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MARILLION – Intervista a Steve Rothery

MARILLION – Intervista a Steve Rothery

Ciao Steve, prima di cominciare, permettimi di spendere due parole per dire che sono felicissimo di sapervi, per una volta ancora, fuori con un disco. Siete dei musicisti fantastici e nonostante siate in giro da anni e anni, credo siate ancora uno dei migliori “combo” in circolazione. Da cosa cominciate quando approcciate un nuovo lavoro?
Iniziamo improvvisando e buttando giù idee per alcuni mesi nel nostro studio, The Racket Club nel Buckinghamshire. Le registriamo in alta qualità con Pro Tools. Mike Hunter crea un file stereo con le idee migliori, noi le ascoltiamo e su Soundcloud facciamo una lista delle nostre preferite (con e senza testi). Una volta selezionate quelle che piacciono a tutti, iniziamo a metterle insieme con Mike. A volte stiamo ore a improvvisare prima di iniziare le prove per un tour o una registrazione. È un processo lungo ma funziona proprio bene.
 
Immagino non abitiate tutti nella stessa città. Quanto è difficile essere una band quando, crescendo, ci sono esigenze diverse?
Viviamo tutti a 40 minuti dallo studio, le distanze non sono un problema, ma a volte il tempo per lavorare scarseggia a causa degli impegni familiari. Questo è uno degli aspetti positivi dell’andare a registrare parte delle cose ai Real World Studios, perché si può dedicare l’intera giornata al processo creativo.
 
Ho letto già qualcosa in giro ed ho visto l’intervista promo di H (Steve Hogath) sulle tematiche che affronta, aggiungeresti qualcosa? Qual è il tuo pensiero su questo cd?
Penso che sia uno dei migliori album che abbiamo mai fatto. La combinazione di grandi testi dai temi profetici alla Nostradamus e alcune delle musiche più potenti e cinematiche che abbiamo mai scritto.
 
Da quel poco che ho trovato in giro sulla rete, ho intuito che, anche questa volta, la grafica avrà una valenza importante. I vostri lavori sono sempre curatissimi a livello grafico. Voi curate anche il “concept” o lasciate fare a chi se ne occupa in fase realizzativa? Chi ha curato la grafica di questo ultimo cd?
Le grafiche e i video dai quali sono tratte sono di Simon Ward, il nostro designer di fiducia. Penso che con questo album abbia rischiato una crisi di nervi, cercando di finire i video e allo stesso tempo progettando l’artwork.
 
Nel rock, storicamente, il verbo correre ha sempre avuto un’accezione positiva. Correre per arrivare a conquistare una meta, correre per riscattarsi da una condizione difficile. Penso a brani come “Born to run” di Bruce Springsteen, “Run baby run” di Sheryl Crow, etc… Voi avete deciso di rileggerlo in chiave negativa. Pensi davvero che oggi si possa correre solo per scappare dopo aver fregato qualcuno? E’ davvero così brutto questo mondo oggi?
In The New Kings, “Fuck everyone and Run” è una triste presa di coscienza sull’atteggiamento delle grandi società, dei ricchi e della maggior parte dei governi che sfruttano le situazioni per il loro tornaconto personale senza curarsi delle conseguenze.
 
E’ cambiato qualcosa, rispetto ai precedenti lavori?
Penso che abbiamo trovato un modo di lavorare con Mike Hunter che ci dà l’occasione di sviluppare a pieno le canzoni. Abbiamo molte idee in serbo che non abbiamo usato per questo album.
 
Negli anni ’90 ci fu il tornado “grunge”, seguito da sue derive noise. Penso a band come Nirvana e Sonic Youth. In tanti in quel periodo cercarono di sporcare il loro suono. Voi siete sempre rimasti fedeli a voi stessi, in particolare tu. Sei tra i chitarristi che stimo di più nel mondo, ma il tuo suono, specie nelle distorsioni, rimane sempre molto “preciso”. Non senti mai di dover cambiare qualcosa? Dal grandissimo musicista che sei, mi aspetto ancora moltissimo in questo senso.
L’unica volta che mi è stata fatta pressione per cambiare il mio suono è stato nell’album Radiation. Penso di avere sufficiente consapevolezza di ciò che costituisce un buon suono di chitarra e spendo molti soldi e tempo per averlo come voglio.
 
Non voglio polemizzare con voi in nessun modo, credimi, vi amo troppo. Ma penso una cosa e non riesco a dirla in nessun altro modo che non usando questa metafora. A livello complessivo, analizzando la vostra produzione musicale, mi siete sempre sembrati un bambino che vuole scappare lontano, ma poi non avendone mai pienamente il coraggio, torna vicino la gonna della propria madre. Tante volte avete provato ad emanciparvi da un linguaggio prettamente prog, ma poi, in qualche modo, è sempre lì che fate ritorno. Penso a brani come “Pour my love”, intensissimo. Un brano che associo per classe e scrittura a lavori di band quali Style Council, e che avrebbe potuto sancire una vostra definitiva evoluzione verso altri linguaggi espressivi. Ciò mi pare non accadde poi in senso definitivo. Voi, oggi, che idea avete sul suono dei Marillion?
Siamo una band con radici Prog ma con anche altre influenze. È questo che rende la nostra musica così varia. Dopo tutto, questo è il nostro diciottesimo album in studio. Quante altre band conosci che riescono ancora a fare grande musica a questo punto della loro carriera? Il punto è: tu cerca semplicemente di fare ottima musica e lascia che siano gli altri a decidere se è Prog o no! Una delle cose sorprendenti dello stare in questa band è l’indipendenza che abbiamo nel fare la musica che ci piace, invece di ricreare i nostri album di maggiore successo all’infinito.
 
