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ROCKETS – Intervista a FABRICE QUAGLIOTTI, tastierista storico della band

ROCKETS – Intervista a FABRICE QUAGLIOTTI, tastierista storico della band

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Tuttorock non poteva non essere presente al ritorno dei Rockets, band che tra la fine degli anni settanta e la fine degli anni ottanta riusciva ad unire la musica elettronica al rock, specialmente dopo l’arrivo in formazione dei Fabrice Quagliotti nel secondo album “On The Road Again”. Ciò che segue è il resoconto di una chiacchierate telefonica con Fabrice, parlando della storia, del presente e del futuro dei Rockets.
 
Ciao Fabrice e benvenuto tra le pagine di Tuttorock. Per me è un vero piacere parlare con te e del ritorno dei Rockets, pensa “Future Woman” è uno dei primi 45 giri che acquistai quando uscì!
Ahh! Mi fa piacere quello che dici, grazie!
 
Inizierei subito parlando di questo ritorno di Rockets, perché hai deciso di tornare a scrivere nuovo brani?
Volentieri!! Diciamo che quando abbiamo iniziato, nel 1976 con “Rockets”, l’album che racchiudeva il branco che hai citato tu, “Future Woman”, volevamo parlare del futuro, dello Spazio. Oggi vedendo quello che succede nel mondo, abbiamo deciso di tornare a parlare del futuro, ma non dello spazio, ma del Pianeta Terra. Questo titolo a doppio senso, “Wonderland”, che dovrebbe essere il Pianeta delle Meraviglie, quel Pianeta che abbiamo sotto i piedi e che è invece martoriato dall’uomo. Parliamo quindi di futuro, ma il futuro di oggi, possiamo dire di si, un futuro che vedevamo ieri ma che oggi in realtà non è lo stesso e il nostro pensiero è che forse i bambini possono fare qualcosa, con il loro modo di pensare, di vedere le cose e con la loro coscienza possano in qualche modo contribuire a mettere a posto le cose, che possano riportare il nostro Pianeta ad essere come quello di una volta.
 
Quindi il titolo “The Kids From Mars”, il nuovo singolo parla di questo, di bambini del Pianeta Marte che si prendono l’onere di salvare la Terra?
Si diciamo che il significato del brano è portare un segnale di pace, se tu hai visto il video, non parliamo precisamente di alieni, di bambini alieni, questi bambini, cinque per la precisione, sono del nostro Pianete che vengono scelti da un’entità che si chiama proprio Rockets, per andare su Marte e vedere, osservare quello che sta succedendo. Nella prima parte del video questi bambini vengono indotti a capire come, con la loro coscienza, possano fare qualcosa e nella seconda parte c’è una forza che invece cerca di rubare questa coscienza perché vuole invece distruggere la Terra e nella terza parte ci sarà il finale e grazie a Federico Bolzano, art director di “Avatar”, tanto per citare un film, che è un super fan dei Rockets e ci ha aiutato a realizzare un video che non è solo un video clip, ma un vero e proprio film, come velocità e come tempistica non è da videoclip, ma da film.
 
Sicuramente una bella trama, significativa e molto attuale, ora però torniamo indietro nel tempo, ai vostri esordi, come già detto in “Rockets” tu non c’eri, sei subentrato nel secondo album “On The Road Again”.
Esattamente!
 
Eravamo in un periodo strano musicalmente, il punk stava spazzando via molti generi musicali, il rock progressivo in primis, stava nascendo l’heavy metal, un periodo musicale abbastanza confuso, ma siete arrivati voi con le vostre astronavi, argentati e con tute spaziali a cercare di unire tutti il generi musicali, dal rock, al progressive, all’elettronica e al pop e voglio sottolineare che i Rockets hanno molto rock nel proprio sound. Come è venuta l’idea?
I Rockets nascono da un’idea di Claude Lemoine, un produttore francese che conosceva un gruppo di giovani ragazzi che si chiamavano Crystal e che suonavano rock blues, li ha convinti di unire il rock alla musica elettronica e di creare un look spaziale, un look che ricordava gli alieni, nella sua fantasia rasati a zero e con la pelle argentata. Ha cercato di creare una band che poteva unire il rock all’elettronica con quest’immagine futurista. Ci hanno sempre paragonato ai Kraftwer, ma loro suonavano solo musica elettronica, invece noi, come hai sottolineato tu e mi fa piacere del tuo pensiero, siamo fondamentalmente una band rock.
 
Verissimo, i Kraftwerk sono elettronici e basta, mentre nei Rockets ho sempre sentito una vera cultura musicale e anche progressive, specialmente da “On The Road Again”, dove le tue tastiere hanno fatto la differenza.
Grazie! Conosci benissimo i Rockets! Sicuramente ho portato nella il mio amore per il rock progressivo, calcola che prima dei Rockets suonavo in una band di progressive e suonavamo nello stile di gruppi come Genesis, Yes, quindi si, sicuramente ho portato nella band quel sound, specialmente nei tanti brani strumentali che abbiamo composto, altro che Kraftwerk, con tutto il rispetto per loro!!
 
Ora parliamo del nuovo album “Wondelrand”. Si sente una nuova band anche se c’è qualcosa dei vecchi Rockets e avete recuperato il vecchio logo della band, come mai?
Si infatti, abbiamo rivoluto il nostro primo logo perché è quello che ci ha sempre molo caratterizzato e per quanto riguarda il sound di “Wonderland”, in effetti è diverso dai brani più conosciuti dei Rockets, ma è forse quello più vicino a “Rockets”, il nostro primo album.
 
