MARCELLA BELLA – Intervista su “Pelle Diamante” e carriera
In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “PELLE DIAMANTE” presentato a Sanremo 2026, ho intervistato MARCELLA BELLA, che dopo l’esordio sul prestigioso palco nel 1972 con Montagne Verdi, con cui ebbe un grandissimo successo entrando nel cuore di tanti, torna nel 1981 con Pensa per te, 1986 con Senza un briciolo di testa, 1987 con Tanti Auguri, 1988 con Dopo la tempesta, 1990 Verso l’ignoto con il fratello Gianni, 2005 con Uomo bastardo e 2007 con Forever, per sempre, con il fratello Gianni.
Buongiorno Marcella, sono molto felice ed onorato di avere questa opportunità con una delle più grandi interpreti italiane. Venendo a noi, lo scorso anno hai sorpreso tutti con il remix di Montagne Verdi insieme a John Karley. Com’è stato rivestire di sonorità moderne un brano che fa parte del DNA degli italiani?
Un gioco, che conferma la longevità di un brano che ancora oggi è conosciuto e cantato da tutti. Ci sono canzoni che sono per sempre e Montagne Verdi, è una di queste. Oltretutto ha un testo denso di significati, attualissimo. È il ricordo della propria terra per tutti quelli che, per qualsiasi ragione, la devono lasciare. Ho lasciato la mia amata isola, con tutta la malinconia legata ad una partenza. Le montagne verdi erano le mie speranze di realizzare il mio sogno. Milano mi ha accolta, sono cresciuta ed è diventata “casa” per me. Montagne Verdi nella versione remix è inaspettata e sorprendente, ma lo è ancora di più in una versione in tedesco, come inno del Bayern Monaco, con cui ha attirato l’attenzione della stampa non solo italiana ma anche internazionale.
Cosa ti ha spinto a collaborare con un produttore come Karley e cosa pensi che la “nuova scuola” della produzione possa imparare da una vocalità classica come la tua?
Non credo di avere niente da insegnare, ma credo che con mio fratello, siamo stati sempre all’avanguardia. Gianni ha scritto pezzi fuori dal tempo che precorrevano le tendenze. Ritengo che, per poter consolidare una carriera longeva come la mia, sia necessario confrontarsi con la musica del momento. Poi sinceramente, non mi sembra di essere così classica e le mie canzoni lo confermano. Il mio ultimo disco, Etnea, dove ci sono brani scritti da me come Tacchi a spillo, Pelle Diamante, Questo grande fuoco, certificano questa mia crescita e la mia “cifra”.
Questo remix sembra confermare la tua passione per le sonorità ritmate. Marcella Bella oggi si sente più “regina delle hit estive” o custode della melodia tradizionale?
Come ho detto, penso davvero che con Gianni abbiamo sempre fatto canzoni all’avanguardia e non solo melodiche, precorrendo i tempi. Nell’aria (1983) è modernissima, giusto per fare un esempio. Non credo di non essere mai rimasta legata a una melodia tradizionale nel vero senso della parola, ho sempre amato sperimentare e l’ho fatto continuamente. Il ritmo mi è sempre piaciuto e Etnea, ne è la conferma. Ho avuto il coraggio di tornare a Sanremo con, Pelle Diamante, un pezzo fuori dagli schemi, grintosa “Forte tosta indipendente” e con una coreografia fantastica e contemporanea.
L’anno scorso sei tornata a Sanremo, cosa si prova a calcare quel palco oggi rispetto ai tuoi esordi? È cambiato più il Festival o sei cambiata più tu?
Il Festival, alla fine rimane quasi sempre lo stesso, come sempre. Un sacco di impegni, tante interviste, una settimana fittissima. Certo è cambiata la musica, più elettronica, anche se quest’anno le ballad hanno preso il sopravvento. Ci sono le radio molto più presenti, ma al netto di nuovi giochini, come il Fantasanremo, il palco, l’orchestra, provocano la stessa emozione. La musica, come tutto, come la moda è fatta di corsi e ricorsi, tutto torna. Anche per me è stata un’emozione rinnovata, anche se mi sono gustata molto di più quel momento rispetto agli esordi. Non avevo più nulla da dimostrare e questo ha fatto la differenza.
C’è un aneddoto particolare o un incontro nel backstage dell’ultima edizione che ti è rimasto nel cuore?
Ricordo con piacere l’incontro con un bambino di dieci anni ospite a Domenica In, all’Ariston il giorno dopo, mio grande fan che diceva a tutti che avrei dovuto vincere io con Pelle Diamante che lui cantava già! Un bellissimo incontro e la spontaneità di quel bimbo mi hanno gratificata, perché i bambini non mentono e dicono solo quello che pensano davvero.
Non si può parlare di Marcella senza pensare a Gianni Bella. Come si è evoluto il vostro rapporto artistico negli anni e quanto c’è della sua visione nei tuoi progetti attuali?
