ORIETTA BERTI – Intervista su “Chi ama chiama” e carriera
In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “CHI AMA CHIAMA” ho intervistato l’iconica ORIETTA BERTI.
Buongiorno Orietta, è un onore potere intervistare un’icona della musica italiana. Ho trovato molto interessante il titolo del tuo nuovo singolo, un bellissimo gioco di parole. Qual è il “messaggio in bottiglia” che vuoi lanciare a chi lo ascolta oggi? Cosa intendevi trasmettere con questo titolo?
Il messaggio del brano “Chi ama chiama” sta proprio nel fatto di chiamare i propri cari, le persone a cui si vuole bene… di non nascondersi dietro un solo messaggio scritto (o di un breve vocale) che può risultare a volte freddo o fugace… ma di chiamare le persone a cui si vuole bene (o ancor meglio incontrarsi), perché far sentire la voce di una persona cara, di un famigliare, di un amico è davvero un “toccasana” per il buon vivere. La voglia di incontrarsi di persona anche solo per un caffe e qualche chiacchiera, per un bel pranzo insieme è vitale per ognuno di noi, e non è solo un modo per essere presenti, per essere vicini alle persone che amiamo, ma anche un piacere della vita che nella società di oggi mediata dalla tecnologia a volte diamo per scontato. Comprendo che alcune persone dal carattere introverso e timido prediligano il messaggio scritto dove a volte si possono esprimere emozioni e pensieri che “vis a vis” sarebbe emozionalmente faticoso comunicare; ma una voce amica… calda, suadente, che ti ascolta per il solo piacere di condividere la vita insieme in quel momento è veramente importante per tutti noi.
Negli ultimi anni sei diventata la regina delle hit contemporanee. Com’è stato approcciarsi a questo nuovo pezzo rispetto ai grandi classici del tuo repertorio?
E’ sempre una bellissima esperienza perché si imparano sempre cose nuove e l’essere curiosi è fondamentali per il nostro mestiere. Poi con Danti (Daniele Lazzarin, produttore) mi trovo benissimo, abbiamo già collaborato sia per “Cabaret” in estate insieme a Rovazzi e i Fuckyourclique, che l’anno scorso per “Una vespa in 2” con Fiorello. Le collaborazioni sono sempre bellissime perché incontro il mondo della Generazione Z con il mio… e ci sono davvero tantissime similitudini tra di noi… i giovani oltre alla grande energia che mi regalano hanno tante cose da trasmettere e da insegnare, e anche io porto la mia esperienza e il mio vissuto nel loro mondo, nella loro forma di fare musica. È davvero una bellissima sensazione di condivisione di emozioni e apprendimento. Sperimentare sempre senza mai perdere la propria identità.
“Chi ama chiama”… ma oggi ci si scrive più su WhatsApp che al telefono. Tu sei una che preferisce ancora sentire la voce o ti sei arresa ai messaggini?
Io chiamo sempre… mando qualche messaggio vocale solo se so che la persona in quella giornata è occupata o impegnata con il lavoro… ma poi richiamo perché a me piace sentire la voce. Poi digitare i messaggi scritti con tutti quei tasti, poi mi sbaglio e non so correggere… quindi elimino il messaggio e chiamo.
Come dicevo, sei un’icona e per questo vieni spessissimo citata e inserita in tanti contesti. TI abbiamo sempre visto come una persona lontana dal divismo, che ama divertirsi. Come anche è capitato quale “vittima” (e complice) delle parodie al Gialappa’s Show. Che effetto fa vedersi reinterpretati in quel modo e quanto ti diverti a non prenderti sul serio?
Essere imitati o essere citati in qualche sketch è sempre un piacere e vuol dire che quello che si è fatto ha lasciato un segno al pubblico, una emozione, un bel ricordo. Sin dagli inizi della mia carriera le ironiche imitazioni del grande Alighiero Noschese (che mi chiamava sempre per avvisarmi e chiedermi il permesso di uno sketch), di Loretta Goggi, fino a quelle del caro Gabriele Cirilli o di Valerio Scanu, per arrivare alle più recenti dei bravissimi Gemelli di Guidonia e di Brenda Lodigiani, sono degli omaggi ironici che fanno bene all’animo… il sorridere alla vita e il saper ridere nella quotidianità di sé stessi come delle cose che ci circondano è un elemento fondamentale per vivere in modo positiva e sereno.
