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SVEGLIAGINEVRA – Intervista su “La fine della guerra”

SVEGLIAGINEVRA – Intervista su “La fine della guerra”

In occasione dell’uscita del nuovo album “LA FINE DELLA GUERRA” ho intervistato la cantante “SVEGLIAGINEVRA”.

Ciao Ginevra, io ho ascoltato il tuo disco intanto e devo dire che è bellissimo. Non è una cosa appiccicosa che avrò ascoltato non so quante volte, se fosse un vinile l’avrei consumato.
Grazie 1000 Maurizio, grazie. Poi, oggi sono i primi feedback che mi stanno arrivando, quindi mi è super utile questa cosa che mi dici. Perché, effettivamente, a parte i miei amici che ho costretto ad ascoltare e le discografiche, sono, come dicevo, i primi feedback che sto ricevendo, quindi assolutamente mi fa super piacere.

Bene, ascolta, intanto è un lavoro che è stato molto pensato, tre anni di lavoro, che non è poco per un disco. Questo tempo che è stato necessari a cosa è dovuto?
In verità non ci ho messo tre anni per scriverlo, diciamo che ho ci ho messo tre anni per vivere quello che avrei dovuto scrivere il disco. Nel concreto, il disco l’ho scritto nell’ultimo anno su per giù; è che avevo bisogno di trovare qualcosa da dire e da vivere per poi parlarne nel nelle canzoni. In questo periodo mi sono innamorata, ho cambiato i posti in cui sono stata, ho frequentato persone nuove, ho assunto nuove abitudini. Avevo bisogno di ritrovarmi anche, perché venivo da 3 dischi, uno dopo l’altro, tre dischi in tre anni e mi avevano logorato perché non sono abituata a questo ritmo di lavoro. Io vengo sempre dalla vecchia scuola, sono abituata ad ascoltare i dischi che uscivano ogni tre anni, cioè ho cominciato a suonare e fare concerti perché mi ero innamorata di Jeff Buckley, da un live su YouTube. Ho fatto sempre un poco fatica a ritrovarmi nella nuova società musicale di oggi, con le tempistiche così veloci e i ritmi pressanti. Quindi, dopo tre dischi così, mi sono obbligata a darmi del tempo per far sì che potessi dare un disco vero e sincero alle persone.

Facendo un passo indietro, hai cominciato a ad ascoltare la musica, quella di Jeff Buckley, lui ha poi fatto solo un album, Grace, e quindi quel tipo di musica lì,  rock, alternative, songwriting.
Principalmente io l’ho scoperto tramite un correlato su YouTube del suo live di “Lover, You Should’ve Come Over”, che mi ha veramente devastato. E quel giorno lì ho capito che volevo fare quello, volevo esprimermi attraverso il palco e la scrittura. Poi da lì è stato tutto un variare di tanti artisti generi, passando magari anche appunto da Nick Drake, Beatles, Ornella Vanoni, Battisti. Io sono veramente ossessionata dalla musica, credo sia la più la mia più grande passione e a volte il fatto che sia anche il mio lavoro mi fa un poco soffrire, tra virgolette, perché comunque ci sono dei tempistiche da rispettare e tutta una serie di cose che vorrei non esistessero. Però alla oggi la musica va così, bisogna trovare un compromesso.

Ecco, passare dall’ascolto, dalla passione per la musica a decidere di appunto, come dicevi, di fare un lavoro come è accaduto. Hai cominciato a prendere lezioni, provare a cantare in qualche posto, in qualche locale?
In qualche modo mi ero già appassionata, avvicinandomi alla chitarra, perché ho perso mio padre all’età di 15 anni e lui aveva mi ha lasciato una chitarra. Ancora non suonavo in quel momento, quello era diventato il mio modo per sentirlo vicino a me, e poi ho cominciato a prendere delle lezioni di chitarra classica, perché mia mamma aveva trovato questo insegnante di chitarra classica nella città dove sono nata. Da lì ho continuato a studiare come autodidatta, finché non mi sono ritrovata dopo il liceo che non avevo assolutamente idea di cosa fare e ho pensato che l’unica cosa che, forse, mi poteva piacere fare, era dedicarmi alla musica. Considerato che amavo anche scrivere, ho frequentato un’università di musica e lì ho imparato proprio come fare, come scrivere. Ho frequentato musicisti, ambienti di musicisti, ho creato band, prima di questo progetto, scrivo in inglese, ho avuto un poco di progetti, ho vissuto i palchi, lo scrivere, facevo uscire EP, insomma, un percorso lungo. Non ho mai mollato la musica, ecco che è sempre stata una costante nella mia vita.

