MOTELNOIRE – Intervista su “MALAMILANO”
In occasione dell’uscita del loro nuovo album “MALAMILANO” ho intervistato NIK CASTALDI dei MotelNoire.
Ciao Nik, ma sai che poco tempo fa, Maurizio Biancani, in Fonoprint, mi ha raccontato che stava lavorando sul vostro disco e mi ha consigliato di ascoltarvi? Quando mi hanno proposto l’intervista ho colto l’occasione al volo 😊Oltretutto, ho ascoltato l’album l’ho trovato super, una canzone più bella dell’altra.
Ma grazie mille, guarda, grazie di cuore. Questa cosa ci dà tanto coraggio, ci fa capire di fare la cosa giusta, con il cuore. Perché il senso di questo album è proprio fare le cose con il cuore, con l’amore, cercare di trasmettere un buon messaggio, perché insomma. Questo è il senso di quello che stiamo cercando di fare, che in realtà noi facciamo da tanti anni. Però questo è un album, come dire, carnico per noi, cioè proprio importante. Maurizio Biancani è un grande, sia come amico che, come produttore, un vero mito per noi.
Ecco, per tanti anni, perché poi sono la bellezza di 27 anni ormai.
Quasi, praticamente sì. Noi partiamo dalle periferie di Milano, cioè quindi dall’ultimo piano, dal sottoscala delle case milanesi, perché noi siamo arrivati proprio dal niente. Siamo sempre stati tutti musicisti professionisti che si sono conosciuti all’interno degli studi di registrazione, quindi sale di registrazione, sale prove, club. Da lì siamo partiti, ci siamo conosciuti tutti suonando. Noi suonavamo nelle periferie di Milano e ci siamo incrociati veramente tutti insieme sul campo di battaglia. Ci siamo trovati bene umanamente e musicalmente e siamo cresciuti insieme, abbiamo registrato nei dischi degli altri, abbiamo accompagnato anche dei nomi illustri della musica italiana. Abbiamo fatto qualsiasi cosa pur di stare insieme e suonare le cose che ci piacevano; evitando le strade comode, cercando di seguire il bisogno di capire chi fossimo e cercare di comunicare qualcosa di utile e siamo arrivati a pubblicare questo album che uscirà il 16 di maggio e si chiamerà MALAMILANO.
Sì, è un poco dedicata a Milano, no? Intanto voglio dire, la musica, come dicevi, è anche il diventare musicisti come avete fatto voi, come si suol dire, alla vecchia, no? Quindi, andare a suonare ovunque per poi diventare qualcuno e andare sui palchi importanti, che è il contrario di quello che abbiamo visto negli ultimi 10, 15 anni, che prima vai in TV, poi diventi famoso.
Si è un poco ribaltato il percorso, nel senso che tutta quella verità, che poi è l’ossigeno delle canzoni, cioè quindi gli incontri, i viaggi, gli autogrill, le piazze, i locali vuoti. Quelle cose formano, creano il tessuto per creare e scrivere delle canzoni e per cercare di essere pronti a non bluffare sul palcoscenico, perché poi sul palcoscenico, capisci, non si può bluffare, cioè bisogna essere autentici. Perché ci si fa gli addominali con la strada, sopravvivere con la musica che è sempre stato difficile anche vent’anni fa. Però, diciamo, noi ci siamo fatti veramente quella che si chiama la gavetta, quella becera, noi siamo arrivati a vedere come mettere insieme le lire e i centesimi per riuscire a pagarci le bollette, per riuscire a fare benzina al furgone, per riuscire a produrci le cose. Vivendo di musica, comunque, perché poi alla fine noi abbiamo sempre dato alla musica italiana il nostro contributo come artisti, come musicisti, come turnisti e quindi siamo sempre stati anche un poco alla causa poi di alcune cose che hanno funzionato, anche se secondo me erano un po’ forzate. Però noi, per ciò che riguarda il MotelNoire, non abbiamo mai bluffato e non abbiamo mai scelto la strada facile, non perché siamo masochisti, ma perché arriviamo veramente dalla strada, cnon siamo né figli d’arte e neanche dei figli di puttana, capito? Forse siamo forse troppo buoni a volte, capito? Però va bene così. Cioè, io credo che la buona musica, come il buon vino, se invecchia un poco di più diventa ancora migliore. Quindi io ci voglio credere ancora.
