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MAJU – Intervista all’artista che presenta l’EP d’esordio

MAJU – Intervista all’artista che presenta l’EP d’esordio

In occasione dell’uscita dell’EP d’esordio “Still Becoming” (Dumba Dischi), in cui il neofolk si fonde con sonorità “dream” e influenze jazz, ho avuto il piacere di intervistare Maju, artista di origini bolognesi.

Ciao e benvenuta su Tuttorock, Still Becoming” è il tuo EP desordio appena uscito, che riscontri stai avendo?

Bella domanda, è forse un po’ presto per dirlo, soprattutto per una musica così diversa da quella che gira in Italia. Per chi l’ha ascoltato i riscontri sono stati positivissimi: sono davvero molto felice di questo; ho letto recensioni e commenti veramente rincuoranti. Sicuramente sta girando poco rispetto a quello che vorrei e che, se posso permettermi, si meriterebbe l’EP. Ero e sono consapevole delle limitazioni nel fare questo genere di musica in Italia, ma che si può fare? Si va avanti, sempre, e spero che possa arrivare alle orecchie giuste

7 brani da me molto apprezzati, puoi raccontarci la loro genesi?

Ogni brano ha una storia parecchio diversa sia nella composizione che nella produzione (che è avvenuta con Giacomo Carlone)..
Running Wind per esempio era una canzone finita nata da una separazione, la mia prima e scritta nel 2019; in studio abbiamo lavorato, insieme anche a Luca Barbaglia, a un arrangiamento che ne valorizzasse le chitarre e creasse più movimento.
Lazy Sea l’ho proprio arrangiata insieme a Giacomo, perché c’erano un loop di chitarra, la melodia e qualche frase; era una idea, chiara, ma non lineare.
Time invece è nata dalla noia di una conversazione tra amici a una cena: mi sono messa in un angolo e ho iniziato a comporla; probabilmente la noia mi ha risvegliato una riflessione sul tempo. Quindi in studio l’ho portata completa, ma tutta la parte finale dell’outro e dei glitch sono nati in corso d’opera per valorizzare proprio il concetto dell’ossessione del tempo.
Shades of Time è nata invece direttamente in studio, avevo un giro di chitarra che partiva dall’armonia di Time e si è agganciato.
Old Me  l’ho scritta su un bus a Berlino ed stata la prima che ho iniziato a lavorare con Giacomo: era già abbastanza strutturata ma abbiamo fatto tanto prove per trovare il suono, capire e  sperimentare (anche perché essendo la prima stavamo ricercando/impostando il suono da portare nel disco). E’ finita per essere un gran viaggione, proprio come volevamo.
Eternal Sunshine è nata solo come melodia, registrata nel telefono un pomeriggio d’estate mentre passeggiavo. L’ho portata tal quale, abbiamo tirato giù gli accordi e registrata in una mattinata.
Was It infine è nata come melodia in treno, poi trasferita su un giro di chitarra anni dopo e in studio lavorata un po’ come con Running Wind (infatti anche in questa l’arrangiamento è avvenuto con Giacomo e con Luca)

La copertina da chi è stata realizzata?

La copertina è uno scatto di Joana Betzner (durante le riprese del videoclip di Lazy Sea, che stavo girando con Lilia Carlone, che invece è l’occhio dietro a ogni altra mia foto, copertina e nei video).

Ho notato una pronuncia praticamente perfetta della lingua inglese, hai frequentato qualche corso o è un dono naturale?

Ti ringrazio! In verità nessun corso in particolare. Ho sempre riprodotto i suoni e fin da ragazzina cantavo tutto il mio iPod in inglese anche se non sapevo minimamente cosa stavo cantando. Solo perché le lingue per me sono musica che mi è sempre stato facile impararle e riprodurle. Poi sicuramente l’ascoltare da sempre tanta musica anglofona, aver vissuto all’estero e viaggiare molto sono stati aspetti determinanti. Ad oggi guardo film e serie solo in inglese.

Quando e come ti sei avvicinata alla musica?

