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SPITFIRE MKIII – Intervista a Giacomo Gigantelli su SHADOWS PHANTOMS NIGHTMARES

SPITFIRE MKIII – Intervista a Giacomo Gigantelli su SHADOWS PHANTOMS NIGHTMARES

Ho incontrato Giacomo “Giga” Gigantelli, uno dei grandi veterani della scena rock tricolore, in occasione dell’uscita del nuovissimo album degli Spitfire Mk III. Il titolo “Shadows Phantoms Nightmares” manifesta inequivocabilmente una ispirazione collegata ai più mostruosi gothic-horror movies, in un calderone musicale robusto ed essenziale, continuamente sospeso tra durezza e melodia, tra legge e caos. Questo è il resoconto dell’intervista.

Ciao Giga, come stai? Grazie per la disponibilità. Devo ammettere che l’ascolto di “S P N” mi ha piacevolmente spiazzato, aspettandomi un solido true-metal dalle tinte retrò, ma colto in contropiede da suoni freschi e contemporanei. Era questa una vostra precisa intenzione?
Ciao Ivan e grazie a te per l’intervista. Sinceramente non è che ci sia stata un’intenzione di un tipo rispetto ad un’altra. Sicuramente volevamo che i brani fossero dei buoni brani e che rispecchiassero la nostra personalità dopo oltre 40 anni di musica suonata e registrata. Credo che il risultato sia un po’ un mix in realtà, appunto la nostra esperienza nel comporre determinati brani e i tempi moderni, che nel bene e nel male non possiamo cancellare. Agli esordi qualcuno ci aveva considerato gli Iron Maiden italiani, ma in realtà le nostre ispirazioni vanno oltre alle bands storiche del genere e quindi non ci siamo dati dei “paletti”, abbiamo lasciato che le composizioni si fondessero con suoni leggermente più moderni ma senza snaturarci, ecco questo era fondamentale.

Quanto tempo e lavoro ha richiesto la composizione e registrazione del nuovo lavoro?
Molto tempo, nel senso che io e Stefano ci abbiamo lavorato quando potevamo. Le nostre bands principali (Danger Zone ed EX) ci occupavano praticamente quasi tutto il tempo ma la venuta della pandemia ci ha “costretti” molto tempo a casa e ci siamo detti che era il momento di lavorarci su come si doveva e così è stato fatto. Utilizzando riff vecchissimi e nuove idee, dopo qualche mese abbiamo assemblato, scambiandoci via internet i files, un demo sufficientemente valido da poter sottoporre a chi avrebbe poi fatto il lavoro in studio come si deve. E così dopo che hanno riaperto le gabbie non abbiamo avuto dubbi nel proporre il lavoro a Fabio Serra nei suoi Opal Arts Productions Studio, un amico che ci conosce da tantissimo tempo e che avrebbe senz’altro valorizzato il nostro nuovo lavoro. Anche qui il lavoro è stato lungo causa gli impegni di tutti ma ogni ora passata a registrare è stata piacevole, divertente e nello stesso tempo molto professionale. Quindi possiamo dire che l’album racchiude la fatica di circa tre anni ma per fortuna nessuno ci faceva fretta e abbiamo lavorato con calma e attenzione ai particolari. Soprattutto in particolare ci tenevo che le melodie rispecchiassero molto le tematiche quasi concept dell’album ed è stato un grosso lavoro per me anche su questo.

Anche se “Screaming Steel” è un brano quasi perfetto, vorrei assegnare la medaglia del “faro” del lotto a “Beauty Vs Beast”, per la sua coraggiosa varietà di struttura. Come vi è venuta l’ispirazione per questa track fuori dagli schemi?
Screaming Steel è sicuramente anche uno dei miei preferiti per come la melodia si intreccia con i riff poderosi di chitarra e la parte centrale lenta che per un attimo (ma solo per un attimo) cambia totalmente l’atmosfera, ma che secondo me impreziosisce il brano. Beaty Vs Beast invece fa parte di quelle “nuove” idee che ci sono venute fuori durante la scrittura dei nuovi brani e che subito ci è piaciuta per questa freschezza compositiva che faceva fluire tutto molto velocemente ma in modo piacevole e diverso dai soliti nostri brani. Per quanto riguarda il basso per esempio ho trovato ispirazione in alcune cose di Geddy Lee dei Rush, cosa che non mi era mai capitato in precedenza. Poi il discorso dell’intro acustico è una storia totalmente a parte. Ho composto l’idea ancora ai tempi di Line of Fire dei Danger Zone (quindi parliamo del 1989) quando un giorno in una pausa di al Condulmer recording Studios, giocando con la chitarra acustica, mi è venuta questa idea leggermente “jazz”. Negli anni non sono mai riuscito a collocarla da nessuna parte (ovviamente direi 😉) però in questo caso c’era bisogno per questioni “narrative” di creare un intro che rappresentasse la Beauty, prima che incontrasse la Beast. Una curiosità: in studio ho provato a registrarla io ma non riuscivo assolutamente a farlo in maniera soddisfacente, anzi direi che il risultato era pessimo tanto che pensavo di non utilizzarlo più (una cosa è suonarla mentre sei sdraiato sul divano e una cosa è registrarla come si deve in studio): per fortuna è intervenuto Fabio Serra (un maestro delle 6 corde oltre che un super produttore!) che si è offerto di registrarla lui e la cosa incredibile è che quando ho sentito il risultato finale era esattamente quello che avrei sempre voluto fare io! Quindi è stata riammessa con gioia come intro del brano risultando un po’ “fuori dagli schemi” come dici tu 😉