Sì, ma credo che poi paghi la cosa, perché adesso è vero, diciamo tutti questi se format televisivi diventi famosissimo, lo vinci poi per un anno, a parte alcuni casi che riescono a durare nel tempo, nella maggioranza dei casi vai in cima, ma quando poi vai sui palchi, diciamo, vengono fuori tante magagne, da chi non vende i biglietti ad altri inconvenienti vari. Un anno sei alle stelle, e dopo un anno, magari, non sei più nessuno perché finisce l’anno della vittoria e l’anno seguente c’è un altro vincitore.
Ma bisogna capire che valore, cioè il senso di perché si fa musica. Io mi domando questa cosa, cosa è importante? Cos’è quello che si chiama successo? E la fama? Sono i soldi? La voglia di farsi dei selfie e firmare degli autografi? Per noi non è questo, riteniamo che la cosa importante è cercare di esprimere qualcosa che abbia un’utilità, che porti un messaggio, per noi veicolare un buon messaggio è la cosa più importante. Poi è bellissimo poter andare al supermercato a fare la spesa senza, magari, delle persone che ti vogliono fare la foto, perché quell’anno lì sei diventato famoso. Il problema è che poi quando tu salti tutta questa procedura che si chiama gavetta, è vero, tu diventi popolare in un anno, in qualche mese, ma poi non sei in grado di sostenere un concerto, di dire delle cose che non ti vengono infilate in bocca perché qualcuno te le scrive. Io credo che ci sia veramente in questo momento un casino, che si vive a metà tra dei numeri virtuali, che oramai il mondo sembra che siano soltanto visualizzazioni, profili social, streaming, Spotify, ma in realtà io vedo che alla fine la gente a vedere tutta questa gente non ci va. Cioè, bisogna sempre inventarsi uno stratagemma per poi riempire gli stadi che la gente, capito, fa in due anni. Cioè, voglio dire, il grande Vasco prima di arrivare a fare uno stadio, gli tiravano le freccette. Enrico Rovelli, che tra l’altro si sta curando anche noi, perché è con noi nel team che stiamo facendo, ci ha raccontato tutto. Lui gli ha detto: “Guarda, tu sei pronto per fare uno stadio”, ma Vasco neanche se ne rendeva conto. Ed erano 15-20 anni che era in giro. Io credo che si debba cercare di controllare questo finto divismo, questa cosa di convincere per forza tutti che si è belli, bravi, famosi subito, perché con tutti questi talenti, con tutta questa roba che ormai sta girando, c’è una confusione che secondo me l’industria discografica sta crollando. Perché combatte tra un qualche cosa di finto e un qualche cosa che non combacia con i numeri reali. C’è un problema. Le persone che vorrebbero ascoltare della buona musica, secondo me, non riescono neanche più a trovarla con tutto quello che viene pubblicato ogni martedì e ogni venerdì. C’è un disastro. E soprattutto vengono promosse soltanto alcune cose piuttosto che delle altre. E le altre rimangono nell’ombra. Bisognerebbe fermarsi tutti e dire: OK, cerchiamo di capire chi siamo, che cosa vogliamo e perché noi pretendiamo di andare alla radio, alla tv, o in un palcoscenico, a dire che cosa? Non bisognerebbe più bluffare perché questa roba ormai non funziona più.
