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PIERDAVIDE CARONE – Il ritorno del cantautore romano con “Forza e coraggio!”

PIERDAVIDE CARONE – Il ritorno del cantautore romano con “Forza e coraggio!”

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In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Forza e coraggio!”, ho avuto il piacere di intervistare telefonicamente Pierdavide Carone, uno dei più interessanti cantautori del nostro paese, resosi famoso al grande pubblico grazie alla vincita del premio della critica nell’edizione del 2010 del talent show “Amici” e alla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2012 con la canzone “Nanì”, in coppia con il grande Lucio Dalla.

Ciao Pierdavide, benvenuto su Tuttorock, innanzitutto ti chiedo come sta andando per te questa ripartenza dopo due mesi di quarantena.

Ciao Marco, la mia ripartenza dopo la fine della quarantena ha coinciso con una ripartenza discografica, siamo usciti con questo nuovo singolo ed è una vera e propria ripartenza ai tempi del Covid. Non vado in giro per Milano o per l’Italia, sto facendo tutto dentro casa, si esce più che durante il lockdown ma cercando sempre e comunque di stare attenti perchè il pericolo non è del tutto passato.

Parlando appunto della quarantena, come hai vissuto quei due mesi?

Sempre pensando al rispetto per quelli che non ce l’hanno fatta a superare questa terribile pandemia e ai loro cari che li stanno piangendo. Devo dire che, per chi come me ha avuto la fortuna di non vivere esperienze dirette legate a questo virus è stato un momento molto utile. Sono stato completamente da solo in casa e mi sono reso conto che avevo tanto bisogno di questo isolamento. Avevo passato un periodo molto lungo, sia per motivi professionali che per quelli personali, dove andavo in tanti posti e incontravo tante persone, una cosa bella, sì, ma mi ha reso anche consapevole del fatto che mi mancasse stare un po’ in contatto con me. Questi due mesi mi sono serviti per riconnetermi con me stesso.

Veniamo al tuo nuovo singolo, “Forza e coraggio!”, un inno molto positivo che spinge l’ascoltatore a mettere da parte lo sconforto e a rimboccarsi le maniche, uscito nel momento più opportuno per tutti. Quanto c’è di autobiografico in questo brano?

Questa canzone nasce completamente autobiografica. L’ho scritta in un momento di transizione e transumanza, stavo lasciando Roma, stavo lasciando tutto un ambiente professionale, umano, sentimentale, e mi stavo approcciando ad andare a Milano, una città per me del tutto nuova dove avrei dovuto ricominciare tutto daccapo. Tra l’odore degli scatoloni che dovevo svuotare per far sì che un ambiente amorfo si trasformasse in quella che a tutt’oggi è la mia casa, sono nate le parole di “Forza e coraggio!”. Era il mantra di cui avevo bisogno per ricominciare tutto dal principio alla soglia dei trent’anni. Poi, però, quando scrivi una canzone per te stesso, ti rendi conto di quanto essa sia tagliata per tutto il resto del mondo, infatti essa nasce personale ma diventa universale nel momento in cui viene pubblicata.

Hai deciso di devolvere parte dei proventi alla Fondazione Humanitas per la diagnosi, la cura e la ricerca contro il Covid-19, un tuo omaggio a chi si fa in quattro per tutti noi?