Parliamo ora anche di alcuni brani che mi hanno colpito, come “We Are One”, un brano molto particolare tra rock, pop, musica celtica e rap, anche stavolta per i Rockets non ci sono barriere!
“We Are One” è un brano che piace molto anche a me, volevo infatti unire il rock alla musica celtica e dare anche un po’ di modernità con una parte rap, un brano che per me è un capolavoro e sono riuscito a trovare una voce incredibile di una cantante italo americana che si chiama Bella, di nome e di fatto ed il rapper Zoà, molto stile Eminem, mi piace pensare ai Rockets che incontrano i Linkin Park.
 
Altro brano che mi ha colpito è “Strange People”, un perfetto connubio tra rock e funky, molto trascinante!
Si infatti è molto trascinante ed energico, lo abbiamo registrato a Mosca dopo un concerto, avevamo bevuto molta vodka!! Mi piacciono molto le chitarre funky.
 
Possiamo considerare “Rock’n’Roll Loose” come la “Galactica” del nuovo millennio?
Si perché no, è molto rock, anche se io trovo molto rock anche “We Are The One”, amo molto come è venuto fuori.
 
C’è poi “Nuclear Fallout”, unico brano strumentale dell’album che non poteva mancare in un album dei Rockets e “Doot Doot”, cover di un brano dei Freur, come mai questa scelta?
Si non poteva mancare un brano strumentale e per quanto riguarda la cover dei Freur è un brano che ho sempre amato ed ho voluto cambiare alcune parti strumentali, un po’ come avevamo fatto con “On The Road Again”, che se ti ricordi era una cover.
 
Si, mi ricordo benissimo, è una cover di un famoso brano dei Canned Heat e ricordo anche “Apache” degli Shadows nel primo album!!
Esattamente, è una cosa che ogni tanto mi piace fare.
 
Per quanto riguarda i testi da quello che ho capito è un concept, ma ogni brano non è propriamente legato all’altro?
No, diciamo che è un concept nel testi, il fulcro sono i bambini ed un Pianete Terra insofferente e da salvare, musicalmente invece è u n concentrato musicale di ben sessant’anni della storia della musica. Su “Kids From Mars” ho pensato a David Bowie e in altri brani un po’ ai Supertramp, gli Immagine Dragon e anche un po’ di beat. Ho voluto creare un album vario dove la prima cosa è che la musica viene scritta con il cuore e la passione senza pensare a questo o a quel genere musicale, a me piace vedere la cosa così.

Dal vivo all’epoca stupivate per i vostri show dove uscivate fuori da piccole astronavi e poi i raggi laser. Nei concerti di oggi ricorrerete nuovamente a quegli effetti?
A luglio inizieremo il tour e sarà molto visivo, un vero viaggio, ma più arricchito, non ci sarà il solito raggio laser, la striscia verde, ci saranno vari effetti e filmati interessanti proiettati negli schermi e poi ci sarà una qualità sonora che vi stupirà.
 
Hai qualche ricordo dei concerti qui in Italia?
No, ricordo il calore del pubblico, ma calcola che abbiamo suonato centinaia di concerti.
 
Possiamo dire che il ritorni dei Rockets è una nuova partenza e non solo un’avvenimento nostalgico?
Si, assolutamente si!!
 
Lascio chiudere a te l’intervista, per i vostri fan italiani e i nostri lettori.
Un caro abbraccio a tutti i lettori di Tuttorock e a chi non ci ha mai dimenticato. Ascoltate “Wonderland” e venite a vederci dal vivo.

FABIO LOFFREDO

 
Discografia:
Rockets – 1976
On The Road Again – 1978
Plasteroid – 1979
Live – 1980
Galaxy – 1980
π 3,14 – 1981
Atomic – 1982
Imperception – 1984
One Way – 1986
Another Future – 1992
Don’t Stop – 2003
Kaos – 2014
Wonderland – 2019
 
Line-up:
 
1976.
Christian Le Bartz: Voce
‘Little’ Gerard L’Her: Voce e basso
Alain Maratrat: Chitarra, tastiere e voce
Alain Groetzinger: Batteria, batteria elettronica e percussioni
Bernard Torelli: Chitarra
Michel Goubet: Tastiere
 
1978/1982:
Christian Le Bartz: Voce, vocoder e synth
‘Little’ Gerard L’Her: Voce e basso
Alain Maratrat: Chitarra, tastiere e voce
Alain Groetzinger: Batteria e percussioni
Fabrice Quagliotti: Tastiere e synt
 
1984
Sal Solo: Voce
‘Little’ Gerard L’Her: Voce e basso
Alain Maratrat: Chitarra, tastiere e voce
Fabrice Quagliotti: Tastiere e synt
 
1986/1992:
Sal Solo: Voce
Alain Maratrat: Chitarra, tastiere e voce
Fabrice Quagliotti: Tastiere e synt
 
2003:
L.B.M. Luca Sestetti: Voce
Little B.: Batteria
Matt Rossato: Chitarra
Fabrice Quagliotti: Tastiere
 
2014/2019:
John Biancale: Voce
Rosaire Riccobono: Basso
Eugenio Mori: Batteria
Gianluca Martino: Chitarra
Fabrice Quagliott: Tastiere
 
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