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MARCO BONVICINI – Intervista al cantante e chitarrista

MARCO BONVICINI – Intervista al cantante e chitarrista

Marco Bonvicini
Abbiamo qui con noi Marco Bonvicini che con il suo trio ha appena finito di suonare, nell’ambito di un contest dove non si possono suonare più di 4 o 5 pezzi, ma la varietà e la qualità colpiscono decisamente forte. Mentre il resto del trio smonta gli strumenti sentiamo dal leader vocalist e sologuitar come è nata la sua passione.Suoni la chitarra in maniera decisamente efficace spaziando dal folk al rock senza problemi, è stata la tua passione giovanile come molti di noi?
Veramente no, mio padre suonava la chitarra e a quella mi indirizzò, ero affascinato e portato per il piano, ma motivi di spazio in casa mi portarono a prediligere la chitarra. Con cosa sei cresciuto? Cosa ascoltavi da giovane?
Cream e Pink Floyd sono stati i primi amori che mi hanno fulminato, come rimanere insensibili a manici come Clapton e Gilmour?Quindi prendesti lezioni di chitarra o sei stato autodidatta?
No, per la chitarra ho imparato da solo, mentre per la voce ho preso lezioni di canto lirico.

In effetti la voce è perfetta e canti in maniera eccellente, la tua carriera nel mondo musicale è quindi iniziata subito come chitarra e voce?
Veramente no, ho iniziato come session-man in varie band della zona di Bologna facendomi esperienze come arrangiatore e compositore tastierista, poi, siccome l’appetito viene mangiando, ho deciso di scrivere canzoni mie ed uscire con un EP nel 2004, seguito poi dal cd “Come dico io”.Inoltre ho composto musiche new age, trip hop e folkloristiche per cortometraggi e commedie teatrali. Ho studiato canto lirico e moderno con la M° Silvia Vacchi, Blues & Soul con la M° Francesca Brancone, ho partecipato a seminari Gospel col Rev. Lee Brown. Ho studiato pianoforte col M° Alessadnro Altarocca e flauto traverso con la M° Cristina Adamo.Dal 2005 al 2009 ho fatto parte del corpo insegnanti del dipartimento di canto della Music Academy 2000 di Bologna.

Qui eri ancora da solo, come sei arrivato ai Mantrika?
Mi è venuta questa voglia di avere un gruppo fisso, ho fondato questa band di 5 componenti e siamo usciti nel 2007 con l’EP “Dorian”, cui è seguito nel 2008 il full album “Premonizioni” e l’ultima produzione nel 2011, “Bianco”.  A breve dovremmo mettere fuori il nuovo album di inediti.

RdR: Qui sul tavolo abbiamo il tuo cd, 2ue, cosa ci puoi raccontare al riguardo?
MB: Il titolo nasce da sé stesso, è il mio secondo album, è la mia seconda vita musicale parallela ai Mantrika, ci sono 2 strumentisti, 2 generi musicali, folk ed elettronico, 2 lingue, inglese ed italiano.

Progetti futuri?
Stiamo preparando il nuovo album dei Mantrika, 5 componenti e sarà tutto in inglese, dovrebbe uscire a breve.

Sei appena tornato da una serie di concerti solisti a Londra, come hai trovato la scena musicale della capitale inglese?
E’ una realtà validissima, ci sono tante occasioni di esibirsi, locali dove si comincia a suonare dalle 16 e si avanti fino alle 20 e la gente vi si reca ad ascoltare senza neanche sapere chi ci troverà. Il mio primo concerto, pensa di lunedì sera, un italiano sconosciuto, il locale era pieno oltre la metà. C’è grande sete di musica a Londra, va molto il blues, il funky e l’acid-jazz tipo Jamiroquai e Incognito.

Come ti sei trovato con le case discografiche?
I miei dischi sono tutti autoprodotti, ogni volta che mi sono rapportato a dei discografici ho visto tanto interesse, ma c’era sempre qualcosa che non andava bene nel mio prodotto. O era troppo sofisticato o troppo complicato o troppo melodico, alla fine mi sono sempre autoprodotto.

Dei moderni mezzi di distribuzione digitale come Spotify che ne pensi? I grandi artisti come Matlock che ho recentemente intervistato contestano le bassissime royalties percepite.
E’ vero che chi ci deve vivere guadagna pochissimo, ma per i gruppi emergenti che non hanno una major che fa promotion, è un ottimo mezzo di propagandare la propria musica senza spese.

C’è ancora tempo per un aneddoto che ci racconta Marco, di quando sedeva in quel Los Angeles a bere birra con Sebastian Bach degli Skid Row e conobbe un’amica del batterista Sean Kinney, proprio nel momento di transizione che gli Alice In Chains ebbero tra Staley e Duvall, arrivando a proporsi come singer del gruppo di Seattle, avremmo potuto avere un altro italiano in America insomma…. 

MAURIZIO DONINI

Contatti & Info:
www.marcobonvicini.it/
marcobonvicini@gmail.com 
www.facebook.com/pages/Marco-Bonvicini
https://soundcloud.com/marco-bonvicini/sets/2ue