Ma infatti, guarda, oggi non ci sono più le case discografiche, non investono più. Una volta investivano sull’artista dopo aver fatto una disamina, poi magari sbagliavano come con i Beatles, ma insomma, normalmente c’era un direttore artista, c’era della gente, dei manager che guardavano chi potesse avere un futuro e quindi c’era una scrematura fra chi suonava con gli amici e chi poteva avere una carriera. Adesso a noi arrivano, boh, 1000 dischi all’anno, 2000 dischi all’anno, quello che dicevi. Non dico tutti uguali, ma non riesci neanche volendo riesci ad ascoltare. Poi magari in mezzo ci sarà anche un fenomeno, però ormai tutti, chiunque, fa o può fare un disco in casa.
Ma io mi domando, se uno si potesse fare un disco a casa, che senso avrebbe una Fonoprint? Cioè, la mia domanda è questa, capisci? Ti voglio dire, cioè, perché una figura come Biancagni esiste? Perché comunque lui, quando arrivi per masterizzare qualsiasi cosa, vede la fonte e la musica andrebbe diffusa perché è anche cultura diffondere un prodotto ben fatto secondo me. Bisogna dare un valore, ma col fatto che oramai i dischi non si vendono, oramai che qualsiasi persona può fare un disco, ormai che comunque con l’intelligenza artificiale tu ti puoi pubblicare anche una canzonetta, scritta da un computer e sembrare una star, capisci? Dove stiamo andando a finire? Voglio dire proprio questo, per questo motivo bisogna, soprattutto noi che abbiamo un po’ più di strada sulla schiena, fare un poco da fratelli maggiori e dire: “Ragazzi, fermi tutti! Guardate che anche diffondere una cosa ben fatta è cultura.”. Questo è l’impegno che ci siamo presi, ma che, comunque, in qualche modo abbiamo sempre cercato di sostenere, cioè metterci in discussione senza sentirci arrivati, andare da chi ha più esperienza di noi, come in questo caso Biancani che ci ha dato dei grandi consigli. Lui ha messo le mani e ha reso questo disco bellissimo per ciò che mi riguarda, dove io non cambierei una singola nota. Dove ha portato all’attenzione delle cose che sono meravigliose, il senso dell’arte, della musica, la voglia di dire: “Ragazzi, guardate, questo è uno strumento vero, non è uno strumento virtuale, guardate qui c’è questa cosa così, guardate qui questa voce l’abbiamo ripresa con questo”.” Sono cose importanti, oltre al contenuto della canzone è anche portare all’attenzione pubblica il fatto che fare dei dischi è ancora importante e farli come si dovrebbero fare. Questo è quello che io sento tantissimo che manca oggi, perché oggi un ragazzo, poverino, cosa ne sa un ragazzo? Io non me la prendo mica coi giovani, assolutamente, anche io sono un sostenitore, sono anche un padre. Quindi dico, raga, è importante farsi la gavetta e non siate accecati dalla popolarità, perché il pubblico di un X-Factor o The Voice cambia regolarmente l’attenzione, segue l’ultimo vincitore. Quindi tu hai il tempo di qualche mese per esistere, dopodiché vieni dimenticato, perché questo funziona così.
Quello che ti dicevo prima, che dopo un anno ti trovi dalle stelle alle stalle, insomma, o comunque poi c’è qualche caso che comunque riesce a farsi una bella carriera, ma diciamo su 10, forse uno. Ecco, fra l’altro parlavi di dischi. Rispetto anche a quando avete cominciato, non avendoci, non essendoci più supporto fisico dal punto di vista di una band che deve fare dischi per vivere, per la come lavoro. Anche la fonte di guadagno con lo streaming è diventata, se non sei quello che fa 100 milioni di streaming, è diventata difficile. Cosa ne pensi di questo cambiamento dal supporto allo streaming?
