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THE MEMBRANES – Intervista al cantante e bassista John Robb

THE MEMBRANES – Intervista al cantante e bassista John Robb

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Ho avuto il piacere di intervistare John Robb, giornalista musicale e fondatore, cantante e bassista della storica band post-punk britannica The Membranes, in occasione dei prossimi concerti in Italia, il 27 novembre al Fabrique di Milano dove apriranno il live della Mark Lanegan Band e il 28 novembre al Freakout di Bologna dove saranno headliner.

Ciao John, benvenuto sulle pagine di Tuttorock, per me è un grande piacere intervistarti. Prima di tutto, come sta andando il nuovo album “What nature give … nature take away”, che apprezzo molto, della tua band The Membranes?
L’album sta andando molto bene. Ha avuto ottime recensioni e la gente apprezza la sua ambizione e la sua epicità. Volevo creare un doppio album in cui poter perdersi come quando si fa una passeggiata in una foresta oscura e profonda di notte. Volevo creare un disco che fosse epico e che possa portare a fare un viaggio. Non ho alcun problema riguardo alla cultura di Spotify in cui le persone si immergono e escono da ogni singola traccia di una band e lo faccio anch’io, ma adoro un album che ti consuma musicalmente, artisticamente e spiritualmente, ed è quello cui stavo puntando e che sto raggiungendo.

E il tour con la Mark Lanegan Band come va?
Il tour sta andando incredibilmente bene. Il pubblico sta davvero apprezzando ciò che stiamo facendo e alcune delle reazioni sono andate ben oltre ciò che una band di supporto normalmente riceve. Le persone sembrano davvero incantate da ciò che stiamo facendo e, finalmente, dopo tutto questo tempo, stiamo iniziando a ottenere il riconoscimento di band nostre coetanee come Nick Cave o Swans o tutte quelle band più oscure che hanno intrapreso i loro viaggi idiosincratici dopo il punk.

Come sono nate le canzoni del nuovo album? Sei partito dai testi o dalla musica?
In molti modi diversi. Alcune sono iniziate come linee di basso – siamo molto legati al periodo post-punk in cui il basso era lo strumento chiave – alcuni sono persino partiti da una parte del coro che avevo nella mia testa o da un’idea di quale avrebbe dovuto essere la trama o l’atmosfera della canzone. Alcuni sono iniziati dai testi e altri con una jam. L’idea era che le tracce procedessero su una retta via che portasse l’ascoltatore nel profondo mondo oscuro della natura.

Penso che abbiate provato a mantenere il vostro vecchio stile rendendolo più moderno, vero?
Una band come The Membranes dovrebbe sempre muoversi in avanti. Abbiamo iniziato in un’epoca in cui la cultura pop andava avanti rapidamente. Il punk non si è mai fermato. E il post-punk è stato il risultato, e mentre manteniamo alcuni tratti distintivi di quel suono che ci piace molto – come il basso pesante e le chitarre potenti, non abbiamo nemmeno paura di aggiungere altri suoni come il coro di 20 membri nel tentativo di creare nuove atmosfere e trame. Desideriamo inoltre conservare l’energia ed è importante che la musica rimanga una musica fisica, fisica nel suo suono e nella sua potenza. Quando suono il basso diventa parte del mio corpo e sono un musicista molto fisico. La musica mi consuma totalmente quando suono ed è una forza potente ed emotiva.

Il vostro suono è sempre stato definito più americano che inglese, sei d’accordo?
Il tuo pensiero è interessante, perché ci sentiamo molto britannici sia per il nostro suono che per come siamo. È involontario ma fa parte del DNA. Ovviamente, come ho detto prima, negli Stati Uniti abbiamo band contemporanee a noi che suonavano con le stesse nostre idee come Swans, Sonic Youth e Big Black, ma siamo britannici settentrionali con quel mix di surrealismo, malinconia da giorni di pioggia e psicosi da cielo grigio aggiunti alla nostra dipendenza dalla corsa all’energia del punk rock.

È un album dedicato alla natura e lo stiamo distruggendo con le nostre stesse mani, possiamo fare qualcosa secondo te per fermare questa distruzione del pianeta?
Sebbene non sia un album che parla direttamente di slogan sul salvataggio del pianeta, è un disco basato profondamente sull’idea della bellezza e della violenza della natura e sul modo in cui noi umani facciamo parte della natura e ci sentiamo al di sopra di essa. Certamente non abbiamo ragione e sono ispirato da persone come Greta Thunberg che si oppongono all’inesorabile egoismo della nostra specie.

Avete usato molti cori, soprattutto in una canzone che adoro in questo nuovo album, “Deep in the Forest Where the Memories Linger”, chi canta nei cori?
Grazie per quella canzone, è anche la mia preferita, abbiamo finalmente iniziato a suonarla anche dal vivo e sta ottenendo un’ottima reazione. Inizialmente ho visto un coro suonare in Estonia e sono rimasto sbalordito dalla loro genialità e ho chiesto loro di fare un concerto con noi e hanno accettato, quindi abbiamo suonato due concerti in Estonia e poi volevo portarli nel Regno Unito ma era molto costoso portare in viaggio tutto il coro estone, quindi ho creato una versione britannica del coro e abbiamo lavorato con loro anche se quando viaggio userò cori locali. Lo abbiamo fatto in Portogallo e lavoreremo anche con un coro locale in Slovacchia il prossimo luglio. Vorrei fare lo stesso anche in Italia!

