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MALIKA AYANE – Intervista alla poliedrica artista su “Domino tour” fra teatro e arene rock

MALIKA AYANE – Intervista alla poliedrica artista su “Domino tour” fra teatro e arene rock

Qualche anno fa intervistai i Marta Sui Tubi e parlammo, in maniera eccellente, di Lei e della vostra collaborazione, essendo già vari anni che è nel mondo musicale, come lo ha visto cambiare in questo tempo trascorso?
Che bellezza! Il mondo musicale l’ho visto cambiare continuamente, quando ho pubblicato il mio primo disco già si vedevano i primi effetti. Da ragazzina compravo i miei primi dischi di musica anni ’70, Jimi Hendrix, Summer of Love, ma anche Afterhours, Blue Vertigo, Blur, new wave. Quando firmai il mio primo contratto stava nascendo il fenomeno dello streaming e del download da iTunes; ora sembra che la musica sia soltanto liquida. E’ un cambiamento radicale, ma io lo vedo in positivo, si dice che siamo in piena decadenza culturale, ma non sono d’accordo. C’è tanta musica, moltissimi festival in Italia ed in Europa, e sono sempre pieni. E poi soprattutto perché di dischi se ne vendono sempre meno, non avendo la certezza di fare qualcosa che funzioni, una persona è ancora più libera di fare come gli pare.
 
Legato a questo fenomeno, si dice che il vendere meno dischi ha portato gli artisti a fare più concerti, Tu cosa ne pensi di questa affermazione?
Penso che sia un’associazione sbagliata, uno fa tanti concerti perché è bello salire sul palco. Io vivrei in tour perennemente! Direi che sia un assioma fuori luogo, si venderanno anche meno dischi, ma è anche un fatto che molti artisti non hanno più una discografica alle spalle, ma soltanto un distributore, a volte neanche quello. Tanti artisti che stimo ed ascolto volentieri, si gestiscono autonomamente sotto tutti gli aspetti, dalla produzione alla distribuzione, quindi è un rientro importante. Ma sai, io poi sono un poco naïf in questo genere di cose.
 
Naïf è sicuramente nelle tue righe (risate). Ha fatto tanti festival, vari Sanremo, ma mi pare nessun talent, meglio o peggio? Che idea si è fatta di questo format?
Pubblicai il mio primo lavoro 10 anni fa quando i talent iniziavano appena a germogliare. Allora per un emergente era ancora meglio utilizzare i canali tradizionali per farsi conoscere, MTV, Top of the Pops, TRL, le varie radio. Se dovessi decidere di debuttare oggi non saprei dire quali potrebbero essere le mie priorità; non penso che userei i talent perché non mi ci vedo, ma non penso certo che siano il male assoluto. Semplicemente io appartengo alla generazione che andava a suonare nelle metropolitane, nei pub. Io consiglio a tutti i ragazzi di farlo, ma visto che la visibilità serve tuttora, non posso certo biasimare chi si rivolge a questo mezzo per farsi conoscere.
 
Ha avuto grande successo in teatro interpretando Evita, sono previsti altri ruoli in teatro o altri spettacoli? Tv o cinema?
Il cinema sarebbe fantastico! Ma anche la televisione, penso ad uno spettacolo tipo un varietà. Il teatro è stata un’esperienza meravigliosa, ma anche tremendamente faticosa, diciamo che preferisco andare a teatro con i miei concerti.
 
Stracciabudella è a mio parere una delle canzoni italiane più belle dell’anno, titolo particolare, testo bellissimo, che messaggio volevi trasmettere?
Pensa che mi hanno detto che ho fatto un pezzo difficile, quando io ero convinta di avere scritto la canzone più pop della mia vita! Ho scritto di un sentimento ben preciso, quando hai un innamoramento passionale molto forte, ma malgrado tutto riesci a vederne, magari basandoti sulla tua esperienza piuttosto che sui tuoi trascorsi, tutta la parte dannata. L’altro punto di vista della passione, quello che ti fa soffrire, ma proprio per l’esperienza che hai puoi gestirla e decidere se farne un dramma o goderne tutti gli aspetti.
 