Sì, è un omaggio sicuramente filosofico ma anche molto concreto di gratitudine personale. L’anno scorso non sono stato bene, in piena promozione del singolo “Caramelle” ho scoperto di avere un tumore e quindi ho dovuto fermarmi, prima del tutto, poi ricominciando abbastanza a singhiozzo per permettere ai medici di Humanitas di curarmi. I rapporti sono quindi diventati anche umani oltre che al classico rapporto medico/paziente. Quando c’è stata la possibilità, attraverso il direttore della comunicazione di Humanitas che mi chiese quasi per scherzo se avessi una canzone per loro, mi sono reso conto che quella canzone c’era ed era proprio “Forza e coraggio!”. Ho sposato quella causa perchè mi sembrava giusto dimostrare gratitudine attraverso qualcosa di concreto anche se sono ben consapevole che non potrò mai rimettermi in pari con quello che loro hanno fatto a me, perchè loro mi hanno dato la possibilità di continuare la mia vita. Attraverso l’acquisto di questa canzone da parte delle persone potrò aiutare Humanitas e mi sentirò di aver fatto qualcosa di utile, non solo per me ma per tutti noi, infatti rivolgo l’appello a tutti quelli che decideranno di comprarlo, date 1 euro a Humanitas ma è 1 euro che vi ritorna indietro, noi abbiamo bisogno della scienza per far sì che si possa trovare la cura per malattie che sembrano incurabili. Pensiamo agli anni 80 dove l’AIDS era praticamente una condanna a morte e che oggi, grazie alle fondazioni di ricerca, una persona riesce a convivere con la sieropositività molto più a lungo di quanto avvenisse nel passato. Credo che sia giusto che ogni tanto un musicista, un artista in generale, si metta al servizio di qualcuno che sta cercando di allungare e migliorare la nostra esistenza su questa terra.

Due parole sul video che accompagna la canzone?

Nel video di “Forza e coraggio!” non dovevo esserci ma Bastanimotion, che ne ha curato la realizzazione e il montaggio, ha deciso di farmi fare un cameo nel finale, anche se io volevo dar spazio solo ai veri protagonisti, medici e infermieri. Le immagini che si vedono sono state girate durate il periodo più intenso di questa pandemia.

Hai parlato del tuo trasferimento da Roma a Milano, rifaresti la stessa scelta?

Sì, devo dire che a Milano sono riuscito a ricominciare. Ho cambiato casa discografica, ho firmato con la Artist First, mi mancava fare qualcosa. Io non avevo mai smesso di scrivere canzoni, ma qualcuno aveva smesso di distribuirle. “Caramelle” è stata la prima pubblicazione con loro ed è stato il primo mio grande successo dopo molti anni e adesso, nel momento in cui ho deciso di affrontare la nuova avventura con “Forza e coraggio!”, loro hanno risposto presente subito senza bisogno di star troppo a ragionare. Sono queste le motivazioni concrete e reali che mi fanno sentire felice di essermi trasferito qui, è una città che ha rimesso in moto il mio processo lavorativo e umano.

Con questo cambio di etichetta, immagino che tu ora sia molto più libero, ti sentivi troppo vincolato allora?

Sì, era un vincolo che ad un certo punto non aveva più ragione di esistere. Un’etichetta che non pubblica le tue cose perchè, a prescindere, non le considera appetibili discograficamente, e che tenta di variare la tua creatività per metterla al servizio di qualcosa che secondo loro può essere più fruibile alle grandi masse è un processo alle intenzioni che non ha nulla a che vedere con l’arte, e io non avevo più voglia di sottostare a quei dictat insulsi. Diverso è il lavoro che facciamo con Artist First con cui sicuramente, nel momento in cui facciamo le riunioni, cerchiamo di capire quali possano essere le canzoni migliori con cui approcciarsi al pubblico, questo è nella natura delle cose, l’hanno fatto tutti dai Beatles in giù, però loro attingono a qualcosa che proviene dalla mia creatività e non tentano di snaturarla al servizio di qualcosa che non si sa bene cosa sia. Questa sembra una cosa scontata ma è invece una cosa che mi sono dovuto riconquistare a fatica, facendo anche delle scelte complicate, come quella di lasciare una major e di ricominciare tutto daccapo.

Parliamo del singolo “Caramelle” che tu, insieme ai Dear Jack, avevi proposto al Festival di Sanremo ma che fu scartato, raggiungendo però un grande successo soprattuto sul web. Sei ancora deluso da quella esclusione o, col senno di poi, pensi sia stato quasi un bene?

