempre più una discesa?
Sicuramente rimarrà così se non peggio, si smaterializzerà ancora di più, forse, il valore della musica. Prima essere primi in classifica era importantissimo, roba da uscire in mutande per strada a festeggiare (Ride), ora non è più così, è molto meno importante perché meno proficuo. Siamo molto grati per tutto il supporto che i fan ci danno, che ci permette di essere dove siamo ora, che oltre al disco stesso contribuisce alla crescita del progetto in maniera più attiva.
 
Capisco! Grazie mille per l’intervista, vi auguro un bellissimo tour, complimenti ancora per il disco!
Grazie a te, ci vediamo in tour!

FEDERICO TROPIANO

Membri:
Andrea Appino – Testi, voce, chitarra
Massimiliano “Ufo” Schiavelli  – Basso
Karim Qqru – Batteria

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