SAMUELE SARTINI – Intervista sul remix di L’Emozione Non Ha Voce
In occasione dell’uscita del remix di “L’EMOZIONE NON HA VOCE (IO NON SO PARLAR D’AMORE” ho intervistato il dj SAMUELE SARTINI.
Buongiorno Samuele, piacere di sentirti, per cambiare genere, oggi ho un DJ da intervistare 😊
Piacere mio, piacere mio, intanto un DJ invece ogni tanto sì, vedi? 😊
Vabbè dai, io sono della generazione delle discoteche, quindi ci siamo, perfetto.
E allora è proprio il tuo pane.
Scherzi a parte, io pensavo ai DJ delle grandi discoteche degli anni 80 e 90, diciamo che adesso quello che fate voi come DJ, quello che fai tu, si tratta di una cosa forse un poco diversa.
Anche è un po’ cambiato il mestiere. Sì, guarda, io non è che non sono più, cioè nel senso, sono finto giovane. Ho iniziato con i club già dalla fine degli anni ’90, quindi magari la generazione del decennio successivo. Però, rispetto agli anni ’90, arrivare a oggi 2026, il nostro lavoro è cambiato veramente tanto.
Nel senso che le discoteche cui prima accennavo per fare un poco di colore, quelle dei DJ che mettevano sui piatti la musica disco. Quello che fate voi adesso è un remixare, riproporre canzoni storiche o altro. Mi ricordo, ad esempio, quella che fece un successo clamoroso, Rumore di Raffaella Carrà, che fu forse una delle prime remixate.
Ma guarda, è stata un’evoluzione, ma non solo dal punto di vista musicale, che forse se vai a vedere è quasi il meno, è stata proprio un’evoluzione del ruolo del DJ, del lavoro. Magari una volta era sufficiente andare a suonare; facevi una brava selezione, sapevi leggere il dancefloor, bastava. Oggi essere un bravo dj, non è più sufficiente, perché adesso devi curare il brand, la comunicazione, mille fattori veramente, lo standing in console, l’immagine, oggi, rispetto a 20-30 anni fa, il lavoro è veramente cambiato tanto.
Sì, è completamente diverso. Ho visto ad esempio il video che hai postato di “Rosalinda”, mostravi tutta la parte tecnica, una sorta di mini-corso. Ho visto che dietro c’è un discorso molto tecnico, mentre una volta, non dico meglio o peggio, ma lì si scratchava con i due Technics SL-1200, e anche quello non era semplice, ma era un’altra cosa.
Si tratta di un altro mestiere. Di base il lavoro fondamentale è quello, cioè far divertire il dancefloor. Però, poi, dopo quello, c’è un mondo che è completamente cambiato e che oggi è veramente determinante, perché oggi essere un bravo DJ non basta davvero più. È la prerogativa che rimane fondamentale per me, perché poi è quello che conta realmente. Però se non curi tutto il resto, ripeto, non è più sufficiente essere un bravo DJ.
Ho visto che hai remixato, ad esempio, Marcella Bella, “Nell’aria”.
Pensa che dieci giorni fa è stata alla “Ruota della fortuna” da Gerry Scotti e ha cantato proprio il mio remix, lo trovi sul mio Instagram; è stata molto, molto, carina, ha cantato proprio. Sai, non è scontato che è un’artista di quel calibro, parliamo di un disco evergreen, il fatto che lei decida di cantare il mio remix, piuttosto che la versione originale, è stato un motivo di grande orgoglio, soprattutto poi in una trasmissione come la “Ruota della fortuna”, che attualmente è la trasmissione italiana più seguita. È un periodo particolarmente magico per me, massima concentrazione, si lavora più di prima, per far sì che possa durare il più a lungo possibile, ecco, quello sempre.
Come DJ vai anche a fare serate in discoteca?
Ovviamente sì, dappertutto. Ho tutta la fortuna di girarla davvero tutta l’Italia, e anche l’estero. Diciamo che oggi il mio rapporto è 80% Italia, 20% estero, però anche l’estero sì, lo sto facendo.
La mitica Ibiza, paradiso dei DJ, sicuramente ci sarai passato 😊
Certamente, Ibiza sì, ma a dire il vero vado molto più spesso a Mykonos.
L’idea di fare il DJ, ecco come ti è nata.
