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MICHELE ANELLI – Intervista al cantautore

MICHELE ANELLI – Intervista al cantautore

Michele Anelli nasce a Stresa, in provincia di Novara, il 15 settembre 1964. Negli anni ottanta forma un gruppo di garage punk “Thee Stolen Cars” con il quale pubblicherà due album. Il cantautore ci presenta il suo terzo album da solista dal titolo “Divertente Importante” pubblicato il 20 aprile scorso. 
 
 
Ciao Michele e benvenuto su Tuttorock! Siamo a tre mesi dall’uscita del tuo terzo album da solista, come stai passando questo periodo? Come stai?
Michele: grazie a voi per l’attenzione al mio lavoro. A maggio ho fatto un mini tour di presentazione scegliendo posti nei quali ho potuto interagire con il pubblico raccontando le canzoni raccolte nell’ultimo album. Ho pubblicato i videoclip di due brani “Il migliore sei tu” e “Divertente importante”. Letto con molta curiosità le recensioni e ora sto organizzando alcune date autunnali. Nel frattempo sto suonando la chitarra con il cantautore atipico Enrico “Maio” Maiorca, del quale ho prodotto e arrangiato il nuovo album.
 
Graviti nel mondo della musica fin dagli anni 80, prima con le band The Stolen Cars e The Groovers e dal 2009 anche come solista. Com’è nata questa esigenza di voler “camminare da solo”?
Michele: l’esperienza con i Groovers si è conclusa dopo vent’anni, sette dischi, parecchie pubblicazioni e alcuni importanti riconoscimenti. A un certo punto ho sentito la necessità di svoltare, di dirigermi altrove. Senza allontanarmi dai miei gusti musicali ma ricercando una nuova alchimia sonora passando dall’inglese all’italiano. Nel 2009 ho capito che era giunto il momento di questo cambiamento. Ripartendo senza una band fissa ad accompagnarmi ho preso coscienza di una certa libertà espressiva che, in questo lungo percorso, ha trovato proprio in questo nuovo disco la giusta dimensione sonora. Da solista ho più libertà e meno schemi da rispettare. Lavoro più a lungo sui progetti che ho in mente, senza esigenze di scadenze e responsabilità verso gli altri. L’esperienza acquisita sia con gli Stolen Cars che con i Groovers mi accompagnerà per sempre. Oggi però sto bene in questa dimensione sonora e poi soli non si è mai perché è bello collaborare, si impara sempre qualcosa di nuovo.
 
Il tuo terzo lavoro si intitola “Divertente Importante”, nella vita sembrerebbe che invece il “divertente non sia qualcosa di importante”, tu accosti invece le due parole, puoi spiegarci il perché di questo titolo?
Michele: il titolo “Divertente importante” vuole esprimere la difficoltà che oggi abbiamo a essere felici, come se fosse una colpa o un lavoro, come canto in Est. Siamo circondati da continue notizie dure da assimilare e diventa difficile trovare il tempo per essere leggeri. L’osservazione e l’ascolto mi hanno portato a credere che la stessa intensità con la quale lottiamo per le cose importanti, dobbiamo dedicarla anche alle cose divertenti.
 
Ascoltando l’album ho avuto la sensazione di un concept che abbraccia l’intero arco della giornata: dal “Divertente Importante” da fare sino alla “Buonanotte” quando le luci si spengono. Invece Michele cosa ci dice di questi brani? Come sono nati?
Michele: sì in sostanza è una sorta di “concept”. Ogni canzone è legata da un filo che si estende per tutti gli undici brani. La scelta di mettere un orario della giornata, per ogni canzone dell’album, mi è venuta per la caratteristica degli argomenti trattati. Ho immaginato come certe situazioni si ripetono e ho condensato, nell’arco di una giornata, una serie di suggestioni raccolte nel tempo. Ci sono storie che ho avuto l’opportunità di ascoltare o di leggere che hanno influenzato i testi dell’album. Storie avvenute in luoghi e anni differenti ma unite dalla stessa intensità emotiva. Nei testi dell’album coesistono parti autobiografiche con situazioni vissute da persone diverse. Questa scelta mi ha permesso di allargare gli orizzonti e di inserire, nel flusso immaginario della giornata, emozioni e suggestioni differenti unite dalla stessa voglia di riscatto sociale. I protagonisti e le protagoniste delle canzoni hanno la vita scandita da giornate difficili, emotivamente provanti per l’incertezza quotidiana ma accomunati dallo stesso obiettivo di cambiamento e miglioramento della propria vita.  
 
