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THE ZEN CIRCUS – Intervista a Ufo sul nuovo disco “Il fuoco in una stanza”

THE ZEN CIRCUS – Intervista a Ufo sul nuovo disco “Il fuoco in una stanza”

Ciao Massimiliano. E’ uscito da pochissimo il nuovo album dei The Zen Circus “Il fuoco in una stanza”,che segue il precedente lavoro che vi ha fatto conoscere a un vasto pubblico “La terza guerra mondiale”. il disco sviscera i rapporti affettivi che segnano la nostra esistenza e determinano la nostra identità, si parla di padri, madri e figli, di catene invisibili che ci legano alle persone a cui teniamo e sembra essere la famiglia il fil rouge di tutto l’album. Quali altre tematiche presenta il nuovo lavoro?
Ciao Ilenia, la tua esamina è più che corretta. E’ sicuramente un disco più maturo e consapevole. Oltre al tema della famiglia, che viene ripreso in più brani (“Catene”, “il fuoco in una stanza”), si esplora anche la sfera emotiva di ognuno di noi, quindi il dolore personale  e la paura della solitudine e della morte. Si  parla di catene familiari, sociali, relazionali e catene d’amore, che in un modo o in un altro ci legano a delle persone.  E poi  viene affrontato il tema dell’individuo inteso come IO, ma che da un punto di vista personale e singolare riesce ad abbracciare l’universale.  La penna di Appino riesce benissimo in questo.

Nei vostri lavori fotografate sempre la realtà con quel cinismo, realismo e ironia che ormai vi caratterizzano e sono diventati nel corso del tempo il vostro marchio di fabbrica: ma quanto è importante l’amore nelle vostre composizioni?
Importantissimo, certamente. Le nostre sono di fondo canzoni che parlano d’amore; non sono le tipiche canzoni d’amore all’italiana ( quelle le lasciamo fare a chi è più bravo di noi, e ce ne sono tanti ndr). Ma nelle nostre si parla sempre di  un sentimento d’amore, verso una madre, un figlio, un amico.

Quanto è importante per voi il concetto e la dimensione di band? Siete tra quelli che hanno bisogno dei loro spazi e si ritrovano insieme solo in studio per registrare o vi vivete quotidianamente?
Ti basta pensare che io e Appino suoniamo insieme da 18 anni, quindi per forza di cose non siamo più solo colleghi, ma c’è un rapporto vero. Anche se lui si è lanciato con qualche progetto solista, tutto poi ritorna al fulcro principale di tutto : il circo zen. E anche con gli altri ragazzi, il rapporto è splendido.  Anche se io sto a Pisa, Karim abita a Forlì, Andrea a Livorno c’è grande affiatamento tra di noi. Anche nelle interviste, spesso capita che io inizio una frase e loro la finiscono per me.

Ascoltando ” il fuoco in una stanza”, si possono riconoscere delle atmosfere simili a quelle de “L’anima non conta”, brano contenuto nel precedente lavoro.  Sperate di bissare il successo che avete avuto con quella canzone?
Atmosfere simili dici? Si, può essere. Ma non speriamo niente.   Arrivati al decimo album in studio, quello che conta è fare della buona musica e lanciare messaggi per chi ci ascolta. Quando scriviamo un disco, ogni canzone nasce a sé, non pensiamo troppo a quello che sarà, se il brano avrà successo, se piacerà o meno.

Chi sono Anna ( ” La stagione”) e Luca ( ” Caro Luca”) che citate in due brani del nuovo disco?
Anna, come tutti i personaggi femminili delle nostre canzoni (ricordiamo anche “Ilenia” ed ” Emily”) è un personaggio inventato, mentre Luca è un nostro amico che abbiamo perso di vista con gli anni. Diciamo che la canzone è una lettera ad un amico fatta di riflessioni su compromessi e modi di scegliere come passare la propria- unica- esistenza.

 Se dovessi descrivere questo disco con tre aggettivi quali sarebbero?
 -Eterogeneo
-Intimo, ma non intimista ( vi sono molti brani malinconici)

– Esigente ( richiede più ascolti per essere apprezzato e capito)

Cosa ne pensate  di quella scena indie che sta irrompendo anche nei programmi televisivi e nelle manifestazioni musicali come Sanremo?
Abbiamo seguito Sanremo quest’anno, e abbiamo notato anche noi questa evoluzione- se così si vuol chiamare- nelle canzoni in gara.  Quest’anno contavamo di vedere su quel palco anche Coez  e Ghali. il festival è una vetrina importante, anche se non è  fondamentale nella carriera di un’artista. Nostri amici e colleghi come “Calcutta”, “Motta” o il “Teatro degli orrori” hanno una carriera di tutto rispetto, senza esser passati da quel palco. Siamo molto contenti per i ragazzi dello Stato Sociale, che seppur arrivati Secondi hanno trionfato in termini di vendite ( come capita spesso anche nei talent show, per esempio ad X Factor quest’anno con il secondo posto dei Maneskin).  Abbiamo provato anche noi quest’anno ad inviare un pezzo, quindi in sintesi guardiamo Sanremo con un occhio distaccato, ma neanche così troppo…

Quale è la cosa che ad oggi vi rende più fieri di voi?
La nostra libertà di scelta insieme alla nostra libertà musicale. Pubblicare un disco, o rilasciare un singolo quando  vogliamo noi, senza farci mettere i piedi in testa da nessuno, senza costrizioni di alcun tipo da parte di major e produttori discografici. E poi la possibilità di fare la musica che più ci piace.

Come organizzerete le setlist dei vostri live ora che siete in possesso di un repertorio consistente con ben 10 album in studio?
Noi durante i concerti non ci risparmiamo mai. Da musicisti quali siamo, la dimensione del live è veramente la cosa che più conta. Generalmente, offriamo live da due ore.  Non ci vedrete mai imporre al pubblico live da tre ore. Sulle canzoni da scegliere , non andiamo a pescare troppo indietro, sarà una carrellata dei grandi successi. Suonano dal vivo abbiamo capito come le canzoni più richieste siano quelle da  “Nati per subire” in poi. Di ” Figlio di puttana” ( Da “Villa inferno del 2008) al nostro pubblico non  importa nulla.

Ringraziamo Ufo e tutto il Circo Zen per la disponibilità concessaci.

ILENIA PUZONE

Membri:
Andrea Appino – Testi, voce, chitarra
Massimiliano “Ufo” Schiavelli  – Basso
Karim Qqru – Batteria

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