Guarda, il mio papà è un ex musicista, diciamo, anche se non sei mai ex… comunque, suonava il basso all’interno di una band, quindi io sono cresciuto fin da piccolino frequentando la sua sala prove, vivendo proprio nella musica. Poi dagli 8 ai 16 è stata una parentesi lunga 8 anni dove la musica non ricordo fosse protagonista nella mia vita. Poi a 16 anni sono entrato per la prima volta al Cocoricò di Riccione, in quella piramide. Sono rimasto folgorato dal ruolo del DJ, da quel tempio, perché lì era veramente un tempio e lì mi sono ricordo di aver detto: ecco, “Io farò questo da grande.”. E insomma, ce l’ho fatta. Sicuramente, in quegli anni con il mio papà, anche il fatto che lui amasse la musica, mi ha sempre un spinto, soprattutto nei primi anni, in questa direzione, anche quando questo lavoro sembrava soltanto un sogno irraggiungibile. Però da parte sua ho avuto sempre il pieno appoggio e supporto anche nelle scelte, quelle dei primi passi, dove magari sacrifichi un poco il lavoro di giorno, il lavoro tra virgolette normale, ma ho avuto sempre il supporto della famiglia. Questo sicuramente è stato determinante.
Sì, beh, sai che per i musicisti c’è un vezzo, un tormentone, ogni volta che uno dice che fa il musicista, gli dicono, “Ma fai anche un lavoro normale?”.
Sì, esatto, abbiamo un poco questa abitudine, poi arriva quel momento, parlo per me, dopo trent’anni, perché ho preso il primo vinile in mano trent’anni fa, quindi un percorso lungo, costruito mattoncino su mattoncino. Arriva il giorno dove questa cosa viene sdoganata e ti riconoscono per quello che sei, per quello che fai. Però prima che questo avvenga, dietro c’è un lavoro lunghissimo. E costante, altrimenti, come hai detto tu, si rimane un poco in quel limbo. ma che lavoro fai? Sì, ma di giorno cosa fai?
Beh, un po’ così. Mi ricordo a Kalkbrenner, ad esempio, a Bologna fu il concerto, lo tenne alla Unipol Arena, più visto, con più spettatori di tutto l’anno. Uno che a Mosca e Berlino fece un milione di spettatori.
No, è stato sdoganato oggi DJ non è più soltanto quello che dicevamo prima, che arrivi in console, proponi della buona musica e fai divertire persone. In alcuni casi diventa un modello, un’artista a tutti gli effetti e quindi come tale ha un seguito, un popolo che lo segue, che lo osserva. È cambiato tanto il nostro lavoro.
Ma tu cosa ascoltavi all’inizio? Che musica ti piaceva?
Io ho un grande ricordo dei Dire Straits o degli Scorpion, quindi anni ’80. Sono cresciuto con la musica degli anni ’80, tantissima roba, che però poi, effettivamente, hanno inciso pochissimo nel mio percorso. Quando ho iniziato a produrre, a suonare musica trance, mi sono sempre piaciute le armonie, gli sviluppi armonici, le canzoni con delle belle melodie e ho sempre cercato poi di riportarle anche nella house music. Questo veramente credo sia un minimo comun denominatore del mio percorso, sia da dj che da produttore. Ripeto, ho ascoltato tantissimo gli anni ottanta poi la mia influenza grande nei primissimi anni di produzione sono stati gli anni novanta quindi la house classic degli anni 90, in cui ho sempre cercato di ispirarmi tanto, in chiave moderna.
Adesso, arrivando a quello che poi sarebbe l’oggetto di oggi di questa chiacchierata, che hai preso a mano questo pezzo di Celentano.
Sì, guarda, tutto nasce appunto da Marcella Bella, ne parlavamo prima. Io ho remixato quest’estate “Nell’aria” di Marcella Bella, scritta dal grandissimo Gianni Bella e sull’onda del successo di quel remix che è andato molto bene quest’estate; un giorno mi ha telefonato Chiara Bella, la figlia di Gianni, mi dice: “Guarda Samuele, avremmo piacere di dare nuova vita a uno dei più grandi successi di mio papà, “L’Emozione Non Ha Voce (Io Non So Parlar D’Amore)” di Adriano Celentano scritto insieme a quattro mani con il maestro Mogol, e avremmo pensato a te, in questo momento pensiamo sia il nome giusto in Italia. Sappi però che sarà un’operazione molto complicata, perché come si sa, insomma, non è facile ricevere autorizzazioni quando si parla di Adriano Celentano. . Puoi immaginare la mia reazione 😊 Però, noi ci siamo messi subito al lavoro, io e il mio team, Paolo Sandrini, Alex Ambruscato, e in pochi giorni abbiamo pronta questa demo. l’abbiamo inviata alla signora Claudia Mori in poche ore ci hanno richiamato dicendo che era un lavoro bellissimo stupendo e che saremmo usciti per Natale.