Vogliamo cercare di esistere nel mondo virtuale, mettiamola così, perché comunque il mondo va in questa direzione ed è giusto che vada in questa direzione, ma voglio dire chi è cresciuto come noi, non può rimanere orfano di questo, è sbagliato. Cioè io quando torno a casa dopo essere stato a un concerto, ho bisogno di qualcosa da toccare, da ascoltare, da rivivere e infatti noi faremo MALAMILANO anche sul vinile, motivo per il quale siamo andati da Maurizio. In un’era dove gli album non si fanno più e dove si lavora per singoli che durano forse una o due settimane. Si è tolto proprio il valore, il peso della canzone. E poi attenzione, la durata delle canzoni, che è un altro grande problema, perché le canzoni si stanno allineando a un mondo troppo veloce, dove dopo qualche secondo hai già voglia di skippare da un’altra parte. Questa cosa è un problema di attenzione.
Questa è un’altra cosa che è verissima. Me l’hanno detto in tanti che fanno solo singoli, quindi già trovare un disco lungo, oltre che bello, come si suole dire, un LP, è diventata quasi una rarità. Poi c’è chi li fa. Ma li capisco, perché a un certo punto il mercato questo vuole.
Il mercato è un po’ il diavolo, capito? Però ti dico una cosa, perché bisogna guardare il futuro? Perché è importante andare avanti, evolvere. Cioè, io credo nel futuro, io credo ancora nel fottutissimo futuro, però credo sempre a una cosa. Tu per guardare avanti ti devi voltare indietro e devi fare tesoro della tua esperienza. Cioè, per me questa è la base proprio della vita. E ti porto un esempio: una Mustang del ’65 sarà sempre di moda, andrà sempre di moda e sarà inimitabile e si distinguerà in mezzo a tutte le cose di ultima generazione. Capisci cosa ti voglio dire? Un disco dei Led Zeppelin, un disco dei Deep Purple, una qualcosa di Frank Zappa, della PFM. di De Gregori, di De Andrè, di Dalla, sarà sempre qualche cosa che apparterrà al futuro, pur avendo coperto il passato. Ma quello che sta succedendo in questo momento sembra dissolversi nel nulla. Io non ricordo già, per esempio, nulla del vecchio Sanremo. A fatica ricordo quello di quest’anno, ma con grandissima fatica. Ho dimenticato già quello di tre anni fa, pure l’anno scorso qualcosa mi resta e sto già iniziando a dimenticarmi quello che è successo adesso con tutta l’attenzione mediatica che ha avuto. Credo che noi musicisti dobbiamo impegnarci per davvero, dobbiamo andare a cercare qualche cosa che non sia il tormentone estivo, ma che vada controcorrente rispetto alle tendenze, rispetto al sistema. Stiamo implodendo in questa cosa, non si riesce più, quindi grande gavetta ancora ribadisco, ce ne stanno ancora tante da fare, impegnarsi, cercare di tornare alla musica live e portare le persone all’interno di un concerto dal vivo, prendendosi cura di queste persone. Quindi, inclusione e cercare di condividere, prendere spunto nel cercare di raccontare le loro vite cercando di essere noi musicisti autori i narratori delle loro vite. Questo serve oggi, dove non ci si mette sempre al centro della scena e dove si è protagonisti per forza ma dove si inizia a fare un po’ di cronaca e dove si inizia a raccontare la vita di tutti perché c’è tantissimo da raccontare in questo momento; è un casino talmente grande la vita in questo momento che noi dovremmo cercare di raccontare la vita degli altri e portare messaggio, che faccia riflettere le persone.
Ascolti, dicevi della Mustang, magari una Cadillac blu (nda: una delle canzoni da MALAMILANO).
Certo. La Cadillac blu. È una macchina meravigliosa e di solito, vedi, tu mi hai citato Cadillac, Cadillac che se tu se tu l’ascolti bene la canzone proprio che racconta perfettamente il diavolo tentatore, capisci? Quello che ti vuole vendere qualcosa, ma che poi alla fine ti inganna. Però tu lo sai, sei consapevole, ma sei affascinato da questo diavolo, talmente affascinato che dici: “Cazzo la vorrei anche io quella Cadillac blu, cazzo la vorrei anche io.