È stato e sarà sempre importantissimo per me. Siamo cresciuti insieme musicalmente, avevamo gli stessi gusti, le stesse passioni. Amavamo la musica black e sin da bambini lui, che è un po’ più grande di me, mi faceva sentire Otis Redding, Stevie Wonder e rhythm and blues, generi con i quali sono cresciuta e maturata. Esprimere a parole la sua grandezza è impossibile, è stato fondamentale come fratello ma anche come artista incredibile qual è. Lui scriveva con una facilità pazzesca e mi faceva sentire sempre in anteprima le canzoni, dicendo – ascolta, ma sappi che non è per te! Magari il pezzo era L’emozione non ha voce… ridevo perché sapevo che stava lavorando per un “certo” artista. Lui continua a seguire il mio lavoro, è partecipe e nonostante fatichi a parlare si fa capire ed è attento a tutto. Vuole sentire i miei provini, mi da consigli come sempre e per me è importantissimo il suo giudizio.
Gianni ha scritto per te melodie incredibili, cucite addosso alla tua estensione. C’è mai stato un brano che lui aveva scritto per te e che tu inizialmente avevi rifiutato (o viceversa)? Nel 1990 hai cantato in coppia con lui a Sanremo. Com’è stato condividere il palco con lui?
Ho raccontato tante volte la storia di Montagne Verdi e che al primo ascolto, mi sembrava troppo da ragazzina e poco adatta a me. Poi quella notte continuava a risuonare nella mia mente e ne ho capito la potenza. Mi sono sempre fidata di Gianni e la sua lungimiranza, infatti dietro ad un pezzo apparentemente leggero, c’era un testo pregno di significati e molto forte. Il tempo e il suo successo, lo hanno certificato. Cantare con lui è stato bellissimo e speciale: una doppia emozione condivisa con mio fratello su un Palco che sappiamo essere “Il Palco” la vetrina più importante da sempre.
Guardando la scena musicale attuale, vedi qualche giovane artista in cui rivedi quella grinta e quella “sicilianità” che hanno caratterizzato il tuo debutto?
Di giovani bravi ce ne sono tanti. Ma credo nell’unicità anche se le radici sono le stesse, ognuno porta il suo mondo, con il suo pezzo di Sicilia, filtrato giustamente dalla propria personalità. Credo che questo sia fondamentale perché spesso accade che la tendenza del momento tenda ad appiattire piuttosto che esaltare la cifra di ognuno. Quindi mi auguro che la mia meravigliosa isola, continui ad essere cantata e rappresentata da nuovi giovani talenti.
Sei sempre stata un punto di riferimento anche per l’immagine e la moda. Quanto conta l’estetica nel racconto della tua musica oggi?
Conta molto. Oggi come oggi il look è importante. Tante volte in passato ho temuto le critiche e mi sono dovuta allineare alle tendenze. Il vestito, però, deve poterti rappresentare. I capelli, pensa, li volevo lisci all’inizio, perché erano particolari come il mio accento. Oggi non è più un problema, erano tempi diversi e in seguito, i miei ricci, li ho amati. Ho il mio stile, che mi rappresenta e mi fa sentire a mio agio e che esprimo con la massima libertà.
Dopo il successo del remix e la parentesi sanremese, quali sono le “montagne” che Marcella Bella vuole scalare quest’anno?
Non voglio più scalare montagne, vorrei solo fare la mia musica in modo contemporaneo. Non sono disposta a tutto come all’inizio, ovviamente. Non metto più davanti a tutto la mia carriera o il successo. Il vero successo per me è fare qualcosa che mi soddisfa, che mi fa stare bene. Voglio essere nell’oggi con la mia musica e non semplicemente la cantante di ieri. La mia famiglia è al primo posto da sempre, quando i miei figli più piccoli sono nati a undici mesi di distanza e Tommaso, il più grande era comunque piccolo, ho smesso di cantare per sette otto anni, ma era quello che desideravo.
Il legame con la tua terra è viscerale. Quanto ha influenzato la tua vocalità “vulcanica” il fatto di essere cresciuta ai piedi dell’Etna?
Con Etnea, l’ho detto in modo molto chiaro. Una dichiarazione plateale e sincera delle mie radici che ho voluto sottolineare anche con immagini scattate proprio sulle pendici del mio vulcano…Sono fiera della mia sicilianità. Amo la Sicilia e ci torno spesso.
Negli anni ’70 e ’80 gli album venivano pensati come un viaggio unitario (pensiamo a Metamorfosi o Femmina). Ti manca quel modo di “fare i dischi” rispetto all’attuale mercato dominato dai singoli e dai clic?
E’ il segno dei tempi, che hanno cambiato tutto. Abbiamo perso il fascino che quei dischi avevano, il digitale, ha azzerato quella bellezza. Quando si incidevano i dischi ed erano fisici, il successo era palpabile… indiscutibile. Ora è cambiato tutto e credo che ci sia stato un impoverimento.
Hai lavorato con giganti come Mogol e Bigazzi. Qual è la frase di una tua canzone che oggi, rileggendola, senti che ti rappresenta di più come donna?
Credo che ci sia un po’ di me, in tutte… Ma se penso a qualcosa di particolare, è L’ultima poesia
Poesia leggera questa sera
la respiro insieme a te come fosse aria
e l’anima torna ad essere un puledro
Non si può domare più
Non si recinge l’aria
Questa, sono io.
MAURIZIO DONINI
Band:
Marcella Bella
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.





