Now Reading
LUCIANO PANAMA – Intervista su Raggi che oltrepassano qualsiasi andatura

LUCIANO PANAMA – Intervista su Raggi che oltrepassano qualsiasi andatura

In occasione dell’uscita del nuovo libro “Raggi che oltrepassano qualsiasi andatura”, ho intervistato l’autore, LUCIANO PANAMA.

Raggi che oltrepassano qualsiasi andatura è la tua prima raccolta di scritti. Come nasce l’esigenza di dare forma a queste “composizioni per sole parole”?
Non saprei dire con esattezza da dove parte questo tipo di energia, è qualcosa che scorre dentro nonostante a volte tutto sembra fermarsi, inconsciamente qualcosa cammina all’interno e produce un’atmosfera che poi va tirata fuori inevitabilmente. In questo caso è stata una raccolta di scritti che partono anche dalla necessità di sperimentare nuovi linguaggi e forme espressive. E’ da tempo che non mi accontento più delle sole canzoni e ho voglia di mettermi in gioco anche attraverso altri percorsi.

Nel libro attraversi registri molto diversi: sociale, sacro, erotico, anarchico, amoroso. Come convivono dentro la sua scrittura anime così differenti?
In realtà tutto fa parte della mia vita quotidiana, cioè sono gli argomenti che mi incuriosiscono di più, che ho voglia di approfondire e che non mi annoiano, anzi sovente mi fanno scoprire nuove parti della mia personalità. Mi dedico sempre più spesso alla costruzione di un mondo intorno ai miei interessi, a ciò che mi fa vibrare veramente animando la mia autenticità, umanità, creatività e il mio essere in generale.

Molti testi sono nati nel periodo della pandemia, mentre lavorava nell’USCA. In che modo quell’esperienza ha influenzato la sua visione poetica?
Non è facile stabilire sino a che punto, ma sono sicuro che quel periodo ha alimentato la mia voglia di riscoprirmi in un altro ambito linguistico, mettendo a nudo una parte di me ancora poco conosciuta, anche a me stesso. Ho affrontato un viaggio interiore intenso e quel tipo di lavoro, le immagini che vivevo, le persone che incontravo durante i turni, gli ambulatori che ho gestito, mi hanno spinto sicuramente in una direzione che poi mi ha condotto a praticare quel genere di scrittura anche come una forma di yoga o taichi J, qualcosa che mi aiutasse a metabolizzare e liberarmi da quell’atmosfera.

Parli spesso del valore terapeutico della scrittura. Pensi che la parola possa avere un ruolo di cura simile a quello della musica?
Sì, ne sono convinto, su di me ha funzionato in più occasioni. Il mio libro, mi piace considerarlo in qualche modo anche una specie di percorso terapeutico che utilizza le parole e non dei farmaci. Bisogna provare e trovare la lettura giusta per il momento che si vive e tutto fluirà generando un miglioramento… sto iniziando a pensarlo seriamente. Ciò non significa che bisogna sostituire la lettura ai farmaci ma che la lettura giusta può corroborare la loro funzione e poi in generale lavorare sulla tua evoluzione consentendoti di raggiungere un livello interiore più avanzato.

In L’Infinito l’intimità diventa immagine cosmica. Quanto è importante per te trasformare il quotidiano in esperienza universale?
Ci sono delle sensazioni durante il quotidiano che mi portano a immaginare che quello che sento può diventare universale, cosmico, immortale. Sono dei momenti sorprendenti ed enigmatici che fortificano la mia volontà di andare oltre tutto e oltrepassarmi completamente; lì accade che sento di poter reagire a questo complesso mondo in un modo unico e nel tempo inequivocabile, trasformando quest’energia in qualcosa di concreto di cui necessita la mia esistenza per la sua totalità.

Il libro ha ottenuto un buon riscontro anche su Amazon, entrando tra i bestseller di poesia. Che effetto ti fa sapere che la tua scrittura ha trovato subito un pubblico?
È stata una bella sensazione, appena pubblicato non mi aspettavo quel risultato, ma rafforza un po’ quello che sento da tempo. Sono sicuro che, in generale, al mio percorso manchi solo e definitivamente una buona esposizione mediatica, lì potrei veramente fare qualcosa di serio per il mio paese e anche per quella parte del mio essere che merita senza dubbio uno spazio ben curato, approfondito e divulgato con serietà. Ma non è facile trovare qualcuno che ti produca investendo denaro e tempo per quello che sei e che vuoi veramente. Spesso chi arriva al successo nazional-popolare ha trovato un compromesso e si è ritrovato in quel “compromesso” ruolo, che non è sbagliato, anzi probabilmente per arrivare a quel tipo di esposizione devi per forza fare quel percorso, ma esiste anche qualche anomalia, sono casi rari…  Comunque pochi parlano della differenza tra successo personale (quindi reale) e successo nazional-popolare (variabile), è un argomento molto serio e che ha tante sfaccettature, provo a farlo io in grandi linee: il primo è un successo che dipende al 100% da te, si basa sulla tua  esperienza personale, il tuo studio e il tuo senso di esistere socialmente e poi artisticamente, può prevedere anche un successo nazional-popolare che poi dovresti anche saper gestire perché proviene da ciò che sei e in cui credi veramente, il secondo nel 99% dei casi dipende da altri e tu sei solo una parte di quello che appare, non ti evolvi e non decidi, ciò che pensi conta poco e quando il potere che ti gestisce stacca la spina tu non esisti più. La dico in grandi linee (ogni cosa andrebbe approfondita) ed esistono delle eccezioni, ma questa è una verità non assoluta ma fondamentale, molte volte avviene anche nel lavoro fuori dal mondo culturale o dello spettacolo.