Springsteen la voleva rosa, la Pink Cadillac di Springsteen, è una macchina che ricorre molto, a quanto pare, nella musica.
Quelli che ce la fanno, i grandi banditi, hanno tutti il macchinone (risate)
Ascolta, adesso abbiamo parlato di tante cose viste da lontano, questo disco qui dedicato a Milano, come è cambiata Milano vista da voi che siete nati nella periferia sud.
Noi ci siamo formati nel lontano 1999 ed eravamo proprio nelle periferie di Milano. E guarda, in quel periodo la musica aveva veramente un forte impatto nella società. C’erano dei negozi di dischi, c’erano dei negozi di strumenti musicali, c’erano dei grandi concerti, c’era tantissimo in quel periodo lì e la musica era il centro della scena ed era un luogo di aggregazione. Lì, mi ricordo, sono nate tantissime band che abbiamo avuto la fortuna di conoscere, come BluVertigo e come tantissime persone che qua a Milano hanno fatto veramente la differenza. Noi ci siamo formati in quel periodo e abbiamo iniziato a suonare tantissimo nei locali. Ok, quindi abbiamo vissuto la Milano di quell’epoca, che veramente era una metropoli ed era tanto, tanto, come dire, visitata da inglesi, tedeschi, americani. C’era tantissima contaminazione e quindi noi abbiamo assorbito inevitabilmente questa cosa. Da lì sono partiti i MotelNoire. Abbiamo navigato questa città tantissimo e siamo arrivati a questo album che è un album di 10 tracce. MALAMILANO però ha un titolo particolare perché Milano è una città che ha, come dire, dei lati chiari e dei lati scuri. Però noi abbiamo voluto raccontare un poco anche dei lati scuri. Quindi MALAMILANO, questo titolo così particolare, nasce da chi mi ha raccontato questa storia della sua vita, Tino Stefanini. Tino Stefanini apparteneva a una banda, a una gang molto, molto sanguinosa che era la banda della Comasina, una zona caldissima lui era veramente un gangster, una persona molto temuta che si è fatto i suoi 54 anni di detenzione. Ha pagato la sua pena, l’ho conosciuto per caso e mi ha detto: “Mi piacerebbe raccontarti la mia vita.”. Io ho colto immediatamente l’occasione, perché quando ero bambino ricordo le vie e le zone di Milano che non dovevo frequentare e una delle sue zone era proprio quella. Quindi, sono andato da lui a casa sua, mi ha raccontato tutto quello che mi doveva dire. Poi ha aggiunto: “Mi piacerebbe, però, che di questo racconto tu facessi uscire la realtà di una criminalità molto diversa da quella di oggi, perché nel nell’essere criminali, noi, in realtà, abbiamo sempre cercato di fare comunque delle cose buone. Abbiamo sempre cercato di aiutare chi non poteva vivere, viveva a fatica e quindi abbiamo sempre aiutato il popolo, il nostro quartiere, le persone ad andare avanti. Ed era un’attività molto diversa da quella di oggi, che invece è un’attività più da gang. più da. extracomunitari più da questo taglio di cose dove c’è un fattore culturale molto diverso. Mi piacerebbe tantissimo che tu raccontassi elegantemente questa storia.”. Da lì, è nata la canzone MalaMilano che ha dato tutto, che ha dato il titolo a MalaMilano, che è un concept album.
Un concept su Milano, in sintesi.
Sì, abbiamo voluto omaggiare la città di Milano perché è la città che in qualche modo, ci ha sempre salvato il culo, come dire, nel senso che, alla fine, ha sempre permesso ed è sempre stata molto buona, anche con le persone che arrivavano da fuori, quindi ha regalato tantissimi sogni. In qualche modo come una mamma si è presa cura anche di noi dandoci la possibilità di esistere. Questo MalaMilano è praticamente un racconto storico culturale di alcuni aspetti di Milano molto scomodi, ma che comunque sono storici, come vedi dal racconto di Tino Stefanini; dall’altra parte, abbiamo cercato di raccontare la nostra visione, la nostra Milano Quindi abbiamo in qualche modo voluto sottolineare la nostra appartenenza a questa città e ringraziarla per tutto quello che ci ha dato.