Più che altro considero ciò che è successo la dimostrazione che spesso noi artisti siamo impauriti più del necessario dell’esclusione dal Festival. Questo riguarda non solo me ma tutta la categoria, a me è capitato in passato che, nel momento in cui non venivo scelto al Festival, bloccavo un progetto per un anno intero fino alla successiva edizione, questo ti fa perdere tempo, pazienza e stimolo nel voler fare questo mestiere. “Caramelle” invece ha dimostrato a me stesso e spero anche a gli altri che una canzone può essere sì scartata da una commissione di due persone ma può piacere ad altri 6 o 7 milioni di persone che non fanno parte di quella commissione, quindi credo che acquisti molto più valore, per cui da qui in poi riuscirò ad affrontare il mio percorso artistico senza l’assillo del Festival, se verrà, essendo un palco prestigioso, ben venga, ma sono ben consapevole che ci siano altre vie per arrivare alle persone. Alle persone arrivi con le canzoni, non tramite i corridoi.

Parlando di Festival di Sanremo, non posso non rifarmi alla tua esperienza sul palco dell’Ariston con il brano “Nanì”, accompagnato da un direttore d’orchestra d’eccezione, il grande Lucio Dalla, che produsse anche quello che ad oggi è il tuo ultimo LP “Nanì e altri racconti”. A livello artistico e umano, cosa ti ha portato la conoscenza di Lucio e quanto ti manca?

Lucio è stato il riconoscimento massimo per me fin lì. Il fatto che una leggenda della musica italiana ti sceglie al punto tale di decidere di produrre un tuo disco e di ritornare in gara a Sanremo dopo 40 anni, con te, lui che non aveva più niente da chiedere al Festival e alle kermesse in generale, per tutto quello che aveva dimostrato negli anni, per me è stato il più grande attestato di stima che io avessi potuto ricevere. Quando è venuto a mancare, da lì sono iniziati i miei problemi con la casa discografica e personali. Ho passato un periodo di confusione dove non sapevo bene cosa fare perchè Lucio era venuto a mancare all’improvviso senza lasciarmi detto niente. Avevo perso improvvisamente quello che per me era stato un faro per diversi mesi, però, negli anni successivi, ho capito che Lucio qualcosa mi aveva lasciato, ovvero la consapevolezza che io fossi tagliato per questo mondo. Il ricordo delle sue parole nei miei riguardi mi ha aiutato nei momenti più complicati a non mollare, a continuare a provarci perchè prima o poi sarebbe ricapitato qualcosa di bello a me e alla mia carriera, e infatti così è stato, quindi gli devo molto.

Tu sei molto amico di Valerio Scanu, che vinse il Festival nel 2010 con il brano “Per tutte le volte che…” scritto da te. In comune avete anche la partecipazione ad “Amici”, quanto danno e quanto tolgono ad un artista i talent show?

Mah, sicuramente a me il talent ha dato tanta popolarità, mi ha dato la possibilità di entrare nelle classifiche, nel mondo professionistico. Sarò sempre grato ad “Amici” perchè comunque da lì ha avuto inizio la mia carriera. Probabilmente i contro non sono legati tanto ad “Amici” quanto al retaggio che segue il talent, nel senso che, le etichette, soprattutto le major che ti prendono da lì, si aspettano di poterti strizzare come un limone da subito e cambiano atteggiamento al primo passo in cui non riesci ad ottenere gli stessi numeri, sia perchè artisticamente stai cercando di fare un percorso più complicato dal punto di vista commerciale, vedi ad esempio Lucio che ha fatto dischi pop ma anche dischi molto personali. Per le major, chi viene dai talent, deve lasciare un’impronta legata ai numeri prima che a tutto il resto, e ciò ti mette in seria difficoltà perchè non ti lascia la libertà di essere quello che sei a prescindere se poi questo potrà avere delle appetibilità massive oppure no. Subito dopo il successo di una canzone, quei dischi di platino e d’oro li ho vissuti più come un peso per la mia creatività e ciò non è necessariamente colpa di “Amici” ma del sistema di oggi un po’ malato che non ti concede margini di errore. Prima potevi fare 3 o 4 dischi che non raggiungevano risultati tangibili a livello numerico ma, se qualcuno credeva in te, lui ti faceva fare il quinto o il sesto disco perchè sapeva che avrebbe ottenuto quella consacrazione popolare che ci si aspetta da un artista.