Il Tuo ambiente naturale, per eleganze e sound, è sempre stato il teatro, come è nata l’idea di esibirsi in un sito dedicato al rock come l’Estragon, dove presumibilmente avrai un pubblico diverso? Differenze tra un Estragon ed un Teatro? Timori e intendimenti? Versioni o scaletta diverse?
Mi auguro che venga un pubblico che magari ha dei pregiudizi nei miei confronti, così potrà ricredersi, all’Estragon avrò con me un gruppo che ho conosciuto a Berlino, gli UR (ndr: Jacopo Bertacco alla chitarra e Nico Lippolis alla batteria), che hanno un progetto di punk industriale. Ho quindi deciso di lavorare con loro, assieme a Roberto Vernetti, un produttore bravissimo d molto sottovalutato, ri-arrangiando i brani del mio ultimo disco e di altri vecchi successi, in chiave minimale e asciutta, quasi con toni metal e sonorità molto dure. Tanto è vero che due giorni dopo a Teatro, la scaletta sarà la stessa, ma in tono molto più composto se così vogliamo definirlo. Il chitarrista che suona con me è un allievo di Robert Fripp, non quindi proprio l’ultimo arrivato, e sono veramente molto, ma molto contenta. Dopo che hai fatto quattro Sanremo, la gente pensa che tu sappia fare solo quello, invece voglio dimostrare che posso fare anche altro. Come dicevo prima sono una grande fan di Jimi Hendrix, per cui mi sono chiesta perché non dare sfogo anche a questo mio lato musicale?
 
Attualmente cosa Ti piace ascoltare?
Io sono una sostenitrice dell’ascolto totale di un disco, amo ascoltare musica in cuffia con il walkman, ma ho anche regalato un giradischi a mia figlia. Ultimamente sto facendo molte ricerche sul cantautorato del nord-Europa, i cui suoni hanno influenzato anche il sound che ascolterete domani sera all’Estragon.
 
Progetti futuri?
Finisco il tour alla fine di marzo, poi non so, ci penserò, non ho ancora fatto programmi.
 
Come vedi la generazione attuale? I temi dell’immigrazione sono quanto mai attuali e dibattuti, li senti particolarmente per la tua storia personale? Ma anche il gender gap. Una tua visione oltre la musica?
Ho una figlia di 13 anni e vedo che con i suoi amici ed amiche hanno un equilibrio splendido, migliore di quando io avevo la sua età. Il fatto di avere accesso a tutto il mondo, di avere meno problemi pratici, gli permette di concentrarsi sui problemi essenziali. Contrariamente a noi loro danno per scontato che ci sia una poliedricità multi-culturale nel mondo che ci circonda. L’altro giorno un suo amico commentava “Mamma pensa come siamo fortunati! In classe siamo tutti italiani, ma parliamo dieci lingue diverse!”. Credo che questa sia la risposta perfetta che la nuova generazione sta dando rispetto quelli che sono terrorizzati dalle nuove derive in cui siamo immersi. Vedo i ragazzi di oggi molto più intelligenti di come tanti li vogliono rappresentare.
 
MAURIZIO DONINI

Malika Ayane è nata a Milano nel 1984. La sua formazione musicale ha inizio al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e nel Coro di Voci Bianche del Teatro Alla Scala. Nel 2008 l’artista inizia a lavorare al suo primo progetto discografico intitolato Malika Ayane. L’album, prodotto da Ferdinando Arnò, è un crocevia di talenti: Pacifico, Giuliano Sangiorgi e Paolo Conte. Con il singolo d’esordio Feeling Better, che resta ai vertici dei brani più trasmessi dalle radio per oltre 4 mesi e che riceve una calorosa accoglienza anche dalla critica musicale, Malika conquista il grande pubblico.

http://www.malikaayane.com
https://www.facebook.com/malikaayaneofficial
 
http://www.sugarmusic.com/it/artisti-autori/malika-ayane

Autore

Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee. https://www.mauriziodonini.it