Comunque, la vedi cambiata rispetto una volta, come poi tutte le città.
Milano è molto cambiata, è una città un po’ stanca, è una città un po’ provata. un po’ maltrattata, perché comunque in qualche modo ha sempre saputo ospitare, ha sempre potuto far sognare. È un po’ come la New York italiana, capisci? È un po’ la malata italiana, dove si muove tutto e dove le persone, in qualche modo, in questi anni ho visto nullità diventare famosissimi e poi lasciarla e parlarne pure male. Una città che meriterebbe un po’ più di rispetto e soprattutto un pochino più di amore perché sa dare tantissimo amore.
Ascolta, come singolo avete fatto uscire Killer, giusto? Come singolo di lancio.
Sì, il 27 marzo uscirà Killer, che è il primo singolo.
L’avete scelta perché è quella che vi piace di più? Quella che ritenete più adatta o sentite più vostra?
Killer è assolutamente un brano che crea uno stacco importante tra un suono dei vecchi lavori che abbiamo fatto e quello nuovo. Quindi, innanzitutto il nome è già una roba un po’ particolare, perché comunque, non è, come dire, un titolo scelto a caso, è un brano sicuramente molto crudo. che racconta veramente l’alienazione di un individuo schiacciato da una quotidianità frenetica. Quindi l’ansia e lo stress, quello che devi fare per restare a galla, per esempio, in una grande città per vivere e restare al pari di tutto quello che succede. Guarda i prezzi, guarda lo stile di vita, tutto quanto quello che alla fine tu accumuli, accumuli, accumuli, cerchi di stare fuori da alcune cose, ma poi alla fine per riuscire a stare a galla ragioni veramente come un killer, capisci cosa ti voglio dire? Tu non sei un killer, ma alla fine questa frenesia ti porta a vibrare veramente come un killer. Però alla fine tu sei il killer, ma non degli altri, diventi il killer di te stesso, perché per riuscire a stare al passo con questa frenesia, con questa società che ormai è diventata una società del consumo per apparire e stare a galla, alla fine tu ragioni come un killer, ma uccidi te stesso.
Ascolta, ho trovato il disco, come ti dicevo, molto, molto bello, molto compatto, con tanti sound diversi, è variegato ad esempio, a me sono piaciute tantissimo “Brutte abitudini” e “L’ultima volta”.
Grazie, guarda, ti ringrazio. Non sei qua perché ti avrei abbracciato di brutto, te lo giuro, perché per me queste cose io sai, ho sempre un po’ paura quando perché in questo album io ho fatto proprio un viaggio molto importante. Io parlo per me perché, comunque, i testi li scrivo tendenzialmente io; quindi, ho fatto veramente un viaggio Ora ti spiego, è un po’ di tempo che ci lavoro è un po’ di tempo che ci lavoro a questa scrittura di questi brani sono proprio andato a cercarmeli e a un certo punto ho preso un foglio bianco in mano. Ti dico la verità, è venuta a mancare mia madre, che per me era una persona e una figura fondamentale. Ho messo da parte tutte le mie cattive abitudini e ho iniziato in maniera molto lucida a fare una sorta di constatazione di danni. Insomma, ho pensato, fatemi vedere adesso che non posso più bluffare e non posso più trovare una via di fuga, cosa ne esce. E da lì, la penna appoggiata su un foglio, ho iniziato a scrivere così, automaticamente. Pensando alle brutte abitudini, cosa farei oggi se potessi rivivere da questo momento e portare indietro la lancetta del tempo e riscrivere la mia vita? Beh, sicuramente starei lontano da quelle abitudini che mi hanno giocato proprio, capito, degli scherzi che ho pagato caro, capisci?