Il fatto che una persona professionale come Claudia Mori ti abbia risposto subito in maniera così positiva, è un segno di grande fiducia e rispetto.
Io ho avuto il piacere di relazionarmi tre volte al telefono con la signora Mori e ti assicuro, non abbiamo mai parlato di lavoro. È sempre stata una chiacchierata molto informale, su cose quotidiane, poi, riguardo tutto il lavoro, ovviamente abbiamo fatto tutto con i rispettivi avvocati. Ma devo dire che con me è stata una persona splendida, mi rendo conto, lo vedo con i miei occhi che affiancare il nome Adriano Celentano. È capitato a pochissimi della scena musicale, non solo musicale, ma del cinema, ci sono riusciti; quindi, per me è un motivo di vanto e d’orgoglio enorme. E sì, davvero, in tanti mi chiedono: ma come avete fatto? Anche in Rai me l’hanno chiesto, ma come avete fatto? Non lo so, io semplicemente ho mandato il remix. Evidentemente è piaciuto a tal punto di far sì che questa operazione potesse diventare ufficiale.
Come ti sei approcciato per remixare una canzone di questo tipo? Come procedi in questi casi?
Guarda, ci siamo seduti a tavolino, abbiamo ragionato, ci siamo confrontati, abbiamo subito capito che per far sì che questa operazione potesse diventare ufficiale, c’era bisogno di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Suonare una parte completamente nuova che portasse la canzone su una dimensione appunto nuova, moderna, fresca, ma allo stesso tempo che rispettasse in maniera integrale la magia, l’atmosfera, il calore della canzone originale. Abbiamo trovato questo sviluppo armonico con questa melodia, che in parte sostituisce anche il ritornello, se lo si studia bene, ci sono punti dove invece che partire il ritornello, parte questa melodia. E io credo che proprio questo sia stato la chiave del successo di questo lavoro, altrimenti sarebbe stato solo un bel remix, ma che rimaneva lì, non credo sarebbe mai diventato ufficiale.
Quindi parti più dalla prima, dalla voce o dalla parte musicale?
Sì, siamo partiti assolutamente dalla voce e sulla voce abbiamo disegnato un’armonia costante che potesse svilupparsi su tutta la canzone, che ci permettesse di disegnare una melodia alternativa che girasse su tutta la canzone di Adriano. È stato quello un poco il segreto, riuscire a incastrare una nuova melodia, che cantasse, tra virgolette, insieme alla voce di Adriano.
È come rimodernare un pezzo storico, dargli un vestito nuovo.
Assolutamente, è stato proprio quello. È stato un ponte in questi mesi, in queste settimane, tanti tuoi colleghi mi hanno detto un ponte generazionale, nel senso creare un ponte dal 2000 al 2026. Non che ci fosse bisogno del mio remix, perché questa è una canzone che conoscono tutti, probabilmente è la canzone più famosa. La scommessa era proprio quella di riuscire a catapultare quella canzone in un mondo moderno, ma soprattutto in un mondo dance.
Ascolta, a parte gli ovvi riscontri, come dicevamo, di Claudia Mori, Celentano, Marcella Bella, hai avuto occasione di avere un riscontro anche da Mogol?
Sì, un giorno ero sul divano, ricevo questo numero, questa chiamata di questo numero, ed era Mogol. Ho avuto il piacere di ricevere questa sorpresa, mi voleva fare i complimenti a me e a tutto il mio team: “Ragazzi, complimenti, melodia bellissima. Bravo, una melodia bellissima.”. Mi ha detto proprio questo non è un remix, ma è il nuovo simbolo di Adriano Celentano, testuali parole. Mogol è tra le penne più brillanti della musica leggera italiana, quindi le sue parole hanno avuto un peso specifico enorme. E insomma, io ho sempre cercato di avere un approccio col massimo rispetto e non ti nascondo, ho avuto il piacere di fare tante cose belle e importanti nella mia carriera. Ma questa, dal punto di vista, dal punto di vista emotivo, sicuramente è stato un plus, qualcosa di diverso.