In I Delitti del BarLume sei apparsa nientemeno che come una statua iconica. Com’è stato vedersi trasformata in un “monumento” cittadino? Hai dato qualche consiglio agli sceneggiatori sulla posa?
Era una sorpresa per me la statua… fino al giorno delle riprese mi avevano dato solo qualche indizio, ma niente più. Anche quello è stato un bellissimo omaggio, un pensiero di affetto che mi ha stupito e rallegrato. Mi sono divertita tantissimo nel fare quel cameo sul set di “I delitti del BarLume” insieme ai cari Filippo Timi, Alessandro Benvenuti, Corrado Guzzanti, Stefano Fresi e a tutti gli attori e attrici del cast. Con la produzione abbiamo passato alcuni giorni all’isola d’Elba tra riprese, risate e un cin cin al Gin Tonic per festeggiare la buona riuscita dell’episodio. Ho davvero dei bellissimi ricordi.
Dopo “Chi ama chiama” quali altri progetti stai preparando?
”Chi ama chiama” è solo il primo di una lunga serie di singoli che nei prossimi mesi farò uscire e che anticipano la pubblicazione del mio nuovo album che uscirà in autunno per celebrare i miei 60 anni di carriera. Le sorprese sono tante e non vedo loro di svelarle tutte al mio pubblico.
Se guardiamo indietro, alla tua leggendaria carriera, qual è il segreto per farsi voler bene da tre generazioni diverse senza mai perdere la propria identità?
Essere sé stessi, avere rispetto del prossimo e della musica, ascoltare i collaboratori, essere curiosi sempre… e cercare di cambiare, di sperimentare, senza mai perdere la propria identità.
I tuoi look sono divenuti leggendari, cosa ci puoi raccontare su questo?
Sì, ci vorrebbe un libro per raccontarli… dagli abiti dei primi Festival di Sanremo fino ad oggi. Posso solo dire che negli ultimi anni devo ringraziare il caro amico Nick Cerioni (stylist di tantissimi artisti , da Achille Lauro, ai Maneskin, a Jovanotti, etc) che ha ideato per me insieme al caro Giuliano Calza di GCDS gli abiti di Sanremo 2021, e poi insieme al caro Rochart ha ideato gli outfit per il Sanremo sulla nave Costa del 2022 con Fabio Rovazzi, ma anche Alessandra Clò e Jerry Tommolini di Pin Up Stars che mi supportano da anni con i loro outfit meravigliosi pieni di fantasie, colori e paillettes. Sarò sempre grata a Nick Cerioni e a Leandro Manuel Emede (gli Sugarkane) perché con i loro consigli e le loro collaborazioni hanno saputo reinterpreta la mia immagine, il mio stile… avvicinandolo al mondo delle nuove generazioni…con eleganza, colori ed ironia.
Orietta, hai iniziato la tua carriera negli anni ’60, in un’Italia piena di speranza e fermento. Qual è il ricordo più vivido che hai di quel periodo? C’è qualcosa di quell’atmosfera che ritrovi (o che ti manca) nell’Italia di oggi?
Quel periodo degli anni ’60 era il boom economico ed il boom della musica italiana, anche in Europa e nel mondo, i nostri brani italiani venivano tradotti e reinterpretati anche all’estero e c’era un fermento incredibile. C’era tanto ottimismo e il mestiere del cantante o del personaggio tv o del produttore discografico di cui oggi noi parliamo allora era un lavoro “pionieristico”. Era un mestiere nuovo, come per la tv… c’erano solo 1 o 2 canali RAI in Italia, non esistevano le radio private, i concerti si organizzavano in ogni angolo del paese con delle regole sulla sicurezza che erano a dir poco precarie… con il pubblico sui tetti, sugli alberi, sulle macchine…ovunque. Una cosa che mi manca di quell’epoca è forse quel senso di speranza nel futuro, di ottimismo nel futuro, dove si pensava che tutti avrebbero trovato un loro “posto” il loro ruolo nella società. Una cosa invece che ritrovo oggi e che mi fa molto piacere in Italia è che si è riportato al centro del mercato italiana la musica italiana; io amo ascoltare tanti artisti stranieri di ogni genere e stile (Frank Sinatra è per me “the voice” e lo sarà per sempre), dalla musica classica, a Sarah Vaughan, al rock e al flamenco che mi fanno ascoltare i miei figli… però mi fa molto piacere che negli ultimi anni le classifiche si siano nuovamente riempite (vuoi per generazioni nuove, vuoi per un impulso che Amadeus e i suoi festival hanno aiutato a dare) di giovani artisti italiani che interpretano i nostri tempi.