Eravate una delle band post-punk più influenti, poi vi siete sciolti, perché?
Abbiamo finito tutto, melodie, idee e spazio! Ci sono voluti venti anni per riaccendere il fuoco e il fuoco è la chiave. Questa è una musica intensa e deve essere suonata con il giusto livello di intensità! Quando siamo tornati sapevamo come suonare e come utilizzare le idee che affollavano la mia testa. Dovevo essere spiritualmente, fisicamente ed emotivamente nel posto giusto per farlo.

Quindi ti chiedo anche perché hai avuto l’idea di riformare la band.
I My Bloody Valentine hanno acceso la miccia, ci hanno chiesto di riformarci per suonare ad un festival con loro. Quando hanno iniziato ci sostenevano molto e rimanevano a casa mia. E uno dei miei chitarristi ha suonato nel loro primo disco. Una volta che quella scintilla è scattata, io ero pronto.

C’è un ricordo particolare dei primi anni della tua carriera con i The Membranes che vorresti raccontarmi?
Ci sono un milione di ricordi come quando abbiamo ottenuto il suono proprio sul picco del registratore di Milligan, il singolo del 1984 che ci ha davvero fatto sfondare. Ricordo di essere stato sveglio tutta la notte a fare quella canzone e a ridere per la gioia pura di aver ottenuto il suono giusto. Ci sono milioni di ricordi di quando abbiamo suonato in tutta Europa alla fine degli anni Ottanta, tour italiani selvaggi, arrestati dalla polizia, combattimenti con skinhead a Lisbona, concerti pionieristici per il nostro tipo di musica in tutto il sud Europa, così tante storie selvagge e amicizie profonde di quei bei tempi.

Come vedi la scena musicale di oggi, nell’era digitale?
Per me è un sogno, il modello di cui eravamo pionieri negli anni ottanta è stato realizzato. L’idea che puoi praticamente autosostenerti con un sacco di duro lavoro e un’immaginazione libera è nata. Posso trasmettere virtualmente praticamente ogni canzone che ho in tasca e, poiché sono sempre in movimento, questo è perfetto. Come band possiamo far ascoltare la nostra musica in tutto il mondo con un grande collettivo di stazioni radio e siti web underground. Possiamo muoverci sempre più velocemente e assicurarci di essere ascoltati!

Il fai-da-te (Do It Yourself), con l’avvento di Internet ha acquisito valore o lo ha perso?
È un valore aggiunto, la quantità di musica underground di nicchia è sconcertante, c’è spazio per tutti adesso e da scrittore di musica posso solo tenere il passo con tutte le fantastiche musiche qui fuori.

Come procede la tua attività giornalistica?
Alla grande, ho un sacco di cose fantastiche di cui scrivere e il mio sito web https://louderthanwar.com/ sta andando sempre più spedito tanto da stampare una rivista distribuita a livello nazionale.

Grazie mille, vuoi dire qualcosa ai lettori di questa intervista e a quelli che verranno a vedere i vostri concerti a Milano il 27 novembre e a Bologna come headliner il 28 novembre?
Siamo entusiasti di tornare in Italia, abbiamo sempre avuto ottimi risocntri e supporto lì e ci sono molte grandi band italiane come i nostri amici Joycut a Bologna. I recenti concerti che abbiamo suonato lì sono stati spettacoli davvero fantastici e siamo pronti a fornire la nostra energia oscura all’Italia!

MARCO PRITONI

Band:
John Robb – basso/voce
Peter Byrchmore – chitarra
Nick Brown – chitarra
Rob Haynes – batteria

http://www.themembranes.co.uk
https://www.facebook.com/theMembranes
https://www.instagram.com/themembranes

album

** ENGLISH VERSION **

I had the pleasure of interviewing John Robb, music journalist and  founder, singer and bassist of the historic British post punk band The Membranes, on the occasion of the upcoming concerts in Italy, on November 27th at the Fabrique in Milan where they will open the Mark Lanegan Band live and on November 28th at Freakout in Bologna as headliner.

 

Hello John, welcome on the pages of Tuttorock, for me it’s a great pleasure to interview you. First of all, how the new album “What nature gives… nature takes away”, that I appreciate it very much, of your band The Membranes is going?
The album is going very well. It’s had great reviews and people appreciate its ambition and epic scale. I wanted to create a double album that you could get lost inside like a walk in a deep dark forest at night. I wanted to create a record that was epic and took you on a journey. I have no problem with Spotify culture where people dip in and out of one track by a band and I do that myself but I love an album that consumes you musically, artistically and spiritually and that’s what I was aiming for and achieved.