Hai sempre trattato nei tuoi testi di temi sociali ma con un occhio di riguardo verso l’universo femminile. Hai scritto anche un libro lo scorso anno “La scelta di Bianca” che è diventato anche uno spettacolo. C’è l’esigenza quindi secondo te di dare maggiormente spazio alla “questione donna”? Ci sono ancora nel 2018 delle situazioni che per noi donne sono “diverse” rispetto a voi uomini?
Michele: il libro “La scelta di Bianca” è arrivato quando mi sono reso conto di aver scritto molte canzoni che hanno come protagoniste le donne. Ho voluto così allargare i confini delle storie, che in un testo di una canzone sono sintetizzate per necessità. Così sono nati otto racconti ispirati da altrettante canzoni. Ma la mia attenzione al mondo femminile parte da molto lontano, ricordo che alle superiori ero in una classe di 25 studenti di cui solo tre maschi. Fui l’unico a fare un tema contro la violenza sessuale (ed erano i primi anni ’80) e convinsi la classe ad abbonarsi a Noi donne. L’abbonamento alle riviste era una possibilità data dall’istituto che ne finanziava la spesa. Sono sempre stato sensibile a ciò che mi circonda, e se questa percezione mi ha permesso una lunga strada come autore devo dire che, a volte, è una caratteristica faticosa, a tratti dolorosa, perché non ti concede pause. Assorbo i disagi delle persone, li interiorizzo e ci convivo. Tutto questo mi dà una grande ricchezza emotiva, a cui corrisponde un dispendio di energia notevole per non essere travolto dalle emozioni stesse. Non ho mai però pensato al mondo femminile come “diverso” perché credo sia complementare e paritetico a quello maschile. Non so nemmeno se sia giusto parlare di “questione donna” e che abbia bisogno di spazi maggiori perché è un po’ come l’annosa questione delle famose “quote rosa” in quanto ho sempre trovato errato il ragionamento che ha portato a quella scelta. Ci vorrebbe uno scatto avanti, smetterla di considerarla come “un panda in via di estinzione” ma cominciare a vederla semplicemente come una persona, come una compagna della vita, come un’amica con gli stessi pregi e difetti dell’uomo. La donna non è proprietà dell’uomo, e viceversa. La donna ha, ed è, un universo variegato, e a me piace quel lato resistente, caparbio, sognatore che si porta dentro, lontana dai luoghi comuni che ne accompagnano le giornate. Proprio il lato resistente è quello che metto in luce nello spettacolo di Bianca con letture, canzoni e filmati.
 
Michele nei tuoi testi musicali e nei tuoi vari percorsi come il teatro, la scrittura di libri ti ispiri a qualcuno? Chi sono i tuoi punti di riferimento nella musica e nello scrivere libri?
Michele: mi considero un fan di molti artisti e band. A casa posseggo qualche migliaio di titoli tra vinile, cd e cassette. Amo il soul, quello della Stax, della Motown ma anche delle etichette minori. Amo il punk rock, senza il quale non avrei mai iniziato a suonare. Adoro il rock’n’roll in tutte le sue sfaccettature. Ho dei punti fermi: i Clash e Joe Strummer, i Creedence Clearwater Revival e Bruce Springsteen soprattutto nel periodo Darkness e Nebraska e Tom Petty, adoro i Replacements, i The men they couldn’t hang e Billy Bragg, i Fleshtones e gli Hoodoo Gurus. Negli ultimi anni mi sono perso dentro le alchimie dei Wilco che trovo strepitosi, poi Eels, National, BMRC ma lista è lunga. Così come è lunga quella dei libri attraverso i quali ho tratto ispirazione per molti dei miei testi. Ci sono alcuni autori come John Berger (Da A a X), David James Poissant (Il paradiso degli animali), Robert Ward (Il mio nome è Red Baker), Kent Haruf (la trilogia della pianura), che mi hanno spalancato autostrade di idee. Ma anche Charles Bukowsky, John Steinbeck, Cesare Pavese, Italo Calvino, Alessandro Portelli e musicisti/scrittori come Patti Smith o Woody Guthire. Leggo molto e non di rado ricorro alla biblioteca per non trovami senza soldi a fine mese.
 
Grazie Michele per la chiacchierata e buona musica sempre!
Grazie a te per le belle e profonde domande. Buona musica!
 
MONICA ATZEI
 
 
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