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THE MUTE GODS – Intervista a Nick Beggs

THE MUTE GODS – Intervista a Nick Beggs

Dai Kajagoogoo, una lunga strada che lo ha portato ad essere bassista di Steve Hackett e di Steven Wilson. Parliamo di Nick Beggs che ha creato una band tutta sua, i Mute Gods e dove diventa per la prima volta anche cantante. Noi di Tuttorock lo abbiamo intervistato e ciò che segue è il resoconto dell’intervista.
 
Ciao Nick e benvenuto tra le pagine di Tuttorock.net. Parlami di questo tuo nuovo progetto, i Mute Gods, come è nata l’idea?
È stata un’idea di Thomas Waber e dell’Inside Out, era da un po’ che mi consigliavano di fare qualcosa di mio, ma non pensavo di essere all’altezza, ma a giudicare dalle rispose positive ricevute, ora sono contento di aver accettato questa sfida. E’ la prima volta che faccio il cantante e pensavo che non interessasse a nessuno un mio progetto ma mi sbagliavo.
 
Come è stato il processo compositivo dei brani di “Nothing Till You Hear From Me”?
Ho praticamente scritto i brani dell’album per ben tre volte e per un perido di tre anni. Ma il vero processo di realizzazione e registrazione è sato di un anno. La composizione di alcuni brani è stata condivisa, ma la maggior parte le ho composte da solo. Mi piace molto scrivere e collaborare con gli altri, ma ho sentito che la maggior parte della responsabilità di scrittura doveva essere la mia.
 
Tre musicisti con tanti anni di esperienza, tu, Roger King e Marco Minneman, perché hai coinvolto loro?
Sono dei grandi musicisti, sono amici, ho condiviso con loro molti ottimi momenti, ma come ti ho detto, la maggior parte delle idee sono le mie, ma sia Roger che Marco sono liberi di portare le loro idee in ogni cosa che faccio. In un brano ho condiviso la composizione con Roger. Poi perché sapevo che sono molto capaci ed entrambi hanno mostrato molto interesse al progetto.
 
E’ un concept album?
No, non è proprio un concept album, è più un album di malcontenti, pieno di canzoni con argomenti che rattristiscono e ti fanno arrabbiare.
 
Hai suonato con Steve Hackett e con Steven Wilson, come sono state queste esperienze?
Sono due esperienze molto diverse, splendide entrambi. Steve Hackett ti lascia abbastanza libero e ti permette di andare avanti con lui con molta tranquillità. Steven Wilson ti fa sapere ogni nota anche prima di uscire da casa.
 
Cosa ricordi dei Kajagoogoo?
Una delusione schiacciante, ma ero molto giovane.
 
Perché il nome The Mute Gods? Quale è il suo significato?
Viviamo in un momento di fervore religioso, le persone sono disposte a parlare e agire  nel nome di Dio. Ma se ti siedi ed aspetti e non ho mai sentito il Dio e gli Dei dire nulla. Restano muti, a guardare, nonostante tutti gli atti di fede e di martirio. Ma il Dio o gli Dei, non dovrebbero essere pronti a proteggere tutti? La voce della ragione è fuori stagione.
 
Come definisci il genere musicale dei Mute Gods?
Non so dare una definizione, lo lascio fare agli altri.
 
Quali sono le tue influenze musicali?
Tutto ciò che io abbia  ai sentito, visto o letto. Potrei snocciolare un elenco di band e artisti, ma sarebbe una cosa molto prosaica. Siamo tutti sottoposti a stimoli positivi e negativi e non siamo in grado di controllare il modo in cui ci influenza. Così ho imparato a guardare la mia vita durante la scrittura delle canzoni. Come mi sento oggi, così rispondo al mondo.
 
The Mute Gods è solo un progetto o una vera band?
Il tempo lo dirà!
 
Stai pianificando un tour di supporto?
Non ancora. Forse faremo qualche spettacolo dopo l’uscita del secondo album. Ma non lo so ancora.
 
Finisci l’intervista come vuoi per i tuoi fan ed i nostri lettori.
Il mondo non è come appare. I nostri governi e le istituzioni religiose stanno mentendo a noi ed è arrivato il momento di svegliarci. Sei un seguace o un leader?

FABIO LOFFREDO

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