And the tour with The Mark Lanegan Band how is it going?
The tour is going amazingly well. The audiences are really appreciating what we are doing and some of the reactions have been way beyond what a support band normally gets. People seem really entranced by what we are doing and finally, after all this time, we are beginning to get the recognition of bands who are our peers like Nick Cave or Swans or all those darker bands who went on their own idiosyncratic journeys after punk.

How were the songs from the new album born? Did you start from the lyrics or from the music?
Lots of different ways. Some started as bass lines – we are very much from the post punk period where the bass guitar was the key instrument – some would even start with a choir part I had in my head or an idea of what the texture or atmosphere of the song should feel like. Some started with lyrics and some started with a jam. The idea was that the tracks run in a certain order to take you into the deep dark world of nature.

I think you tried to keep your old style but made it more modern, am I right?
A band like The Membranes should always be moving forwards. We started in a time when pop culture was in fast forward. Punk was never about staying in one place. And post punk was the result and whilst we retain certain hallmarks of that sound that we really like – like the heavy lead bass and percussive guitars, we also have no fear of adding other sounds like the 20 piece choir in a quest to create new atmospheres and textures. We are also keen to retain the energy and it’s important that the music remains a physical music – physical in its sound and it’s power. When I play the bass it becomes part of my body and I’m a very physical player – music totally consumes me when I’m playing and it’s a powerful and emotional force.

Your sound has always been defined more American than English, do you agree?
Interesting you think that because I feel we have an Englishness about our sound and the way we are. It’s unintentional but part of the DNA. Of course like I said before we have contemporary bands in the USA who were playing with the same ideas like Swans, Sonic Youth and Big Black but we are northern British with that mixture of sarcy surrealism, rainy day melancholia and grey sky psyche added to our addiction to the energy rush of punk rock.

It is an album dedicated to nature, and we are destroying it with our own hands, can we do something in your opinion to stop this destruction of the planet?
Whilst not an album that is directly sloganeering about saving the planet it’s very much a record based deep into the idea of the beauty and violence of nature and the way that we humans are part of nature and not above it. We certainly have no right fuck it up and I’m inspired by people like Greta Thunberg standing up to the relentless selfishness of our species.

You have used many choirs, especially in a song that I adore most of all in this new album, “Deep in the Forest Where the Memories Linger”, who’s singing in choirs?
Thanks about that song – it’s my favourite as well –  we have finally started to play it live as well and it’s getting a great reaction. Initially I saw a choir play in Estonia and was blown away with their brilliance and asked them to do a gig with us and they agreed so we played two gigs in Estonia and then I wanted to bring this to the UK and it was far to expensive to work with the Estonian choir with all the travel, so I created a UK version of the choir and we have been working with them although when I travel I i will use local choirs – we did that in Portugal and also we will work with a local choir in Slovakia next July. I would like to do the same in Italy as well!

You were one of the most influential post punk bands, then you broke up, why?
We ran out of everything – tunes, ideas and space! It took twenty years to get the fire again and the fire is key. This is an intense music and it has to be played with the right level of intensity! When we came back we knew what to sound like and how to create the ideas that were running guess around my head. I had to be spiritually, physically and emotionally in the right place to deliver it as well.

So I also ask you why did you get the idea to reform the band?
My bloody valentine sparked it off – they asked us to reform to play festival with them. When they started they used to support us a lot and would stay over at my house. And one of my guitar players played on their first record. Once that spark was there I was ready.

Is there a particular memory of the first years of your career with The Membranes that you would like to tell me?
There are a million memories like when we got the sound right on spike Milligan’s take Recorder – the 1984 single that really broke us through. I remember being up all night making that song and laughing a the pure joy of getting the correct sound. There are a million memories of playing across Europe in the late eighties – wild Italian tours, getting arrested by the police, fighting skinheads in Lisbon, pioneering gigs for our type of music across south Europe – so many wild stories of beautiful times and great deep friendships.

How do you see the music scene today, in the digital era?
For me it’s a dream – the model we were pioneering in the eighties has come to fruition. The idea that you can virtually self-sustain with a lot of hard work and a free imagination has come to pass. I can carry virtually every song ever written in my pocket and because I’m always on the move this is perfect. As a band we can get our music heard all over the world with a collective of great underground radio stations and websites. We can move fast and quicker and make sure that we can get heard!

Has DIY (Do It Yourself) with the advent of the Internet acquired value or lost it?
It’s added value to it – the amount of underground music that finds a niche is staggering – there is space for everything now and as a music writer j can only just about keep up with all the amazing musics out here.

How does your journalistic activity proceed?
Great – loads of amazing stuff to write about and my website https://louderthanwar.com/ is going from strength to strength so much so that always print a nationally distributed magazine to go with it.

Thank you very much, do you want to say something to the readers of this interview and to those that will see your concerts in Milan on November, 27 and in Bologna as headliner on November, 28?
We are excited to come back to Italy – we have always had great reviews and support there and there are many great Italians bands like our friends in Bologna like Joycut or on Argenauto Records  The recent couple of gigs we have played there have been really cool shows and we are ready to deliver the dark energy to Italia!

MARCO PRITONI

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