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STEFANO MANNUCCI – Intervista all’autore del libro “Il suono del secolo …

STEFANO MANNUCCI – Intervista all’autore del libro “Il suono del secolo …

Stefano Mannucci, giornalista, si occupa di musica da decenni e la sua carriera si è sempre divisa tra carta stampata e radiofonia; attualmente è su Radiofreccia, emittente della famiglia di RTL 102.5, tra i conduttori di Rock Morning come Doctor Mann, e scrive su «Il Fatto Quotidiano».

Andando indietro nel tempo, la tua passione per il rock, quando si è acceso il sacro fuoco della passione per musica e scrittura?
Il fuoco era tutto intorno, questo incendio che bruciava dentro e fuori, era la forza motrice che attraversava la storia cercando di cambiarla in meglio rispetto quello che i politici e la società volevano. Il rock è stato importante, lo è tuttora, ma ancor più in quei decenni dando voce ai giovani, che erano poi i figli della seconda guerra mondiale, erano ragazzi che si ribellavano. Ed i padri erano rimasti stupiti, senza capire il motivo di questa frattura, il non volere rispettare le gerarchie che da sempre governano il mondo, e gli chiedono “che cosa volete?”. Ed i ragazzi volevano la voce, dire la loro, desideravano una loro identificazione. Ed il rock ha consentito loro di sprigionare questa energia e noi la condividevamo, chiudendoci in una stanza in dieci ad ascoltare un vinile. Oggi i ragazzi sono da soli con le loro cuffiette, e ascoltano musica molto più effimera. Il libro è dedicato a loro proprio perché sappiano il motivo per cui i loro genitori hanno dedicato tanta parte della loro vita alla musica.
 
Quello che più mi ha colpito nel tuo libro, è che oltre i tantissimi aneddoti, racconti, chicche rock, il tutto è incrociato sullo sfondo della storia e della società. Cosa è cambiato dagli anni ’60-’70 di Woodstock ad oggi? Pensi che il rock abbia ancora la forza di cambiare il mondo?
E’ cambiato tutto, i giovani di oggi sono i primi nativi digitali, il loro mondo virtuale è quello nel quale sono immersi e credono che non essere fisicamente esposti sia la soluzione per condividere tutto. Noi analogici invece eravamo costretti ad uscire, a rischiare in proprio, a beccare il 2 di picche da una ragazza, ad andare sotto un palco con la musica a tutto volume a farti sanguinare le orecchie. E’ cambiato veramente tutto, in peggio l’industria perché la discografia è morta, la democratizzazione dell’arte attraverso internet è in realtà una dittatura che ci è stata imposta da quattro signori: Zuckerberg, Jobs, Bezos e Gates. Questi hanno creato le gabbie in cui un giovane deve muoversi, per cui se non ha likes è nevrotizzato, per cui credere di poter raccontare a tutti la propria musica. Ma poi non è più 1 su 1000 che ce la fa, ma 1 su 1.000.000, ma c’è una frustrazione, un isolamento, molto maggiore di quando andavi veramente a scoprire la bellezza di quel fuoco di cui parlavamo prima. La musica ha fatto questo, è stata un accelerante di tutte queste energie positive. Poi vedo che adesso tutto lo schieramento delle star a favore di Hillary Clinton contro Trump non è servito a niente, mentre ai tempi di Nixon la posizione di John Lennon impaurì talmente il presidente che scatenò contro di lui tutta l’FBI per toglierli la carta verde e rimandarlo in Gran Bretagna.
 
Una volta, ai tempi del solo vinile, investivi in un disco e se non ti piaceva, prima di buttarlo, lo ascoltavi e riascoltavi, perché ci avevi speso la paghetta. Questo modo odierno di usufruire della musica che ti deve piacere subito, altrimenti nemmeno finisci di ascoltare un pezzo, non ha portato ad un appiattimento e conformismo della stessa?
I digitali non hanno la possibilità di concentrarsi per qualche minuto di seguito, sono stati abituati ad aprire mille finestre contemporaneamente, possono farlo, hanno tante informazioni rapide ed orizzontali, non vanno in profondità. Questo non è colpa loro, sono stati messi in condizione di volere tutto e credere che possono pensare di esplorare tutto, la loro attenzione è di 6-8 secondi, poi via. Quella di adesso è musica isolante, impalpabile, da ascoltare con le cuffiette da soli. Quelli che ascoltavamo noi erano dischi da 40 minuti, con introduzioni lunghe di 10 minuti, lo ascoltavamo e riascoltavamo, la busta, l’artwork, era un contatto quasi erotico.
 
Le canzoni di protesta, la musica ‘politica’, ha ancora un senso al giorno d’oggi? Vedendo i risultati Trump di cui sopra, verrebbe da pensare di no.
Ci vuole maggiore concretezza di azione, basta con le sterili dichiarazioni contro il nemico, altrimenti diventa talmente evidente che vai contro di lui, che ottieni il risultato contrario. L’altro motivo è il terrorismo, Bataclan, Las Vegas, che non è stato strettamente terrorismo, ma comunque la musica nel mirino. La cosa interessante è che quando individui un nemico che raccoglie l’opposizione di tutti, in Europa massimamente Trump e l’Isis, si espongono. A Las Vegas che è stato un attentatore interno, americano, con tutto il discorso dell’industria delle armi, non ho visto questa inalberarsi degli artisti, mi viene da pensare che mettersi contro la National Rifle Association gli farebbe perdere parte del loro pubblico.
 
Hai tante esperienze, Il Tempo, Il Fatto Quotidiano, Radiofreccia, come libro è il primo che scrivi?
Ho scritto libri su altre storie, ma come musica è il primo, e sono stato ben attento a non fare l’ennesima storia del rock, ce ne sono già delle bellissime, completissime, poi vai su internet e trovi tutto. Ho voluto scrivere del rock immerso nella storia, perché molte delle cose che sono state scritte guardavano il dito e non la Luna, dettagliando chi aveva suonato dove, ma senza contestualizzare la storia. Non ha senso parlare del rock se non dici dove è nato e come è nato, e parlare ai ragazzi di oggi senza spiegargli perché per i loro padri è stato così importante.
 
Come hai messo assieme tutto il bagaglio di conoscenze che hai trasmesso nel libro?
In 40 anni mi è capitato di conoscerli tutti e vedere tutto, ogni libro deve essere documentato ed a prova di verità. Poi c’è modo e modo di scrivere, io non ho mai incontrato Elvis, ma so cosa ha fatto in ogni momento come la volta che andò alla Casa Bianca da Nixon.
 
Il tuo modo di scrivere mostra divertimento e disincantato, sarcasmo direi.
E’ il modo di scrivere divertente per catturare l’attenzione, se fai troppo il trombone non ti ascoltano, invece devi cercare di fare sentire i lettori parte del tutto.
 
Possiamo aspettarci un tour con questo libro al centro?
Abbiamo in cantiere un tour nella grande provincia italiana, con un format particolare che coinvolgerà i ragazzi delle scuole che interpreteranno le canzoni. La prima dovrebbe essere Bisceglie, poi Feltre e via in giro per l’Italia, un calendario in piena evoluzione.
 
MAURIZIO DONINI

Editore: Ugo Mursia Editore
Collana: Leggi RTL 102.5
Anno edizione: 2017
Pagine: 460 p., ill. , Brossura
EAN: 9788842558590

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