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THE ARISTOCRATS – Intervista @ Zsa Zsa Mon Amour Palermo

THE ARISTOCRATS – Intervista @ Zsa Zsa Mon Amour Palermo

Il Trio dei sogni al microfono di Tuttorock! In occasione della loro serata allo ZsaZsa MonAmour di Palermo, riusciamo a strappare dieci impagabili minuti ad un trio d’eccezione. Il tempo è poco e ci limitiamo ad altrettante poche e semplici domande in cui possiamo toccare con mano l’incredibile simpatia ed umanità di questi tre giganti della musica, Marco Minnemann, Guthrie Govan e Bryan Beller : The Aristocrats! Questa sera ho il piacere di trovarmi con Marco Minnemann, Guthrie Govan e Bryan Beller degli Aristocrats, piacere di conoscervi! Cominciamo subito con le domande. 

Non sembrate il tipo di musicisti che si sentono a proprio agio con le etichettature. Tuttavia venite generalmente associati non solo al rock fusion ma anche al jazz, soprattutto per quanto concerne gli Aristocrats. Avete tuttavia dimostrato incredibili doti ed abilità musicali in tutti i progetti a cui avete preso parte. C’è una direzione particolare verso la quale vi muovete quando componete o lasciate che sia la chimica tra di voi ad avere la meglio?
Guthrie: Ok, proverò a rispondere io qui. No, non credo ci sia mai una tendenza esplicita di definire un genere o uno stile specifico perché ciò che ci piace di questo trio è quello che succede tra i tre musicisti che rende la musica così riconoscibile e questo ci attribuisce la libertà necessaria per esplorare varie aree stilistiche senza compromettere quello che potrebbe essere il sound caratteristico di una band. Esistono tipi diversi di musica ed è interessante attingere in ognuno di essi quando ci accingiamo a scrivere. Aggiungerei inoltre, visto che si è parlato di un nostro accostamento al jazz e al fusion, che noi cerchiamo di opporci a questo modo di vedere. Per scelta abbiamo deciso di suonare rock fusion per raggiungere un sound più forte, fastidioso e cattivo.

Più volte, però siete stati invitati a festival jazz ed è per questo che può scaturire questa associazione.
Bryan: Non necessariamente
Guthrie: Sì, ma quando ci capita di suonare ai jazz festival ci sentiamo enormemente ingombranti e rumorosi in confronto agli altri artisti.
Marco:…e ci piace che sia così!

Nonostante il vostro sound (e look) incredibilmente spontaneo e naturale, la vostra musica richiederà un sacco di lavoro. Quanto tempo viene impiegato a provare, comporre e interiorizzare i brani che poi vengono incisi per l’album?
Marco: Ognuno di noi scrive tre canzoni per l’album. Scriviamo la canzone e la completiamo e poi ce la mandiamo tra di noi  a casa e poi le proviamo dal vivo. Per il primo album siamo andati direttamente in studio, ma col tempo abbiamo imparato che dal vivo alcune cose cambiano. Pertanto per quest’ album abbiamo scritto le canzoni a casa, le abbiamo analizzate insieme e le abbiamo suonate dal vivo di fronte ad un pubblico come un banco di prova per circa una settimana e poi siamo andati in studio a registrare.

Quindi vi scambiate le bozze delle canzoni, anche perché potrebbero presentarsi diversi problemi logistici, considerando che abitate tutti in posti diversi e piuttosto distanti tra loro.
Marco: Internet è piuttosto utile da questo punto di vista.
Guthrie: Ci troviamo sempre in posti diversi e non siamo mai veramente a casa, quindi i problemi raddoppiano.
Bryan: Impariamo le canzoni quando ne abbiamo il tempo, che è generalmente molto poco, poi quando siamo pronti per suonarle ci incontriamo per suonare insieme e a quel punto diventano qualcosa di nostro e quindi non c’è mai solo un compositore.

Avete fatto riferimento al numero delle canzoni, che è sempre nove, come mai avete scelto di scriverne proprio tre a testa.
Marco: Questo era il concept per i primi tre album, potrebbe cambiare oppure no, ma è dimostrato che funziona.