Da sempre, da subito. A un anno correggevo le note al piano di mio fratello mentre suonava le scale. Mia madre è una musicista e cantautrice (di musica italiana) e a 5 anni registravo i miei “demo” cantando le sue canzoni. Le medie erano musicali. A 19 anni a Berlino ero andata anche per sperimentare la mia voce su musica elettronica. Il mio avvicinarmi alla musica è avvenuto come in una danza di coppia: una curiosità ancestrale, uno studio da lontano, una progressiva fiducia e una passione esplosiva.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Ne ho troppi, e li ringrazio tutti. Per elencarli tutti ci metterei 1 giorno. Forse non parlerei di “artisti di riferimento” perché non ho mai avuto un artista specifico che mi ha scoperchiata e che mi sono ascoltata per anni e anni fino all’esaurimento: ho sempre ascoltato un po’ di tutto e, purtroppo, raramente mi andavo ad ascoltare tutta la discografia. Sicuramente ho una predilezione per la musica nostalgica indie/folk e questo ha creato un gran sottofondo alle mie sonorità: Leonard Cohen, Simon and Garfunkel, Kings of Convenience, Jeff Buckley, Nick Drake, Iron and Wine, Patrick Watson, Alexi Murdoch, Nick Mulvey e José Gonzales. A 15-16 anni ascoltavo anche tantissimo jazz mentre cucinavo e bevevo un bicchiere di buon vino; Coltrane, la Fitzgerald, Billie Holliday, Django Reinhardt; un grande amore fu ed è tutt’ora JJ Cale. Ho anche una grande passione per la musica world, francese, portoghese, Desert music, musica indiana e strumentale: posso aggiungere qualche altro artista ascoltato molto che si dissocia dalle precedenti macro categorie: gli Hiatus Kaiote, Janis Joplin, Ali Farka Touré, Silva Perez Cruz, Fatoumata Diawara, Lhasa de Sela, Dalla, Norah Jones e i CGS.

Qual è il tuo più grande sogno artistico?

Continuare a registrare: è una delle cose che mi piace di più al mondo. Andare in studio e tirare fuori nuovi arrangiamenti, aggiungere strumenti e ritmiche ai miei brani (tanto più quando lo fai con musicisti così bravi come quelli con cui ho collaborato) è semplicemente il paradiso per me.

Ancora non ho mai fatto un tour e non posso quindi dire con certezza che la vita da tour sarebbe un mio sogno artistico (non vedo l’ora e se si materializza la possibilità mi ci fiondo, ma ci sono anche molti aspetti del mondo dell’industria musicale che mi spaventano).
Posso dire con certezza che poter girare il mondo portando la mia musica in band è comunque sicuramente un sogno meraviglioso.

Hai qualche concerto in programma? Con quale formazione ti presenterai sul palco?

Il 25 ottobre era prevista la data di release di “Still Becoming” al NAMA di Milano (per il festival KAMALA) ma purtroppo per motivi familiari ho dovuto annullarla. Il 2 novembre ci sarà quindi un release più intimo in studio dal mio produttore, dove registreremo anche alcuni brani in live.
Punto a poter portare in giro il progetto al più presto e il più possibile. La formazione per adesso è io voce/chitarra, altri 2/3 chitarristi cordofoni (che si alterneranno a chitarra elettrica, basso, lap steel/sitar, chitarra portoghese, resofonica) e batteria; una persona extra alla tastiera/fiati a seconda della data (e che può andare a sostituire una delle chitarre)

Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?

Da dicembre/gennaio iniziamo a lavorare al prossimo disco (di cui abbiamo già selezionato piú o meno le 10-12 tracce) che vedrà la luce in tempi molto più veloci rispetto a “Still Becoming”; mi auguro che possa essere pronto entro il 2026. Non vedo l’ora.

Grazie mille per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere questa intervista come preferisci.

Marco ti ringrazio di cuore per l’ intervista: trovo che porre delle domande sul progetto (dal passato al futuro) sia sempre molto utile a noi artisti, che per doverci spiegare bene dobbiamo calarci nel caos che ci caratterizza, e quindi alla fine ne usciamo con le idee più chiare; almeno, così è per me!

Ti auguro il meglio e buona musica, sempre, a tutti!

MARCO PRITONI

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Foto: Lilia Carlone