A proposito della band in senso più stretto, come sono oggi gli equilibri all’interno? Va tutto bene? Quando nella stessa band si hanno personalità tanto forti, immagino non debba essere sempre facilissimo…
Siamo come una famiglia, a volte ci sono discussioni ma siamo veloci a perdonare e a comprendere le nostre personalità, fissazioni ed eccentricità.
 
Singolarmente collaborate con altri musicisti?
Sì, la maggior parte di noi ha realizzato progetti solisti. È una cosa molto salutare e ti fa anche capire quanto sia speciale la chimica dei Marillion.
 
Ho sempre pensato che Steve Hogarth abbia una grandissima voce, ma che in fase di scrittura, alla lunga, abbia scritto linee melodiche con un range di soluzioni abbastanza simili fra loro. A volte pare cacciare invece dei veri conigli dal cilindro e quando lo fa mi pare il pubblico risponda sempre alla grande. Curiosità personale, chi scrive le linee melodiche dei cantati? E’ sempre la stessa mano?
Dipende, io ho scritto un paio di melodie e penso che lui a volte sia più influenzato dalla melodia nella musica.
 
Ecco, nella domanda precedente ho citato i fans. Avete ancora un fan base che tante band si sognano. Voi, lo so per esperienza personale, avete sempre cercato di avere un rapporto quasi familiare, personale addirittura, con ciascuno di loro. Siete sempre molto disponibili e sinceri. Ma oggi, il vostro pubblico chi è? Lo conoscete ancora? Me ne sai parlare?
Siamo più vicini ai nostri fan di qualsiasi altra band che conosca e ci sono molti di loro che considero buoni amici. È una delle cose più magiche di questa band, è come una grande famiglia unita da una passione comune. Sono brave persone.

Siete stati tra le prime band a ricorrere al crowdfunding per produrre vostri lavori. Oggi avete un produttore esecutivo? Se si, con chi state collaborando e che rapporto avete con le case discografiche?
Siamo stati del tutto indipendenti durante gli ultimi diciassette anni. Alcuni album li abbiamo concessi in licenza a EMI o Edel ma abbiamo il controllo completo. Siamo i creatori riconosciuti del crowdfunding (vedi Wikipedia) quindi non abbiamo bisogno di un’etichetta che ci produca, senza contare che la maggior parte delle etichette (e negozi di dischi) sono spariti negli ultimi 10 anni. Crowdfunding, social media e internet in generale ci hanno permesso di realizzare tutto questo.
 
In una lunga carriera si possono sbagliare tante cose. Hai qualche rimpianto sul vostro percorso fino ad ora?
Avrei voluto capire meglio il business della musica all’inizio della nostra carriera. A metà degli anni ottanta un sacco di persone si sono arricchite grazie ai nostri successi, ma non la band!
 
Nell’ultimo decennio, ho l’impressione che ci sia stato un bel risveglio della scena inglese. Ci sono band di “ragazzini” che vi piacciono? Se si, mi sai fare qualche nome?
Non ci sono nuove band britanniche che mi abbiano particolarmente colpito, probabilmente perché qui la buona musica difficilmente passa in radio. Alcuni artisti Prog britannici fanno ancora dell’ottima musica (Big Big Train, Panic Room, Dave Foster, etc…).
 
Pensi, come molti addetti ai lavori fanno, che bisogna necessariamente essere inglesi o americani per suonare rock? Conosci qualche band che non appartenga al circuito anglo-americano che stimi?”
Sigur Ros e Crowded House sono due che mi vengono in mente.
 
Cosa pensi che si possa ancora imparare che non avete ancora fatto? Come band, dico…”
Penso che ci si possa sempre migliorare. È questo che ti spinge ad andare avanti.
 
Grazie di tutto Steve. Grazie per tutto quello che ci avete dato in questi lunghi anni. A livello personale, grazie per le emozioni che mi avete trasmesso e per tutte le lacrime che ho pianto da ragazzino ascoltando Mylo. Vi faccio il migliore degli in bocca al lupo.
Grazie a te.
 
MASSIMILIANO AMOROSO
Con la collaborazione di FABRIZIO MASCALI
Photoset by FABIO PASQUALI @ Live Teatro Romano, Verona 10-9-2016
 
Credits: si ringrazia Davide Costa del Fan Club Marillion Italia e Marc Magnus di Rocknrolla per la gentilissima disponibilità.

Band:
Steve Hogarth – voce, tastiera, chitarra, percussioni (1988–presente)
Steve Rothery – chitarra elettrica ed acustica (1979–presente)
Pete Trewavas – basso, cori; chitarra, campionatore ed effetti aggiuntivi (1982–presente)
Mark Kelly – tastiera, campionatore ed effetti, programmazione, cori (1981–presente)
Ian Mosley – batteria, percussioni (1984–presente)
 
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