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Marlene Kuntz – Intervista su “Il vile deluxe (Limited Edition)”

Marlene Kuntz – Intervista su “Il vile deluxe (Limited Edition)”

Uscirà il 6 marzo la ristampa del disco in versione deluxe (Limited Edition) su vinile colorato di “Il Vile.  L’edizione speciale, interamente illustrata da Alessandro Baronciani, conterrà un booklet/fumetto formato A4 di 16 pagine con una tavola per ogni canzone e 3 cartoline con un dettaglio significativo estratto da alcuni dei suoi disegni. Dopo trent’anni dalla sua prima pubblicazione, torna su supporto uno dei dischi considerati vera e propria pietra miliare della musica in Italia, accompagnato dal tour “Marlene Kuntz suona Il Vile”: undici date in alcuni dei miglior club della Penisola. Ne abbiamo parlato con Cristiano Godano e Riccardo Tesio.

Buongiorno Cristiano e Riccardo, è un grandissimo piacere avere la possibilità di intervistare una delle mie band preferite, e fra le più importanti del panorama rock italiano di sempre. Venendo a questo progetto, abbiamo questa riedizione per il 30ennale de “Il Vile”, che segue un’analoga celebrazione di un altro disco storico come i 30 anni di “Catartica”. Come è nata e ha preso forma la decisione di dare il via a questo progetto?
C.G.: Ma noi siamo consapevoli che sono concetti potenzialmente attraenti per molto del nostro pubblico. Ci danno la quasi sicurezza che, oltre a essere graditi, funzioneranno bene. Noi siamo in una fase del nostro percorso in cui, come ha recentemente detto anche De Gregori, nel panorama musicale attuale è poco motivante fare dischi nuovi. Perché si sa che non produrranno quasi nessun tipo di risultato, né economico, né in termini di comunicazione. Internet ha sparigliato completamente le carte e diventa stancante fare dei dischi che sai che destino avranno, no? Avere la consapevolezza di avere nel proprio repertorio dei dischi che possono reggere una celebrazione, che possono reggere un tour completo con gente felice di venirci a vedere, sono, per l’appunto, un modo di lavorare remunerati. Soprattutto, ci permettono di andare a ripescare certe atmosfere sonore che ci garantiscono una certa eccitazione; perché ogni volta che noi suoniamo, come io ero eccitato lo scorso anno quando suonammo con l’orchestra. Questo avvenne perché c’era un sound inusitato e, allo stesso modo, con “Il vile” si ripescano atmosfere che frequentiamo di meno adesso, perché nel frattempo la nostra musica si è diramata in molte altre possibili soluzioni e questo già di per sé ci dà la sensazione che saliremo sul palco ci divertiremo.

La riedizione in limited edition esce in vinile, l’avete rimasterizzato, rivisto dal punto di vista tecnico?
C.G.: No, è stato fatto un master per il vinile, quello sì, per il resto niente di particolare.

Ecco, invece di particolare c’è il booklet con Baronciani.
R.T.: Sì, esatto, è stata un’idea del nostro team. Si trattava di fare un artwork un poco diverso e l’idea di lavorare con un disegnatore di fumetti, ci è sembrata una cosa molto carina, perché non c’è solo l’immagine non c’è solo il tratto grafico, ma ci sono proprio delle tavole. Io ho fatto una tavola per ogni canzone, per “Ape regina” sono addirittura due tavole e quindi è come fosse un mini fumetto che ha come sottofondo la canzone. Trovo che sia una cosa molto interessante. Il vinile è bello in quanto oggetto da tenere in mano e in più c’è anche un fumetto con delle tavole da guardare. Questo connubio sono convinto che sia un’operazione interessante, come tutte quelle in cui artisti di tipi diversi si mettono a collaborare e ognuno ci mette del suo.

Ogni volta che ascolto i vostri dischi sono veramente impegnativi dal punto di vista del testo, perché avete sempre avuto questa testualità incredibile. Nel caso de “Il vile” cosa rappresentava per voi?
C.G.: Per come lo intendo io nella canzone eponima, è la codardia di chi non sa esprimersi a livello umano, sentimentale, una forma di impossibilità di comunicazione. Questo, bene o male, è il senso della canzone. Poi è un bel titolo a prescindere. Ma non è un titolo che ha a che fare con le altre canzoni. Si tratta di una codardia e quindi una viltà nella incapacità di manifestarsi a livello affettivo, l’impossibilità di esprimersi a livello effettivo. Questo non è il senso di tutto il disco, ci sono altre canzoni che parlano di tutt’altro, però era una bella idea avere come titolo il vile.