Come mi hai detto prima, non ti sei mai fermato nello scrivere brani, quindi, ti chiedo, quando uscirà il tuo prossimo album?

Il mio album è già pronto. Il singolo “Forza e coraggio!” è stato staccato dal resto dell’album per il contesto legato a Humanitas, ma è parte di un progetto più ampio che diventerà un LP. Proprio perchè non pubblico un disco da così tanto tempo vorrei che non uscisse con l’handicap promozionale di non poter andare in giro a fare cose banalissime come i firmacopie o una conseguente tournèe. Il disco c’è ma aspetto che il mondo sia un po’ più libero per poterlo promuovere come penso che meriti un album che sto aspettando di pubblicare da tanti anni.

Come nasce solitamente una tua canzone, ti viene in mente prima una melodia o prima un testo o dipende dai casi?

Nella maggior parte dei casi testo e musica arrivano insieme, quasi come se quelle parole fossero le uniche parole possibili per quella melodia. È una cosa a cui credo, Mogol metteva le parole sulle melodie di Battisti e diceva che bastava chiudere gli occhi e le parole erano lì. Ci sono altre volte in cui ho delle melodie che mi sembrano molto belle ma in quel momento mi sfugge un collegamento testuale altrettanto bello ed armonioso, quindi ci ritorno in un secondo momento, altre volte ho in mente parole che mi sembrano suggestive ma non sono accompagnate da qualsiasi melodia, possono quindi diventare poesie o, in un secondo momento, legarsi a qualche melodia che mi arriva in seguito, però, per la maggior parte delle volte, il processo è quello che ti ho detto all’inizio.

Quanto è difficile fare il cantautore in Italia, soprattutto al giorno d’oggi dove bastano un computer e un microfono per creare un brano e spesso le classifiche di vendite di dischi premiano proprio quel tipo di musica?

Guarda, sicuramente è molto difficile oggi fare il cantautore proprio perchè è cambiato il modo di approcciarsi alla musica. Questo vale per tutti i settori, spero che, anche da questo punto di vista, il Covid possa essere stato un punto di non ritorno anche per tutto il resto perchè ormai stavamo vivendo in un’era satura di tuttologi, dove chiunque poteva fare qualsiasi cosa perchè la tecnologia ti metteva nelle condizioni di poterlo fare. Però credo che non sia così, credo che la musica sia assimilabile e fruibile da tutti ma che non sia per tutti a livello di messa in moto. Io stesso ho fatto un percorso legato agli studi classici, ho fatto un anno di conservatorio, poi ho abbandonato perchè la mia strada era quella un po’ più profana della musica d’autore, ma c’è stato sempre in me metodo e applicazione da quando avevo 12 o 13 anni. Vedere che magari a qualcuno per fare successo basta mettere delle parole su un telefono con una base presa da qualche applicazione per fare musica mi sembra una deriva della libertà di espressione, che è giusto che ci sia ma è giusto anche che ognuno faccia quello che sa fare. Spero che, dopo questa situazione che ha rimesso al centro del villaggio i medici, che sembravano essere superati da cure con le tisane e cose simili ora che invece abbiamo bisogno di infettivologi per scoprire le cure di questo virus, la stessa cosa venga applicata per motivi più ludici come la musica, che non salva vite fisicamente ma può farlo psicologicamente. È il momento giusto per ricordarci tutti quanti che la musica, così come altri mestieri, devono essere fatti da chi li sa fare. Da questo, per rispondere alla tua domanda, la musica d’autore ci potrà solo guadagnare, finchè invece si navigherà in queste equivoche acque del tutti possono far tutto, noi che facciamo musica un po’ più complicata saremo schiacciati da cose più semplici e più fruibili.

Per finire, grazie del tempo che mi hai dedicato, vuoi dire qualcosa a chi leggerà questa intervista?

Grazie a te! Un saluto a tutti gli amici di Tuttorock che, come me e come tutti noi, credo che abbiano bisogno di forza e di coraggio. È questo il mantra che mi sento di suggerire a tutti i lettori e a tutti noi.

MARCO PRITONI