PIERO SIDOTI – Intervista al cantautore, attore ed insegnante
Ho avuto il piacere di fare una nuova chiacchierata con Piero Sidoti, cantautore, attore teatrale e cinematografico, nonché insegnante di matematica e scienze, che ha pubblicato lo scorso 8 marzo il nuovo singolo “Sposa” (Egea Music), dove, con un tono ironico e teatrale, racconta la storia di una donna che smaschera il suo “principe azzurro”, ribaltando gli stereotipi della favola romantica.
Tra i maggiori riconoscimenti la Targa Tenco 2010 per l’album “Genteinattesa” (2010), il Premio Gaber per lo spettacolo “Particelle” (scritto da Giuseppe Battiston), oltre a numerosi premi come cantautore tra cui emerge il Premio Fabrizio De André. Ha collaborato con artisti di spicco come Lucio Dalla, Giuseppe Battiston, Gianmaria Testa e Mauro Ferrari. Nel corso della sua carriera, ha pubblicato, inoltre, “Lalala” (2015) e “Amore – fino a prova contraria” (2022). I suoi progetti più recenti uniscono arte e scienza, come il musical RiconoScienza. Sidoti è noto per fondere rigorosamente la sua sensibilità artistica con il metodo scientifico, creando esperienze uniche di teatro-canzone e divulgazione poetica.
Ciao e bentornato su Tuttorock, “Sposa” è il tuo nuovo singolo, uscito il giorno della Festa della Donna, mi racconti la sua genesi?
Ciao Marco, al tempo, un anno fa, ero stato invitato ad una conferenza sulla parità di generi, ho pensato allora che la prima piccola grande violenza sull’emancipazione femminile fosse questa figura del principe azzurro, l’archetipo maschile che arriva a cavallo e non sempre è qualcosa di positivo che porta all’autonomia ma alcune volte nasconde dei tranelli e invece di risolvere i problemi ne crea dei nuovi pensando di regalare una vita meravigliosa ad una donna. La vita meravigliosa la si regala in due, non è un processo unilaterale.
Che riscontri stai avendo?
Sto ricevendo riscontri molto buoni da parte della critica e buonissimi se parliamo di ascolti. A fronte di una spesa irrrisoria, ho più di 600mila ascolti, per un cantautore di nicchia quale io sono numeri abbastanza inusuali. Sono molto contento, devo dire che il brano è riuscito a catturare l’attenzione.
Il video, che reputo perfetto per questo brano, di chi è opera?
Il video è tutta opera mia, è uno dei progetti più divertenti che mi sia capitato fare. La mia compagna mi ha consigliato di prendere dei frame di video anni 50, come ben sai sorgono problemi di copyright allora, avendo delle immagini ben chiare in testa, preso dalla disperazione ho iniziato ad usare l’intelligenza artificiale che non immaginavo avesse fatto questi passi da gigante nella creazione dei video. Alla fine l’ho finalizzato con un professionista giusto per sgranare un po’ la pellicola. Tutti gli attori sono virtuali, quando ho visto la figura di questo principe azzurro con l’aria da belloccio ne sono rimasto affascinato.
Questo video conferma l’idea che tu hai del teatro canzone, qual è il segreto per cui questo ramo culturale continua ad avere successo?
Il teatro canzone è una cosa che mi appartiene molto. Perché sia sopravvissuto nel tempo non te lo so dire, però, penso che la gente voglia vedere i personaggi che qualcuno canta anche oltre i tre minuti di una canzone quindi, ogni tanto, c’è questo desiderio di farli vivere ancora e si scopre che le canzoni forse hanno anche altro da dire. Il grande maestro del teatro canzone è ovviamente Giorgio Gaber, noi, nel nostro piccolo, continuiamo a portarlo avanti.
Della tua collaborazione con il grande Lucio Dalla hai un aneddoto da raccontare?
Ne avrei più di uno. Quando l’ho conosciuto, mi ero esibito al Festival di Recanati, quello che oggi si chiama Musicultura, eravamo quattro vincitori, c’erano tantissimi big invitati e solamente uno, tra loro, rimase lì con assoluta curiosità ad ascoltare l’esibizione di tutti i ragazzi, e quello era Lucio, una persona estremamente curiosa. Lui era innamorato della vita e questo lo portava a questa voglia di ascoltare tutto senza dar niente per scontato e senza annoiarsi, mi ha insegnato molto. Lui si lanciava, diceva che se gli avessero chiesto di fare un’operazione a cuore aperto l’avrebbe fatta.
Ti chiedo un tuo ricordo di un altro personaggio molto importante per la musica, mancato troppo presto e con il quale hai collaborato, ovvero Massimo Cotto.
È stato un grande amico, con lui ho fatto delle risate meravigliose, abbiamo anche fatto uno spettacolo insieme. Era una persona di una delicatezza, di una sensibilità e di una intelligenza particolare, cose che mi mancano davvero tanto di lui.
Tu sei anche insegnante di matematica e scienze, ultimamente si sente parlare molto del disagio giovanile, in che modo secondo te si potrebbe eliminare, o almeno ridurre questo problema?
Penso che il disagio giovanile prima di tutto nasca dal disagio degli adulti, dai genitori che riescono sempre di meno a fare i genitori, non danno una direzione ai figli, vedo questo. I ragazzi e le ragazze alla fine sono sempre pieni di entusiasmo, di vita, ma ovviamente sono stati un po’ spenti da questo e dalla società che non parla di futuro. Tornando a parlare di Lucio Dalla, era una persona che traeva la sua energia proprio perché la società era improntata sul futuro. Vedo che i giovani hanno poca possibilità di vedere un futuro disegnato in maniera chiara. Il futuro, tempo fa, nonostante la crisi, era disegnato molto meglio. Adesso c’è proprio un’incertezza di fondo e ogni tanto l’essere umano va in una sorta di apatia difensiva, si chiude. In realtà io ho un ottimo rapporto con in miei ragazzi e le mie ragazze, mi diverto tantissimo, facciamo teatro scientifico assieme e vedo nascere delle cose bellissime. Ci vorrebbe più volontà da parte dei genitori nel lavorare con gli insegnanti per rafforzare le competenze degli studenti.
Bellissima questa cosa del teatro scientifico.
È un modo diverso di raccontare la scienza, come ti dicevo lo faccio insieme a Mauro Ferrari che è il garante scientifico. Sono spettacoli in cui usciamo un po’ dal paradigma neogentiliano che vede le materie umanistiche e quelle scientifiche separate.
Tornando alla musica, c’è qualche artista che ti ha particolarmente colpito ultimamente?
Ce ne sono molti ma, se dovessi dirti il primo nome che mi viene in mente è Kendrick Lamar, è di una bravura mostruosa, una sua canzone è un film, ha degli arrangiamenti perfetti, trovo che sia veramente eccezionale.
Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
Ho un disco pronto che piano piano farò uscire e dove sarà inserita anche “Sposa”, sto anche lavorando ad un nuovo spettacolo, poi sto andando avanti con lo spettacolo di teatro scientifico di cui ti parlavo prima.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Grazie a te Marco! Spero di portare in giro sempre di più il mio teatro scientifico insieme a Mauro Ferrari, scienziato di fama mondiale, perché è una grandissima soddisfazione vedere l’entusiasmo della gente che assiste ad uno spettacolo in cui il linguaggio scientifico viene unito a quello di chi divulga la scienza ai giovani. Anche ieri, al Teatro Litta di Milano, è stata una bellissima serata.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