Hai attraversato decenni di cambiamenti sociali profondi. Come è cambiato, secondo te, il modo di cantare l’amore da “Fin che la barca va” a “Chi ama chiama”? Pensi che le donne oggi abbiano più libertà di esprimere i propri sentimenti nelle canzoni?
È cambiata un po’ la forma estetica della musica, come ad esempio alcuni accenti (oggi si possono cambiare) o il canto in “corsivo”, la metrica a volte serrata dei testi rap e trap rispetto alle note lunghe delle canzoni dalla melodia larga, le sonorità elettroniche, i campionamenti o le ritmiche negli arrangiamenti. Però la voglia di emozionare non è cambiata, la voglia di condividere un sentimento o il racconto di una storia non è cambiata e mai cambierà. Non penso che le donne oggi abbiano più libertà, anche prima ne avevano e potevano esprimere emozioni o concetti forti attraverso le metafore, attraverso il sottotesto delle liriche… oggi i testi sono più espliciti ma le donne (come gli artisti uomini) hanno sempre avuto la libertà di esprimersi e di emozionare il pubblico con la musica.
Un tempo il successo si misurava con i milioni di dischi venduto e le serate nelle grandi sale da ballo. Oggi si parla di “streaming” e “visualizzazioni”. Cosa pensi di questo cambiamento epocale? L’impressione è che sei riuscita a rimanere al passo senza problemi, come lo hai vissuto?
Penso sia una evoluzione naturale. Il digitale, la tecnologia, i social di oggi hanno portato a questi cambiamenti dove la fruizione della musica da un lato è immediata e apparente a volte possibilmente infinita. Dall’altra forse oggi si dà meno importanza al “prodotto” dell’arte musicale, perché è tutto più veloce quindi anche le canzoni si identificano in un preciso momento, di un preciso mese, in un preciso anno… e solo a volte raggiungo “un sospiro” più ampio o un successo più duraturo come succedeva in passato. Ma oggi la tecnologia permette anche di produrre musica in casa propria quasi, o di registrare in qualsiasi parte del mondo ti trovi, ha reso i costi di produzione più accessibili e anche la possibilità di pubblicare la propria musica è più facile da indipendente rispetto al passato, prima era possibile solo attraverso una casa discografica.
Nella tua carriera hai incrociato giganti come Fellini. C’è un insegnamento o un aneddoto di quegli anni d’oro del cinema e della TV che porti ancora nel cuore e che puoi raccontarci?
Proprio un aneddoto con il grande Federico Fellini: ricordo un incontro a Piazza del Popolo a Roma dove stavo girando uno spot per un programma tv, il maestro Fellini mi vide e con il suo garbo mi volle salutare in un modo che non dimenticherò mai… mi disse… “Orietta, io e la mia Giulietta ti adoriamo… rimani sempre come sei… non cambiare mai”. Fu un bellissimo complimento che conservo sempre con grande affetto… e poi ricevuto da un Maestro del cinema mondiale come il grande Federico Fellini, fu meraviglioso.
Spesso oggi si guarda al passato con molta nostalgia. Tu però sembri proiettata sempre in avanti. Qual è il segreto per onorare la propria storia senza restarne “prigionieri”?
Essere curiosi, “tenere i piedi per terra sempre”, mettersi sempre alla prova con sé stessi, avere rispetto del pubblico… e pensare che ogni giorno in questo lavoro si debba sempre ricominciare da capo…” perché domani è un altro giorno” … come diceva saggiamente Rossella O’Hara in “Via Col Vento”.
Negli anni ’60 e ’70 la melodia era tutto. In “Chi ama chiama” si sente ancora quella cura per il canto, pur con suoni moderni. Credi che la “bella melodia italiana” sia intramontabile, a prescindere dalle mode del momento?
La melodia italiana è nel nostro DNA… non mancherà mai, anche nei brani rap o trap, la melodia sarà presente in un ritornello cantato, in strofa, in un campionamento… penso ci sarà sempre… fa parte di tutti noi e deriva dalla musica classica, dalla tradizione dell’opera, dalle romanze, dalla musica classica napoletana, dai canti folk e popolari… insomma deriva dalle nostre radici, dalla nostra anima musicale italiana.
MAURIZIO DONINI
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




