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PETULLÀ – INTERVISTA ALL’ARTISTA

PETULLÀ – INTERVISTA ALL’ARTISTA

Petullà

Chi è Petullà, l’artista romanticamente nostalgico che viene da Torino.
L’intervista a cura di Giovanna Ghiglione

L’intervista a cura di Giovanna Ghiglione

Si chiama Petullà, al secolo Alessandro Petullà, è nato nel 1990 ed è di Torino. Una presentazione semplice come la semplicità con la quale presenta la sua musica al pubblico. Un concentrato di romanticismo, nostalgia e delicatezza declinata in chiave retrò.

Nell’ottobre 2018 partecipa alla 10° edizione del Reset Festival di Torino.
A marzo 2019 partecipa al festival Maledetta Primavera organizzato dall’Off Topic di Torino.
Nell’estate del 2019 partecipa a Sofar Sounds, sale sul palco del Deejay On Stage di Riccione e fa uscire tre brani Brera, Bagni 9 e Cara Lidia i primi due ritmati ed estivi, l’ultimo una ballad malinconica dal sapore autunnale.

In concerto a Torino il prossimo 30 novembre.

Conosciamolo meglio.

 

Ciao Petullà! Raccontami di te e del tuo percorso artistico
“Ciao! Oggi mi va di dirla così. Credo che quell’accento sul mio cognome metta un po’ il sorriso. Non importa se di gusto, sarcastico, malinconico, affranto o ironico. Ecco più che percorso artistico direi che ho iniziato a volermi liberare dei miei mostri con il sorriso e con leggerezza. L’ho fatto con le canzoni perché quando avevo 5 anni i miei fratelli canticchiavano e non mi portavano al cinema, perché ci sono cresciuto dentro casa, dentro la macchina, con gli strumenti veri o finti che erano nelle mie stanze.
Sai che anche la scopa di un aspirapolvere può assolvere bene al ruolo di asta mic?”


Che cosa ti emoziona della musica?
“L’immediatezza. La totale astrazione di un immagine dentro un suono. Il fatto che quello stesso suono faccia vibrare il mio stomaco e il tuo in modi così diversi e personali e con colori magari diametralmente opposti. Penso sia la metafora perfetta degli esseri umani.”

Quali sono le tue fonti di ispirazione? I tuoi mostri sacri della musica a cui fai riferimento?

“Non so essere abbastanza preciso a riguardo. Direi che un certo tipo di cantautorato più improntato alla melodia e alla semplicità delle immagini e delle sensazioni mi sia sempre arrivato prima. Comunque direi banalmente Battisti. Per me lui è la perfezione irraggiungibile. Non è l’esempio a cui faccio riferimento, è più il buon padre che ti sprona a dare di più da te stesso.”


Come nasce un tuo pezzo?
“Con la chitarra in mano quelli più introspettivi. È come se avessi bisogno di una compagna per addentrarmi nei meandri delle mie ossessioni. Gli altri, quelli più vivi e leggeri nascono necessariamente in mezzo alle persone o all’aria aperta. Macchina, metro, piazza, facce. In treno ad esempio mi piace fare il disturbatore seriale e mettermi a parlare con le signore anziane. Poi mi rimangono delle immagini e così provo a dire la mia visione del mondo.”

Nell’estate del 2018 sei salito sul palco del Deejay on Stage di Riccione: che esperienza è stata?
“Strana e bella. Strana perché un contesto totalmente diverso dal mio solito. Bello perché c’era la piazza gremita in costume davanti a me. Tutti pronti e curiosi e non in tiro per serata di gala.”


Quest’estate, invece, hai portato in giro per l’Italia la tua musica: com’è andata?
“Troppo poco tempo ahime. Quando suono con la band ho sempre quel senso di insoddisfazione perché non vorrei mai scendere né tornare a casa. È un momento di condivisione totale. E questa condivisione che c’è sul palco viene percepita dal pubblico e si moltiplicano tutte quelle sensazioni che hai cercato di scrivere. Il live è la necessità. Non si scrivono canzoni per stare in cameretta, altrimenti è meglio un diario segreto.”


Il 18 ottobre è uscito il tuo singolo “Zara”: raccontami com’è nato questo pezzo
“È nato con la consapevolezza di volermi abbandonare agli istinti dell’innamoramento senza la razionalità dei trent’anni. Zara è nata davvero perché mi sono venuti gli occhi da asilo nido.”


Che cosa pensi del panorama musicale italiano odierno?

“Che sarà migliore quando ci passerà tutta questa malinconia degli anni 80.”

Quali sono i tuoi progetti futuri? So che il 30/11 avrai un concerto molto importante…

“Progetti futuri non ne ho. Scrivo quando riesco a dedicarci il tempo giusto e lento che è giusto dedicare alle canzoni. Se ne arrivano un po’… bene, penserò a cosa fare.
Intanto penso a preparare il concerto all’Astoria a Torino. È importante perché torno a suonare con la band dopo molti mesi. Ma soprattutto perché dopo molti mesi sarà un concerto solo nostro: io col mio pubblico. È come se stessi parlando con qualcuno che ti capisce, ti senti libero di esprimerti al massimo.”

A cura di Giovanna Ghiglione

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