Restando sull’argomento ci sono molti gruppi che tendono a iniziare gli album molto lentamente, con dei crescendo molto lunghi che ti portano anche a dimenticare che il cd sia partito. Il vostro album è diverso perché inizia in modo molto diretto senza troppi giri di parole e in modo molto intenso. Esiste un ordine specifico nell’insieme di canzoni che compongono l’album?
Bryan: Ci piace pensare che l’ordine vada perché è la migliore disposizione per le canzoni che abbiamo scritto, anche se non c’è un vero motivo dietro l’ordine delle canzoni. Non funziona così. Ascoltiamo i pezzi e prepariamo una sequenza che riteniamo la migliore per coloro che vogliono ascoltare l’album dall’inizio alla fine.

Avete da poco pubblicato Tres Caballeros… Adesso quali sono i vostri piani per il futuro?
Bryan: Abbiamo delle lunghe tournée davanti a noi. Una volta finito questo tour Guthrie andrà in tournée con Hans Zimmer, il famoso compositore di colonne sonore. Marco e io accompagneremo Joe Satriani in America e in Europa. Più avanti quest’anno gli Aristocrats andranno in tour in Asia e in Australia e ci sarà molto altro ancora che ancora però non possiamo rivelare.

Una cosa che può essere facilmente notata è che il titolo di ogni canzone riflette al meglio il mood e le dinamiche della canzone. La domanda quindi sorge spontanea, ma viene prima, la musica o l’idea della canzone e quindi il titolo?
Marco: In realtà quando scrivo musica, lascio che il titolo arrivi spontaneamente. L’idea può venire da cose diverse, dal mood o dal vibe o magari un riff più interessante o un’immagine che ho in mente per cui voglio scrivere della musica. Poi pensiamo al titolo e cerchiamo di capire dove andrà a finire, se in un progetto solista o in un album degli Aristocrats. Capisco possa essere un modo diverso di scrivere ma è il mio metodo.

Molte persone tra il pubblico guardano a voi come a una fonte di ispirazione, come se foste sopra un piedistallo…
Guthrie: Beh tecnicamente siamo su un palco… (risate)

Beh, questo è certo! Ma diteci di più, ognuno di voi avrà certamente un artista, un musicista che vi ha ispirato nel tempo e che ancora è fonte d’ispirazione per voi?
Bryan: Beh, ce ne sono cosi tanti!

Così su due piedi!
Bryan: Per quanto riguarda l’improvvisazione vorrei essere John Scofield. Tutte le sue idee sono così semplici eppure eleganti e complesse allo stesso tempo. Quando si tratta di scrivere un album vorrei avere lo stesso sound dei Pink Floyd o magari dei Nine Inch Nails per l’architettura delle loro storie e delle tematiche. Ognuno di noi ne sceglierebbe almeno trenta, ma mi sono limitato a tre.
Guthrie: Decidere quale musica possa ispirarmi prima di ascoltarla non è il mio primo pensiero. Mi preoccupa di più ciò che può piacermi, quello che la musica può comunicarmi, ma se dovessi estrarre un nome dal cappello sceglierei Frank Zappa, se consideriamo quanto ha raggiunto..
Marco: Direi anche io Frank Zappa. Vedi, sono i gruppi con cui siamo cresciuti, lo stesso vale per i Queen, per i Led Zeppelin, per i Police o per l’appunto Frank Zappa. Ascoltavo anche Ryuichi Sakamoto, il compositore…i Queen sono stati probabilmente il motivo per cui ho cominciato a suonare, quindi devo ringraziarli.

Ok ragazzi capisco che il tempo a nostra disposizione è terminato, noi vi ringraziamo nuovamente a nome di Tuttorock per  il tempo che ci avete dedicato,  ringraziamo la (Modern Music Institute) per avervi portato qui questa sera ed ovviamente, speriamo di vedervi sempre più spesso in giro in Italia e soprattutto qui in Sicilia.
Guthrie: Beh, chiedilo al promoter! (risate)
Brian: Beh sì, non saprei, il nostro booking agent per l’Europa è Italiano (viene da Firenze), ma ha conoscenze in tutta Italia, quindi ci capita spesso di suonare in Italia, e a noi fa sempre piacere!

Azzurra De Luca e Francesco Zingales


Band:

Guthrie Govan – chitarra
Bryan Beller – basso
Marco Minnemann – batteria

The Aristocrats sul web
http://the-aristocrats-band.com/about/
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http://www.twitter.com/acratsband
http://www.youtube.com/aristocratsbandboing