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MOONAGE-“Tutte le generazioni hanno bisogno di sognare per fare qualcosa di buono in futuro”

MOONAGE-“Tutte le generazioni hanno bisogno di sognare per fare qualcosa di buono in futuro”

moonage luca d amelio 1

In occasione dell’uscita del nuovo disco “E in fondo, che differenza fa?”, prevista per venerdì 4 dicembre su etichetta Sony Music Italy, ho fatto una chiacchierata telefonica con i Moonage, band milanese dallo stile anni 70 – 80, che propone riadattamenti in chiave moderna di sonorità vintage e testi di stampo beat.

Ciao ragazzi, benvenuti su Tuttorock, innanzitutto come state?

Costa: Ciao Marco! Grazie! Siamo tutti in quarantena un po’ sparsi per l’Italia, io e Idra, il nostro chitarrista, siamo in montagna a Courmayer dove non nevica purtroppo, mentre Nik e Alex sono a Milano dove invece sta nevicando, comunque stiamo tutti bene.

Parliamo un po’ di questo vostro nuovo album “E in fondo, che differenza fa?” che uscirà venerdì 4 dicembre. L’ho ascoltato oggi più volte e l’ho apprezzato moltissimo, soprattutto i brani “La notte se ne va”, “Portogallo” e “Vivida”. Quando vi siete riascoltati, qual è il brano che più vi ha soddisfatti?

Costa: Siamo soddisfatti di tutti i brani, nell’arte si dice l’1% è ispirazione e il 99% è lavoro duro, dopo questo lavoro duro non ce la fai più ad ascoltare le canzoni. Potrei dirti “Nananananaranara” (ride -ndr).

Nik: Sai, Marco, noi siamo tante anime diverse messe in un’unica persona, ognuno di noi apprezza tantissime canzoni diverse, da un lato è un grosso rischio perché porta ad avere conflitti, dall’altro lato invece ciò porta ricchezza in termini di sound. Io, da pianista, apprezzo i lenti, quindi le nuovissime “Ballerina del sabato sera” e “Vivida”. Più vecchie sono le canzoni e meno ci piacciono, te le trascini dietro perché le suoni ai live e le porti in qualche trasmissione, tendiamo quindi a non sopportare più brani tipo “Portogallo”.

Idra: Bella domanda, la butto lì, “Freaks”.

Alex: Le mie preferite, se devo dirne due, sono “La notte se ne va” e “Dimmichenesai”, però sono molto affezionato a due canzoni che abbiamo chiuso la settimana scorsa, proprio all’ultimo, ovvero “Ballerina del sabato sera” e “Vivida”.

Quindi le canzoni sono nate in periodi diversi?

Nik: L’album ha tre tipologie di scrittura, quella classica da band in sala prove tipo “Freaks” e “Portogallo”, nate suonando assieme, quella dove uno si occupava dell’arrangiamento e lo mandava agli altri e infine quella da quarantena, quando eravamo in zona rossa. In questi brani sono racchiusi due anni della nostra vita.

Idra: Le ultime canzoni sono state fatte in quarantena, composte in rete, specialmente “Vivida”, che è stata fatta da una registrazione telefonica di Nik al piano.

Con “Dimmichenesai”, il nuovo singolo uscito circa due settimane fa, avete voluto dar luce ad un problema non da poco per le nuove generazioni, ovvero le solite accuse da parte di molti di essere incapaci e impreparate. È davvero così difficile al giorno d’oggi ritagliarsi un proprio spazio per non uniformarsi alle masse?

Nik: Io la vedo un po’ così, la classica espressione “Ok boomer” è un po’ il sottotitolo di tutto questo testo. Quello che ricorda sempre Costa quando ci chiedono: “ma voi vi impegnate sempre con i testi sull’ambiente e le battaglie sociali?” e noi rispondiamo: “Sì, più che lanciare volontariamente un messaggio siamo, volenti o nolenti, parte di un mondo, raccontiamo un po’ la nostra generazione non tanto come ragazzi che vogliono lanciare un segnale ma partendo da un background in cui ci muoviamo e viviamo. “Dimmichenesai” io l’ho vista un po’ come un cercare di togliere di dosso dalle spalle della nostra generazione le tante accuse di immobilismo e di essere senza riferimenti e valori. Credo e temo che saremo una delle generazioni che dovrà affrontare più problemi futuro, un futuro molto complesso che, non la voglio buttare sul conflitto generazionale, ci è stato lasciato in eredità. A tutte quelle false accuse come: “Basta sognare in grande”, “Basta avere aspirazioni non realistiche, scendete dal palco”, rispondo con: “Tutte le generazioni hanno bisogno di sognare per fare qualcosa di buono in futuro, anche la nostra”.

Costa: Sono d’accordissimo. Nel mondo ci sono due tipi di professioni, una in cui lavori, guadagni e vai avanti, l’altra in cui lavori, vai avanti per la tua strada ma, finchè non arrivi, non guadagni niente, e la scrittura, la musica, la pittura e un sacco di altre professioni appartengono al secondo tipo. Il problema della musica è che tu sei lì che cammini verso un risultato e, passo dopo passo, sei sempre più vicino ad esso, però non ce l’hai in mano, quelli attorno a te, invece, tuo fratello, i tuoi genitori, tuo cugino, stanno facendo un’altra strada e i risultati li hanno già concretizzati, sembra banale ma la società che hai intorno può cambiarti come persona e ogni tanto ti senti schiacciato da una situazione così. Le nostre canzoni non sono coì ragionate, vengono spontanee, spesso mentre uno di noi scrive non sa nemmeno il significato di ciò che ha scritto, poi, quando lo rilegge, capisce quello che voleva dire.