Infatti, adesso, per riprendere quello che hai detto, in questo momento hai avuto tante altre collaborazioni, fra l’altro gli Eiffel 65, Jovanotti, Cremonini, Vasco. Tutte ufficiali con il loro placet, un notevole attestato, quando un Vasco Rossi che ti dica sì, mi piace, facciamolo.
Sono davvero molto contento, orgoglioso del lavoro fatto in questi anni e però ripeto, questa è stata un’operazione, non lo so, probabilmente per il nome, il personaggio, la canzone, non solo perché è Adriano Celentano, ma è proprio l’emozione, non solo la voce di Adriano Celentano, questo connubio con Mogol e Gianni Bella che rende questa canzone così iconica.
Aneddoti, qualcosa di tutte queste collaborazioni? C’è qualche aneddoto particolare raccontabile?
Allora, quest’estate ho avuto il piacere, sono stato invitato da Marcella Bella nella sua residenza estiva. Abbiamo passato una giornata insieme a pranzo da lei. È una cosa che ricordo con molto, molto piacere, perché l’invito mi ha fatto particolarmente piacere. Dei nomi che abbiamo citato è quella con cui abbiamo anche avuto il piacere di trascorrere una giornata insieme a Catania nella sua residenza estiva.
Progetti futuri? Stai già lavorando a qualcos’altro adesso?
Guarda, sono al lavoro in queste settimane su un remix italiano molto importante e non posso ancora svelarti, però si tratta di un pezzo veramente in super hype che tutti stanno cantando. Ho appena firmato per il nuovo singolo con Fisher, che è questo DJ australiano, con la sua label Catch Release, che è la label probabilmente, attualmente, più influente sulla scena house e tech house internazionale e un nuovo singolo con Ultra Naté, cantante americana di prestigio internazionale.
Va bene, non spoileriamo, aspettiamo di vederlo fuori per finire la sensazione quando sali in consolle con davanti a te e tutta questa gente che da far ballare, che sensazione si prova?
Una sensazione bellissima ogni volta, sempre, sempre diversa. Dipende molto poi dal tipo di dance, se ti trovi all’interno di un club piccolino piuttosto che a un festival. Però ecco, quello che è sempre il mio focus, a prescindere da dove suono, è quello di dare sempre il massimo e riuscire a fare quello che ti dicevo prima. Regalare un’esperienza, perché oggi, ripeto, non è soltanto una selezione musicale, ma è un’onda che devi creare all’interno del locale. Io, molto onestamente, faccio questo ormai da qualche anno, ma l’emozione è sempre fortissima e l’entusiasmo è quello dei primissimi giorni.
Sia che sia un club piccolo che è una platea più grande.
Assolutamente, per me l’approccio è sempre lo stesso, paradossalmente, finché non ho iniziato a suonare e ci sono caduto dentro in queste cose, non mi rendevo conto, ma veramente suonare per 100 persone o per 10.000, credimi, non cambia nulla.
Forse delle volte in un club piccolo può essere anche per certi versi più bello, perché hai proprio tutti assieme stretti.
È diversa, è molto diversa, è diversa l’energia che ti torna, non è meglio, o perlomeno per me, sono bellissime entrambe, però l’energia che ricevi in un festival, magari con 7-8000 persone davanti, piuttosto che in un piccolo club privato, tipo con 100 persone, sono due energie bellissime, anche se molto diverse tra loro.
MAURIZIO DONINI
Samuele Sartini è uno dei pochi artisti italiani capaci di imporsi sulla scena dance internazionale con un sound inconfondibile. Dalla fusione tra la voce della sua hit “Love U Seek” e “Bromance “di Tim Berg aka Avicii nasce “Seek Bromance”, un fenomeno globale pubblicato da Ministry Of Sound, con oltre 180 milioni di visualizzazioni su YouTube, doppio disco di platino e numerosi dischi d’oro. Il brano è stato scelto dal Premio Oscar Clint Eastwood per la colonna sonora del film “The 15:17 To Paris”. Nel corso della sua carriera ha firmato remix ufficiali per artisti iconici come Eiffel 65, Corona, Cesare Cremonini, Jovanotti, Marcella Bella e Vasco Rossi. Nel 2024 pubblica con la pop star brasiliana Alok la hit internazionale “Seek Love”(Sony Music), che supera i 50 milioni di streaming globali, continuando a portare il suo sound nei club e negli eventi più prestigiosi.
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.





