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NEO GARFAN – Il cantautore romano parla del nuovo album “Suoni dalla Luna”

NEO GARFAN – Il cantautore romano parla del nuovo album “Suoni dalla Luna”

In occasione dell’uscita del nuovo disco “Suoni dalla Luna”, ho avuto il piacere di intervistare il cantautore romano Neo Garfan. I tre anni necessari allo sviluppo di “Suoni dalla Luna” emergono nella ricercatezza sonora di un artista nato e cresciuto ascoltando musica black. Si legge tra le righe l’ispirazione che nasce da un amore che parte dalla Tamla-Motown di Berry Gordy (in particolare lo stile di Stevie Wonder) fino a una più recente rilettura britannica del genere come quella proposta da Craig David.

Ciao Neo, benvenuto su Tuttorock, come stai?

Ciao, per quanto concesso sto bene… grazie per questo spazio, è un piacere per me esserci.

Parliamo un po’ di questo tuo nuovo disco, “Suoni dalla Luna”, uscito lo scorso 16 febbraio. L’ho ascoltato più volte e lo trovo davvero bellissimo, che riscontri stai avendo?

Intanto ti ringrazio molto! Questo album per quanto si rifaccia a sonorità attuali ed internazionali, in Italia è un disco da outsider, gli spazi sono decisamente ridotti per questo genere di pop. Ovviamente intraprendere un progetto così impegnativo ti porta a credere e sperare in un riscontro diverso, a un qualche riconoscimento, la sensazione è quella di un grido nel deserto o un messaggio in una bottiglia, per dirla alla Police, si riesce ad arrivare a pochi, sperando che siano buoni.

Un disco uscito in un periodo in cui la musica dal vivo purtroppo è ferma a causa della pandemia. Ciò può essere un’arma a doppio taglio, da una parte la gente ha più tempo per stare a casa ad ascoltare, dall’altra però non può venire a vedere un tuo spettacolo, tu che tipo di ragionamento hai fatto riguardo alla data di pubblicazione?

Non ho fatto alcun ragionamento, dopo 3 anni di gestazione il bambino voleva uscire, pandemia o no.

“Suoni dalla Luna”, come mai questo titolo?

Ho immaginato di sedermi sulla Luna, guardare verso la terra e fare un ritratto di ciò che siamo, di ciò che sono… è un punto di vista privilegiato e spaventoso allo stesso tempo. Tutto appare chiaro e terribilmente banale. Inizialmente il titolo nella versione inglese era “Songs from the Moon” ma “Canzoni dalla Luna“ suonava un po’ troppo popolare per i miei gusti.

Quando hai scritto i brani contenuti nell’album e com’è avvenuto il processo di scrittura?

Non credo nell’ispirazione, ritengo che i contenuti di valore arrivino con il duro lavoro ed il confronto con se stessi, a patto che sia spietato. Il processo di scrittura è un piccolo miracolo ma non ha nulla a che fare con l’incanto dell’immediatezza.

Parlami un po’ del video di “Caduta libera”, chi ha avuto l’idea e da chi è stato realizzato?

Francesca Debri ed io abbiamo scritto e diretto il videoclip, come il precedente di “Al di là del limite”. Quando lavoriamo, le idee si mettono sul tavolo indiscriminatamente, non ricordo con esattezza chi dei due abbia avuto l’idea del piccolo aviatore, è arrivata dal confronto. I problemi arrivano quando devi rendere reale una visione, questa è una produzione totalmente indipendente, quindi gli sforzi sono esclusivamente nostri. Abbiamo fatto realizzare le ali da un artigiano, scelto e realizzato i costumi, individuato la location del deserto dell’Accona, tutto in autonomia.

I brani sono una fusione di R&B, gospel e pop italiano, quali sono gli artisti del passato e del presente che più ispirano la tua musica?

Sono cresciuto con la musica Motown e ho trascorso molti anni all’estero, non posso dire di avere influenze italiane se non quelle linguistiche.

Ho apprezzato l’intero disco, non c’è un brano che preferisco rispetto ad un altro, li trovo tutti collegati in maniera perfetta e, alla fine dell’ascolto delle dieci tracce, ho avuto la sensazione di aver fatto un bellissimo viaggio mentale libero da ogni pensiero. Tu, quando hai ascoltato il tuo album interamente per la prima volta, come ti sei sentito?

Vuoto…

La tua è una proposta musicale che viene apprezzata maggiormente fuori dai confini del nostro Paese, è una questione di cultura, di superficialità da parte degli ascoltatori italiani o trovi ci siano altre motivazioni?

Il processo di rincoglionimento in Italia è stato lento ed inesorabile, è iniziato con l’avvento della televisione commerciale che ha ingoiato ogni cosa. I social che in un primo momento apparivano come la salvezza dall’egemonia televisiva, si sono rivelati una catastrofe senza via d’uscita. Ormai non esiste più il pubblico, solo protagonisti, tutti vogliono essere ammirati anche se non c’è nulla da ammirare. Chi doveva vigilare ed evitare questa deriva ha cavalcato il cavallo marcio, questo è quanto.

Il tuo sogno più grande di musicista?

Suonare con Stevie Wonder.

Quali sono i tuoi progetti dopo questo disco?

Stiamo preparando le versioni inglesi per uscire all’estero.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie a voi, (non ho altro da dire su questa faccenda) cit.

MARCO PRITONI