Per chi acquisterà l’album in formato fisico cd, sarà possibile apprezzare un bonus rappresentato dal curatissimo booklet, dove ad ogni brano viene abbinata la locandina dell’omonimo cult-horror movie. Ma non finisce qui, perché i buoni osservatori non mancheranno di beccare i componenti della band inseriti direttamente nel casting. Chi ha curato una grafica così particolare e da dove viene fuori questa idea così originale?
L’idea di creare un simil concept ci è venuta durante la stesura dei brani. Abbiamo pensato fosse ancora più interessante in tempi moderni abbinare alla musica una immagine, un’idea per cui l’ascoltatore più attento potesse immedesimarsi maggiormente in quello che avrebbe ascoltato. Così abbiamo pensato appunto ai film horror perché avrebbero potuto descrivere meglio certe inquietudini e paure che non hanno “tempo”. I testi sono stati pensati però per un significato più profondo rispetto al voler raccontare la semplice storia di un film o di un racconto. Ecco quindi che brani come Heartquake raccontano la storia di Frankestein ma nel profondo è una difesa di tutte le diversità, che soffrono e amano come tutti. Oppure di Beauty Vs Beast che potrebbe in fin dei conti essere una storia di violenza verso le donne, come del resto se ne sentono molte ogni giorno. Però le paure non devono essere per forza essere combattute con frustrazione e terrore ma si possono esorcizzare, come per esempio in Once it was Human (the Fly) dove a differenza del film horror, il protagonista è la mosca e di come è finita all’interno della macchina per errore e trasformata per metà in una cosa terrificante che è l’essere umano. Per la grafica quindi ci siamo affidati al nostro vecchio amico Alessandro Palvarini che ha saputo capire la nostra vogli di “horror” ma anche non essere troppo seriosi. Certe chicche grafiche sono da scoprire appunto da chi acquisterà la copia fisica (curata da Gianni della Cioppa e Andromeda Relics) , che tra l’altro ricordo contiene una canzone in più rispetto alla versione on-line (curata da Mirco Galliazzo e Heart of Steel).

Visto che del master si è occupato Roberto Priori, mi viene spontaneo chiederti se sta bollendo qualcosa in pentola anche sull’altro fronte Danger Zone, che ti vede protagonista. State pensando a quale direzione prendere per le nuove registrazioni?
La produzione è stata affidata a Fabio Serra che ha fatto un fantastico lavoro di studio e il master è stato affidato invece a Roberto Priori proprio per la sua preparazione anche in questo campo. Una procedura che ci è sembrata normale conoscendo appunto le fantastiche persone che sono e la loro professionalità. Ovviamente questo, non solo da parte tua, ha portato a pensare che i Danger Zone centrino qualcosa oppure che io sia stato in qualche modo influenzato dalle recenti produzioni, ma ti assicuro che non è così. L’album degli Spitfire è tutto farina del nostro sacco e anzi ho voluto proprio discostarmi dal modo di comporre dei Danger Zone anche e soprattutto dovuto al modo di suonare la chitarra di Stefano, molto particolare e originale. E’ anche ovvio che qualche sfumatura nel mio modo di cantare ricordi i DZ ma d’altronde sono sempre io! 😉 Ora che il capitolo Spitfire a livello di album è concluso (sperando duri parecchio nella diffusione) con i DZ stiamo scrivendo materiale nuovo che speriamo poter proporre il prossimo anno con un nuovo album. Ma siccome non ci corre dietro nessuno, ci vorrà il tempo che ci vuole… l’importante sarà fare al meglio che si può come sempre!

Per concludere, vuoi salutare gli ascoltatori con una citazione o un appello? Intanto ringrazio te per l’opportunità, poi ovviamente tutti gli amici e fans che ci seguono e che ci mandano messaggi di incoraggiamento e stima. Tutte queste piccole grandi cose ci stimolano a continuare ancora dopo così tanto tempo. Riallacciandomi al nostro album vorrei dire a tutti di affrontare qualsiasi paura con forza e coraggio. La vita è una ruota che gira quindi poi tutto passa e arrivano anche le cose belle! Basta crederci sempre! 

IVAN FACCIN

Band:
Giacomo “Giga” Gigantelli voce e basso
Stefano Pisani chitarra
Luca Giannotta batteria 

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