Sì, infatti, dicevo proprio che non si tratta di un concept, ma il concetto di questa title-track è molto interessante. E poi, quando avete fatto “Il vile”, le canzoni chiaramente erano testi che anche oggi, forse, farebbero fatica per i loro testi a essere trasmessi, ma sicuramente allora non potevano girare per radio. Di questo ne eravate consapevoli?
C.G.: Sì, però all’inizio del nostro percorso eravamo a noi Sembrava già così miracoloso essere riusciti a fare dei dischi e cominciare a suonare in giro per l’Italia. Poi, lentamente, ci siamo resi conto che questi dischi erano importanti e ci avrebbero permesso di farne un terzo. Poi il terzo ci ha fatto capire che potevamo farne un quarto e lentamente la consapevolezza e il desiderio di arrivare a più persone, come è logico che sia, ci ha ci ha pervasi. Vedi, all’inizio c’erano le radio rock e per noi era più che sufficiente. Non pensavamo nemmeno all’idea di finire in una radio a grande diffusione, e tutt’ora noi siamo abituati all’idea di non essere esattamente dei musicisti che possono finire in radio, volenti o nolenti. Non è che mi auto compiaccio di questo, vorrei che le nostre canzoni finissero in radio o nelle playlist che contano, però così non è e ce ne siamo fatti una ragione.

Infatti, il mio era un complimento. Chiaramente, oggi passano delle canzoni con termini erotici o espliciti, ma che sono fini a sé stessi senza avere un senso compiuto.
C.G.: Le playlist sono spesso molto importanti, se tu sei costretto a farne a meno, devi lottare di più, pure di bello, ma anche più impegnativo.

Quello che si sente oggi nelle canzoni rap e dintorni, voi lo cantavate 30 anni fa.
C.G.: Sì, ma il suono è molto più accomodante. Le nostre canzoni hanno un suono disturbante.

Certamente, dal punto di vista musicale le vostre canzoni sono intense, emozionanti, abrasive, poi dal vivo siete una band pazzesca. Beh, poi lo dico io, ma “Il Vile” è finito anche fra i 100 dischi più importanti della musica italiana di sempre per Rolling Stone. Ricordiamolo, che il riconoscimento l’ha avuto, anche se non sulle robe commerciali, ma tantissima roba. Ecco, ascolta, quindi adesso avete questo tour bellissimo dove porterete questo disco un’altra volta. Dopo trent’anni e più di carriera, tornare sui palchi è sempre emozionante?
R.T. : Ma certo, suonare dal vivo è la nostra, la cosa che ci piace più di fare. Quindi sì, assolutamente sì, va bene.

Come dicevate prima, è cambiato un poco tutto il mondo musicale, con lo streaming e così via. Non si vive benissimo questa situazione per una band che deve produrre i dischi?
R.T.: Sì, lo sappiamo, però ormai sono talmente tanti anni che è così che ci abbiamo, ce ne siamo fatti una ragione. si fa quel che si può, uno dei problemi è che per una band registrare un disco è comunque un’operazione complessa e costosa, perché bisogna andare in 4, 5 o sei se poi ci metti anche il produttore, il fonico, una storia e l’altra. Quindi è un progetto che coinvolge parecchie persone e uno studio che deve essere sufficientemente grande da poter permettere di registrare in più persone. Questo è bellissimo farlo, però costa dei soldi, quindi è difficile farlo dato che i dischi oggi rendono poco o niente, quindi difficile trovare qualcuno che è disposto a anticipare i soldi per farlo. 30 anni fa era un poco diverso. Per nostra fortuna noi abbiamo un pubblico. che ci comunque ci permette di suonare dal vivo e quindi questa cosa qua la facciamo molto volentieri.

Tutto questo è assolutamente comprensibile, questa è la realtà. Vi aspetto in tour, visto che Hiroshima, che è proprio lì a casa vostra, è già sold out, un ottimo auspicio, no?
R.T.: Certo, speriamo che non sia l’unico.

Beh, ricordo che al Locomotiv Bologna doveste aggiungere due date dopo la prima per fare fronte alle richieste, quindi direi che qui avrete sicuramente un’accoglienza come meritate. Va bene, io spero che malgrado i problemi tecnici siate stati soddisfatti e vi aspetto. Grazie della disponibilità, è stato un grandissimo piacere sentirci.
Grazie a te, ci vediamo in tour allora.

MAURIZIO DONINI

Band:
Cristiano Godano – voce, chitarra
Riccardo Tesio – chitarra
Luca “Lagash” Saporiti – basso
Davide Arneodo – tastiere, violino, synth, piano, mandobird, percussioni, cori
Sergio Carnevale – batteria 

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