Tornando al tuo disco, “Alla fine della guerra”, se ho tradotto bene il senso, hai avuto tre anni alla fine di un periodo difficile, giusto? Quindi, la fine della guerra vuol dire aver ritrovato la pace? È questo che intendi con questo titolo?
Sì, la consapevolezza che la guerra è prima di tutto interiore. Non ti dico di aver risolto e superato, ma ho la consapevolezza che ho risolto sicuramente delle questioni emotive, ma c’è ancora tanto da crescere, migliorare. Cioè, la vita continuerà a mettermi alla prova, ma è anche questa la parte più bella, l’imprevedibilità. Però accettarsi, ecco, è già un grandissimo passo in avanti.

È un disco dove sono tutte canzoni d’amore, no? In tutte le varie sfaccettature, hai trovato anche l’amore, quindi insomma, un disco che alla fine è positivo.
Sì, quello da “Caramelle” o da “Voglio quello che vuoi tu”, che attraversa le fasi di un amore, di una storia da adulti, no? Di condivisione quotidiana, di amore reale, non quello che vediamo sui social o magari quello che ci raccontano in televisione o al cinema, volevo proprio parlare di quello vero. Semplicemente due persone che si incontrano e si prendono per mano e cercano di andare nella stessa direzione.

Ecco, e fra l’altro un tema che ho visto nei tuoi testi, così che mi sembra di avere percepito nei tuoi testi, è che quando tutto è bellissimo e vivi tutte cose belle, nasce la paura che questo momento possa finire all’improvviso. Cosa ne pensi?
Sì, credo sia la vulnerabilità dell’amore stesso, la paura di poter perdere da un momento all’altro quel tipo di momento, quel tipo di sensazione. Però è una paura bella, una paura che significa che tu stai vivendo e che non sei fermo ad aspettare che qualcosa succeda.

Ecco, e poi alcune canzoni hai scritto che sono ancora, forse non le hai comprese completamente. Cosa intendevi su questo?
Intendevo sicuramente l’idea che ci sono canzoni che magari scrivendo di getto non riesci ad analizzarle appieno nel momento esatto in cui le scrivi. Soprattutto, perché quando le scrivi non hai la mente così lucida, magari puoi ottenere un ascolto più chiaro a distanza di tempo dal momento della scrittura Ed è il momento in cui puoi prendere consapevolezza delle cose che hai scritto, che nel momento in cui le avevi scritte era più istinto o voglia di scrivere una cosa bella.

Ascolta, nel di nel progetto hai messo dentro, hanno collaborato con te anche PAGA, Effemmepi ed Elia.wave, cosa hanno aggiunto? Come è stata questa collaborazione allora?
Sicuramente, rispetto al terzo disco, cioè quello prima di ‘La fine della guerra’, dove veramente hanno lavorato tante persone, questo disco qui avevo semplicemente voglia di scriverlo da sola, ma mi mancava l’energia che in una session puoi avere con altre persone. Praticamente, a questo disco abbiamo lavorato in quattro persone in cui Paganelli ha registrato il prodotto e coprodotto l’intero disco. E poi sulla scrittura, soprattutto dal punto di vista dell’arrangiamento, ho avuto la possibilità di lavorare con Francesco ed Elia che mi hanno stimolato tantissimo nella ricerca della mia identità, delle mie origini, di quello che veramente avevo bisogno di fare. Per me è importantissimo avere la condivisione con una figura, che sia un produttore, che sia un autore, che sia una persona che in qualche modo in quel momento ha la stessa tua voglia di far venir fuori una bella canzone.

Tre singoli li hai già messi fuori per anticipare l’album, come hai scelto? Perché avere scelto proprio questi tre? “Pessima idea”, “Da domani cosa farai?”, “I fatti i miei”, rappresentano un momento, un particolare pezzo dell’album?
Ma allora, come tu avrai sicuramente scoperto, sono un poco diversi da tutto l’intero disco. I tre singoli sono un poco staccati da quello che è che sono le tracce che rimangono nel disco, perché li ho scelti più per un discorso di leggibilità. L’idea era quella di scegliere delle canzoni che fossero più leggere, anche solo per il tappeto sonoro; con l’intento di creare dei singoli che potessero andar bene per le radio. Anche le tematiche scelte, il modo in cui sono cantate o arrangiate è più una scelta di tecnica singolabile, non so come dire, ho scelto di semplicemente i pezzi più che potevano in qualche modo arrivare ad un ascolto diretto più veloce rispetto ad altri che avevano bisogno di un più tempo per essere compresi, secondo me.