E si chiama esperienza, no?
Sì, si chiama esperienza, ma a volte, sai, dico sempre che la vita da affrontare in maniera lucida è difficile perché non puoi scappare dalla tua paura. Quando devi affrontare qualche cosa la devi guardare negli occhi e devi dire OK, e a quel punto noi siamo il risultato delle nostre abitudini. Voglio dire, se tu dormi 8 ore a notte, se tu non bevi, se tu non mangi un certo taglio di cose, se tu non frequenti delle persone, se tu cerchi di vivere una vita più equilibrata, sicuramente il risultato di quello che sei magari è anche buono. Certo, c’è da dire che grazie a tante abitudini sbagliate, ci sono anche, magari, delle canzoni che possono aiutare delle persone, dei ragazzi.
Sì, però sai Nick, la scelta che fai oggi, qualunque essa sia, in quel momento ti sembrava quella giusta, in base alle informazioni che avevi in quel momento. Poi, è chiaro che la ripensi dopo anni e dici: “Vabbè, se tornassi indietro”. Però, allora, in quel momento lì, ti sembrava giusta, eri convinto di fare qualcosa di buono, poi magari dopo 10 anni dice “Ho fatto una cazzata”. E non è detto che se tornassi indietro e cambiassi scelta, poi sarebbe andata meglio.
Ecco, quindi no, esatto, bravo. Perché poi alla fine guarda, la vita va esattamente come deve andare. Io ho capito anche questo, però, forse, ho parlato anche a me stesso, o forse ero io l’altra persona che guardava negli occhi me stesso, capisci? Ho detto, ma tu cosa faresti ora se potessi tornare indietro? Beh, ripartirei da zero, rifarei tante cose, cioè, e invece l’ultima volta è quella cosa che tu dici tutte le volte dopo che hai sbagliato, dici: “Giuro che questa guarda, mi faccio l’ultimo bicchiere, vado a casa, basta, fumo l’ultima sigaretta e basta, faccio l’ultima cosa così e basta, da domani non lo faccio più.”. E poi l’ultima volta non arriva mai, capisci? E però anche a volte tu speri che non arrivi mai quell’ultima volta dove rimani deluso un po’ da te stesso e un po’ anche dagli altri, che poi quelle cose lì sono le cose che poi ti portano, a fare in modo che le cose non siano mai l’ultima volta, capisci? Certo, come diceva Tino: “Ragazzi, non credete ai guadagni facili, non diventate dei criminali, perché io che sono l’esempio vivente, che ho fatto 54 anni di detenzione e sono distrutto.”. La vita è bella anche senza sballo. Cioè, lo sballo più bello è vivere di semplicità e vivere di cose meravigliose, di rapporti e di dialogo. Ormai non si riesce neanche più a parlare. Nel disco parliamo dell’intelligenza artificiale, di tanti aspetti, del terrore, per esempio, anche voglio dire tu accendi la tv, senti un qualsiasi qualcosa di legato all’informazione, lo spegni e dici oddio mio, stanno per smerciare una bomba nucleare, oddio cosa faccio? Qui da un momento all’altro succede quello. Il terrore, la paura, il fatto che non si riesca a parlare. Viviamo in una bolla, capito? Viviamo in una specie di bolla dove siamo un po’ tutti connessi, ma tutti isolati. Dovremmo tutti tornare all’analogico e quindi deve partire insomma questa cosa. Però voglio dirti, io voglio ringraziare anche proprio delle persone in questa intervista, e ci tengo tantissimo, che sono Michele Rotunno, che è Stargate, quando si parla di produttore e direttore artistico, una figura che non esiste più, ma in Italia ce n’è uno, si chiama Michele Rotunno che è Stargaze. Lui è stata la persona che ha prodotto e artisticamente, ed è esecutivo questo album, volendolo fortemente. Quindi lui lo voglio ringraziare. I