A proposito di passi nel mondo della musica avete firmato con una prestigiosa etichetta, la Sony, com’è andata?

Adri: Abbiamo dato ad un nostro amico una chiavetta con i nostri brani, lui era a casa del nostro attuale manager che ci ha presi nel suo team e ci ha portati in Sony. Eravamo già in contatto con loro prima di quell’episodio e avevamo già conosciuto un po’ di persone.

Nik: Apro una parentesi, la nipote di Mara Maionchi aveva apprezzato il nostro primo singolo “Serena”, l’aveva girato a Mara ed è piaciuto anche a lei, ci ha prenotato un appuntamento in Sony poi le cose sono rimaste un po’ in sospeso fino a quando non abbiamo conosciuto il nostro attuale manager. Tantissimi artisti pensano che firmare per una major abbia il significato di essere già arrivati al successo ma noi diciamo sempre che la firma con una major è un inizio, un punto di partenza, non ce l’hai ancora fatta.

Per chi non vi conosce, so che vi chiamavate Double Face e suonavate hard rock, vero?

Alex: Eravamo io, Nik, e nell’ultimo periodo c’era anche Costa, facevamo cover ma avevamo interesse a scrivere la nostra musica, cosa che, con quella formazione, non era possibile. Con l’arrivo di Costa le cose sono cambiate.

Nik: Tastiere e batteria costituivano la prima formazione, facevamo cover dei Guns N’ Roses e dei Bon Jovi poi, quando è arrivato il nostro bassista Costa, che era andato a fare un viaggio in Australia ed è tornato musicalmente rinnovato, abbiamo modificato l’aspetto della band e il nostro sound.

Costa: Avevamo tutti e tre l’urgenza di scrivere cose nostre, quando ci siamo riuniti a casa di Nik abbiamo iniziato a farlo, ancor prima di chiamarci Moonage.

Il nome Moonage chi l’ha scelto?

Nik: Il nome ha due storie. All’inizio, come abbiamo detto, facevamo cover in inglese e volevamo, come tutti, avere un nome in inglese, poi io ero innamorato di una ragazzina, in terza liceo, di nome Luna, quindi ho giocato un po’ con il suo nome, l’altra metà viene da una delle più grandi canzoni della storia della musica, “Moonage Daydream” di David Bowie.

Idra: Voglio aggiungere una cosa, in fondo che differenza fa il nome della band, alla fine ciò che conta è la musica.

La vostra proposta musicale ha un sound molto internazionale, però cantate in italiano, avete in previsione di scrivere brani anche in inglese?

Costa: Noi abbiamo iniziato a scrivere brani in inglese, poi mi è venuto un testo in italiano, la canzone è piaciuta e da quel momento ci siamo radicalizzati sulla nostra lingua.

Nik: C’è anche un’altra cosa che ha portato a questa scelta. Ci avevano detto che Mara Maionchi preferiva canzoni in italiano, noi avevamo quasi tutto il repertorio in inglese…

Adri: Siamo italiani, vogliamo contribuire alla musica italiana che ci piace molto.

Una domanda che faccio soprattutto agli artisti più giovani, qual è il vostro sogno musicale più grande?

Costa: Io sono uno che sogna molto, nel lungo termine il mio grande sogno sarebbe avere una band comprendente tutte le arti, che forma canzoni, dipinti, libri, pubblicità, una sorta di progetto alla Andy Warhol.

Nik: Io, essendo cresciuto con tantissimi concerti rock, ho il sogno di calcare i grandi palchi, lì si rompe qualsiasi barriera tra pubblico e band.

Alex: Anche il mio sogno è quello di suonare sui grandi palchi, in più vorrei trasformare questa passione in un mestiere.

Siamo in un periodo in cui la musica dal vivo è purtroppo assente, ma molti artisti ripiegano su concerti virtuali con tanto di biglietto. Voi come la pensate su questa cosa? La musica che fate sembra fatta apposta per essere suonata dal vivo.

Costa: Noi non siamo ancora così in alto per arrivare a guadagnare con i live, infatti non abbiamo perso molti soldi a cause dell’emergenza dovuta al Coronavirus, abbiamo perso però dal punto di vista umano. Quando vedi amici che cantano i tuoi pezzi durante un concerto è fantastico. Abbiamo cercato di trasportare quella cosa anche nel mondo virtuale, infatti abbiamo coinvolto i nostri fan nelle nostre dirette Instagram per ritrovare quella bellissima sensazione di essere con loro, hanno cantato con noi.

Grazie mille per il vostro tempo, volete aggiungere qualcosa e salutare i lettori di Tuttorock?

Costa: Io non sono bravo con i saluti…

Nik: Tutti noi portiamo un pezzo di rock nel cuore, io sono cresciuto con pane e Led Zeppelin grazie a mio padre, salutiamo con affetto tutti i lettori di Tuttorock, ciao!

MARCO PRITONI

Band:
Voce principale, chitarra solista: Idra
Tastiere, seconde voci: Nik Fade
Basso, voce solista: Costa Terranova
Batteria: Alex Lisi

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