Certamente, oggi la musica è molto veloce, o piace subito il pezzo o la gente passa a quello dopo, quindi. Mi sa che i primi secondi e i primi ascolti sono quelli che indirizzano, diciamo che la scelta è corretta rispetto il mercato musicale di oggi. E poi hai messo la copertina di Londra, perché sei stata a Londra e avete scelto questa foto. Ha un significato particolare avere inserito Londra in questo disco?
Sicuramente è una scelta che ho fatto per l’estetica, perché era da un po’ che volevo fare la copertina, volevo avere uno scatto per una copertina a Londra, ma non ho mai avuto in mano il disco giusto e questo qui mi sembrava il disco che potesse avere un tipo di copertina del genere. Io amo Londra, ci sono stata diverse volte, per me è la città dell’arte, della musica, è la città dove sono nati tanti artisti e tante opere come poesie, libri e canzoni, e quindi è fonte d’ispirazione per me. Ma l’idea era quella di ricreare una copertina come se fosse quella di un disco uscito vent’anni fa, perché è l’attitudine con cui ho scritto questo disco. Non volevo creare qualcosa di fugace, ma di qualcosa che resta, cioè un disco che ha bisogno di ascolto, di strumentali, di pause, di testi che ti raccontano qualcosa, senza la pressione delle tempistiche di oggi, pensando ai 30 secondi su Spotify o le due frasi su TikTok. Non è questa, questo modo di fare musica non mi appartiene, avevo bisogno che tutto esteticamente avesse la stessa direzione.

Il disco, come hai anche hai scritto, è una specie di diario molto intimo. C’è il lutto, la perdita, c’è l’amore, la rinascita. Condividere tutti questi pensieri con tutto il pubblico, speriamo tantissime persone. È empatico, è un catartico, che effetto ti fa?
Mi fa un effetto a tratti strano perché so che sto per condividerlo con persone che non conosco, ma l’idea di condividere sentimenti e situazioni che so che anche altre persone hanno vissuto, anche solo per anche solo per dirgli “non sei solo”, è una cosa che mi rende fiera. Ho sempre ascoltato la musica pensando questo di altri artisti, cioè ascoltare canzoni di farle mie perché avevo vissuto nello stesso tipo di situazioni.

Ma guarda, sei fantastica. E proprio mi ero tenuto il proseguo che era questo, nel senso la gente che ha ascoltato il disco, ti ha fatto avere dei riscontri dai social, dai messaggi. La gente che ascolta questo ci si ritrova e quindi ti restituisce dei feedback su questo?
Sì, continuamente, sono assolutamente felice, soprattutto quando mi vengono a scrivere raccontandomi quello che una mia canzone rappresenta per lor, raccontandomi la storia, il motivo per cui continuano ad ascoltare la mia musica. Incontro i fan, coppie di fan che grazie alla mia musica si sono appunto innamorati, oppure magari a volte mi dicono: “Ma tu sai che quella canzone l’ho ascoltata per mesi perché mi ha mi ha aiutato ad andare avanti in una situazione che facevo fatica a gestire.”. Anche solo per questi messaggi sono super felice di continuare a ad avere questo tipo di riscontro.

Ascolta, quindi adesso uscirà l’album e ovviamente ci sarà un tour in seguito?
Sì, assolutamente. Ci sarà un tour nei diversi club in tutta Italia, da Milano a Roma, a Firenze, riesco anche a suonare a Benevento, che è la mia città d’origine, e dopo il primo tour di promozione del disco ci sarà l’estivo con i festival fino a agosto, settembre.

La tua dimensione come sarà? Come l’hai pensata? Cioè, vai da sola con la chitarra, ti porti qualcuno, una band o qualcun altro sul palco? Hai già un’idea?
Ci sarò io con la chitarra e poi avrò due turnisti che mi seguiranno in tour e ci sarà batteria, basso, synth. Cercheremo di ricreare le sonorità del disco in maniera leggermente più acustica.

Quindi i club sicuramente saranno un ambiente perfetto per il tuo tipo di disco.
Sì, assolutamente sì. Poi per questo disco, secondo me, è la formazione ideale.

Sì, ascolta, per finire, ultimo progetti futuri, hai già in idea un stai già lavorando a qualche disco nuovo, qualche progetto nuovo?
No, voglio assolutamente godermi questo disco qua, mai come mai come prima. E l’unica cosa che ho in mente di fare è suonare tanto affinché. Questo disco arrivi a più persone possibili.

Mi è scappato qualcosa. C’è qualcosa che volevi aggiungere?
No, direi che abbiamo dai, abbiamo fatto una bellissima chiacchierata secondo me, grazie davvero.

MAURIZIO DONINI 

Band:
Ginevra Scognamiglio aka svegliaginevra

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