MotelNoire lo ringraziamo tantissimo. Voglio ringraziare tantissimo Orangle, che è l’etichetta che ci distribuisce Orangle, e poi tanto, tanto, tanto Enrico Rovelli, è stato lo storico produttore di Vasco e quant’altro. Lui è un grandissimo amico e ci ha detto di credere in quello che facciamo. Ci ha detto credete in questo album, andateci dentro, fatelo senza paura, però fatelo insomma. Quindi ho avuto degli angeli intorno a me. Da che ho conosciuto un sacco di demoni, adesso invece ho trovato degli angeli, capito? E noi il 16 di maggio alle 20:30, presenteremo il vinile presso i Magazzini Generali di Milano; quindi, io spero che tu ci sia, faremo questo Release Party e sarà gratuito. Quindi faremo questo evento gratuito, anche questa è una scelta proprio coraggiosa, ma chi se ne frega, perché non si può sempre veramente mettere tutto in bolla di pagamento. In questo momento la musica deve essere quel mezzo che possa creare dialogo, confronto, critica, qualsiasi cosa che ci possa fare in modo che mettiamo giù i telefoni e parliamo e che comunque ci diciamo delle cose e siamo connessi. Quindi non sarà sicuramente il concerto dove noi siamo sul palco e siamo i più belli e i più bravi, assolutamente no, per noi tutto ciò che è legato all’ego via. Sarà uno scambio energetico, quindi il 16 di maggio, Magazzini Generali. Te lo dico a te in anteprima, perché uscirà un comunicato stampa, ma te lo dico a te in assoluto perché sei una persona super-mega-sensibile, l’ho già capito, e quindi faremo questa cosa, releas party gratuito con il vinile, quindi lì presenteremo il vinile. Poi sulle piattaforme digitali pubblicheremo singolo per singolo, quindi non metteremo tutto l’album subito in pasto, ma chi vorrà subito l’album lo potrà trovare ai Magazzini Generali il 16 di maggio e poi, invece, pian piano pubblicheremo tutte le canzoni.
Dopo il Release Party ci sarà un tour? Avete già delle date, idee, un programma?
Assolutamente sì. Il senso di questo album è proprio quello di trovare contatto con le persone e quindi sì, ci saranno delle date. Adesso non posso ancora comunicarle per il momento, però diciamo il 16 sarà un bel modo per abbracciarci tutti, ascoltarci, ascoltare e viverci, insomma, questa vibrazione di questo. di questo nuovo album che è anche molto coraggioso perché abbiamo cercato di lavorarlo facendo anche una ricerca sonora importante. Tutto questo anche grazie a Biancani, abbiamo realizzato al Moon House Studio di Milano. Quindi abbiamo fatto un grande lavoro di produzione con ricerca, sintetizzatore, amplificatore, abbiamo fatto proprio una roba come si fa, raramente ormai, Quindi al primo posto la musica, l’onestà, la pulizia, l’intelligenza, mettiamola così, e cercare di dire: “Raga, questo è un buon ascolto.”. Quindi, sono contentissimo che a te piaccia tantissimo, no?
Mi è piaciuto tantissimo, perciò riuscito ad ascoltare, lo dico solo 3, 4 volte, ma insomma è abbastanza per dire veramente bello. Se fosse un vinile l’avrei già consumato, insomma (risate).
Grazie 1000, grazie. Allora ci conto che ci vediamo il 16 maggio.
MAURIZIO DONINI
Band:
Domenico “Nik” Castaldi (voce e chitarra)
Danilo Di Lorenzo (tastiere e cori)
Tony Corizia (basso)
Cristian Fusi (batteria e percussioni)
https://www.facebook.com/MotelNoire
https//www.youtube.com/@motelnoire_official
https://www.instagram.com/motelnoire_official
tiktok.com/@motelnoireinterno
open.spotify.com/intl-it/artist/0bfrWfgoTjz1KW98kkK7Ty
CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




