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MARCO D’ANDREA – Intervista al chitarrista

MARCO D’ANDREA – Intervista al chitarrista

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Abbiamo già avuto modo di parlare di Marco D’Andreasia come solista che come chitarrista dei PlanetHard, stavolta abbiamo deciso di fare parlare direttamente lui. Ecco l’intervista ad uno dei più grandi chitarristi italiani:

Come ti sei avvicinato alla chitarra?
Quando avevo all’incirca dodici anni vidi in televisione Andrea Braido che suonava e rimasi letteralmente folgorato dal suo playing! Così è nata in me la scintilla di fare il musicista, strada che ho intrapreso non senza fatica…. ma senza sacrifici non si ottiene niente nella vita, giusto? Qualche anno fa ho suonato con Andrea ed ho potuto finalmente raccontargli quella storia … sono onorato di essere come lui endorser PRS!

La tua prima chitarra quale è stata?
Torniamo molto indietro negli anni, accidenti! E’ stata una ASAHI che pagai 280 mila lire, ricordo come se fosse ieri, non avevo i soldi per comprare anche la custodia, così il negoziante mi ha lasciato il cartonato triangolare. Immagina un ragazzino di 13 anni in giro in metropolitana con un affare così grande… però era la mia chitarra, la mia prima chitarra!

Quali gruppi e chitarristi ti ispirarono da ragazzo?
Tra tutti i Megadeth direi, con le chitarre ritmiche di Mustaine e i soli di Friedman, poi in ordine sparso ti direi Guns’n’Roses, Metallica, Creed e Mark Tremonti ovviamente, Testament, Slayer…avevo una predilizione nei confronti della musica pesante! Però ascoltavo anche: Joe Satriani, Steve Vai, M. Jackson, gli Europe (che apprezzo sia con Kee Marcello che con John Norum), i Danger Danger di Andy Timmons, gli Extreme di Nuno Bettencourt e molti molti altri ancora, la lista è veramente lunga!

Adesso prediligi la Paul Reed Smith?
Le usavo già prima di diventare loro endorser! Da quando lo sono invece, ho avuto la possibilità di sfruttare al meglio ciò che produce questo marchio. Fai conto che per il terzo album PLANETHARD “NOW” ho usato PRS sc245, sc250, Ted Mccarthy, Mccarthy più svariate altre chitarre, idem per il album solista “EVERYTHING I HAVE TO SAY”.

Il tuo genere preferito da suonare? Hard-rock? Metal?
In realtà, non ci crederai, ma adoro tutta la musica, la versione più “intima” di me predilige la chitarra classica e la chitarra flamenco essendo una cosa che faccio solo per me. Quando suono in una band ovviamente prediligo l’Hard Rock/Metal perchè sfoghi il te stesso più istintivo ed energico … aspetto che spero emerga al meglio durante i live con i Planethard.

Fare un disco strumentale metal in Italia è stato un azzardo? Il riscontro del mercato?
Per fortuna il disco è uscito in tutto il mondo in digitale, quindi molti che lo hanno comprato e che ringrazio sono persone che vivono fuori dall’Italia. Oggi come oggi, fare un disco è un investimento di energie, soldi, emozioni che a volte vengono ripagate e a volte no, ma è quello che mi piace fare e spero di farlo ancora per molto tempo.

Progetti futuri? Solistici? Planethard? Altri con cui ti piacerebbe suonare?
Ad ottobre di quest’anno (2014) uscirà il terzo album con i PLANETHARD, dal titolo “NOW” e andremo in tour in Italia con i Gotthard più altre date che al momento non posso svelare ancora. Per il mio progetto solista, sento che si sta avvicinando il momento per il secondo album, ho del materiale sul quale lavorare, ma vorrei evitare di fare un clone del precedente, deve essere un album diverso, perché anche io non sono più quello di due anni fa!

Hai fatto molti studi in conservatorio e scuole, molti chitarristi sono autodidatti per svariati motivi, tu pensi che una solida preparazione accademica possa aiutare o viceversa possa esserci il pericolo di una conformazione abbattendo la creatività se non si fa attenzione?
Sono nato anche io come autodidatta e credo sia importante seguire l’istinto sulla chitarra, andando a orecchio ad esempio, sviluppi delle capacità che ti restano per tutta la vita. Dopo questo primo periodo io ho sentito l’esigenza di trovare una strada attraverso la quale mettere insieme tutti i vari tasselli raccolti negli anni. Il CPM è stato il mio primo approdo, ove mi sono diplomato e il conservatorio a seguire, esperienza che mi ha aiutato molto nella mia maturazione artistica. Per quanto la creatività credo invece che esista quel famoso fattore “x” . Dal mio punto di vista questo spiega perché esistano ottimi interpreti / esecutori totalmente privi di originalità creativa, così come esecutori mediocri decisamente dotati di estro e idee originali.

La tua attività di maestro è molto impegnativa? Com’è il livello degli aspiranti nuovi D’Andrea?
Mi piace fare l’insegnante perché l’in-segnamento è un “lasciare il segno” che avviene sempre in entrambi i versi. Ho molti allievi ed alcuni hanno raggiunto dei fantastici risultati dei quali vado molto fiero. Ovvio che se a casa non ti spacchi le dita sopra la chitarra, difficilmente arriverai ad un buon livello, quindi a loro va il maggior merito di questa riuscita.

Cosa ci racconti del Gods of Metal?
Suonarci nel 2007 e poi nel 2012 è stata una fantastica esperienza, tra l’altro entrambi gli anni c’erano i Motley Crue come headliner e penso non sia stata una coincidenza. E’ uno dei trampolini di lancio di molte band e pensa che quando ero piccolo continuavo a dire: “un giorno salirò su quel palco!” …è un sogno che si è realizzato! 

Dei Gotthard ?
Dei veri professionisti e delle ottime persone, condividere il palco con loro è sempre un enorme piacere.

Come è andata con il mitico Mark Tremonti? Vi conoscete bene? Avete suonato assieme?
Mark è una persona molto solare e sono onorato di avere suonato in tutte le date italiane del suo tour come solista. Non so dove trovi il tempo per seguire Creed, Alterbridge e il Tremonti Project, infatti gli ho chiesto consigli su questa sua versatilità. Purtroppo non abbiamo suonato insieme per motivi tecnici, ma mai dire mai!.

Adesso cosa ti piace ascoltare?
Per rilassarmi ascolto molta musica classica, da Mozart a Beethoven, in particolare tra tutti Debussy : mi distende l’ascoltare i suoi capolavori e il modo unico che ha di concepire la musica.

Cosa ne pensi dei moderni mezzi di distribuzione digitale tipo Spotify?
Lo streaming è utilissimo per farsi conoscere e se non sei al passo con le novità tecnologiche, sei in parte già tagliato fuori.

E del crowfunding? Pensi di servirtene?
Visto i tempi che corrono, e chi fa il musicista sa cosa voglio dire, non è sempre facile trovare i fondi per un album e sicuramente il crowfunding è un ottimo modo per realizzare i propri obiettivi. Servirmene? Sinceramente non saprei…

MAURIZIO DONINI

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