La definizione “composizioni per sole parole” è molto suggestiva: significa che immagini i testi come canzoni senza musica?
Sì e no, in realtà i testi per canzoni sono altro, le canzoni sono altro, e anche se le parole hanno un suono, quello che ho scritto in Raggi che oltrepassano qualsiasi andatura è diverso da un testo per canzone, segue tutt’altro ritmo. La canzone ha una struttura più precisa, le parole all’interno di essa si muovono imbrigliate in uno schema. Mentre in questa mia raccolta è tutto più largo, meno ingabbiato. La dicitura “composizioni per sole parole” che ho utilizzato per descrivere il libro è la migliore per il mio caso, e viene proprio dal mondo della composizione musicale, che è quello che ho frequentato di più e a cui mi sento più vicino e sono a mio agio. Questo esperimento è come se fosse una diramazione del mio percorso di scrittura. Con il termine poesie devo fare ancora i conti…

Sapremo scegliere accompagna l’uscita del libro. È stato pensato come un brano “fratello” delle sue poesie?
Non saprei se il termine giusto è “fratello” però fanno parte dello stesso periodo creativo, quindi potrebbe starci, inoltre mi piaceva l’idea di lanciare un libro con una canzone. Di solito un singolo anticipa un album musicale mentre in questo caso era il preludio di una raccolta di scritti, mi sembrava una buona idea e mi convince ancora. In futuro, a parte un album di canzoni anticipato da qualche brano, mi pacerebbe ripetere l’esperimento se ci saranno le stesse condizioni e si intrecceranno le strade, come in questo caso, dandomi un suggerimento che ho colto e adoperato.

È una ballata acustica intensa, senza ritornello convenzionale. Perché hai scelto una struttura così libera?
Non l’ho scelta, il brano è venuto fuori così ed io ho voluto assecondare il mio istinto senza pensare al resto.

Il testo sembra un invito alla responsabilità individuale e collettiva. Quanto conta per te il fatto che la musica stimoli anche riflessione sociale?
Crescendo è sempre più diventato fondamentale scrivere qualcosa che possa portarmi a conoscermi meglio e al tempo stesso a dare segnali per una responsabilità collettiva più audace, attenta ed efficace; quindi, per me adesso è necessario che la mia scrittura abbia queste caratteristiche, anche se apprezzo la bellezza musicale al di fuori dei testi e del messaggio. Una canzone di un cantautore che ha molti arrangiamenti o una produzione quasi esagerata sovente nasconde mancanza del senso generale del suo esistere o la banalità dello scritto, per cui si può apprezzare anche solo la musicalità del gesto creativo ma essendo consapevoli della sua necessità reale e del suo valore intrinseco. Tutto ciò può accadere anche al contrario e cioè quando una canzone ha troppa attenzione al testo e poca alla musicalità si può apprezzare ma bisogna collocarla nel giusto incipit, nè più nè meno… 

La tua voce alterna delicatezza e forza, come se fosse sempre in bilico tra intimità e denuncia. È una cifra stilistica voluta o naturale?
Naturale, non credo che potrei essere altro.

Se dovessi descrivere con tre parole il messaggio del brano, quali sceglieresti?
Vangelo mistero fuoco

Libro e canzone sono due linguaggi diversi, ma sembrano dialogare costantemente. Come vivi questo rapporto tra musica e letteratura?
In modo abbastanza naturale senza pensarci più di tanto. Sono flussi creativi che appartengono allo stesso periodo di scrittura per cui tra di loro saranno sempre legati e soprattutto nel momento in cui son stati concepiti, dialogando dentro di me, mi hanno indicato una strada da percorrere per entrambe le discipline avvicinandomi al sacro intùito dell’essere umano, almeno questa è la mia sensazione… 

Ti senti più poeta prestato alla musica o musicista che ha trovato una nuova voce nella parola scritta?
Non mi sento poeta quindi direi la seconda. Credo di essere un musicista che sperimentando e non accontentandosi mai, ha trovato nella parola ancora una nuova traduzione del suo essere e ha provato a metterla in pratica. 

Stai già lavorando a un nuovo progetto – discografico o letterario – che continui questo percorso?
Sì, ho scritto varie cose in entrambe le direzioni, ma adesso ho l’esigenza di pubblicare musica e di fare nuovi live.

Da poco hai pubblicato la tua versione di C’è solo la strada di Giorgio Gaber. Perché hai scelto proprio questo brano e come ti sei avvicinato a un pezzo così iconico?
Una sera mentre ero sul divano e facevo zapping in tv, ho trovato su Rai 3 un documentario su Gaber e ho iniziato a seguirlo, conteneva questa canzone che ha colpito la mia attenzione e da lì ho iniziato a suonarla. Dopo qualche mese, JamTV  mi ha chiesto di eseguire una cover per l’intervista di presentazione del libro e del singolo, ed io ho scelto C’è solo la strada. Credo che quel brano abbia un testo che mi rappresenta molto, in fondo anch’io credo che “c’è solo la strada su cui puoi contare”, nel senso che il percorso diventa principale forma di vita e della creatività che ne scaturisce.

MAURIZIO DONINI

Luciano Panama

facebook.com/lucianopanamaofficial
www.youtube.com/@LucianoPanama
instagram.com/lucianopanama 
open.spotify.com/artist/0il4cYjfvzUIEWfyZYa8Ym
linktr.ee/lucianopanama
Foto by Domenico Veneziano